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Art. 1362 Codice Civile — Sezione Quinta Civile

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Altri anni per Art. 1362 Codice Civile

Estinzione del giudizio: accordo tra le parti
Una lunga controversia tributaria, nata dalla contestazione del mancato inserimento delle royalties nel valore doganale delle merci importate, si conclude in Cassazione. Le società ricorrenti e l'Agenzia delle Dogane hanno raggiunto un accordo, presentando un'istanza congiunta di rinuncia al ricorso. La Corte Suprema, prendendo atto della volontà delle parti, ha dichiarato l'estinzione del giudizio, con compensazione delle spese legali, ponendo fine al contenzioso.
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Valore doganale e royalties: estinzione del giudizio
Una società importatrice contesta l'inclusione delle royalties nel valore doganale delle merci, un tema cruciale per il calcolo dei dazi. Dopo un lungo iter giudiziario, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del processo a seguito di un accordo tra le parti, chiudendo la controversia senza una decisione nel merito.
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Valore di transazione e royalties: estinzione giudizio
Una società importatrice contestava la pretesa dell'Agenzia delle Dogane di includere le royalties nel valore di transazione delle merci ai fini del calcolo dei dazi. Dopo un lungo iter giudiziario, con esiti alterni nei primi due gradi, le parti hanno raggiunto un accordo. La Corte di Cassazione, preso atto della rinuncia al ricorso, ha dichiarato l'estinzione del giudizio, senza pronunciarsi nel merito della questione sul valore di transazione.
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Royalties valore doganale: la guida della Cassazione
La Corte di Cassazione ha stabilito che le royalties pagate a un licenziante, anche se diverso dal venditore, devono essere incluse nel valore doganale delle merci importate se rappresentano una 'condizione di vendita' implicita. La sentenza analizza il caso di un importatore di abbigliamento di marca, chiarendo che il controllo esercitato dal titolare del marchio sulla produzione e commercializzazione è decisivo per determinare l'inclusione delle royalties valore doganale, anche secondo il nuovo Codice Doganale dell'Unione.
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Valore in dogana royalties: estinzione del giudizio
Una società importatrice contesta l'inclusione delle royalties nel valore in dogana dei beni. Dopo un lungo iter giudiziario, la controversia giunge in Cassazione. Tuttavia, le parti raggiungono un accordo e presentano un'istanza congiunta di rinuncia al ricorso. La Corte Suprema, prendendo atto della volontà delle parti, dichiara l'estinzione del giudizio per cessazione della materia del contendere, compensando le spese legali. La sentenza, quindi, non si pronuncia nel merito della questione sul valore in dogana royalties.
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Valore in dogana: royalties e condizione di vendita
La Cassazione ha stabilito che le royalties pagate per un marchio devono essere incluse nel valore in dogana dei beni importati se il licenziante esercita un controllo sulla produzione, anche se non è il venditore diretto. Questo controllo rende il pagamento delle royalties una condizione implicita della vendita, essenziale per determinare il corretto valore in dogana.
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Valore in dogana: royalties come condizione di vendita
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 32621/2024, ha stabilito che le royalties pagate per l'utilizzo di un marchio devono essere incluse nel valore in dogana delle merci importate se il loro pagamento costituisce una 'condizione di vendita', anche implicita. Nel caso esaminato, una società di abbigliamento importava prodotti e pagava royalties a una terza entità titolare del marchio. La Corte ha ritenuto che, sulla base del contratto di licenza, l'acquisto e la commercializzazione dei beni fossero inscindibilmente legati al pagamento delle royalties, confermando così la legittimità dell'accertamento dell'Agenzia delle Dogane che ne richiedeva l'inclusione nel valore imponibile.
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Royalties valore doganale: Cassazione chiarisce
Un'azienda importatrice di beni di marca pagava royalties a un licenziante terzo rispetto al produttore. La Corte di Cassazione ha stabilito che tali royalties devono essere incluse nel valore doganale se costituiscono una 'condizione di vendita'. Tale condizione sussiste non solo per clausole esplicite, ma anche quando il licenziante esercita un controllo, anche indiretto, sulla produzione e vendita, rendendo impossibile la commercializzazione dei beni senza il pagamento delle royalties. La sentenza di merito è stata cassata con rinvio per una nuova valutazione basata su questo principio fondamentale per il calcolo dei dazi.
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Royalties valore doganale: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 32617/2024, ha stabilito che le royalties pagate per l'uso di un marchio su merci importate devono essere incluse nel valore doganale se il pagamento è una "condizione di vendita", anche implicita. Nel caso esaminato, un importatore di abbigliamento di un noto marchio non aveva incluso le royalties nel valore dichiarato. La Corte ha dato ragione all'Agenzia delle Dogane, ritenendo che il controllo del licenziante sulla qualità e produzione dei beni, volto a tutelare l'immagine del marchio, fosse sufficiente a configurare tale condizione. È stato inoltre respinto l'argomento del giudicato esterno, poiché ogni importazione costituisce un'obbligazione doganale autonoma.
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Valore in dogana: quando includere le royalties
La Corte di Cassazione ha stabilito che le royalties pagate a un terzo licenziante devono essere incluse nel valore in dogana dei beni importati se tale pagamento costituisce una condizione implicita per la vendita. La sentenza chiarisce che non è necessario un collegamento formale tra venditore e licenziante, ma è sufficiente che il licenziante eserciti un controllo sul produttore, rendendo l'acquisto dei beni inscindibile dal pagamento dei diritti di licenza. Respinto anche il motivo basato sul giudicato esterno, poiché ogni operazione doganale è un fatto a sé stante.
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Royalties valore doganale: la motivazione è essenziale
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso relativo all'inclusione delle royalties nel valore doganale delle merci. Pur respingendo l'eccezione di giudicato esterno sollevata dalle società, ha accolto il ricorso dell'Agenzia delle Dogane, annullando la sentenza di secondo grado per vizio di 'motivazione apparente'. Il giudice d'appello si era infatti limitato a richiamare una precedente decisione senza fornire un'analisi autonoma e specifica delle censure mosse, violando l'obbligo di motivazione.
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Valore doganale e royalties: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha stabilito che le royalties pagate per l'utilizzo di un marchio su merci importate devono essere incluse nel calcolo del valore doganale se il licenziante esercita un controllo, anche indiretto, sul produttore o sull'importatore. Secondo la Corte, questo controllo, che può manifestarsi anche attraverso la tutela dell'immagine del marchio e standard qualitativi, rende il pagamento delle royalties una 'condizione di vendita'. La sentenza cassa la decisione di merito che aveva escluso tale inclusione, rinviando la causa per una nuova valutazione basata su questo principio, fondamentale per determinare il corretto valore doganale.
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Valore doganale e royalties: la decisione della Corte
La Corte di Cassazione ha stabilito che le royalties pagate da un importatore a un terzo licenziante devono essere incluse nel valore doganale delle merci se il pagamento è una 'condizione di vendita', anche implicita. La Corte ha ritenuto che un controllo significativo del licenziante sulla produzione e sulla tutela dell'immagine del marchio è sufficiente a dimostrare tale condizione, rendendo le royalties parte integrante del valore della transazione. È stato inoltre negato l'effetto vincolante di una precedente sentenza (giudicato esterno) poiché ogni dichiarazione doganale è un atto impositivo autonomo.
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Valore in dogana e royalties: la guida completa
La Corte di Cassazione chiarisce i criteri per includere le royalties nel valore in dogana delle merci importate. Con la sentenza 32597/2024, si stabilisce che il pagamento è una 'condizione di vendita' quando il licenziante esercita un controllo, anche indiretto, sulla produzione o vendita, a prescindere da un legame diretto con il venditore. La Corte ha cassato la decisione di merito che aveva escluso tale inclusione, rinviando per una nuova valutazione basata su un'analisi sostanziale degli accordi contrattuali.
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Interpretazione art. 20 TUR: la Cassazione decide
L'Agenzia delle Entrate aveva riqualificato una cessione di quote sociali, preceduta da un conferimento d'azienda, in un'unica cessione d'azienda, applicando un'imposta di registro proporzionale. La Cassazione ha respinto il ricorso, confermando che l'interpretazione dell'art. 20 TUR, a seguito delle recenti riforme con efficacia retroattiva, impone di valutare solo l'atto registrato, senza considerare operazioni collegate o elementi extratestuali, consolidando la tassazione a misura fissa per l'atto di cessione quote.
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Art. 20 Imposta di Registro: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, la quale aveva riqualificato un'operazione di conferimento di ramo d'azienda seguita da una cessione di partecipazioni come un'unica cessione d'azienda. La Corte ha stabilito che, in base alla nuova formulazione retroattiva dell'Art. 20 Imposta di Registro, la tassazione deve basarsi esclusivamente sulla natura e sugli effetti giuridici del singolo atto presentato per la registrazione, senza considerare elementi esterni o atti collegati, offrendo così maggiore certezza giuridica ai contribuenti.
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Cessione fabbricato fatiscente: no plusvalenza
La Corte di Cassazione ha stabilito che la cessione di un fabbricato fatiscente, anche se destinato alla demolizione e ricostruzione, non può essere riqualificata dall'Amministrazione Finanziaria come cessione di terreno edificabile. Di conseguenza, l'operazione non è soggetta alla tassazione sulla plusvalenza prevista per i terreni. La Corte ha ribadito la netta distinzione fiscale tra la vendita di un edificio e quella di un terreno, escludendo categorie intermedie e limitando il potere di riqualificazione dell'ente fiscale.
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Dichiarazione integrativa: no dopo l’avviso fiscale
Un contribuente ometteva di dichiarare un reddito da pensione. Dopo aver ricevuto l'avviso di accertamento, tentava di sanare la propria posizione tramite una dichiarazione integrativa. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la dichiarazione integrativa non è ammissibile dopo che l'amministrazione finanziaria ha già contestato la violazione, poiché si tradurrebbe in un inammissibile strumento di elusione delle sanzioni.
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Esenzione IMU enti non commerciali: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 30873/2024, ha negato l'esenzione IMU a un ente non commerciale che gestiva una scuola. La controversia riguardava un immobile parzialmente concesso in uso a un altro ente religioso. Sebbene l'uso indiretto tramite comodato gratuito a un ente collegato sia ora ammesso, la Corte ha stabilito che l'attività didattica era di natura commerciale, poiché le rette pagate dagli utenti coprivano una parte sostanziale dei costi di gestione (dal 62% a oltre l'80%), non potendo quindi essere considerate 'simboliche'. Di conseguenza, viene a mancare il presupposto fondamentale per l'esenzione IMU enti non commerciali.
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Valore doganale e royalties: quando includerle?
Una società di assistenza doganale ha contestato l'inclusione delle royalties nel valore doganale delle merci importate. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che se il titolare della licenza esercita un 'controllo sul produttore', le royalties costituiscono una 'condizione di vendita' e devono essere incluse nel calcolo del valore doganale. La Corte ha inoltre escluso l'applicabilità delle esimenti per buona fede e del cumulo giuridico delle sanzioni in questo specifico contesto.
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