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Valore in dogana delle royalties: Fisco vince contro importatore

L’Agenzia delle Dogane ha contestato a una nota società di giocattoli la mancata inclusione dei diritti di licenza nel calcolo delle tasse per le merci importate dalla Cina. La Commissione Tributaria Regionale aveva dato ragione all’importatore, ritenendo che i titolari dei marchi non controllassero direttamente i produttori cinesi. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del Fisco. I giudici hanno stabilito che il valore in dogana delle royalties deve essere sommato al prezzo delle merci se il titolare del marchio esercita un controllo di fatto sulla produzione o sulla scelta dei fabbricanti. Di conseguenza, la sentenza precedente è stata annullata e la causa è stata rinviata alla Corte di giustizia tributaria della Lombardia per un nuovo esame dei contratti di licenza.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Civile Sez. 5 Num. 26508 Anno 2023
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Pubblicato il 15 luglio 2026 in Giurisprudenza Tributaria

L’importazione di merci e il valore in dogana delle royalties

La determinazione delle tasse doganali sulle merci importate rappresenta un tema complesso per le imprese che operano a livello internazionale. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione affronta direttamente il tema del valore in dogana delle royalties pagate per l’utilizzo di marchi famosi. Il caso nasce dalla contestazione mossa dall’Agenzia delle Dogane nei confronti di una nota società importatrice di giocattoli. L’amministrazione finanziaria ha contestato il mancato inserimento dei diritti di licenza nel valore dichiarato al momento dell’importazione di prodotti provenienti dalla Cina.

La società importatrice riteneva che tali pagamenti fossero estranei al valore intrinseco della merce. Al contrario, il Fisco sosteneva che i diritti di licenza dovessero aumentare la base imponibile per il calcolo dei dazi e dell’IVA. La controversia ha attraversato diversi gradi di giudizio fino ad arrivare davanti ai giudici di legittimità.

Il controllo del licenziante sui produttori esteri

Il nucleo della disputa riguarda il rapporto contrattuale tra la società licenziataria, i titolari dei marchi internazionali e i produttori cinesi. I giudici di secondo grado avevano inizialmente accolto le ragioni dell’importatore. Secondo la loro interpretazione, i titolari dei marchi esercitavano un semplice controllo di qualità sui prodotti. Di conseguenza, non esisteva un legame così stretto da condizionare la vendita stessa delle merci.

L’Agenzia delle Dogane ha impugnato questa decisione. L’ufficio ha evidenziato come i contratti imponessero in realtà un controllo pervasivo. I titolari dei marchi potevano ispezionare la contabilità dell’importatore e autorizzare la produzione a terzi. Inoltre, essi stabilivano minimi garantiti di vendita e approvavano preventivamente per iscritto i singoli fabbricanti.

Quando i diritti di licenza fanno parte del prezzo doganale

La normativa europea stabilisce che il valore in dogana deve riflettere il reale valore economico della merce. Di regola, questo valore coincide con il prezzo effettivamente pagato per l’esportazione verso l’Unione Europea. Tuttavia, la legge prevede alcune rettifiche obbligatorie. I diritti di licenza devono essere sommati al prezzo delle merci a tre precise condizioni cumulative.

In primo luogo, i diritti di licenza non devono essere già inclusi nel prezzo pagato. In secondo luogo, i pagamenti devono riferirsi direttamente alle merci importate. Infine, il versamento delle royalties deve costituire una vera e propria condizione di vendita delle merci stesse. Questo accade quando il venditore non sarebbe disposto a vendere i prodotti senza il pagamento dei diritti al licenziante.

Le motivazioni della sentenza sul valore in dogana delle royalties

La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell’Agenzia delle Dogane definendo i criteri per valutare il potere di controllo. I giudici di legittimità hanno chiarito che il controllo non deve essere necessariamente un potere di costrizione giuridica diretta. È sufficiente un potere di fatto o di orientamento che influenzi l’attività del produttore.

La sentenza evidenzia che la Commissione Regionale ha ignorato l’importanza di clausole contrattuali decisive. La necessità di un’approvazione scritta del fabbricante da parte del licenziante rappresenta un chiaro indicatore di controllo. Lo stesso vale per le ispezioni periodiche negli stabilimenti produttivi. Questi elementi dimostrano che il produttore non era libero di vendere i beni a prescindere dal pagamento delle royalties. Pertanto, l’esistenza di un controllo indiretto impone l’adeguamento del valore doganale.

Le conclusioni sul valore in dogana delle royalties

La Suprema Corte ha annullato la decisione favorevole alla società importatrice. I giudici hanno stabilito che l’Agenzia delle Dogane ha agito correttamente nel contestare l’esclusione dei diritti di licenza dal calcolo dei dazi. La causa è stata quindi rinviata alla Corte di giustizia tributaria di secondo grado della Lombardia.

Il nuovo giudice dovrà riesaminare tutti i contratti alla luce dei principi stabiliti dalla Cassazione. Questa decisione conferma una linea rigorosa a tutela delle entrate doganali dell’Unione Europea. Le imprese importatrici dovranno valutare con estrema attenzione la struttura dei propri accordi di licenza per evitare pesanti sanzioni e recuperi d’imposta.

Quando le royalties devono essere incluse nel valore doganale delle merci?
Le royalties vanno incluse se non sono già comprese nel prezzo, se si riferiscono alle merci importate e se il loro pagamento costituisce una condizione di vendita.

Cosa si intende per controllo del licenziante sul produttore?
Si tratta del potere di orientare o limitare l’attività del fabbricante, ad esempio attraverso l’approvazione scritta dei fornitori o ispezioni nei siti produttivi.

Quali sono le conseguenze per chi non dichiara le royalties in dogana?
L’Agenzia delle Dogane può emettere un atto di recupero per richiedere il pagamento dei maggiori dazi dovuti, dell’IVA e delle relative sanzioni.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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