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Art. 1363 Codice Civile — Sezione Lavoro Civile

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827 provvedimenti

Altri anni per Art. 1363 Codice Civile

Retribuzione ferie: indennità variabili incluse
La Corte di Cassazione ha stabilito che la retribuzione ferie deve includere tutte le indennità, anche variabili, intrinsecamente connesse alle mansioni svolte, come l'indennità di utilizzo professionale e quella di assenza dalla residenza per un macchinista. Accogliendo il ricorso di un lavoratore contro un'azienda di trasporti, la Corte ha affermato che una paga ridotta durante le ferie costituisce un deterrente illegittimo all'esercizio di tale diritto, in linea con la giurisprudenza della Corte di Giustizia dell'Unione Europea. La sentenza d'appello, che aveva escluso tali voci, è stata annullata con rinvio.
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Retribuzione di risultato: quando è dovuta ai medici?
Un gruppo di medici specialisti ha citato in giudizio la propria Azienda Sanitaria per ottenere il pagamento dell'indennità di risultato per gli anni 2015 e 2016. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la decisione della Corte d'Appello. La sentenza stabilisce che, per avere diritto alla retribuzione di risultato legata a specifici obiettivi, non è sufficiente il loro raggiungimento, ma sono necessari due elementi fondamentali previsti dall'Accordo Collettivo Nazionale: la stipula di un apposito Accordo Attuativo Aziendale che definisca tali obiettivi e la costituzione di un fondo specifico per la loro remunerazione. In assenza di questi presupposti formali, il diritto al compenso non sorge.
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Licenziamento per giusta causa: ricorso inammissibile
Una dirigente impugna il proprio licenziamento per giusta causa, motivato da gravi negligenze nella gestione finanziaria. Dopo la conferma della legittimità del licenziamento sia in primo grado che in appello, la lavoratrice ricorre in Cassazione. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile, ribadendo che non può riesaminare i fatti quando le due sentenze precedenti sono conformi ('doppia conforme') e il ricorso si limita a proporre una diversa valutazione delle prove.
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Trasferimento d’azienda: sì all’art. 2112 c.c. nel TPL
Un ex dipendente di una società di trasporti fallita ha rivendicato il diritto alla continuità del rapporto di lavoro con la società subentrante. La Corte di Cassazione ha stabilito che si configura un trasferimento d'azienda, con applicazione dell'art. 2112 c.c., anche quando tra la vecchia e la nuova gestione privata si inserisce una gestione governativa temporanea, definita 'ponte', finalizzata a garantire la continuità del servizio pubblico. La sentenza chiarisce che tale gestione intermedia non interrompe la sequenza del trasferimento, tutelando i diritti dei lavoratori.
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Indennità agente unico: quando è dovuta anche se soppressa
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'indennità agente unico spetta al lavoratore anche se formalmente soppressa, qualora le mansioni che la giustificavano, come la vendita di biglietti, continuino a essere svolte in modo continuativo e non meramente occasionale. La sentenza sottolinea che la continuità della prestazione lavorativa prevale sulla soppressione formale del compenso, garantendo l'irriducibilità della retribuzione.
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Indennità agente unico: spetta se le mansioni continuano
La Corte di Cassazione ha confermato il diritto di un lavoratore del settore trasporti a percepire un'indennità agente unico, anche dopo la sua formale soppressione normativa. La decisione si fonda sulla constatazione che il dipendente ha continuato a svolgere in modo continuativo le mansioni accessorie di vendita e controllo biglietti, considerate non rientranti nelle attività ordinarie da svolgersi solo occasionalmente. La Corte ha inoltre ribadito che la prescrizione dei crediti retributivi decorre dalla cessazione del rapporto di lavoro, data l'assenza di un regime di piena stabilità reale.
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Indennità agente unico: diritto anche se soppressa
La Cassazione conferma il diritto di un dipendente del settore trasporti a percepire l'indennità agente unico, anche dopo la sua formale soppressione, poiché le mansioni accessorie di vendita biglietti continuavano ad essere svolte. La Corte ha rigettato il ricorso dell'azienda, stabilendo che la continuità della prestazione giustifica la conservazione del trattamento economico equivalente, in applicazione del principio di irriducibilità della retribuzione.
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Comunicazione preventiva CIGS: obbligo anche per piloti
Un pilota in Cassa Integrazione ha perso il sussidio per non aver comunicato l'inizio di un nuovo lavoro. La Corte di Cassazione ha confermato che la comunicazione preventiva CIGS è obbligatoria, anche se il nuovo impiego prevede un periodo di addestramento. L'eccezione del "periodo neutro" si applica solo se l'attività è esclusivamente finalizzata al mantenimento delle licenze, circostanza non provata nel caso di specie.
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Retribuzione per ferie: quali voci includere?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 13044/2025, ha stabilito che le indennità perequativa e compensativa, essendo intrinsecamente legate alle mansioni svolte, devono essere incluse nel calcolo della retribuzione per ferie. La decisione si fonda sul principio eurounitario secondo cui la retribuzione durante le ferie deve essere tale da non dissuadere il lavoratore dal godere del proprio diritto al riposo. La Corte ha rigettato il ricorso di un'azienda di trasporti, confermando le sentenze di merito che davano ragione ai dipendenti.
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Superminimo assorbibile: quando non può essere toccato
La Corte di Cassazione ha stabilito che un'azienda di logistica non poteva assorbire il 'superminimo assorbibile' concesso ai dipendenti al momento del loro passaggio di livello automatico. La clausola contrattuale prevedeva l'assorbimento solo in caso di aumenti dei minimi tabellari previsti dal CCNL, e non per progressioni di carriera. La Corte ha quindi confermato il diritto dei lavoratori a mantenere il superminimo, sottolineando la necessità di un'interpretazione letterale e restrittiva delle clausole di assorbimento.
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Accordo transattivo: chi paga i contributi del datore?
La Corte di Cassazione ha stabilito che, in un accordo transattivo, la dicitura 'somma lorda' si riferisce all'importo al lordo delle sole trattenute fiscali e previdenziali a carico del lavoratore. I contributi a carico del datore di lavoro rimangono un suo onere, a meno che non sia esplicitamente pattuito il contrario. Il caso riguardava un'opposizione a precetto in cui un'università aveva detratto anche la quota contributiva datoriale dalla somma pattuita con una dipendente in sede di conciliazione, pratica ritenuta illegittima dalla Corte.
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Inquadramento lavorativo: Cassazione su CCNL e mansioni
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 13040/2025, ha confermato il diritto a un inquadramento lavorativo superiore per i lavoratori di magazzino che utilizzano strumenti tecnologici. La Corte ha stabilito che l'uso di scanner e palmari richiede 'normali conoscenze e adeguate capacità tecnico-pratiche', proprie del 5° livello del CCNL Commercio, e non semplici 'conoscenze pratiche' del 6° livello. La decisione si fonda anche sul principio di non contestazione, poiché l'azienda non aveva specificamente negato le mansioni descritte dai lavoratori.
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Improcedibilità ricorso: deposito tardivo in Cassazione
Un'azienda di trasporti ha presentato ricorso in Cassazione contro una sentenza favorevole a un suo dipendente in materia di inquadramento professionale. Tuttavia, la Corte ha dichiarato l'improcedibilità del ricorso per tardivo deposito, poiché l'atto è stato depositato oltre il termine perentorio di 20 giorni dalla notifica. La decisione sottolinea la rigidità dei termini processuali e l'impossibilità per il giudice di esaminare il merito della questione in caso di tale violazione procedurale.
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Inquadramento superiore: onere della prova in Cassazione
Un tecnico del settore telecomunicazioni ha richiesto il riconoscimento dell'inquadramento superiore, sostenendo di svolgere mansioni complesse e autonome. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso improcedibile, non per il merito della questione, ma per un vizio formale: il ricorrente non ha depositato il testo integrale del contratto collettivo di riferimento, violando l'onere di specificità. La decisione sottolinea l'importanza cruciale del rispetto delle regole processuali nei ricorsi, specialmente quando si discute l'interpretazione di contratti collettivi per l'inquadramento superiore.
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Contratti a progetto: no a paga da convenzionato
Un veterinario ha lavorato per anni per un'Azienda Sanitaria Provinciale con contratti a progetto, usati per coprire carenze strutturali di personale. La Corte d'Appello gli aveva riconosciuto il diritto alla retribuzione prevista per i medici convenzionati. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo che, nonostante l'illegittimità dei contratti a progetto, non è possibile applicare automaticamente il trattamento economico di un'altra tipologia contrattuale, come quella del rapporto convenzionato, in assenza di un contratto formale. La richiesta di differenze retributive del professionista è stata quindi respinta.
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Revocazione sentenza: quando un documento è decisivo?
Una lavoratrice chiedeva la revocazione di una sentenza d'appello sulla base di un accordo sindacale scoperto dopo la decisione. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, specificando che per la revocazione sentenza un documento deve essere 'decisivo', cioè fornire una prova diretta di un fatto che avrebbe cambiato l'esito del giudizio, e non semplicemente offrire spunti per una diversa interpretazione.
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Responsabilità solidale appalto: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione si è pronunciata sulla responsabilità solidale appalto, confermando che il termine biennale di decadenza per agire contro il committente può essere interrotto da una semplice richiesta stragiudiziale. L'ordinanza chiarisce che il diritto del lavoratore verso il committente non è autonomo, ma soggiace allo stesso regime di prescrizione applicabile al datore di lavoro diretto, con decorrenza dalla fine del rapporto. Il ricorso del committente è stato rigettato.
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Contestazione Generica: la Cassazione fa il punto
Un professionista ha citato in giudizio uno studio associato per il mancato pagamento di compensi. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna dello studio, rigettando tutti i ricorsi. Il punto centrale della decisione è l'inefficacia della contestazione generica: di fronte a richieste di pagamento dettagliate, la parte convenuta non può limitarsi a una negazione vaga, ma deve contestare specificamente i fatti, altrimenti questi si considerano ammessi. La sentenza ribadisce l'importanza dell'onere di allegazione e contestazione specifica nel processo civile.
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Retribuzione feriale: le indennità vanno incluse
Una società di trasporti ha contestato la decisione di includere varie indennità accessorie (trasferta, mansioni extra, etc.) nel calcolo della retribuzione feriale dei propri dipendenti. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che, in linea con il diritto europeo, la retribuzione durante le ferie deve comprendere tutti gli importi legati all'esecuzione delle mansioni per evitare di penalizzare economicamente il lavoratore e disincentivarlo dal godere del suo diritto al riposo.
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Controlli difensivi: legittimo il licenziamento
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del licenziamento di un dipendente che falsificava gli orari di lavoro. La sentenza ribadisce che i 'controlli difensivi' tramite agenzie investigative sono ammessi quando esiste un fondato sospetto di condotte illecite del lavoratore, specialmente se l'attività viene svolta fuori dai locali aziendali. La Corte ha ritenuto che il datore di lavoro avesse sufficienti indizi, come la minore performance del dipendente, per giustificare l'avvio delle indagini che hanno poi portato al licenziamento per giusta causa.
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