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Art. 1363 Codice Civile — Sezione Lavoro Civile

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827 provvedimenti

Altri anni per Art. 1363 Codice Civile

Accordo transattivo: annulla il patto di non concorrenza?
Una società ha citato in giudizio un ex dipendente per la violazione di un patto di non concorrenza. La Corte di Cassazione ha confermato le decisioni dei gradi precedenti, stabilendo che un accordo transattivo omnicomprensivo, firmato al momento della cessazione del rapporto, aveva di fatto annullato il precedente patto. La natura novativa e generale della transazione, volta a prevenire ogni futura controversia, è stata ritenuta prevalente, respingendo così le richieste dell'azienda.
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Superminimo assorbibile: la Cassazione sui limiti
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società di logistica, confermando il diritto di un lavoratore a un inquadramento superiore e al non assorbimento del superminimo. La sentenza chiarisce che il principio generale del superminimo assorbibile può essere derogato da un accordo individuale specifico tra le parti, la cui interpretazione è riservata al giudice di merito. Di conseguenza, l'aumento di stipendio dovuto a una promozione non comporta automaticamente l'assorbimento del superminimo se il contratto ne limita l'applicazione ad altre ipotesi.
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Retribuzione feriale: le indennità vanno incluse?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 11776/2025, ha rigettato il ricorso di una società di trasporti, confermando il diritto dei lavoratori a vedersi incluse nella retribuzione feriale tutte le indennità accessorie (trasferta, diaria, etc.) collegate all'esecuzione delle mansioni. La decisione si fonda sull'interpretazione del diritto dell'Unione Europea, che mira a garantire al lavoratore una retribuzione durante le ferie paragonabile a quella ordinaria, per evitare un effetto dissuasivo che ne disincentiverebbe la fruizione.
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Retribuzione feriale: indennità incluse secondo la UE
Una società di trasporti ha contestato la decisione di includere varie indennità lavorative nella retribuzione feriale dei suoi dipendenti. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando che la retribuzione feriale deve comprendere tutte le componenti connesse alle mansioni svolte, in linea con il diritto dell'Unione Europea, per evitare di dissuadere i lavoratori dal fruire del loro diritto al riposo.
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Trattamento economico docenti: no parità con i medici
Un docente universitario ha richiesto un trattamento economico pari a quello dei dirigenti medici del Servizio Sanitario Nazionale per l'attività assistenziale svolta. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che il trattamento economico dei docenti universitari non deve essere identico, ma 'congruo e proporzionato', tenendo conto dell'esistenza di fondi finanziari distinti e autonomi. La finalità della legge è quella di un'equiparazione complessiva, non di una sovrapposizione voce per voce delle retribuzioni.
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Trattamento economico docenti: no a parità automatica
Un docente universitario, che svolgeva anche attività assistenziale in un'azienda ospedaliera, ha richiesto un trattamento economico aggiuntivo identico a quello dei dirigenti medici del Servizio Sanitario Nazionale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, chiarendo che la normativa (D.Lgs. 517/1999) non prevede un'automatica parità. Il trattamento economico dei docenti universitari deve essere 'congruo e proporzionato', ma è erogato nei limiti di fondi specifici e deve essere valutato nel complesso della retribuzione totale, che include già lo stipendio universitario.
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Clausola sociale: non opera se il contratto è impossibile
La Corte di Cassazione ha stabilito che la clausola sociale, che obbliga il nuovo appaltatore ad assumere il personale del precedente, non è efficace se l'esecuzione del contratto diventa impossibile. Nel caso specifico, il divieto di volo dovuto alla pandemia COVID-19 ha reso ineseguibile il servizio di catering aeroportuale, annullando così l'obbligo di assunzione e rigettando la richiesta di risarcimento danni della società uscente.
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Incarichi dirigenziali: motivazione e trasparenza
Un funzionario pubblico ha contestato l'assegnazione di due incarichi dirigenziali. La Corte di Cassazione, accogliendo parzialmente il suo ricorso, ha sancito un principio fondamentale: anche quando la Pubblica Amministrazione conferisce incarichi con atti di natura privatistica, deve rispettare i principi di correttezza, buona fede e trasparenza. La scelta non può essere arbitraria ma deve fondarsi su una valutazione comparativa e una motivazione congrua che renda palesi le ragioni della preferenza accordata a un candidato rispetto agli altri, pena l'illegittimità della selezione.
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Punteggio titoli concorso: più lauree valgono uno
Un dipendente pubblico ha contestato la valutazione in una selezione interna, sostenendo di aver diritto a un punteggio per due diverse lauree. La Corte di Cassazione ha respinto il suo ricorso, stabilendo che il bando di concorso intendeva assegnare un punteggio unico per il possesso di almeno uno dei titoli di studio elencati, considerati equivalenti, e non un punteggio per ciascun titolo. Questa ordinanza fornisce un'importante chiave di lettura sul corretto calcolo del punteggio titoli concorso.
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Sanzione disciplinare conservativa: quando è legittima?
Un macchinista ha ricevuto una sanzione disciplinare conservativa di tre giorni di sospensione per un ritardo che ha causato un disagio al servizio ferroviario, tra cui il ritardo di un treno. La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità della sanzione, sottolineando che non si trattava di una semplice inosservanza dell'orario, ma di una condotta che ha generato un concreto pregiudizio per l'azienda. La decisione chiarisce che la proporzionalità della sanzione deve essere valutata in base alle effettive conseguenze negative della violazione del lavoratore.
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Contratti P.A. illegittimi: no a parità di stipendio
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 12161/2025, ha stabilito che i contratti P.A. illegittimi non danno diritto all'applicazione del trattamento economico previsto da un diverso Accordo Collettivo. Il caso riguardava una veterinaria che per anni aveva lavorato per un'Azienda Sanitaria con contratti a progetto, usati in realtà per coprire esigenze strutturali. Sebbene il rapporto sia stato riqualificato come parasubordinato, la Corte ha negato le differenze retributive, affermando che nei rapporti con la P.A. prevale il principio formale del contratto stipulato, lasciando al lavoratore solo la possibilità di chiedere un risarcimento del danno o un indennizzo per arricchimento senza causa.
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Retribuzione di risultato medici: quando è dovuta?
Un gruppo di medici specialisti ha richiesto il pagamento della retribuzione di risultato, un compenso aggiuntivo legato al raggiungimento di obiettivi. La Corte di Cassazione ha rigettato la loro domanda, stabilendo che tale retribuzione non è dovuta in assenza di un accordo aziendale specifico, stipulato con le organizzazioni sindacali, che definisca obiettivi, indicatori e risorse. Questo accordo è un presupposto essenziale e non può essere sostituito da atti interni dell'azienda sanitaria.
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Retribuzione di risultato: quando è dovuta ai medici
Un gruppo di medici specialisti ha richiesto a un'azienda sanitaria il pagamento della retribuzione di risultato. La Corte di Cassazione ha respinto la richiesta, chiarendo che tale compenso non è un diritto automatico. Per ottenerlo, è indispensabile un accordo preventivo tra l'azienda e le organizzazioni sindacali che definisca obiettivi, modalità di valutazione e risorse. In assenza di tale accordo, la retribuzione di risultato non può essere erogata.
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Retribuzione di risultato: quando spetta ai medici?
Un gruppo di medici specialisti ha richiesto a un'azienda sanitaria il pagamento della retribuzione di risultato. La Corte di Cassazione ha respinto la domanda, stabilendo che tale compenso non è un diritto automatico ma richiede l'esistenza di specifici accordi sindacali preventivi che definiscano obiettivi, indicatori e fondi. In assenza di questa procedura contrattuale, il diritto alla retribuzione di risultato non sorge.
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Retribuzione di risultato: quando spetta ai medici?
Un gruppo di medici specialisti ha richiesto il pagamento della retribuzione di risultato. La Corte di Cassazione ha respinto la domanda, stabilendo che tale compenso non è un diritto automatico. È indispensabile che vi sia un accordo preventivo tra l'azienda sanitaria e i sindacati per definire gli obiettivi, gli indicatori di valutazione e le risorse economiche dedicate, come previsto dall'art. 39 dell'Accordo Collettivo Nazionale. In assenza di tale procedura, la retribuzione non è dovuta.
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CCNL appalti pubblici: quale applicare? La Cassazione
Una cooperativa sociale, vincitrice di un appalto pubblico per servizi ambientali, applicava il proprio contratto collettivo anziché quello di settore (CCNL Federambiente) indicato nel bando. La Corte di Cassazione ha confermato le sentenze di merito, stabilendo che negli appalti pubblici il CCNL specificato nel bando prevale per garantire la parità di trattamento dei lavoratori e la concorrenza leale. Di conseguenza, la cooperativa è stata condannata a versare al lavoratore le differenze retributive maturate.
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Arbitrato irrituale: come impugnare il lodo
Un lavoratore, licenziato per motivo soggettivo, ha attivato un arbitrato irrituale che ha convertito il licenziamento in una sanzione pecuniaria. Di fronte all'inadempimento della società, il Tribunale ha ordinato l'esecuzione del lodo. La società ha impugnato la decisione in Corte d'Appello, ma la Cassazione ha dichiarato tale appello inammissibile. La Suprema Corte ha stabilito che le sentenze su lodi da arbitrato irrituale in materia di lavoro privato si impugnano esclusivamente con ricorso diretto in Cassazione, rendendo definitiva la decisione del Tribunale.
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Contratti a progetto sanità: limiti e tutele
La Corte di Cassazione interviene sul tema dei contratti a progetto sanità, analizzando il caso di una veterinaria assunta da un'Azienda Sanitaria Provinciale. L'ordinanza ribalta la decisione d'appello, negando alla professionista il diritto alle differenze retributive basate sull'Accordo Collettivo Nazionale (ACN). La Corte ha stabilito che la norma transitoria dell'ACN non è applicabile a contratti formalizzati come progetti ma di fatto riconducibili a un rapporto autonomo convenzionato, escludendo così l'adeguamento economico richiesto.
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Tempo divisa: sì al compenso extra se previsto
Un infermiere ha ottenuto il pagamento di 10 minuti giornalieri per il cosiddetto 'tempo divisa'. L'azienda sanitaria datrice di lavoro ha sostenuto che tale tempo fosse già incluso in un compenso forfettario per il cambio turno. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso dell'azienda inammissibile, confermando le decisioni dei giudici di merito. La Corte ha chiarito che se il contratto integrativo aziendale migliora una specifica voce (il cambio consegne) non può implicitamente peggiorare un'altra (il tempo divisa), che resta dovuta separatamente.
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Rimborso spese di viaggio: la Cassazione chiarisce
Un medico specialista ha richiesto un rimborso spese di viaggio per il tragitto casa-lavoro, basandosi sull'accordo collettivo di categoria. La Corte di Cassazione ha respinto la domanda, specificando che tale rimborso è previsto solo per incarichi professionali svolti in un Comune diverso da quello di residenza e non per il normale pendolarismo. La Corte ha inoltre chiarito che, quando spetta, il rimborso è forfettario e non richiede la prova delle singole spese sostenute.
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