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Art. 1362 Codice Civile — Anno 2026

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721 provvedimenti

Altri anni per Art. 1362 Codice Civile

Compensi professionali: guida al recupero crediti
Un avvocato ha richiesto l'ammissione al passivo di una società in amministrazione straordinaria per ottenere il pagamento di compensi professionali legati ad attività giudiziali. La società sosteneva che tali prestazioni fossero già incluse in un compenso forfettario annuo stabilito in una convenzione. Il Tribunale ha invece accertato che l'accordo riguardava solo l'assistenza stragiudiziale e il coordinamento, ammettendo il credito per le difese in tribunale. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, stabilendo che l'interpretazione del contratto è un accertamento di fatto riservato al giudice di merito e che la prova delle attività svolte era stata correttamente fornita tramite la produzione di atti e sentenze.
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Appalto non genuino: guida alla subordinazione
La Corte di Cassazione ha confermato la sussistenza di un rapporto di lavoro subordinato tra una lavoratrice e una società committente a causa di un appalto non genuino. Nonostante la lavoratrice fosse formalmente assunta da diverse cooperative, l'attività veniva svolta sotto il controllo diretto della società utilizzatrice. La Suprema Corte ha ribadito che la mancanza di autonomia organizzativa dell'appaltatore e l'assenza di rischio d'impresa configurano un'interposizione illecita di manodopera, rendendo nullo il contratto di appalto e imputando il rapporto di lavoro al reale beneficiario della prestazione.
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Responsabilità professionale e lettera di incarico
Un professionista ha richiesto l'ammissione al passivo fallimentare per un credito di 160.000 euro relativo a perizie di stima effettuate per un gruppo societario. Il curatore fallimentare ha sollevato un'eccezione di inadempimento, sostenendo che la stima fosse inidonea poiché priva di valutazioni sull'avviamento negativo e sulla continuità aziendale. Sebbene il Tribunale avesse inizialmente accolto la domanda del professionista, la Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, ravvisando una possibile responsabilità professionale. La Suprema Corte ha stabilito che il giudice di merito non può definire l'oggetto dell'incarico basandosi solo sulla prestazione effettivamente resa, ma deve obbligatoriamente esaminare la lettera di incarico per verificare se il professionista abbia rispettato gli accordi contrattuali originari.
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Superminimo: la Cassazione decide sugli usi aziendali
Una nota società di telecomunicazioni ha impugnato la decisione che dichiarava illegittimo l'assorbimento del Superminimo individuale operato a danno di diversi dipendenti. La controversia ruota attorno alla natura di tale emolumento e alla sussistenza di un uso aziendale che ne impedirebbe la riduzione. La Corte di Cassazione, ravvisando una questione di particolare rilievo nomofilattico riguardante il rapporto tra usi aziendali, recesso e trattamenti retributivi, ha disposto il rinvio della causa in pubblica udienza per un esame approfondito.
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Inquadramento superiore: calcolo dipendenti part-time
La controversia riguarda la richiesta di un inquadramento superiore da parte di una dipendente di un ente di riscossione, basata sulla gestione di un ufficio con un numero minimo di addetti. La Corte d'Appello aveva rigettato la domanda calcolando i lavoratori part-time in proporzione all'orario svolto (pro-rata), portando il numero totale sotto la soglia dei 20 dipendenti prevista dal CCNL. La Corte di Cassazione, rilevando la complessità dell'interpretazione delle clausole contrattuali in relazione alla normativa sui lavoratori a tempo parziale, ha disposto il rinvio alla pubblica udienza per definire un principio di diritto chiaro sul tema dell'inquadramento superiore.
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Inerenza dei costi: la Cassazione sul know-how
La Corte di Cassazione ha affrontato il tema della deducibilità delle fee per know-how riaddebitate da una holding alle proprie controllate. Il fulcro della controversia riguarda l'inerenza dei costi, contestata dall'Amministrazione Finanziaria per presunta mancanza di certezza e utilità. La Suprema Corte ha stabilito che l'inerenza non dipende dal vantaggio economico immediato o dalla congruità della spesa, ma dalla correlazione qualitativa con l'attività d'impresa. Di conseguenza, ha annullato la sentenza di appello che aveva negato la deducibilità, ribadendo che il fisco non può sindacare le scelte imprenditoriali se non in presenza di sproporzioni macroscopiche.
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Incompatibilità forense: limiti alla retroattività
Un avvocato ha impugnato il diniego della Cassa Forense al ricalcolo della propria pensione, basandosi sull'abolizione sopravvenuta dell'**incompatibilità forense** per cariche societarie. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che la posizione previdenziale del professionista era già stata definita e 'cristallizzata' nel 2013, prima delle riforme regolamentari del 2014. La Corte ha ribadito che i regolamenti degli enti previdenziali privati hanno natura negoziale e non possono travolgere rapporti giuridici già esauriti o definiti per mancata impugnazione.
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Uso aziendale e superminimo: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha esaminato una controversia riguardante l'assorbimento di un superminimo individuale operato da una grande società. La Corte d'Appello aveva precedentemente stabilito che la mancata riduzione dell'emolumento per tredici anni, nonostante i rinnovi contrattuali, avesse configurato un uso aziendale favorevole al lavoratore. La società ha impugnato la decisione sostenendo la legittimità del recesso da tale prassi tramite accordo aziendale. Data la complessità e la rilevanza della questione sui rapporti tra uso aziendale e stabilità del superminimo, la Suprema Corte ha rinviato la causa alla pubblica udienza per una decisione di rilievo nomofilattico.
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Uso aziendale e superminimo: la Cassazione decide
Una società di telecomunicazioni ha impugnato la decisione che riconosceva a una dipendente il diritto al mantenimento del superminimo individuale, basandosi sulla configurazione di un uso aziendale. La Corte d'Appello aveva stabilito che l'attribuzione generalizzata e costante del beneficio per tredici anni impedisse l'assorbimento dello stesso nei rinnovi contrattuali. La Corte di Cassazione, ravvisando questioni di particolare rilevanza nomofilattica sul rapporto tra uso aziendale e facoltà di recesso, ha disposto il rinvio alla pubblica udienza per un esame approfondito.
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Qualifica di dirigente: i requisiti per il riconoscimento
Un lavoratore ha richiesto l'ammissione al passivo fallimentare di una società per oltre un milione di euro, rivendicando la qualifica di dirigente in base alle mansioni svolte. Il Tribunale ha respinto la domanda, rilevando che, nonostante l'alta professionalità, il dipendente non godeva di autonomia decisionale assoluta, poiché gli atti principali erano firmati dall'amministratore. La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto, stabilendo che la qualifica di dirigente richiede un potere di iniziativa tale da influenzare l'intera impresa, non riscontrato nel caso di specie.
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Retribuzione dirigenziale: i limiti della Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto della domanda di un ex Direttore Generale volta a ottenere differenze sulla retribuzione dirigenziale. Il ricorrente sosteneva che il suo compenso dovesse essere parametrato a delibere regionali specifiche. La Corte ha stabilito che tali delibere fissano esclusivamente un tetto massimo e non impediscono alle parti di concordare un compenso inferiore. Inoltre, sono state respinte le doglianze relative all'accordo di esodo volontario, poiché la domanda di inefficacia non era stata correttamente introdotta nei gradi di merito, violando i limiti del petitum.
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Superminimo: quando non è assorbibile in busta paga
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un lavoratore che contestava l'assorbimento del proprio superminimo a seguito di rinnovi contrattuali. La Corte d'Appello aveva dato ragione al dipendente, ritenendo che il mantenimento dell'importo invariato per anni costituisse un comportamento concludente volto a escludere l'assorbibilità. La Suprema Corte, ravvisando una questione di particolare rilievo nomofilattico riguardante il superminimo e gli usi aziendali, ha disposto il rinvio alla pubblica udienza per una decisione definitiva.
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Inquadramento superiore: i requisiti del CCNL bancario
Un dipendente di un istituto bancario ha agito in giudizio per ottenere l'inquadramento superiore alla qualifica di Quadro. La Corte d'Appello, pur negando la qualifica di Quadro, ha riconosciuto al lavoratore un livello intermedio (Area 3, IV livello), basandosi sulla complessità delle mansioni svolte nell'ufficio legale. L'istituto di credito ha impugnato la decisione in Cassazione. La Suprema Corte ha stabilito che, sebbene il giudice possa riconoscere una qualifica intermedia senza violare il principio di corrispondenza tra chiesto e pronunciato, deve comunque accertare la sussistenza di tutti i requisiti previsti dal CCNL. Nel caso specifico, il IV livello richiede necessariamente il coordinamento di un numero minimo di addetti, elemento che era stato erroneamente considerato superfluo dai giudici di merito. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Responsabilità civile e indennizzo assicurativo
Un'impresa edile ha richiesto l'indennizzo alla propria compagnia assicuratrice per i costi sostenuti nel riparare una fognatura danneggiata durante dei lavori di scavo. Tuttavia, un precedente giudizio definitivo aveva stabilito l'assenza di responsabilità civile dell'impresa, definendo l'evento come imprevedibile e non evitabile. La Corte di Cassazione ha confermato che, se viene accertata l'assenza di colpa dell'assicurato, la polizza per la responsabilità civile non può essere attivata, poiché manca il presupposto giuridico del danno risarcibile a terzi.
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Stato passivo: inammissibile l’opposizione al progetto
Una società creditrice ha proposto opposizione contro il progetto di stato passivo di un ente in liquidazione coatta amministrativa. Il Tribunale ha dichiarato il ricorso inammissibile poiché l'impugnazione era rivolta a un atto preparatorio e non allo stato passivo definitivo. La Corte di Cassazione ha confermato tale decisione, ribadendo che l'interesse ad agire sorge solo nei confronti dell'elenco dei crediti esecutivo, unico atto capace di produrre effetti lesivi per il creditore.
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Indennità lavori speciali: la parola della Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato il diritto di alcuni operai edili a percepire l'indennità lavori speciali per attività di palificazione e trivellazione. Il fulcro della questione riguardava l'interpretazione di una clausola del CCNL: la Corte ha stabilito che l'indennità spetta sia a chi esegue materialmente gli scavi sia a chi è esposto a getti di acqua o fango, rigettando il ricorso del datore di lavoro che sosteneva una visione più restrittiva.
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Uso aziendale e compensi per reperibilità
La Corte di Cassazione ha confermato il diritto di alcuni lavoratori a percepire un compenso minimo per ogni intervento effettuato in reperibilità remota. La decisione si fonda sulla sussistenza di un uso aziendale consolidato nel tempo. Il datore di lavoro aveva interrotto i pagamenti sostenendo di essere caduto in un errore interpretativo del contratto collettivo, ma i giudici hanno ritenuto tale condotta non provata, confermando la natura spontanea e vincolante della prassi applicata.
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Promessa del fatto del terzo e revoca amministratore
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso di un ex amministratore delegato contro una sentenza che negava l'indennizzo pattuito in un accordo con la società controllante. Il caso riguarda la promessa del fatto del terzo, in cui la controllante si era impegnata a garantire la nomina e la durata triennale dell'incarico presso la controllata. La Suprema Corte ha stabilito che l'indennizzo è dovuto direttamente dal promittente se il terzo non compie il fatto, senza necessità di un previo giudizio contro la società terza.
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Diritto di opzione immobili pubblici: quando sorge?
La Corte di Cassazione ha confermato che il diritto di opzione immobili pubblici non sorge automaticamente da una comunicazione informativa. Nel caso esaminato, un conduttore pretendeva l'acquisto agevolato basandosi su una lettera del 1999, ma i giudici hanno stabilito che senza una formale offerta di vendita con indicazione del prezzo non sussiste alcun obbligo a contrarre per l'ente proprietario.
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Appalto chiavi in mano: la responsabilità per ritardi
La Corte di Cassazione ha analizzato una complessa controversia relativa a un appalto chiavi in mano per la realizzazione di infrastrutture portuali. La Società Appaltatrice lamentava ritardi imputabili all'Ente Committente per la mancata fornitura di energia elettrica, mentre l'Ente richiedeva penali e risarcimenti. La Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso principale poiché volto a sollecitare un nuovo esame del merito, precluso in sede di legittimità.
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