LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Art. 1362 Codice Civile — Anno 2026

Pagina 27 di 37

721 provvedimenti

Altri anni per Art. 1362 Codice Civile

Clausola compromissoria: i limiti della competenza
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso per regolamento di competenza confermando che la clausola compromissoria contenuta nei patti sociali attrae a sé tutte le controversie derivanti dal rapporto societario. La vicenda riguardava una lite tra familiari soci di una società alberghiera in merito a presunte simulazioni di aumenti di capitale, risarcimento danni per cattiva gestione e indebita percezione di utili. La Suprema Corte ha chiarito che, ai sensi dell'art. 808-quater c.p.c., la competenza arbitrale si estende a ogni lite che trovi la propria causa petendi nel contratto sociale, escludendo la giurisdizione del tribunale ordinario anche per le domande risarcitorie legate a illeciti endosocietari.
Continua »
Appalto pubblico: limiti a riserve e rinegoziazione
Una società di costruzioni ha citato in giudizio un ente pubblico chiedendo il risarcimento per il ritardo di nove anni nella consegna dei lavori di un appalto pubblico. La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità delle domande. La richiesta di risarcimento extracontrattuale è stata respinta perché l'impresa aveva preventivamente rinunciato a tali azioni nel contratto. La domanda di adeguamento del prezzo è stata dichiarata tardiva, essendo stata proposta oltre il termine di decadenza di 60 giorni dal rigetto delle riserve. La Corte ha inoltre ribadito il divieto di rinegoziare i termini essenziali di un contratto pubblico per non violare la parità di trattamento tra i concorrenti.
Continua »
Contributi regionali: quando l’opera è realizzata?
Una società commerciale ha impugnato la revoca di alcuni contributi regionali a fondo perduto, sostenendo che l'ultimazione dei lavori entro i termini fosse sufficiente per mantenere il beneficio. La Corte d'Appello ha invece stabilito che, secondo il bando, la realizzazione dell'investimento include necessariamente il pagamento e l'emissione della fattura quietanzata entro la scadenza annuale. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'impresa poiché non ha specificato le norme violate né contestato correttamente i criteri interpretativi adottati dai giudici di merito, confermando l'obbligo di restituzione dei contributi regionali già percepiti.
Continua »
Appalto pubblico: risoluzione e clausole di pagamento
La Corte di Cassazione ha affrontato una complessa controversia relativa a un appalto pubblico per la realizzazione di infrastrutture logistiche. Il conflitto nasceva da reciproche accuse di inadempimento tra la società committente e l'impresa appaltatrice, con particolare focus sulla legittimità della risoluzione contrattuale e sulla validità di una clausola che subordinava il pagamento dei lavori all'effettiva erogazione dei finanziamenti pubblici. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibili sia il ricorso principale che quello incidentale, confermando la decisione di merito che aveva riconosciuto la gravità dell'inadempimento dell'appaltatrice per aver sospeso arbitrariamente i lavori. La sentenza ribadisce che, in presenza di una doppia conforme sui fatti, il sindacato di legittimità è limitato e non può tradursi in un nuovo esame delle prove.
Continua »
Imposta di registro: quando la sentenza è a tassa fissa
La Corte di Cassazione ha confermato che l'imposta di registro deve essere applicata in misura fissa quando una sentenza civile non opera l'effettivo scioglimento della comunione ereditaria. Nel caso di specie, l'Agenzia delle Entrate aveva richiesto l'imposta proporzionale, ma il giudice di merito aveva rilevato che il provvedimento si limitava ad accertare diritti senza dividere i beni. Il ricorso del Fisco è stato dichiarato inammissibile poiché non ha censurato correttamente i criteri di interpretazione della sentenza e non ha rispettato il principio di autosufficienza, omettendo di trascrivere il contenuto dell'atto contestato.
Continua »
Prescrizione crediti retributivi: stop ai recuperi.
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità del ricorso presentato da un ente previdenziale contro un dipendente per il recupero di somme percepite in eccedenza. La controversia riguardava la prescrizione crediti retributivi derivanti da un mancato riassorbimento di quote salariali dopo un passaggio di mobilità inter-enti. L'ente aveva concordato una sospensione annuale del recupero, ma ha agito solo dopo oltre dieci anni dalla scadenza di tale termine. La Corte ha stabilito che il termine decennale decorreva dalla fine della sospensione e che l'interpretazione degli accordi sindacali operata dai giudici di merito non è sindacabile in sede di legittimità se priva di vizi logici.
Continua »
Prescrizione crediti retributivi: stop ai recuperi
La Corte di Cassazione ha confermato l'intervenuta prescrizione crediti retributivi vantati da un ente previdenziale nazionale nei confronti di un dipendente. L'ente aveva erogato somme in eccesso a seguito di una procedura di mobilità inter-enti, sospendendo il recupero per un anno in base a un accordo sindacale. Tuttavia, la richiesta di restituzione è avvenuta oltre dieci anni dopo la scadenza del periodo di sospensione. La Corte ha stabilito che il termine decennale decorreva dalla fine della sospensione concordata, rendendo i crediti non più esigibili.
Continua »
Retribuzione base: calcolo maggiorazioni e CCNL
La Corte di Cassazione ha confermato il diritto di un lavoratore a percepire un'integrazione stipendiale del 15% calcolata sulla retribuzione base aggiornata. Il datore di lavoro sosteneva che la base di calcolo dovesse restare ancorata ai parametri del 1993, escludendo indennità di contingenza ed EDR successivamente conglobati dai CCNL. La Suprema Corte ha invece stabilito che il rinvio ai contratti collettivi vigenti operato dal regolamento aziendale ha natura dinamica. Pertanto, ogni variazione della retribuzione base definita dai sindacati deve riflettersi automaticamente sulla maggiorazione percentuale. È stato inoltre chiarito che il ritardo pluriennale del dipendente nel richiedere le somme non costituisce una rinuncia tacita al credito.
Continua »
Scorrimento graduatoria: regole su inquadramento
La Corte di Cassazione ha stabilito che lo scorrimento graduatoria per l'assunzione nel pubblico impiego non costituisce una prosecuzione della procedura concorsuale originaria. Nel caso esaminato, alcuni dipendenti assunti nel 2019 da una graduatoria del 2009 rivendicavano l'inquadramento nel livello D3 previsto dal bando iniziale. Tuttavia, la Corte ha confermato che l'entrata in vigore del nuovo CCNL nel 2018, che fissa il livello D1 come soglia d'accesso, prevale sulle vecchie disposizioni. Poiché la procedura concorsuale si era conclusa con l'approvazione della graduatoria, lo scorrimento successivo è soggetto alla normativa vigente al momento dell'assunzione effettiva.
Continua »
Scorrimento graduatoria: regole su inquadramento
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di alcuni lavoratori che chiedevano l'inquadramento nel livello D3 a seguito di uno scorrimento graduatoria relativo a un concorso bandito nel 2009. La Corte ha stabilito che l'inquadramento deve seguire le norme vigenti al momento dell'assunzione effettiva, avvenuta nel 2019, e non quelle del bando originario. Poiché nel 2018 è entrato in vigore un nuovo CCNL che prevede l'accesso iniziale al livello D1, l'operato dell'amministrazione è stato ritenuto legittimo.
Continua »
Scorrimento graduatoria: regole inquadramento
La Corte di Cassazione ha chiarito che lo scorrimento graduatoria nel pubblico impiego non garantisce l'inquadramento economico previsto dal bando originario se, nel frattempo, è intervenuto un nuovo CCNL. Nel caso di specie, alcuni lavoratori assunti nel 2019 tramite una graduatoria del 2010 pretendevano il livello D3. Tuttavia, la Corte ha stabilito che l'assunzione deve seguire le regole vigenti al momento della firma del contratto, che prevedevano l'ingresso al livello D1. Poiché la procedura concorsuale si era conclusa anni prima con l'approvazione della graduatoria, non era applicabile alcuna clausola di salvaguardia.
Continua »
Licenziamento disciplinare: quando l’offesa è lieve
La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità di un licenziamento disciplinare intimato a un lavoratore per una telefonata offensiva rivolta a una responsabile. I giudici di merito avevano ritenuto la condotta un gesto d'impeto privo di reale intento minaccioso, dichiarando la sanzione espulsiva sproporzionata. La Suprema Corte ha ribadito che la valutazione della gravità del fatto e della proporzionalità della sanzione è un accertamento di merito incensurabile in sede di legittimità, purché la motivazione sia logica e rispetti i parametri legali e collettivi.
Continua »
Polizze fideiussorie: guida all’escussione sicura
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di una compagnia assicurativa al pagamento di somme derivanti da polizze fideiussorie emesse a garanzia di un contratto di appalto. La controversia riguardava lo svincolo anticipato delle ritenute a garanzia del 10% sui pagamenti in corso d'opera. L'assicuratore sosteneva di essere caduto in errore, ritenendo che la propria garanzia fosse solo suppletiva rispetto a una primaria inesistente. I giudici hanno stabilito che l'interpretazione del contratto operata nei gradi di merito è corretta e che non sussistono i presupposti per l'annullamento del contratto per errore o dolo, mancando la prova della riconoscibilità dell'errore da parte della committente.
Continua »
Inammissibilità appello: i rischi della genericità
La Corte di Cassazione ha confermato l'**inammissibilità appello** in una controversia ereditaria tra un erede universale e il coniuge superstite del de cuius. La disputa verteva sulla validità di un accordo transattivo e sulla conseguente inefficacia della denuncia di successione. La Suprema Corte ha rilevato che l'atto di appello non conteneva censure specifiche contro la motivazione del Tribunale, limitandosi a richiami generici. Inoltre, il ricorso per cassazione è stato giudicato inammissibile per violazione del principio di autosufficienza, non avendo il ricorrente riportato adeguatamente i passaggi essenziali dei documenti e delle sentenze precedenti necessari alla valutazione del caso.
Continua »
Actio negatoria: prova proprietà e vizi motivazione
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di appello relativa a un'actio negatoria promossa da un condomino per negare una servitù di passaggio su una strada ritenuta privata. Il ricorrente ha contestato la natura condominiale dell'area, sostenendo che la Corte di merito avesse omesso di analizzare correttamente i titoli d'acquisto originari. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, rilevando una motivazione apparente e un errore nel regime probatorio: il giudice avrebbe dovuto accertare prioritariamente la proprietà della strada in capo all'attore basandosi sui titoli contrattuali, anziché limitarsi a prove testimoniali o fotografiche, invertendo di fatto l'onere della prova.
Continua »
Franchising: validità contratto e manuale operativo
La Corte di Cassazione ha confermato la validità di un contratto di Franchising, respingendo le pretese di un'affiliata che invocava la nullità per indeterminatezza dell'oggetto. La Corte ha stabilito che l'oggetto del contratto è valido se la formula commerciale e il know-how sono desumibili dal manuale operativo, anche se quest'ultimo viene consegnato dopo la stipula, purché l'affiliato ne abbia avuto conoscenza preventiva. La decisione chiarisce che il pagamento della fee d'ingresso non esonera l'affiliato dai propri oneri organizzativi e che l'eventuale mancata consapevolezza degli impegni assunti non configura dolo da parte del franchisor.
Continua »
Cessione del credito e responsabilità della banca
Una società ha citato in giudizio un istituto bancario lamentando un danno derivante dalla gestione di una cessione del credito in ambito fallimentare. La ricorrente sosteneva che la banca avesse violato obblighi di mandato non opponendosi a un piano di riparto sfavorevole. Tuttavia, il contratto originale prevedeva una clausola di esonero totale per la banca, ponendo ogni onere di tutela del credito in capo all'acquirente. La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando che la volontà contrattuale scritta prevale su presunti accordi verbali o condotte successive non univoche.
Continua »
Transazione: quando l’abitabilità è obbligatoria
Una società concessionaria autostradale ha citato in giudizio alcuni proprietari immobiliari chiedendo la risoluzione di una Transazione per inadempimento. I proprietari si erano rifiutati di rientrare nei propri appartamenti, temporaneamente lasciati per lavori di pubblica utilità, sostenendo che gli stessi fossero privi di abitabilità e allacci essenziali. La Cassazione ha confermato che l'accordo transattivo non poteva limitarsi alla sola stabilità strutturale, ma doveva garantire il ripristino della funzionalità abitativa minima. Il ricorso della società è stato rigettato poiché il rifiuto dei residenti è stato considerato legittimo a fronte di un immobile non ancora idoneo all'uso.
Continua »
Accollo esterno: guida alla corretta interpretazione
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza che qualificava erroneamente come accollo interno un accordo transattivo tra eredi riguardante il pagamento di compensi professionali. Il caso riguardava un professionista che chiedeva il saldo delle proprie spettanze basandosi su una conciliazione giudiziale in cui gli eredi si assumevano i debiti della dante causa. La Suprema Corte ha chiarito che per configurare un accollo esterno non è necessaria una clausola espressa, ma occorre valutare il comportamento complessivo delle parti, incluse le comunicazioni successive alla firma, che nel caso di specie indicavano la volontà di aprire l'accordo al creditore.
Continua »
Consulto ambulatoriale: quando spetta il compenso?
Una specialista in oculistica ha richiesto il pagamento di prestazioni aggiuntive per consulto ambulatoriale svolte oltre l'orario ordinario. La Corte d'Appello aveva inizialmente accolto la domanda, ritenendo il compenso dovuto per il solo fatto della prestazione resa. La Cassazione ha però ribaltato tale decisione, stabilendo che il consulto ambulatoriale dà diritto a una remunerazione extra solo se inserito in specifici programmi regionali o aziendali di 'quota variabile'. In assenza di tale programmazione, l'attività rientra nei compiti ordinari dello specialista già coperti dalla quota oraria fissa.
Continua »