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Art. 1363 Codice Civile — Sezione Lavoro Civile

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827 provvedimenti

Altri anni per Art. 1363 Codice Civile

Contratto integrativo: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'amministrazione pubblica relativo alla mobilità di una docente. La decisione si fonda su due principi procedurali: l'interpretazione di un contratto integrativo è di competenza del giudice di merito e non è direttamente sindacabile in Cassazione; inoltre, il ricorrente non ha depositato il testo integrale del contratto, violando il principio di specificità del ricorso.
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Contratto integrativo: quando è inammissibile il ricorso
La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Ministero dell'Istruzione sulla mobilità scolastica, basato sull'interpretazione di un contratto integrativo. Il ricorso è stato respinto per non aver depositato il testo integrale del contratto, violando il principio di specificità. La decisione conferma che l'interpretazione dei contratti integrativi spetta al giudice di merito.
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Retribuzione di risultato: la Cassazione rinvia il caso
Dei dirigenti sanitari hanno citato in giudizio la propria azienda sanitaria per il ricalcolo del fondo per la retribuzione di risultato per gli anni 2008-2018, sostenendo l'applicazione di criteri di calcolo errati. In presenza di orientamenti giurisprudenziali contrastanti e data la complessità della materia, la Corte di Cassazione ha emesso un'ordinanza interlocutoria con cui ha disposto il rinvio della causa a pubblica udienza per una trattazione approfondita, senza decidere nel merito.
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Giudicato esterno: l’impatto sui rapporti di durata
Una dirigente sanitaria ha citato in giudizio un'azienda sanitaria per il ricalcolo della retribuzione di risultato per gli anni 2008-2018, basandosi su una precedente causa vinta per il periodo 2000-2007. La Corte di Cassazione, con un'ordinanza interlocutoria, non ha deciso nel merito ma ha rinviato la causa a pubblica udienza. La ragione è la necessità di valutare attentamente l'impatto del potenziale giudicato esterno della causa precedente, ancora pendente, e le complesse questioni giuridiche che ne deriverebbero, data la natura annuale e variabile del fondo retributivo in questione.
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Giudicato esterno: quando sospendere il processo?
La Corte di Cassazione, con un'ordinanza interlocutoria, ha rinviato a pubblica udienza una causa riguardante il calcolo della retribuzione di risultato di un dirigente sanitario. La decisione è stata presa per approfondire la complessa questione del giudicato esterno, ovvero l'impatto di una precedente sentenza tra le stesse parti, sebbene relativa a un diverso periodo, sul giudizio in corso. Il caso solleva importanti questioni sulla sospensione del processo in attesa di una decisione definitiva su una questione pregiudiziale.
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Superminimo non assorbibile: quando è legittimo?
La Corte di Cassazione ha stabilito che un datore di lavoro può legittimamente interrompere l'erogazione di un superminimo non assorbibile se questo deriva da un accordo collettivo che è stato successivamente disdettato. La tutela prevista in caso di trasferimento d'azienda non "congela" in eterno le condizioni retributive di fonte collettiva, che restano soggette alle dinamiche della contrattazione. Nel caso di specie, la riduzione della retribuzione è avvenuta oltre vent'anni dopo il trasferimento d'azienda, a seguito della legittima disdetta dell'accordo integrativo che prevedeva il superminimo, e non a causa del trasferimento stesso.
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Indennità manutenzione rotabili: anche per pulizie
La Cassazione ha confermato il diritto di un lavoratore a ricevere l'indennità manutenzione rotabili, anche se le sue mansioni consistevano nel controllo delle pulizie sui treni. La Corte ha stabilito che la nozione di 'manutenzione' è ampia e include tutte le attività necessarie a garantire l'efficienza dei convogli, compresa la pulizia, respingendo il ricorso dell'azienda di trasporti.
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Anzianità di servizio: illegittimo escludere i termini
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 8706/2025, ha dichiarato illegittimo il trasferimento di un lavoratore basato su un accordo sindacale che, nel calcolare l'anzianità di servizio, escludeva i periodi di lavoro svolti con contratto a termine. Tale criterio è stato ritenuto discriminatorio e contrario alla direttiva europea 1999/70/CE, poiché penalizza ingiustificatamente i lavoratori a tempo determinato rispetto a quelli assunti a tempo indeterminato. La Corte ha confermato la decisione di merito che ordinava la riassegnazione del dipendente alla sua sede originaria.
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Retribuzione ferie: sì alle indennità accessorie
Un macchinista ha citato in giudizio la sua azienda, una società di trasporti ferroviari, per ottenere l'inclusione di due indennità (di utilizzazione professionale e di assenza dalla residenza) nel calcolo della sua retribuzione ferie. Dopo una decisione sfavorevole in appello, la Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del lavoratore. Sulla base del diritto dell'Unione Europea, la Corte ha stabilito che qualsiasi elemento della retribuzione intrinsecamente collegato alle mansioni svolte, la cui mancata corresponsione potrebbe dissuadere dal godere delle ferie, deve essere incluso nella paga feriale. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
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Procedimento disciplinare: chi firma il licenziamento?
Un lavoratore con qualifica di quadro è stato licenziato per giusta causa per aver sottratto un mazzo di chiavi aziendali. Ha impugnato il licenziamento sostenendo un vizio nel procedimento disciplinare, in quanto l'atto non era stato firmato dall'Ufficio per i Procedimenti Disciplinari (UPD) come previsto, a suo dire, dal regolamento interno. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la validità del licenziamento. I giudici hanno stabilito che l'interpretazione del regolamento aziendale fornita dalla corte di merito, secondo cui l'UPD era competente solo per la fase istruttoria, era plausibile e non sindacabile in sede di legittimità. Inoltre, la violazione di una norma procedurale interna non determina automaticamente la nullità del recesso.
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Retribuzione feriale: indennità incluse nelle ferie
Un lavoratore del settore trasporti ha contestato la riduzione del suo stipendio durante le ferie a causa dell'esclusione di alcune indennità. La Corte di Cassazione, in linea con il diritto dell'Unione Europea, ha stabilito che la retribuzione feriale deve includere tutte le voci retributive intrinsecamente connesse alle mansioni svolte, come l'indennità per l'assenza dalla residenza e quella di utilizzazione professionale. La Corte ha chiarito che una paga ridotta durante le ferie potrebbe scoraggiare il lavoratore dal goderne, violando il suo diritto a un riposo effettivo e pienamente retribuito. Di conseguenza, la sentenza della Corte d'Appello, che aveva dato ragione all'azienda, è stata annullata.
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Retribuzione feriale: indennità incluse, dice la Corte
La Corte di Cassazione ha stabilito che la retribuzione feriale deve includere tutte le indennità continuative e connesse alla prestazione lavorativa, come quella di utilizzazione professionale e di assenza dalla residenza per i macchinisti. Escluderle creerebbe un deterrente illegittimo alla fruizione delle ferie, in contrasto con il diritto dell'Unione Europea. La sentenza della Corte d'Appello, che aveva negato tale diritto ai lavoratori, è stata di conseguenza annullata con rinvio.
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Retribuzione feriale: le indennità vanno incluse
La Corte di Cassazione ha stabilito che la retribuzione feriale deve includere tutte le indennità intrinsecamente connesse alle mansioni svolte, come l'indennità per assenza dalla residenza e quella di utilizzazione professionale. Accogliendo il ricorso di un macchinista contro una società di trasporti, la Corte ha affermato che una paga ridotta durante le ferie può avere un effetto dissuasivo, violando il diritto UE. La causa è stata rinviata alla Corte d'Appello per una nuova valutazione basata su questi principi.
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Licenziamento sproporzionato: reintegra e CCNL
Un lavoratore è stato licenziato per aver attestato falsamente delle trasferte. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione della Corte d'Appello, giudicando il licenziamento sproporzionato. Secondo i giudici, la condotta del dipendente, qualificata come una 'disordinata rendicontazione' di natura colposa e non dolosa, rientrava tra le infrazioni punibili con una sanzione conservativa secondo il Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro (CCNL) applicabile. Di conseguenza, è stata ordinata la reintegrazione del lavoratore nel posto di lavoro, poiché la sanzione espulsiva è stata ritenuta eccessiva rispetto alla gravità del fatto contestato.
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Retribuzione avvocati in house: stop da accordo
La Corte di Cassazione ha stabilito che la retribuzione degli avvocati in house, se derivante da atti unilaterali del datore di lavoro e non dal contratto individuale, può essere legittimamente modificata o soppressa da un accordo collettivo aziendale. Il caso riguardava un legale dipendente di una società di trasporti che si era visto interrompere il versamento del controvalore degli onorari professionali a seguito di un nuovo accordo sindacale. La Corte ha rigettato il ricorso, confermando che tali emolumenti non godevano della tutela del principio di irriducibilità della retribuzione.
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Indennità collaboratore di studio: inammissibile il ricorso
La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'Azienda Sanitaria contro la condanna al pagamento dell'indennità collaboratore di studio a medici di base associati. La decisione si fonda su motivi procedurali, tra cui il giudicato implicito sulla giurisdizione e la mancata impugnazione di una delle autonome ratio decidendi della sentenza d'appello, confermando così il diritto dei medici all'indennità per il periodo in questione.
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Progressione automatica: onere della prova del lavoratore
La Corte di Cassazione ha stabilito che la mancata redazione della nota di qualifica da parte del datore di lavoro non comporta il diritto automatico alla progressione automatica per il dipendente. L'inadempimento del datore può generare un diritto al risarcimento, ma non inverte l'onere della prova: spetta sempre al lavoratore dimostrare di possedere i requisiti di rendimento necessari per la promozione. Il ricorso del dipendente è stato quindi respinto.
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Licenziamento disciplinare: termini e controlli
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità di un licenziamento disciplinare a carico di un'informatrice scientifica del farmaco. La lavoratrice era stata licenziata per giusta causa dopo che un'indagine privata aveva rivelato la mancata effettuazione di visite mediche obbligatorie, falsamente annotate nei report aziendali. La Corte ha stabilito che i termini per la conclusione del procedimento disciplinare previsti dal CCNL sono stati rispettati, anche grazie a una dilazione concessa per la chiusura estiva aziendale, e ha ribadito la liceità dei controlli difensivi per accertare illeciti del dipendente.
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Inquadramento professionale superiore: la patente basta?
Un lavoratore ha richiesto un inquadramento professionale superiore basando la sua pretesa sull'uso di un muletto. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che per ottenere un livello superiore non basta svolgere una singola mansione o possedere una specifica abilitazione. È necessario che l'insieme delle attività lavorative corrisponda ai requisiti di autonomia e competenza tecnica qualificata previsti dal contratto collettivo per quel livello.
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Riliquidazione pensione part-time: il diritto dei dipendenti
La Corte di Cassazione ha stabilito che i dipendenti pubblici, inclusi quelli dell'Istituto Previdenziale, che hanno trasformato il loro rapporto di lavoro in part-time percependo contestualmente la pensione di anzianità (ex L. 662/1996), hanno diritto alla riliquidazione della pensione al momento della cessazione definitiva. Questa riliquidazione deve includere i contributi versati durante il periodo di lavoro part-time, poiché la normativa speciale prevale sulle regole generali che prevedono solo un supplemento pensionistico.
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