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Art. 1362 Codice Civile — Sezione Quinta Civile

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397 provvedimenti

Altri anni per Art. 1362 Codice Civile

Deposito cauzionale: la Cassazione chiarisce la natura
Una società aveva versato una somma a titolo di 'deposito cauzionale' in un contratto preliminare immobiliare. L'Agenzia delle Entrate l'ha riqualificata come acconto soggetto a IVA. La Corte di Cassazione ha annullato tale interpretazione, stabilendo che, in presenza di una chiara volontà delle parti espressa nel contratto, il giudice non può attribuire una natura diversa al pagamento. Il versamento era quindi un deposito cauzionale, non un acconto imponibile.
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Rimborso contributi bonifica: sì senza impugnazione
La Corte di Cassazione ha stabilito che un contribuente può richiedere il rimborso dei contributi di bonifica anche se non ha impugnato l'avviso di pagamento iniziale. La Corte ha chiarito che tali avvisi sono atti 'atipici' e la loro mancata contestazione non rende definitiva la pretesa del consorzio. Il diritto al rimborso contributi bonifica si consolida solo con la mancata impugnazione della successiva e formale cartella di pagamento, che in questo caso non era stata notificata.
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Affitto d’azienda: i criteri per distinguerlo
L'Agenzia delle Entrate aveva riqualificato un contratto di locazione di terreni agricoli in un affitto d'azienda, emettendo avvisi di accertamento a carico di due società e dei loro soci. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Ufficio, confermando le sentenze dei gradi precedenti. La Corte ha stabilito che per configurarsi un affitto d'azienda è necessario il trasferimento di un complesso di beni organizzati per l'esercizio d'impresa, non essendo sufficiente la sola cessione di beni immobili. Nel caso specifico, mancavano elementi come scorte, avviamento o personale, rendendo corretta la qualificazione come locazione.
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Cuneo fiscale: sì al rimborso IRAP per appalti pubblici
Una società di autolinee regionali ha richiesto il rimborso dell'IRAP versata in eccedenza, invocando le deduzioni del cosiddetto 'cuneo fiscale'. La richiesta era stata respinta nei gradi di merito, ritenendo che l'impresa operasse come una 'public utility' in regime di concessione con tariffe regolamentate. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 18459/2025, ha ribaltato la decisione. Ha chiarito che per negare il beneficio, non basta operare nel settore pubblico, ma è necessario dimostrare che l'impresa agisca in un 'mercato protetto' basato su una concessione traslativa e percepisca una 'tariffa remuneratoria', cioè una tariffa che copra i costi, assicuri un profitto e tenga già conto del costo fiscale dell'IRAP. Dato che il giudice d'appello non ha verificato adeguatamente la natura del contratto (appalto o concessione) né la reale remuneratività della tariffa, la Corte ha cassato la sentenza e rinviato il caso per un nuovo esame.
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Giudicato tributario: limiti all’assoluzione penale
Una società estera, con un accertamento fiscale definitivo relativo alla sua stabile organizzazione in Italia, ha tentato di bloccare la riscossione del debito basandosi su una successiva assoluzione in sede penale per i medesimi fatti. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo la preminenza del giudicato tributario. La Corte ha chiarito che una sentenza penale di assoluzione non può invalidare un debito fiscale già accertato in via definitiva, confermando l'intangibilità della pretesa erariale una volta formatosi il giudicato.
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Deduzione ammortamenti affitto azienda: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 19653/2025, ha confermato il diritto alla deduzione degli ammortamenti per una società concedente in un contratto di affitto di ramo d'azienda. Il caso verteva sulla validità di una clausola contrattuale che, in deroga al Codice Civile, poneva a carico della società concedente l'onere di conservare l'efficienza dei beni. L'Agenzia Fiscale contestava tale deduzione, sostenendo che altre clausole trasferissero di fatto i costi di manutenzione agli affittuari. La Corte ha stabilito che la deroga era legittima e che le spese di manutenzione ordinaria, a carico degli affittuari, non contraddicevano l'obbligo del concedente di mantenere l'efficienza strutturale del compendio aziendale, legittimando così la deduzione degli ammortamenti.
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Motivazione avviso accertamento: i chiarimenti Cassazione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un contribuente contro un avviso di accertamento milionario. La Corte ha stabilito che la motivazione avviso accertamento è valida anche se rinvia ad altri atti (motivazione per relationem), a condizione che sia già di per sé esauriente o che riporti il contenuto essenziale degli atti richiamati. Inoltre, ha confermato la piena competenza delle Direzioni Regionali dell'Agenzia delle Entrate a svolgere attività ispettive, in virtù del potere di auto-organizzazione dell'ente.
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Tassazione concordato fallimentare: la base imponibile
Una società ha contestato un avviso di liquidazione dell'Agenzia delle Entrate relativo all'imposta di registro su un decreto di omologa di concordato fallimentare. L'Amministrazione Finanziaria aveva calcolato l'imposta includendo nella base imponibile sia il corrispettivo pagato per l'acquisizione dell'attivo sia l'accollo dei debiti. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della società, stabilendo un principio chiave sulla tassazione del concordato fallimentare: la base imponibile per l'imposta di registro deve essere calcolata solo sul valore dei beni e diritti trasferiti, escludendo il contestuale accollo dei debiti del fallimento.
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Motivazione atto tributario: il no a fatti nuovi
La Corte di Cassazione conferma l'annullamento di un atto di irrogazione sanzioni per difetto di motivazione. L'Agenzia delle Entrate aveva basato la sanzione su un processo verbale di constatazione (p.v.c.) non allegato. Nel corso del giudizio di appello, l'Agenzia ha tentato di sanare il vizio introducendo un diverso p.v.c., notificato direttamente al contribuente. La Corte ha stabilito che tale deduzione costituisce un fatto nuovo, inammissibile in appello, ribadendo che la motivazione dell'atto tributario deve essere completa e chiara fin dall'origine, senza poter essere integrata successivamente con elementi non menzionati nell'atto impugnato.
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Motivazione apparente: sentenza nulla per la Cassazione
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza tributaria a causa di una motivazione apparente e contraddittoria. Il caso riguardava la responsabilità solidale di due società per debiti fiscali di una terza, a seguito di una presunta cessione di ramo d'azienda. La Corte ha ritenuto impossibile ricostruire il ragionamento logico dei giudici di secondo grado, cassando la decisione con rinvio per un nuovo esame del merito.
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Deduzione ammortamenti: chi deduce in affitto d’azienda?
La Corte di Cassazione ha stabilito che il locatore (concedente) di un ramo d'azienda può legittimamente effettuare la deduzione ammortamenti sui beni aziendali, a condizione che nel contratto sia presente un'esplicita deroga alla disciplina del Codice Civile. Questa deroga deve attribuire al locatore l'onere di conservare l'efficienza dell'organizzazione e degli impianti. La Corte ha chiarito che la validità di tale clausola non è inficiata dalla presenza di altre pattuizioni che pongono a carico dell'affittuario le spese di manutenzione ordinaria, in quanto si tratta di due tipologie di costi ben distinte.
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Condizione Sospensiva: Tassa di Registro Fissa
Un professionista contesta l'applicazione della tassa di registro proporzionale su un contratto di cessione d'azienda. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, confermando la decisione d'appello che privilegiava la condizione sospensiva, con conseguente applicazione della tassa in misura fissa e non proporzionale.
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Contratto di comodato: quando esclude IMU e TASI?
Un Comune ha contestato l'esenzione da IMU e TASI di un proprietario terriero, sostenendo che l'accordo di concessione del terreno a un agricoltore fosse un contratto di comodato, rendendo il proprietario responsabile per le imposte. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso del Comune, non per il merito della questione, ma per vizi procedurali. Il ricorso è stato giudicato inammissibile perché mescolava in modo errato diverse censure e non era autosufficiente, confermando di fatto la decisione dei giudici di merito che avevano escluso la soggettività passiva del proprietario.
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Inerenza dei costi: la prova spetta al contribuente
La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha rigettato il ricorso di una società, confermando che l'onere della prova sull'inerenza dei costi spetta interamente al contribuente. La Corte ha ritenuto inattendibili le dichiarazioni 'postume' dei fornitori, presentate come giustificativo per costi promozionali, sottolineando che prove prodotte tardivamente, senza data certa e di contenuto identico, non sono sufficienti a dimostrare la loro effettiva connessione con l'attività d'impresa. La decisione ribadisce principi consolidati in materia di deducibilità dei costi ai fini delle imposte dirette e dell'IVA.
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Tassazione agriturismo: la Cassazione decide sulla TARI
Una società che gestisce un'attività agrituristica ha contestato la sua tassazione ai fini dei rifiuti (TARI), richiedendo di essere classificata come utenza domestica, di escludere alcune aree e di ottenere riduzioni per la stagionalità. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che la tassazione dell'agriturismo è assimilabile a quella alberghiera a causa della maggiore produzione di rifiuti. Ha inoltre chiarito che le riduzioni per stagionalità non sono automatiche ma dipendono da specifici regolamenti comunali e che la SCIA non sostituisce la dichiarazione fiscale obbligatoria.
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Deducibilità costi carburante: la Cassazione decide
Una società di commercio auto ha impugnato avvisi di accertamento che negavano la deducibilità di vari costi. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 19827/2025, ha respinto il ricorso sulla deducibilità costi carburante, confermando che, per la normativa all'epoca vigente, solo le apposite schede carburante erano prova idonea, non le semplici fatture. Tuttavia, ha accolto il motivo relativo al metodo di accertamento fiscale, cassando la sentenza e rinviando il caso per una nuova valutazione.
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Rendita Catastale Imbullonati: La Cassazione decide
Una società ha contestato l'inclusione di macchinari di proprietà di un'azienda terza nella rendita catastale del proprio immobile. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che, secondo la normativa applicabile all'epoca dei fatti (ante 2016), anche i macchinari semplicemente imbullonati che aumentano l'utilità e il valore di un opificio industriale devono essere inclusi nel calcolo della rendita catastale imbullonati, a prescindere da chi ne sia il proprietario.
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