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Art. 1363 Codice Civile — Sezione Lavoro Civile

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827 provvedimenti

Altri anni per Art. 1363 Codice Civile

Qualifica dirigenziale: mansioni superiori non bastano
Una dipendente pubblica, stabilizzata nei ruoli di un'Amministrazione Regionale, ha richiesto il riconoscimento di una qualifica dirigenziale basandosi sulle mansioni superiori svolte. La Corte d'Appello aveva accolto la sua richiesta. Tuttavia, la Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo che nel pubblico impiego lo svolgimento di fatto di compiti superiori non è sufficiente per ottenere l'inquadramento superiore. È necessario che esista una specifica posizione organizzativa dirigenziale e che l'accesso avvenga secondo le procedure formali, come un concorso pubblico. La domanda della lavoratrice è stata quindi definitivamente respinta.
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Retribuzione ferie: sì a indennità aggiuntive
Un gruppo di macchinisti ha contestato il metodo di calcolo della propria retribuzione ferie, chiedendo l'inclusione di varie indennità accessorie. Inizialmente, la Corte d'Appello aveva respinto la loro richiesta. La Corte di Cassazione, tuttavia, ha ribaltato tale decisione, stabilendo che la retribuzione durante le ferie deve essere onnicomprensiva e includere tutte le voci retributive intrinsecamente connesse alla mansione svolta. Basandosi su consolidati orientamenti giurisprudenziali e sulla normativa europea, la Corte ha cassato la sentenza e rinviato il caso per un nuovo esame.
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Controlli a distanza: licenziamento e privacy policy
La Corte di Cassazione interviene su un caso di licenziamento basato sulla cronologia internet di una dipendente. La Corte ha confermato l'illegittimità del licenziamento perché i dati erano inutilizzabili a causa di una policy aziendale poco chiara sui controlli a distanza. Tuttavia, ha chiarito che, in questi casi, il risarcimento per la lavoratrice non può superare le 12 mensilità, riformando parzialmente la decisione della Corte d'Appello che aveva ordinato una reintegra piena.
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Retribuzione ferie: la Cassazione e le indennità
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso di alcuni macchinisti, stabilendo che le indennità accessorie, come quelle di utilizzo, disponibilità e assenza dalla residenza, devono essere incluse nel calcolo della retribuzione durante le ferie. La Corte ha cassato la sentenza della Corte d'Appello di Torino, che aveva escluso tali voci, richiamando l'interpretazione del diritto dell'Unione Europea e la necessità di garantire un trattamento economico al lavoratore durante le ferie che sia comparabile a quello ordinario, per non disincentivare il godimento delle stesse. La decisione si fonda su un orientamento giurisprudenziale consolidato, sottolineando l'importanza della funzione nomofilattica della Corte per assicurare stabilità e prevedibilità del diritto.
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Accordi di prossimità: la Cassazione ne valida l’uso
Un lavoratore ha impugnato la legittimità di due contratti intermittenti, sostenendo l'invalidità degli accordi di prossimità aziendali che li giustificavano. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 3353/2025, ha rigettato il ricorso. Ha confermato che tali accordi sono validi per derogare alla normativa generale se sottoscritti da sindacati rappresentativi e finalizzati a obiettivi collettivi, come l'incremento dell'occupazione, garantendo così la legittimità dei contratti stipulati.
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Contratto di prossimità: legittima deroga alle norme
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità di un contratto a tempo determinato stipulato in base a un contratto di prossimità. La sentenza chiarisce che tali accordi possono derogare alla normativa generale se finalizzati a obiettivi come l'incremento dell'occupazione e della competitività, anche se non prevedono un aumento salariale e si applicano a tutti i dipendenti del sito aziendale, a prescindere dal reparto specifico.
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Retribuzione ferie: indennità accessorie incluse
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso di un macchinista contro una società di trasporti, stabilendo che la retribuzione durante le ferie deve includere tutte le indennità accessorie intrinsecamente legate alla mansione, come quelle di condotta, disponibilità e assenza dalla residenza. La Corte ha ribaltato la decisione d'appello, affermando che escludere tali voci creerebbe un disincentivo economico alla fruizione delle ferie, violando i principi del diritto europeo. La sentenza si fonda su un orientamento giurisprudenziale consolidato, sottolineando l'importanza della prevedibilità e uniformità del diritto.
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Retribuzione ferie: sì alle indennità accessorie
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso di alcuni macchinisti contro una grande società di trasporti, stabilendo un principio fondamentale sulla retribuzione ferie. La Corte ha chiarito che nel calcolo della paga durante le ferie devono essere incluse anche le indennità accessorie, come quella di conduzione e di assenza dalla residenza, se sono intrinsecamente collegate alla mansione svolta. La sentenza di secondo grado, che aveva escluso tali voci, è stata cassata con rinvio, riaffermando l'importanza di un'interpretazione conforme al diritto europeo, che mira a garantire al lavoratore una condizione economica durante le ferie paragonabile a quella del periodo lavorativo.
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Retribuzione P.O.: no a compensi extra per incarichi
Un dipendente di un ente locale, già titolare di Posizione Organizzativa (P.O.), richiedeva un compenso aggiuntivo per aver assunto la responsabilità di un'altra unità operativa. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che la retribuzione P.O. è governata dal principio di onnicomprensività. Secondo la Corte, tale trattamento economico assorbe già ogni compenso per ulteriori incarichi, salvo espresse e specifiche deroghe previste dalla contrattazione collettiva, che nel caso di specie mancavano.
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Trasferimento dipendenti pubblici: quale contratto si applica?
La Corte di Cassazione si è pronunciata sul caso di un trasferimento di dipendenti pubblici da un'amministrazione statale a una regionale. I lavoratori chiedevano l'applicazione di un contratto collettivo più favorevole, sostenendo che la data del loro trasferimento dovesse essere retrodatata all'entrata in vigore della legge di riorganizzazione. La Corte ha stabilito che la data effettiva del trasferimento coincide con quella degli atti formali di inquadramento e non con quella della norma, applicando quindi il contratto collettivo vigente al momento del passaggio formale. Questa ordinanza chiarisce un punto cruciale nel diritto del lavoro pubblico riguardo al trasferimento di dipendenti pubblici.
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Retribuzione di posizione: no allineamento garantito
La Corte di Cassazione ha stabilito che un segretario comunale, nominato presso un ente di fascia inferiore dopo un periodo di disponibilità, non ha diritto a mantenere l'allineamento della retribuzione di posizione se nel nuovo ente mancano i presupposti, come la supervisione di dirigenti. La conservazione del trattamento economico prevista dal CCNL si riferisce alle "voci" stipendiali e non ai singoli importi percepiti, che possono essere legati a specifiche condizioni dell'incarico precedente.
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Licenziamento disciplinare: archiviazione penale non basta
Un lavoratore, licenziato per aver promesso un'assunzione in cambio di denaro, ha impugnato il provvedimento. Nonostante l'archiviazione del procedimento penale a suo carico, la Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del licenziamento disciplinare, ribadendo l'autonomia del giudice civile nel valutare la gravità della condotta e la rottura del vincolo fiduciario, indipendentemente dall'esito in sede penale.
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Retribuzione dirigente: no all’assegno ad personam
La Corte di Cassazione ha stabilito che un dirigente pubblico non ha diritto a mantenere un assegno ad personam, concesso per conservare una precedente e più alta retribuzione, al momento del rinnovo di un nuovo incarico di valore economico inferiore. Tale assegno, legato al precedente ruolo poi soppresso, non può essere considerato parte integrante della retribuzione del nuovo incarico. La decisione riforma le sentenze dei giudici di merito che avevano dato ragione al dirigente, affermando un principio di coerenza tra incarico e retribuzione dirigente nel pubblico impiego, specialmente nel contesto di riorganizzazioni aziendali.
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Incentivi trasferimento lavoratore: quando sono dovuti?
Un lavoratore trasferito dopo una fusione aziendale ha richiesto gli incentivi previsti da un accordo sindacale. La Cassazione ha negato il diritto, stabilendo che gli incentivi per il trasferimento del lavoratore spettano solo se lo spostamento è una conseguenza diretta e imposta dal piano di riorganizzazione, e non quando è frutto di un accordo individuale su richiesta del dipendente verso una sede diversa da quella designata.
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Indennità agente unico: Cassazione e contratti
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso di un'azienda di trasporti, annullando una sentenza che le imponeva di pagare l'indennità agente unico a un dipendente. La Corte ha stabilito che i giudici di merito non avevano correttamente valutato la gerarchia tra contratti collettivi nazionali e territoriali, la cui interazione aveva portato a una ristrutturazione complessiva della retribuzione. La sola soppressione di una singola indennità non è sufficiente a dichiararne l'illegittimità senza un'analisi completa degli accordi.
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Mansioni superiori: ricorso inammissibile in Cassazione
Una lavoratrice con la qualifica di biologa ha richiesto il riconoscimento di mansioni superiori e delle relative differenze retributive. Dopo la sconfitta in primo grado e in appello, la Corte di Cassazione ha dichiarato il suo ricorso inammissibile. La Corte ha stabilito che i motivi del ricorso mescolavano in modo confuso diverse tipologie di vizi (procedurali, di merito e motivazionali) e, soprattutto, miravano a un riesame dei fatti e delle prove, compito che non spetta alla Suprema Corte.
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Obbligo iscrizione Cassa: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'iscrizione a un albo professionale comporta l'obbligo di iscrizione alla Cassa di previdenza di categoria e il versamento dei contributi minimi. Questa regola vale anche se il professionista è pensionato o iscritto ad altra forma di previdenza. La presunzione di esercizio dell'attività professionale, derivante dall'iscrizione all'albo, può essere superata solo seguendo le specifiche procedure previste dalla Cassa stessa, come la presentazione di un'autocertificazione di mancato esercizio.
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Atto aziendale: essenziale per incarichi dirigenziali
Una dirigente sanitaria ha perso il ricorso per ottenere una retribuzione superiore perché la sua unità operativa non era stata istituita con un formale atto aziendale. La Corte di Cassazione ha ribadito che tale documento è un requisito indispensabile per il conferimento di incarichi dirigenziali e per il relativo trattamento economico, respingendo la richiesta di differenze retributive.
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Licenziamento per riorganizzazione: quando è legittimo?
Un dirigente impugnava il proprio licenziamento, sostenendo fosse discriminatorio e ritorsivo. La società datrice di lavoro lo giustificava come esito di una riorganizzazione aziendale necessaria per sopprimere la sua posizione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del lavoratore, confermando la legittimità del licenziamento per riorganizzazione. La Corte ha ribadito che, in presenza di una reale e motivata esigenza organizzativa, il recesso è valido. Inoltre, ha sottolineato i rigorosi limiti del giudizio di cassazione, che non può riesaminare i fatti già accertati conformemente nei due gradi di merito (cd. "doppia conforme").
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Accordo conciliativo: limiti e interpretazione
Un lavoratore ha citato in giudizio il proprio datore di lavoro, una società di telecomunicazioni, per demansionamento avvenuto dopo la firma di un accordo conciliativo. La Corte d'Appello ha dato ragione al dipendente, ma la Corte di Cassazione ha annullato la decisione. La Suprema Corte ha stabilito che i giudici d'appello avevano errato nell'interpretare l'accordo conciliativo, non considerando adeguatamente una clausola specifica. Il caso è stato rinviato per una nuova valutazione basata su una corretta interpretazione del patto.
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