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Art. 1363 Codice Civile — Sezione Lavoro Civile

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827 provvedimenti

Altri anni per Art. 1363 Codice Civile

Sostituzione dirigente medico: niente stipendio sup.
Un dirigente medico ha svolto per 12 anni mansioni superiori in sostituzione, chiedendo le relative differenze retributive. La Cassazione ha respinto il ricorso, confermando che per la dirigenza medica non si applica la regola generale sulle mansioni superiori (art. 2103 c.c.). L'unica compensazione prevista è l'indennità di sostituzione, indipendentemente dalla durata dell'incarico. La decisione si fonda sulla specificità del ruolo dirigenziale sanitario, che prevede incarichi a termine e non una progressione di carriera basata sulle mansioni.
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Licenziamento ritorsivo: la Cassazione conferma la nullità
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 2833/2024, ha rigettato il ricorso di un ente pubblico, confermando la nullità del licenziamento di un dirigente. Il recesso, formalmente motivato dal mancato superamento del periodo di prova e, in subordine, da una giusta causa, è stato ritenuto un licenziamento ritorsivo. La Corte ha stabilito che la finalità ritorsiva, se provata come motivo unico e determinante, invalida il licenziamento anche durante il patto di prova, basandosi su elementi presuntivi gravi, precisi e concordanti come la mancata assegnazione di mansioni specifiche.
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Criteri di scelta CIGS: obblighi di comunicazione
La Cassazione ha confermato l'illegittimità della sospensione di alcuni lavoratori, ribadendo che l'azienda deve sempre comunicare i Criteri di scelta CIGS e le ragioni della mancata rotazione, anche in caso di cessazione di attività di una singola unità produttiva. La comunicazione generica è stata ritenuta una violazione procedurale.
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Criteri Cassa Integrazione: obblighi di comunicazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 2686/2024, ha stabilito l'illegittimità di una procedura di Cassa Integrazione Straordinaria (CIGS) avviata da un'azienda per la chiusura di un'unità produttiva. La Corte ha ribadito che l'obbligo di comunicare in modo trasparente i criteri di scelta dei lavoratori da sospendere e le ragioni della mancata applicazione della rotazione è inderogabile. La genericità della comunicazione iniziale, che non motivava l'infungibilità delle mansioni, vizia la procedura, rendendo la sospensione illegittima e dando diritto ai lavoratori al risarcimento del danno, pari alla differenza tra la retribuzione piena e l'integrazione salariale percepita. La sentenza sottolinea che questi obblighi procedurali servono a garantire la trasparenza e la verificabilità delle scelte aziendali, anche in caso di cessazione di attività.
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Ricorso per cassazione: onere della prova e CCNL
L'appello di una società di navigazione contro una sentenza che riconosceva a un lavoratore un'indennità per riposi non goduti è stato respinto dalla Corte di Cassazione. Il ricorso per cassazione è stato dichiarato inammissibile per diversi vizi procedurali, in particolare per la mancata produzione del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro (CCNL) di riferimento e per la genericità dei motivi di ricorso.
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Specificità contratto a termine: la Cassazione chiarisce
Un lavoratore contesta la legittimità di contratti a termine con un'emittente televisiva. La Cassazione accoglie il ricorso, chiarendo che per la validità di un contratto a termine per più programmi, non basta indicarne i titoli. È necessaria una reale specificità contratto a termine che colleghi la prestazione lavorativa alle esigenze produttive, annullando la decisione della Corte d'Appello.
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Improcedibilità ricorso: sentenza incompleta e nullità
La Corte di Cassazione dichiara l'improcedibilità del ricorso di una ex dipendente pubblica. La causa è il mancato deposito della copia integrale della sentenza d'appello, un requisito formale ma essenziale per consentire alla Corte di valutare il caso. La decisione sottolinea come un errore procedurale possa precludere l'esame nel merito di una controversia, a prescindere dalle ragioni delle parti.
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Indennità posizione organizzativa: serve atto formale
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di alcuni dipendenti universitari in servizio presso un'azienda ospedaliera, i quali richiedevano il pagamento dell'indennità posizione organizzativa. La Corte ha stabilito che tale indennità non è dovuta in assenza di un formale provvedimento scritto e motivato di istituzione della posizione e di conferimento dell'incarico da parte dell'amministrazione. Gli atti meramente preparatori non sono sufficienti a far sorgere il diritto, né è configurabile un risarcimento per perdita di chance se le posizioni non sono mai state formalmente create.
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Trasferimento d’azienda: limiti alla deroga al 2112
La Corte di Cassazione ha stabilito che nel trasferimento d'azienda di un'impresa in amministrazione straordinaria che eroga servizi pubblici essenziali, non è possibile derogare al principio di continuità dei rapporti di lavoro (art. 2112 c.c.) escludendo alcuni dipendenti, se la procedura non ha finalità liquidatoria. La decisione si allinea alla direttiva UE 2001/23/CE, proteggendo i diritti dei lavoratori anche in contesti di crisi aziendale volti alla conservazione dell'attività.
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Compensi extra contratto: quando sono dovuti?
Un consulente ha richiesto compensi extra contratto per servizi che riteneva non coperti dall'accordo scritto. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando le decisioni dei gradi precedenti. La sentenza sottolinea che, per avere successo, un ricorso deve contestare tutte le ragioni autonome della decisione impugnata e non può limitarsi a proporre una diversa interpretazione del contratto. La mancata specifica delle attività extra ha inoltre reso impossibile una valutazione economica.
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Ente Strumentale: la Cassazione e il divieto di reimpiego
Un ex dipendente di una Pubblica Amministrazione accetta un incentivo all'esodo, che impone un divieto di cinque anni di lavorare per l'ente o per un suo "ente strumentale". Successivamente, viene assunto da una società a maggioranza pubblica controllata dall'Amministrazione. La Corte di Cassazione conferma che tale società è un ente strumentale, legittimando il mancato pagamento dell'incentivo a causa della violazione del divieto da parte del lavoratore.
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Incentivo all’esodo e divieto di riassunzione
Un ex dipendente pubblico ha richiesto il pagamento di un incentivo all'esodo nonostante avesse violato il patto di non lavorare per enti collegati alla Regione per cinque anni. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione di merito che negava il diritto all'incentivo e imponeva la restituzione delle somme già percepite. La violazione del divieto, infatti, fa venir meno la causa stessa del beneficio economico, il cui scopo è il contenimento della spesa pubblica. La Corte ha inoltre dichiarato inammissibili i motivi di ricorso basati su questioni non sollevate nei gradi precedenti.
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Accordo non approvato: nessun diritto per il lavoratore
Una lavoratrice ha citato in giudizio la propria azienda per ottenere il pagamento di incentivi basati su un accordo firmato dal presidente. Tuttavia, l'accordo era qualificato come una mera "ipotesi" soggetta all'approvazione del Consiglio di Amministrazione, approvazione mai avvenuta. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che un accordo sindacale non approvato, quando tale condizione è esplicitamente prevista, è privo di efficacia giuridica e non può fondare alcun diritto per il lavoratore.
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Ipotesi di accordo: quando è vincolante per l’azienda?
Un lavoratore ha citato in giudizio il suo datore di lavoro, una società di riscossione, per ottenere premi incentivanti basati su un'ipotesi di accordo. La validità del documento era subordinata all'approvazione del Consiglio di Amministrazione, che non è mai avvenuta. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso del lavoratore, confermando che un'ipotesi di accordo priva della necessaria approvazione formale non costituisce un contratto perfezionato e non produce effetti giuridici vincolanti, negando così le pretese del dipendente.
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Riduzione orario: no del committente senza giusta causa
La Corte di Cassazione ha stabilito che la riduzione unilaterale dell'orario di lavoro di alcuni medici specialisti, operanti come liberi professionisti per un ente pubblico, costituisce un inadempimento contrattuale e non un legittimo recesso. L'ente non ha seguito le procedure previste dall'accordo collettivo di settore. La Suprema Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito che avevano ordinato il ripristino dell'orario originario, chiarendo che si tratta di un'azione di esatto adempimento e non di una tutela reale impropria. La decisione sottolinea che l'onere di provare la necessità della riduzione orario grava sul committente.
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Successione universale: estinzione e liquidazione
Gli eredi di una creditrice cercavano di riscuotere un debito da un istituto bancario, sostenendo che quest'ultimo fosse subentrato a una cassa di credito agrario estinta tramite una successione universale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che l'estinzione della cassa, avvenuta tramite decreto ministeriale e seguita da una procedura di liquidazione, è un processo giuridicamente distinto e incompatibile con una fusione per incorporazione. Di conseguenza, non si è verificata alcuna successione universale e la banca non è tenuta a rispondere dei debiti della cassa estinta.
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Rimborso spese: quando spetta per uso auto propria?
La Corte di Cassazione ha confermato il diritto di un autista a ricevere il rimborso spese per l'uso della propria auto per raggiungere una sede di lavoro diversa da quella pattuita. La Corte ha stabilito che un accordo aziendale che prevede un compenso forfettario, trattato fiscalmente come straordinario, non può sostituire il diritto al rimborso chilometrico previsto dal Contratto Collettivo Nazionale (CCNL), poiché tale compenso non ha natura risarcitoria delle spese sostenute.
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Rimborso spese mezzo proprio: spetta sempre?
La Corte di Cassazione ha confermato il diritto di un autista a ricevere il rimborso spese per l'uso del mezzo proprio per recarsi in una sede di lavoro diversa da quella contrattuale. Secondo la Corte, un accordo sindacale aziendale che prevede un compenso forfettario, trattato fiscalmente come straordinario, non può sostituire l'indennità specifica prevista dal CCNL per l'uso del veicolo personale nell'interesse dell'azienda.
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Patto di non concorrenza: limiti e validità
Un ex manager contesta la validità del suo patto di non concorrenza, ritenendolo eccessivamente ampio. La Corte di Cassazione respinge il ricorso, stabilendo che l'interpretazione delle clausole contrattuali spetta al giudice di merito e non può essere riesaminata in sede di legittimità, se non per palesi vizi logici o giuridici. La Corte ha quindi confermato la violazione del patto di non concorrenza da parte del lavoratore e il suo obbligo di restituire il compenso ricevuto.
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Compenso medici SISS: no all’incentivo obbligatorio
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di oltre 200 medici di medicina generale che richiedevano il pagamento di un incentivo per l'utilizzo del Sistema Informativo Socio-Sanitario (SISS). La Corte ha stabilito che, una volta resa obbligatoria per legge l'adesione al sistema, il precedente compenso medici SISS, di natura volontaria e incentivante, non è più dovuto. La nuova disciplina, che prevedeva sanzioni per l'inadempimento, è stata ritenuta incompatibile con il mantenimento di un premio. La sentenza chiarisce anche i criteri per la liquidazione delle spese legali in caso di cause con pluralità di parti.
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