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Art. 1362 Codice Civile — Sezione Quinta Civile

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397 provvedimenti

Altri anni per Art. 1362 Codice Civile

Rimborso IVA negato: esportazione reale contro errore in fattura
Una Società Estera ha chiesto il Rimborso IVA per acquisti effettuati in Italia da un Fornitore Italiano. I beni sono stati consegnati in Italia e poi trasportati in Svizzera. L'Amministrazione Finanziaria ha rifiutato il rimborso, ritenendo l'operazione una cessione all'esportazione non imponibile, su cui l'IVA non era dovuta all'origine. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Amministrazione Finanziaria, stabilendo che per qualificare l'operazione come esportazione non imponibile rileva la comune volontà originaria delle parti di destinare i beni all'estero, a prescindere da chi curi fisicamente il trasporto. Di conseguenza, se l'IVA non era dovuta, la Società Estera non può ottenerne il rimborso diretto dal Fisco, ma deve richiederla al fornitore. La sentenza è stata annullata con rinvio.
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Rimborso IVA transazioni internazionali: no al recupero dal Fisco
Una società svizzera ha chiesto il rimborso dell'IVA pagata in Italia per l'acquisto di beni poi trasferiti all'estero. L'Agenzia delle Entrate ha rifiutato il rimborso, sostenendo che l'operazione fosse una cessione all'esportazione non imponibile e che l'IVA non dovesse essere applicata fin dall'inizio. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Fisco. I giudici hanno stabilito che, per negare il Rimborso IVA transazioni internazionali, occorre verificare la reale volontà delle parti al momento del contratto. Se l'intenzione comune era quella di esportare i beni, l'operazione non doveva scontare l'imposta. La sentenza d'appello è stata quindi annullata con rinvio per un nuovo esame dei fatti.
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Bonus quantitativi e qualitativi: sconti o servizi imponibili?
L'Agenzia delle Entrate ha emesso un avviso di accertamento contro un concessionario d'auto in fallimento, contestando il mancato assoggettamento a IVA di alcuni incentivi commerciali ricevuti dalla casa madre. L'ufficio riteneva che tali somme fossero prestazioni di servizi imponibili. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del fisco, confermando che i premi corrisposti costituiscono "bonus quantitativi e qualitativi" di natura mista. Poiché il rispetto degli standard qualitativi era strumentale e non autonomo rispetto al raggiungimento dei volumi di acquisto, l'operazione si configura come uno sconto sul prezzo originario. Di conseguenza, si applica il regime di esclusione IVA previsto per gli abbuoni e sconti, escludendo l'applicazione dell'imposta sulle somme erogate.
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Valore in dogana: royalties incluse se la casa madre controlla
L'Amministrazione doganale ha rettificato la dichiarazione di importazione di un Rappresentante Doganale, ritenendo che il valore in dogana delle merci dovesse includere le royalties pagate dall'importatore alla casa madre per l'uso del marchio. I giudici di merito avevano annullato l'atto, escludendo tali diritti dal calcolo. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'ufficio, stabilendo che le royalties vanno sommate al valore di transazione se il titolare del marchio esercita un controllo di fatto sulla produzione e sui fabbricanti terzi, rendendo il pagamento una vera condizione di vendita. La sentenza è stata cassata con rinvio alla Corte di Giustizia Tributaria regionale per un nuovo esame.
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Territorialità IVA: quando la consulenza estera batte il fisco
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Agenzia delle Entrate contro un'azienda chimica, confermando che le prestazioni fornite alla casa madre estera costituiscono servizi di consulenza e non servizi scientifici. Di conseguenza, tali prestazioni sono escluse dal campo di applicazione dell'imposta per difetto di territorialità IVA. La Corte ha inoltre stabilito che i costi per il personale distaccato all'interno del gruppo sono deducibili se documentati e in linea con i valori di mercato. Infine, è stato accolto il ricorso incidentale dell'azienda in merito alle sanzioni, poiché i giudici di appello avevano omesso di valutare l'assenza di negligenza della contribuente, rinviando la decisione alla Commissione tributaria regionale.
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Valore doganale e royalties: Fisco sconfitto in Cassazione
L'Agenzia delle Dogane ha contestato a una società di moda, operante come rappresentante indiretto di un noto marchio, la mancata inclusione dei diritti di licenza nel valore delle merci dichiarato all'importazione. L'ufficio ha quindi emesso un avviso di rettifica per recuperare i dazi dovuti. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'amministrazione finanziaria, confermando la decisione dei giudici di secondo grado. La Suprema Corte ha stabilito che la valutazione del contratto per stabilire se le somme dovessero confluire nel valore doganale e royalties rappresenta un accertamento di fatto riservato al giudice di merito. Di conseguenza, tale valutazione non può essere riesaminata in sede di legittimità se non per evidenti violazioni delle regole di interpretazione contrattuale.
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Bonus quantitativi e qualitativi: sconti o servizi imponibili?
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato la decisione che escludeva dall'IVA i premi riconosciuti da una casa automobilistica a una concessionaria. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che i premi hanno natura mista. Trattandosi di bonus quantitativi e qualitativi, in cui il rispetto degli standard qualitativi è subordinato al raggiungimento di volumi di vendita, essi costituiscono sconti sul prezzo dei beni. Di conseguenza, si applica il regime di esclusione IVA previsto per gli abbuoni e sconti, anziché la tassazione come prestazioni di servizi. L'amministrazione finanziaria perde la causa e viene condannata al pagamento delle spese di giudizio.
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Credito d’imposta per ricerca e sviluppo: fisco sconfitto
L'Agenzia delle Entrate ha negato a una società italiana il rimborso del credito d'imposta per ricerca e sviluppo per gli anni dal 2007 al 2009. L'amministrazione sosteneva che le attività fossero state commissionate tramite una stabile organizzazione svizzera, quindi fuori dall'Unione Europea. La Corte di Cassazione ha invece confermato le decisioni dei giudici di merito, dichiarando inammissibile il ricorso del fisco. I giudici hanno accertato che il contratto era stato stipulato direttamente con la casa madre olandese, soggetto residente in uno Stato membro dell'Unione Europea che garantisce lo scambio di informazioni. Di conseguenza, il credito d'imposta per ricerca e sviluppo spetta di diritto alla società italiana, mentre l'Agenzia delle Entrate è stata condannata a pagare le spese di giudizio.
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IVA di rivalsa: il Comune perde contro la società immobiliare
Una società immobiliare e un ente pubblico stipulano un accordo che unisce una permuta immobiliare e una convenzione per l'edilizia popolare. La società cede un locale e richiede il pagamento dell'IVA di rivalsa per un importo di 170.000 euro. L'ente pubblico si oppone, ritenendo l'operazione esente da imposte. La Corte d'Appello dà ragione alla società, evidenziando che la permuta e la convenzione sono contratti distinti e che l'esenzione copre solo quest'ultima. La Corte di Cassazione conferma questa decisione, rigettando il ricorso dell'ente pubblico. I giudici ribadiscono che l'addebito dell'IVA di rivalsa è obbligatorio per legge e che l'interpretazione dei contratti spetta esclusivamente ai giudici di merito, non potendo essere ridiscussa in sede di legittimità. L'ente pubblico perde la causa e deve pagare le spese legali.
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Valore in dogana delle royalties: Fisco vince contro importatore
L'Agenzia delle Dogane ha contestato a una nota società di giocattoli la mancata inclusione dei diritti di licenza nel calcolo delle tasse per le merci importate dalla Cina. La Commissione Tributaria Regionale aveva dato ragione all'importatore, ritenendo che i titolari dei marchi non controllassero direttamente i produttori cinesi. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del Fisco. I giudici hanno stabilito che il valore in dogana delle royalties deve essere sommato al prezzo delle merci se il titolare del marchio esercita un controllo di fatto sulla produzione o sulla scelta dei fabbricanti. Di conseguenza, la sentenza precedente è stata annullata e la causa è stata rinviata alla Corte di giustizia tributaria della Lombardia per un nuovo esame dei contratti di licenza.
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TOSAP parcheggi a pagamento: gestore esente, il Comune perde
Un Comune ha richiesto il pagamento della TOSAP parcheggi a pagamento a una società cooperativa che gestiva le aree di sosta con strisce blu. La società si è opposta, sostenendo di gestire solo il servizio di riscossione e i parcometri, senza occupare fisicamente il suolo pubblico. La Corte di Cassazione ha dato ragione alla società. I giudici hanno chiarito che il presupposto della tassa non sussiste se il privato svolge un mero servizio di gestione per conto dell'ente pubblico, senza sottrarre l'area all'uso collettivo. Di conseguenza, l'occupazione temporanea resta in capo ai singoli automobilisti che parcheggiano, escludendo la società dal pagamento dell'imposta. Il ricorso del Comune è stato quindi respinto.
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TOSAP parcheggi a pagamento: gestore o Comune, chi paga?
Un Consorzio che gestiva i parcheggi pubblici a pagamento (strisce blu) per conto di un Comune ha impugnato gli avvisi di accertamento relativi alla tassa per l'occupazione di spazi ed aree pubbliche. La Corte di Cassazione ha stabilito che la gestione dei parcometri e la riscossione delle tariffe non fanno scattare la tassa a carico del gestore. Il vero presupposto impositivo della TOSAP parcheggi a pagamento richiede infatti una reale sottrazione del suolo pubblico all'uso collettivo a favore del privato. Nel caso specifico, le aree rimanevano nella disponibilità del Comune e l'occupazione temporanea era effettuata dai singoli automobilisti. Di conseguenza, la Suprema Corte ha accolto il ricorso del Consorzio, annullando definitivamente le richieste di pagamento del Comune e condannando quest'ultimo al pagamento delle spese di giudizio.
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Valore doganale e royalties: lo spedizioniere perde contro il Fisco
L'Ufficio delle Dogane ha rettificato il valore doganale delle merci importate da una nota società di moda, contestando il mancato inserimento delle royalties nel calcolo dei dazi e dell'Iva. Lo spedizioniere doganale, responsabile in solido, ha impugnato l'atto ottenendo ragione nei primi due gradi di giudizio. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'amministrazione finanziaria. I giudici hanno stabilito che il valore doganale e royalties sono strettamente connessi quando il pagamento dei diritti di licenza costituisce una condizione di vendita. Questo accade se la società licenziante esercita un controllo gestionale e organizzativo sul produttore o sull'importatore, che va oltre il semplice controllo di qualità. La sentenza è stata cassata con rinvio per un nuovo esame dei contratti.
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Rettifica valore aree edificabili: fisco vince se l’affare salta
L'Agenzia delle Entrate ha emesso un avviso di rettifica e liquidazione per ricalcolare l'imposta di registro sulla compravendita di un terreno con fabbricato rurale acquistato da un'Azienda. Il fisco ha stimato il valore in oltre tre milioni di euro, basandosi sulla potenziale edificabilità del terreno, desunta anche da un successivo contratto di permuta poi risolto per mancato rilascio dei permessi edilizi. La Commissione Tributaria Regionale ha annullato l'atto impositivo, ritenendo che il fallimento del progetto edilizio escludesse la natura edificabile dell'area. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del fisco, stabilendo che la rettifica valore aree edificabili non può essere esclusa solo perché un singolo progetto è sfumato. Il giudice di merito deve valutare tutti gli indizi di mercato forniti dall'ufficio. La causa è stata rinviata per un nuovo esame.
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Valore in dogana delle royalties: la svolta della Cassazione
L'Agenzia delle Dogane ha contestato a un'azienda di importazione la mancata inclusione dei diritti di licenza nel valore delle merci importate. I giudici di merito avevano inizialmente dato ragione all'importatore, ritenendo che il controllo sul produttore fosse limitato alla sola qualità. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'Agenzia delle Dogane, stabilendo che per determinare il corretto valore in dogana delle royalties occorre valutare l'esistenza di un controllo di fatto o di un potere di orientamento del licenziante sull'intera filiera produttiva, non limitato alla sola qualità del prodotto. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato la sentenza precedente e ha rinviato la causa alla Corte di giustizia tributaria di secondo grado per un nuovo esame basato su questi principi.
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Fisco contro impresa: la definizione agevolata chiude la lite
L'Agenzia delle Entrate ha notificato un avviso di accertamento a un'impresa individuale per ricavi non dichiarati e costi non inerenti, basandosi su anomalie nel conto cassa. Dopo i primi gradi di giudizio, la contribuente ha proposto ricorso in Cassazione. Nelle more del giudizio, la titolare ha aderito alla definizione agevolata, estinguendo integralmente il debito tramite il pagamento rateale concordato con l'agente della riscossione e presentando formale rinuncia agli atti. La Corte di Cassazione ha quindi dichiarato l'estinzione del giudizio per cessazione della materia del contendere. Le spese del processo sono rimaste a carico di chi le ha anticipate, escludendo inoltre il raddoppio del contributo unificato grazie al perfezionamento della sanatoria.
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Riduzione del cuneo fiscale: il Fisco perde contro i trasporti
Una società di trasporti pubblici ha chiesto il rimborso dell'IRAP versata tra il 2009 e il 2011, invocando la riduzione del cuneo fiscale per i dipendenti a tempo indeterminato. L'Agenzia delle Entrate ha rifiutato il rimborso, sostenendo che l'azienda operasse in regime di concessione tariffaria protetta, categoria esclusa dall'agevolazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Fisco. I giudici hanno chiarito che, per negare il beneficio, l'amministrazione deve dimostrare il trasferimento effettivo del rischio di gestione all'operatore. Senza questa prova, il rapporto si configura come appalto di servizi, rendendo legittima la riduzione del cuneo fiscale. Vince la società di trasporti, che ottiene il rimborso e la condanna del Fisco alle spese.
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Valore in dogana delle royalties: la Cassazione frena le aziende
L'Agenzia delle Dogane ha contestato a un'azienda importatrice il mancato inserimento dei diritti di licenza nel valore delle merci importate. I giudici di merito avevano dato ragione all'azienda, escludendo la tassazione poiché il venditore era un soggetto terzo rispetto al titolare del marchio. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'Agenzia delle Dogane, stabilendo che per determinare il corretto valore in dogana delle royalties non serve un legame diretto tra venditore e licenziante. È sufficiente che il pagamento delle royalties sia una condizione di vendita, anche implicita, e che il licenziante eserciti un potere di controllo o orientamento sulla produzione. La sentenza è stata cassata con rinvio per un nuovo esame.
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Valore in dogana delle royalties: dazi anche senza legame diretto
L'Agenzia delle Dogane ha contestato a una multinazionale della moda la mancata inclusione dei diritti di licenza nel valore imponibile delle merci importate. I giudici di merito avevano dato ragione all'importatore, escludendo la tassabilità poiché le royalties erano calcolate sulle vendite successive all'importazione. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Agenzia, stabilendo che per determinare il corretto valore in dogana delle royalties non serve un collegamento diretto tra venditore e licenziante. È sufficiente che il pagamento delle royalties costituisca una condizione di vendita, anche implicita, e che il licenziante eserciti un potere di controllo o orientamento sull'attività. La sentenza è stata cassata con rinvio per un nuovo esame dei contratti.
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Valore in dogana e royalties: dazi dovuti se c’è controllo
L'Ufficio Doganale ha rettificato il valore delle merci importate da una Società Licenziataria, includendovi le royalties versate alla Casa Madre statunitense per l'uso del marchio. L'amministrazione ha ritenuto che tali pagamenti costituissero una condizione di vendita delle merci stesse. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della società, confermando la decisione dei giudici di merito. La Suprema Corte ha stabilito che per determinare il corretto valore in dogana e royalties devono essere sommate al prezzo delle merci quando l'accordo contrattuale rivela un controllo indiretto e pervasivo della Casa Madre sulla produzione e sui subappaltatori. Di conseguenza, la Società Licenziataria è stata condannata a pagare i dazi doganali e l'IVA evasi, oltre alle sanzioni e alle spese di giudizio.
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