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Art. 1362 Codice Civile — Sezione Quinta Civile

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397 provvedimenti

Altri anni per Art. 1362 Codice Civile

Finanziamento Infragruppo: La Prova spetta al Fisco
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 1001/2024, ha stabilito che, in caso di riqualificazione di un contratto di cash pooling in finanziamento infragruppo, spetta all'Amministrazione Finanziaria l'onere di provare che la transazione sia avvenuta a un tasso d'interesse inferiore a quello di mercato. L'utilizzo di parametri generici come il Rendistato è stato ritenuto inidoneo a tal fine, portando all'annullamento della pretesa fiscale.
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Cash pooling: quando è un finanziamento mascherato?
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso in cui un contratto di cash pooling tra una società italiana e la sua controllante irlandese è stato riqualificato dall'Agenzia delle Entrate come finanziamento mascherato. La Corte ha rigettato il ricorso dell'Agenzia, stabilendo che l'Amministrazione finanziaria non aveva fornito prove sufficienti per dimostrare che il tasso di interesse applicato non fosse in linea con il principio di libera concorrenza. In particolare, è stato ritenuto errato l'uso dell'indice Rendistato come parametro di riferimento, gravando sul Fisco l'onere di provare la non congruità del tasso pattuito.
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Cash pooling: quando è un finanziamento mascherato?
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 998/2024, ha esaminato un caso di riqualificazione di un contratto di cash pooling in finanziamento infragruppo. L'Amministrazione Finanziaria contestava a una società italiana di aver mascherato un prestito alla sua controllante irlandese. La Corte ha rigettato il ricorso, stabilendo che spetta all'Amministrazione Finanziaria l'onere di provare che la transazione non è avvenuta a condizioni di mercato, e ha ritenuto l'indice Rendistato un parametro inadeguato a tal fine, confermando la decisione dei giudici di merito favorevole al contribuente.
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Cash pooling: quando è un finanziamento mascherato?
La Corte di Cassazione ha stabilito che un contratto di cash pooling tra una società figlia italiana e la sua controllante estera non può essere automaticamente riqualificato come finanziamento infragruppo. La sentenza chiarisce che spetta all'Amministrazione Finanziaria l'onere di provare, con indizi gravi, precisi e concordanti, che la transazione è avvenuta a condizioni non di mercato. L'utilizzo di un indice generico come il Rendistato non è stato ritenuto sufficiente a tale scopo, portando al rigetto del ricorso dell'ente impositore.
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Valore doganale e royalties: il controllo del licensor
Un'azienda, rappresentante doganale indiretto, ha ricevuto un avviso di rettifica per non aver incluso le royalties nel valore doganale di merci importate. La Corte di Cassazione, annullando la decisione di merito, ha stabilito che le royalties vanno incluse se il titolare del marchio (licenziante) esercita un controllo di fatto o di diritto sul produttore, rendendo il pagamento una condizione di vendita. Il caso è stato rinviato per una nuova valutazione degli accordi contrattuali alla luce di questa ampia nozione di controllo.
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Onere della prova fiscale: la Cassazione decide
Una società di costruzioni contesta un accertamento fiscale, sostenendo che un'operazione immobiliare fosse una permuta e non una compravendita. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando le decisioni dei gradi inferiori. La sentenza ribadisce i principi sull'onere della prova fiscale e sulla validità degli accertamenti che fanno riferimento ad altri atti (per relationem), a condizione che questi siano noti al contribuente. La Corte ha dichiarato inammissibili i motivi del ricorso per mancanza di specificità e per il tentativo di riesaminare questioni di fatto.
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Onere della prova: Cassazione su accertamento fiscale
Una società di costruzioni ha impugnato un avviso di accertamento fiscale, sostenendo che un'operazione immobiliare fosse una permuta e non una compravendita. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, evidenziando la mancanza di specificità dei motivi di impugnazione e la corretta applicazione dell'onere della prova. La Corte ha inoltre confermato la legittimità degli accertamenti motivati per relationem, purché gli atti richiamati siano a disposizione del contribuente.
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Beneficiario effettivo: la prova spetta al contribuente
Una società spagnola ha richiesto un rimborso fiscale sugli interessi ricevuti dalla sua controllata italiana, sostenendo di essere il 'beneficiario effettivo' secondo le direttive UE. L'Agenzia delle Entrate ha respinto la richiesta. La Corte di Cassazione ha stabilito che il tribunale di merito ha commesso un errore accettando una semplice autodichiarazione. Lo status di 'beneficiario effettivo' richiede una prova sostanziale, non formale, e l'onere di tale prova spetta al contribuente. Il caso è stato rinviato per una nuova valutazione basata sulla realtà economica concreta.
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Beneficiario effettivo: prova a carico del contribuente
Una società spagnola ha richiesto il rimborso delle ritenute fiscali sugli interessi ricevuti da una controllata italiana, invocando la Direttiva UE. L'Agenzia delle Entrate ha negato il rimborso, dubitando che la società fosse il 'beneficiario effettivo' dei fondi. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Agenzia, stabilendo che l'onere di dimostrare la qualità di beneficiario effettivo spetta al contribuente e non può basarsi su mere attestazioni formali, ma richiede una verifica sostanziale della struttura e del controllo effettivo sui flussi di reddito.
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Beneficial Owner: Prova e Requisiti per Esenzioni
Una società spagnola ha richiesto un rimborso fiscale su interessi percepiti da una controllata italiana, sostenendo di essere il beneficial owner ai sensi delle direttive UE. L'Agenzia delle Entrate ha negato il rimborso, dubitando di tale status. La Corte di Cassazione ha chiarito che la qualifica di beneficial owner è un requisito sostanziale, non meramente formale. La società deve dimostrare con prove concrete il controllo economico sui fondi, non essendo sufficiente un semplice certificato di residenza fiscale. Il caso è stato rinviato per una nuova valutazione di merito.
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Beneficiario effettivo: non basta il certificato fiscale
Una società spagnola ha richiesto il rimborso di ritenute fiscali su interessi ricevuti da una controllata italiana. L'Amministrazione Finanziaria ha negato il rimborso, dubitando che la società estera fosse il reale beneficiario effettivo. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 533/2024, ha stabilito che la qualifica di beneficiario effettivo non può essere provata solo con un certificato di residenza fiscale, ma richiede una verifica sostanziale del controllo economico sui flussi finanziari. Il caso è stato rinviato per un nuovo esame che applichi i test economici elaborati dalla giurisprudenza europea.
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Canoni di locazione non riscossi: quando si pagano?
Una società immobiliare è stata tassata su affitti non pagati. La Corte di Cassazione ha confermato che, per i redditi d'impresa, i canoni di locazione non riscossi devono essere dichiarati secondo il principio di competenza fino alla risoluzione del contratto. Un accordo transattivo successivo è stato ritenuto irrilevante per le imposte già maturate.
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Obbligo di controllo fattura: i limiti per il cliente
Una società assicurativa riceveva fatture con IVA esente dal proprio agente. L'Agenzia delle Entrate ha sanzionato la società per non aver corretto le fatture, ritenendo l'esenzione errata. La Corte di Cassazione ha annullato la sanzione, stabilendo che l'obbligo di controllo fattura da parte del cliente è limitato agli aspetti formali e non si estende alla verifica sostanziale della qualificazione fiscale dell'operazione. La Corte ha inoltre chiarito che la sanzione per omessa regolarizzazione è autonoma e non "collegata" al tributo, respingendo la richiesta di definizione agevolata senza pagamento da parte della società.
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Costi indeducibili: Cassazione su canoni fittizi
La Cassazione ha confermato l'accertamento fiscale contro una S.r.l. per costi indeducibili derivanti da canoni di locazione ritenuti fittizi. La Corte ha ritenuto legittimo l'uso di prove indiziarie da parte dell'Agenzia delle Entrate, come i legami di parentela e il mancato pagamento dei canoni, rigettando il ricorso della società.
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Raddoppio termini IRAP: non si applica senza reati
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 32325/2024, ha stabilito un principio fondamentale in materia di accertamento fiscale. Il caso riguardava una società immobiliare a cui l'Agenzia delle Entrate aveva contestato un'operazione di leasing ritenuta elusiva, applicando il raddoppio dei termini di accertamento per Ires, Iva e Irap. La Corte ha accolto il ricorso della società su un punto cruciale: il raddoppio termini IRAP è illegittimo. Poiché le violazioni relative all'IRAP non sono presidiate da sanzioni penali, non può trovare applicazione l'estensione dei termini prevista per i reati tributari. La sentenza è stata cassata con rinvio su questo specifico punto.
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Accertamento fiscale e presunzioni semplici
Una società immobiliare ha impugnato un accertamento fiscale per IRES, IRAP e IVA relativo a un'operazione di leasing ritenuta elusiva. La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità dell'accertamento basato su presunzioni semplici per dimostrare l'intento elusivo e l'antieconomicità dell'operazione. Tuttavia, ha accolto il ricorso limitatamente all'IRAP, stabilendo che il raddoppio dei termini di accertamento previsto in caso di reati fiscali non si applica a tale imposta.
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Rimborso IVA società non operativa: diritto garantito
La Corte di Cassazione ha analizzato il caso di una società a cui era stato negato un rimborso IVA perché considerata 'non operativa'. Citando una recente sentenza della Corte di Giustizia Europea, i giudici hanno stabilito che il diritto al rimborso IVA per una società non operativa è legittimo se esiste un'effettiva attività economica. La presunzione di non operatività basata su soglie di ricavo non può prevalere, a meno che non sia provata una frode. Di conseguenza, il ricorso dell'Agenzia delle Entrate è stato respinto.
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Detrazione IVA caparra: acconto o caparra? La Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 33251/2024, ha negato il diritto alla detrazione IVA su una somma versata da un'azienda. Sebbene la fattura indicasse il pagamento come "acconto", i giudici hanno ritenuto che si trattasse di una caparra, esclusa dal campo di applicazione IVA. La decisione si fonda sull'interpretazione della comune volontà delle parti, desunta dalle clausole contrattuali e dalla corrispondenza tra i legali, che prevale sulla dicitura formale del documento fiscale. La Corte ha stabilito che la detrazione IVA caparra non è ammissibile.
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Finanziamenti infruttiferi e transfer pricing: la Cassazione
Una società italiana aveva concesso finanziamenti infruttiferi a controllate estere. L'amministrazione finanziaria ha contestato l'operazione, applicando le norme sul transfer pricing e imputando interessi attivi tassabili calcolati al 'valore normale'. La Corte di Cassazione ha confermato che la disciplina del transfer pricing si applica anche ai finanziamenti infruttiferi, in quanto la finalità della norma è di tassare le operazioni infragruppo secondo il principio di libera concorrenza, a prescindere dalla gratuità pattuita. La Corte ha però cassato la sentenza di merito per aver determinato il tasso di interesse in base al saggio legale anziché a quello di mercato, accogliendo su questo punto il ricorso dell'Agenzia.
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Valore in dogana e royalties: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione ha stabilito che per includere le royalties nel calcolo del valore in dogana è necessaria un'analisi approfondita dei contratti. La sentenza impugnata è stata cassata perché il giudice non ha verificato se il pagamento delle royalties costituisse una reale 'condizione di vendita' per le merci importate, esaminando il potere di controllo del licenziante sul produttore. Il semplice controllo qualità non è sufficiente.
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