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Valore in dogana delle royalties: dazi dovuti anche senza accordo

L’Amministrazione Doganale ha contestato a una Società Importatrice la mancata inclusione dei diritti di licenza nel calcolo del valore delle merci importate. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell’ufficio doganale, stabilendo che il valore in dogana delle royalties deve essere sommato al prezzo delle merci se il pagamento costituisce una condizione di vendita. Questo accade non solo quando è previsto espressamente, ma anche quando il titolare del marchio esercita un controllo di fatto o di orientamento sul produttore o sull’importatore, tale da subordinare la vendita al pagamento dei diritti. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato la sentenza favorevole alla società e ha rinviato la causa alla Corte di giustizia tributaria di secondo grado per un nuovo esame dei contratti.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Civile Sez. 5 Num. 26516 Anno 2023
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Pubblicato il 15 luglio 2026 in Giurisprudenza Tributaria

Il valore in dogana delle royalties e l’importazione di merci

La determinazione dei dazi doganali sulle merci importate da paesi extra-UE rappresenta un tema complesso per le imprese. Un aspetto dibattuto riguarda l’inclusione dei diritti di licenza nel calcolo del tributo dovuto. La recente ordinanza della Corte di Cassazione affronta proprio il tema del valore in dogana delle royalties, stabilendo regole chiare per capire quando questi costi immateriali debbano essere sommati al prezzo dei beni importati. La decisione incide direttamente sulle strategie di pianificazione doganale delle società che operano con marchi internazionali.

Il caso concreto e la contestazione doganale

La vicenda nasce da un atto di recupero di diritti doganali emesso dall’Amministrazione Doganale nei confronti di una Società Importatrice. L’ufficio tributario ha contestato la mancata indicazione dei diritti di licenza, le royalties, pagati ai titolari dei marchi per l’importazione di alcuni prodotti. Secondo l’ufficio, tali somme dovevano essere sommate al valore delle merci per il calcolo del dazio e dell’IVA. La Società Importatrice ha impugnato l’atto e i giudici di secondo grado le hanno dato inizialmente ragione. I giudici d’appello hanno ritenuto che i titolari dei marchi non avessero un reale potere di controllo sui produttori esteri, limitandosi a verificare la qualità dei prodotti. Di conseguenza, la vendita non era subordinata al pagamento delle royalties. L’Amministrazione Doganale ha quindi proposto ricorso in Cassazione.

Quando i diritti di licenza incidono sul dazio doganale

La normativa doganale europea stabilisce che il valore delle merci è costituito dal prezzo effettivamente pagato. Tuttavia, a questo prezzo occorre aggiungere i corrispettivi e i diritti di licenza che l’acquirente paga come condizione di vendita. La giurisprudenza richiede tre requisiti cumulativi. Le royalties non devono essere incluse nel prezzo, devono riferirsi alle merci importate e il loro pagamento deve rappresentare una condizione per la vendita. Se manca anche uno solo di questi elementi, l’aggiunta non è dovuta.

Gli indicatori del potere di controllo del licenziante

La questione centrale riguarda la definizione di condizione di vendita quando il beneficiario delle royalties è un soggetto terzo rispetto al venditore. La Cassazione chiarisce che non serve un accordo scritto che subordini espressamente la singola vendita al pagamento. È sufficiente che esista un rapporto di controllo, anche solo di fatto o di orientamento, da parte del titolare del marchio sul produttore o sull’importatore. Esistono diversi indicatori pratici per verificare questo controllo. Ad esempio, il licenziante sceglie il produttore, effettua ispezioni periodiche negli stabilimenti, limita le quantità producibili o vieta la fabbricazione di prodotti concorrenti.

Le motivazioni della decisione sul valore in dogana delle royalties

La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell’Amministrazione Doganale evidenziando l’errore commesso dai giudici di secondo grado. La sentenza impugnata non ha considerato l’oggettiva rilevanza di numerose clausole contrattuali che dimostravano il potere di controllo del licenziante. I contratti contenevano regole precise, come l’obbligo di ottenere una preventiva autorizzazione scritta per l’approvazione del fabbricante. Inoltre, erano previste ispezioni periodiche della produzione e degli stabilimenti da parte dei titolari dei marchi. Questi elementi costituiscono chiari indicatori di un potere di controllo idoneo a influenzare la vendita. I giudici d’appello hanno errato nel ritenere che il controllo riguardasse solo la qualità della merce, trascurando l’impatto economico di tali clausole sulla determinazione del valore in dogana delle royalties.

Le conclusioni e gli effetti pratici sul valore in dogana delle royalties

La Suprema Corte ha cassato la decisione precedente e ha rinviato la causa alla Corte di giustizia tributaria di secondo grado della Lombardia. Il nuovo giudice dovrà riesaminare tutti i contratti di licenza applicando i principi stabiliti. Questa pronuncia conferma che le aziende importatrici devono analizzare con estrema attenzione i contratti di licenza e di produzione. La presenza di clausole di controllo sul produttore estero comporta quasi sempre l’obbligo di dichiarare le royalties in dogana. L’omissione di tali valori espone le imprese a pesanti sanzioni e al recupero dei dazi non versati.

Quando le royalties devono essere incluse nel valore doganale delle merci importate?
Le royalties vanno incluse se non sono già comprese nel prezzo, se si riferiscono direttamente alle merci importate e se il loro pagamento costituisce una condizione di vendita dei beni stessi.

Cosa si intende per condizione di vendita nel contesto dei diritti di licenza?
Si tratta della situazione in cui il venditore non sarebbe disposto a vendere le merci se l’acquirente non pagasse i relativi diritti di licenza al titolare del marchio.

Come si dimostra il potere di controllo del titolare del marchio sul produttore?
Il controllo si desume da elementi pratici come la scelta del produttore, ispezioni periodiche negli stabilimenti, limiti alla produzione o l’obbligo di autorizzazioni scritte.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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