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Art. 133 Codice Penale — Sezione Settima Penale

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Altri anni per Art. 133 Codice Penale

Esposizione alla pubblica fede e furto: condanna confermata
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un imputato per furto pluriaggravato. L'uomo contestava l'applicazione dell'aggravante legata alla esposizione alla pubblica fede del bene sottratto, oltre a lamentare l'eccessiva severità della pena inflitta dai giudici di merito. I Supremi Giudici hanno respinto le doglianze dichiarando il ricorso inammissibile. Il controllo saltuario non esclude mai l'aggravante in questione, poiché la tutela attenuata del bene cede solo a fronte di una sorveglianza continuativa, costante ed efficace nel prevenire il furto. Il ricorrente deve versare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Ricettazione: Gioielli e Auto Rubata, Ricorso Inammissibile
Un individuo è stato condannato per ricettazione, avendo ricevuto un'autovettura e vari gioielli di provenienza illecita. L'imputato ha tentato di giustificare il possesso dei gioielli e ha chiesto l'applicazione di attenuanti, sostenendo che il danno fosse di lieve entità. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha confermato che la mancanza di una spiegazione plausibile per il possesso dei beni, unita al tentativo di disfarsene, dimostra la consapevolezza della provenienza illecita. Inoltre, ha ribadito che il valore dell'auto e il comportamento dell'imputato escludevano l'applicazione delle attenuanti richieste.
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Ricorso Inammissibile: Negata la Conversione Pena al Lavoratore
Un Lavoratore, condannato per reati contro il patrimonio, ha presentato ricorso contro la sentenza che gli aveva inflitto una pena detentiva, chiedendo la sua conversione in pena pecuniaria. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno ritenuto le argomentazioni del Lavoratore infondate e hanno sottolineato che la richiesta di conversione pena non era stata avanzata in precedenza. Di conseguenza, il Lavoratore è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma alla cassa delle ammende.
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Ricorso Penale Inammissibile: La Cassazione non Riesamina i Fatti
Un individuo è stato condannato per il reato di sostituzione di persona (Art. 494 c.p.). Dopo una parziale riforma in appello, ha presentato ricorso alla Corte di Cassazione, contestando presunte violazioni procedurali, vizi di motivazione e l'applicazione della recidiva. La Suprema Corte ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso penale. Ha ritenuto che le censure mirassero a una non consentita rivalutazione dei fatti e che la valutazione della recidiva fosse corretta. L'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Rifiutata la Sostituzione Pena Detentiva: Pirateria e Recidiva
Un venditore, sorpreso a commercializzare supporti audiovisivi piratati, ha chiesto la sostituzione della pena detentiva con una meno afflittiva. La Corte di Cassazione ha confermato il rifiuto della sostituzione pena detentiva. I giudici hanno considerato la gravità del fatto (molti supporti), l'assenza di lavoro regolare, la sua irregolarità sul territorio e le precedenti denunce per reati simili. Questi elementi hanno portato a un giudizio negativo sulla sua futura condotta, escludendo la possibilità di convertire la pena.
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Diniego attenuanti generiche: ricorso inammissibile per precedenti e logica
Un Cittadino, condannato per resistenza e oltraggio a pubblico ufficiale, ha impugnato la sentenza contestando la sua responsabilità e il diniego attenuanti generiche. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha confermato la corretta valutazione delle prove da parte della Corte d'Appello e la legittimità del diniego delle attenuanti, giustificato dall'assenza di elementi positivi e dalla 'allarmante biografia penale' del ricorrente. La Cassazione ha ribadito l'insindacabilità di tale diniego se logicamente motivato. Il Cittadino è stato condannato alle spese processuali e a una multa.
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Dosimetria della pena e reingresso: la Cassazione decide
Un cittadino straniero ha fatto ritorno sul territorio italiano a soli tre mesi dalla sua espulsione, violando il divieto di reingresso. I giudici di merito hanno inflitto una condanna penale superiore al minimo di legge, considerando la gravità della condotta e i precedenti penali specifici. La difesa ha presentato ricorso in Cassazione contestando il calcolo sanzionatorio. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, stabilendo che la dosimetria della pena appartiene alla discrezionalità del giudice di merito. La motivazione della condanna risulta solida poiché valorizza l'intenzione evidente di violare la legge e la pericolosità sociale del soggetto.
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Ricorso Penale Inammissibile: Quando la Protesta Non Basta in Cassazione
Un imputato, già condannato per reati come intralcio alla giustizia, porto di esplosivo e danneggiamenti, ha presentato un ricorso in Cassazione. Lamentava l'eccessiva severità della pena inflitta dalla Corte d'Appello. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, poiché le argomentazioni erano troppo generiche e non specificavano le ragioni di fatto e di diritto. La sentenza ha confermato che un ricorso deve contenere motivi specifici e non una semplice protesta. L'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle ammende. Questo caso evidenzia l'importanza della specificità nell'inammissibilità ricorso penale.
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Furto aggravato: Ricorso in Cassazione inammissibile, la condanna è definitiva
Tre individui, già condannati per furto pluriaggravato e con sentenza confermata in appello, hanno presentato un ricorso in Cassazione. Essi contestavano la valutazione dei fatti e la qualificazione del reato, oltre alla determinazione della pena. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso in Cassazione inammissibile. I giudici hanno stabilito che le contestazioni riguardavano questioni di fatto già esaminate dai giudici precedenti e che la motivazione della sentenza impugnata era logica e giuridicamente corretta. Non è possibile riesaminare i fatti in sede di legittimità. Di conseguenza, i ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della Cassa delle ammende.
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Omissione Dichiarazione Redditi: Amministratore Condannato, Ricorso Inammissibile
Un amministratore di società è stato condannato per il reato di omissione dichiarazione dei redditi, non avendo presentato la dichiarazione fiscale e mantenuto la contabilità. L'imputato ha presentato ricorso in Cassazione, sostenendo la mancanza di dolo specifico (intenzione di commettere il reato) e l'eccessiva entità della pena. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che il suo ruolo non è riesaminare i fatti, ma verificare la logica della sentenza. I giudici hanno confermato la piena responsabilità dell'amministratore, evidenziando la sua inerzia e il dolo specifico. La pena e l'applicazione della recidiva sono state ritenute congrue. L'amministratore dovrà pagare le spese processuali e una sanzione.
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Imprenditori Condannati: La Bancarotta Semplice e i Ricorsi Inammissibili
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per bancarotta semplice a carico di due imputati, già riconosciuti responsabili dal Tribunale di Como e dalla Corte d'Appello di Milano. Gli imputati avevano presentato ricorso lamentando vizi di motivazione e il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche. La Cassazione ha dichiarato i ricorsi inammissibili, ritenendo le motivazioni dei giudici precedenti adeguate e non contraddittorie. In particolare, ha evidenziato la gravità del danno e l'assenza di condotte riparatorie. I ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della Cassa delle Ammende.
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Inammissibilità Ricorso Penale: Quando la Cassazione non riesamina la pena
Un Cittadino è stato condannato per reati di false dichiarazioni e evasione. Ha presentato ricorso in Cassazione contestando la determinazione della pena e la mancata concessione della sospensione condizionale. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso penale. Ha ritenuto che i motivi presentati non fossero specifici né pertinenti. Inoltre, la Corte ha ribadito che la valutazione della pena rientra nella discrezionalità del giudice di merito, se la motivazione è logica e sufficiente. Il ricorso è stato quindi respinto, con condanna al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle ammende.
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Reato di danneggiamento: accusa accolta, ricorso respinto
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna penale inflitta a un imputato per molteplici reati, tra cui lesioni, violenza privata, rapina e il reato di danneggiamento aggravato. L'imputato aveva aggredito la vittima, forzato e rotto il parabrezza dell'automobile e sottratto le chiavi della vettura. La difesa ha contestato la configurabilità dei reati e la severità della pena inflitta dai giudici di merito. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno ritenuto pienamente credibile la testimonianza della vittima, convalidata dai rilievi delle forze dell'ordine intervenute sul luogo, dalle fatture di riparazione dell'auto e dalle ricevute per il duplicato delle chiavi. Il ricorso inammissibile comporta anche il pagamento delle spese e della sanzione pecuniaria.
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Bancarotta semplice: ricorso inammissibile e sanzione confermata
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un imprenditore condannato per il reato di bancarotta semplice documentale. L'imputato contestava la severità della sanzione inflitta e la mancata motivazione sull'applicazione della recidiva. I giudici supremi hanno chiarito che la determinazione della pena costituisce una facoltà discrezionale riservata ai giudici di merito, purché motivata in modo logico e coerente con la legge. Inoltre, la Corte ha accertato che la sentenza impugnata non ha applicato alcun aumento per recidiva, rendendo la doglianza totalmente priva di interesse giuridico. L'imprenditore perde definitivamente il giudizio e deve pagare le spese processuali e un'ammenda.
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Patteggiamento in appello: l’accordo non si contesta dopo la firma
L'Imputato, condannato per reati inerenti alle sostanze stupefacenti, aveva concordato la pena in secondo grado mediante il patteggiamento in appello. Successivamente, ha proposto ricorso in Cassazione lamentando l'errato calcolo della sanzione e il mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'accordo sulla pena, liberamente pattuito dalle parti e recepito dal giudice, non può essere contestato o modificato unilateralmente. L'unica eccezione riguarda i casi di palese illegalità della pena, fattispecie del tutto assente nel caso specifico. L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Bancarotta fraudolenta documentale: condanna confermata
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna penale inflitta all'amministratore di una società fallita per bancarotta fraudolenta documentale. L'imputato ha proposto ricorso lamentando vizi di motivazione e una scorretta valutazione della pena. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso del tutto inammissibile. I giudici hanno chiarito che il ricorrente si è limitato a ripetere le argomentazioni già respinte nei precedenti gradi di giudizio senza affrontare le ragioni della sentenza impugnata. I magistrati hanno inoltre confermato il diniego della prevalenza delle circostanze attenuanti generiche, evidenziando il comportamento non collaborativo tenuto dall'amministratore nei confronti degli organi della procedura fallimentare. La decisione comporta la definitività della pena e la condanna al versamento di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende.
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Furto tentato: la Cassazione chiarisce la motivazione sulla pena
La Corte d'Appello aveva condannato un individuo per furto tentato, confermando la recidiva ma escludendo l'aggravante. L'individuo ha presentato ricorso in Cassazione, contestando l'eccessività della pena base e la mancanza di motivazione sulla sua determinazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha stabilito che la determinazione pena furto tentato, se rientra nella media edittale, non richiede una motivazione specifica ed estesa. Basta un richiamo al criterio di adeguatezza della pena, considerando i fatti e la personalità del condannato. L'individuo ha perso il ricorso e dovrà pagare le spese processuali.
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Recidiva Reiterata: Attenuanti Non Prevalgono, Cassazione Conferma
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un Imputato per resistenza a pubblico ufficiale, lesioni aggravate e false dichiarazioni. L'Imputato aveva contestato il mancato riconoscimento della prevalenza delle attenuanti generiche sulla recidiva reiterata e la motivazione sugli aumenti di pena. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che la recidiva reiterata impedisce la prevalenza delle attenuanti generiche, come previsto dall'Art. 69 c.p. Inoltre, ha ritenuto adeguata la motivazione per gli aumenti di pena, dato il loro modesto ammontare. L'Imputato dovrà pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle ammende.
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Attenuanti generiche negate: la Cassazione conferma la condanna
Due imputati condannati per detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti hanno presentato ricorso per Cassazione. Il primo contestava la mancata concessione delle attenuanti generiche, mentre il secondo chiedeva la riqualificazione del fatto in ipotesi di lieve entità. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili entrambi i ricorsi. I giudici hanno chiarito che il giudice di merito può negare le attenuanti generiche valorizzando anche un solo elemento negativo primario, come la rilevante quantità di droga, l'assenza di un lavoro lecito o le modalità allarmanti della condotta, senza dover analizzare singolarmente ogni difesa. Per il secondo imputato, la richiesta di riqualificazione costituiva una censura di merito non consentita in sede di legittimità. I ricorrenti sono stati condannati alle spese e al pagamento di tremila euro ciascuno alla Cassa delle ammende.
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Ricorso respinto sulla dosimetria della pena per l’automobilista
L'Automobilista presenta ricorso in Cassazione per contestare la dosimetria della pena decisa nei precedenti gradi di giudizio. Il conducente sostiene che la sanzione irrogata sia eccessiva rispetto alla gravità dei fatti legati alla guida in stato di ebbrezza. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile perché i motivi proposti risultano generici e privi di concretezza. I giudici confermano che il calcolo della sanzione rientra nella discrezionalità del giudice di merito. Quando la sanzione resta sotto la media prevista dalla legge, non occorre una motivazione dettagliata. L'inammissibilità del ricorso blocca inoltre il calcolo della prescrizione del reato. L'Automobilista deve quindi pagare le spese processuali e versare tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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