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Art. 133 Codice Penale — Sezione Settima Penale

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Altri anni per Art. 133 Codice Penale

Inammissibilità ricorso penale: quando la Cassazione non riesamina i fatti
Un Imputato è stato condannato in appello per lesioni personali e minaccia. Ha presentato un ricorso in Cassazione contestando la sua responsabilità e la pena inflitta, inclusa la negazione delle circostanze attenuanti generiche. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'Inammissibilità ricorso penale. Ha stabilito che le contestazioni sui fatti non sono ammissibili in sede di legittimità. La Corte d'Appello aveva correttamente valutato le prove e applicato i criteri di legge per la pena. L'Imputato dovrà pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle Ammende.
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Concordato in appello: pena pattuita ma ricorso inammissibile
Due imputati hanno proposto ricorso per Cassazione contro la sentenza di secondo grado. Il primo imputato aveva precedentemente scelto il concordato in appello, concordando la pena con l'accusa. Successivamente, egli ha contestato l'eccessività della sanzione e la mancata assoluzione d'ufficio. Il secondo imputato ha invece contestato la quantificazione della pena pecuniaria, non ridotta al minimo di legge. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili entrambi i ricorsi. I giudici hanno chiarito che l'accordo sulla pena preclude contestazioni successive sui motivi rinunciati. Inoltre, la misura della pena pecuniaria rientra nella discrezionalità del giudice e non richiede motivazioni complesse per scostamenti minimi. Entrambi i ricorrenti hanno subito la condanna alle spese e al pagamento di tremila euro ciascuno alla Cassa delle ammende.
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Bancarotta fraudolenta: pene accessorie non più fisse, ma da valutare
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di un condannato per bancarotta fraudolenta, al quale erano state applicate pene accessorie per una durata fissa di dieci anni. La Suprema Corte ha annullato questa parte della sentenza. La decisione deriva dalla pronuncia della Corte Costituzionale che ha dichiarato incostituzionale la durata fissa di dieci anni per le pene accessorie bancarotta fraudolenta. Ora, il giudice deve determinare la durata specifica di queste sanzioni, entro un massimo di dieci anni, basandosi su criteri di proporzionalità. Il caso tornerà alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
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Furto in Abitazione: La Recidiva Reiterata Confermato dalla Cassazione
Un Lavoratore, già condannato per furto in abitazione, ha presentato ricorso contro la sentenza che confermava la sua responsabilità e l'applicazione della recidiva reiterata. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno ritenuto che la valutazione della recidiva fosse corretta. Essi hanno considerato le precedenti condanne come un chiaro indicatore di una persistente inclinazione al delitto. La Corte ha così confermato la decisione di merito.
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Eccessività trattamento sanzionatorio: ricorso respinto per motivazioni valide
Un Ricorrente ha impugnato una sentenza d'appello, sostenendo l'eccessività del trattamento sanzionatorio. Il Ricorrente contestava anche la mancata esclusione della recidiva e il mancato riconoscimento della prevalenza delle circostanze attenuanti generiche sulle aggravanti. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno ritenuto che la Corte d'Appello avesse già fornito una motivazione puntuale e sufficiente, evidenziando la gravità della condotta dell'imputato e i suoi precedenti penali.
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Pene accessorie fallimentari: legittima la parità con la pena
L'imputato ha impugnato la sentenza che stabiliva la durata delle pene accessorie fallimentari in un anno e quattro mesi, contestando una coincidenza esatta con la pena principale. La difesa sosteneva che tale parità rappresentasse un automatismo vietato dalla giurisprudenza costituzionale. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che, sebbene non esista un automatismo obbligatorio, il giudice di merito può liberamente quantificare le sanzioni accessorie nella stessa misura della sanzione principale, a patto che motivi adeguatamente la decisione applicando i criteri generali sulla gravità del fatto e sulla personalità del reo.
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Rapina: Ricorso inammissibile e condanna alle spese
Un imputato, già condannato per rapina, ha presentato ricorso in Cassazione contro la sentenza d'Appello che confermava la sua responsabilità. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha stabilito che l'imputato non ha contestato adeguatamente le motivazioni della Corte d'Appello, limitandosi a riproporre argomenti già esaminati. Le sue lamentele riguardo alla procedura e alla mancata concessione della sospensione condizionale della pena sono state considerate infondate o troppo generiche. Pertanto, la Cassazione ha rigettato il ricorso, condannando l'imputato a pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria alla Cassa delle ammende.
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Ricorso inammissibile patteggiamento: quando la Cassazione lo nega
Due donne avevano concordato una pena (sentenza di patteggiamento) per tentato furto in abitazione aggravato. Hanno poi presentato ricorso alla Corte di Cassazione, contestando l'incongruenza della pena. La Corte ha dichiarato il **ricorso inammissibile patteggiamento**. Ha chiarito che un ricorso contro una sentenza di patteggiamento è ammissibile solo per motivi specifici, come vizi nella volontà dell'imputato o illegalità della pena, non per la mera incongruità del trattamento sanzionatorio. Le ricorrenti sono state condannate alle spese processuali.
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Rapina e vizio parziale di mente: quando la condanna è confermata
Un Lavoratore è stato condannato per rapina (art. 628 CP). Ha fatto ricorso in Cassazione, contestando l'assenza di elemento oggettivo e soggettivo, l'applicazione della recidiva e la mancata prevalenza del vizio parziale di mente. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che anche un possesso temporaneo integra l'elemento oggettivo della rapina e che il dolo generico è compatibile con il vizio parziale di mente. La sentenza conferma la condanna del Lavoratore, che deve anche pagare le spese processuali e una somma alla cassa delle ammende.
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Inammissibilità Ricorso Penale: Quando la Pena non si discute più
Un Cittadino ha presentato un ricorso contro la sentenza che lo ha condannato per il reato di resistenza a pubblico ufficiale. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso. Il Cittadino contestava la gravità della pena. Tuttavia, la Corte ha stabilito che le sue argomentazioni erano già state esaminate e respinte dai giudici precedenti. La determinazione della pena, inclusa la valutazione delle attenuanti e la continuazione tra reati, rientra nella discrezionalità del giudice di merito. La Cassazione interviene solo se la decisione è arbitraria o illogica, cosa non riscontrata in questo caso. L'inammissibilità ricorso penale comporta la condanna alle spese.
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Acquisto di sostanze stupefacenti: il blocco non evita il reato
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi presentati da due soggetti coinvolti nella compravendita di due chilogrammi di cocaina. L'Acquirente sosteneva che si trattasse solo di un tentativo, poiché la polizia monitorava lo scambio. La Corte ha chiarito che l'acquisto di sostanze stupefacenti si consuma integralmente non appena la droga entra nella disponibilità del compratore, anche se l'operazione avviene sotto il controllo delle forze dell'ordine. Inoltre, è stata esclusa l'attenuante della minima partecipazione: la compravendita prevede condotte autonome e indispensabili, non un mero concorso secondario. Infine, la determinazione della pena rientra nella discrezionalità dei giudici di merito ed era inferiore al medio edittale. I due ricorrenti sono stati condannati alle spese e al pagamento di tremila euro ciascuno alla Cassa delle Ammende.
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Dosimetria della pena: il ricorso generico costa caro
L'Imputato ha presentato ricorso per Cassazione contro la sentenza della Corte di Appello, contestando la presunta eccessività della sola pena pecuniaria inflitta e lo scostamento dal minimo edittale. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso totalmente inammissibile. I giudici di legittimità hanno evidenziato che la dosimetria della pena non può essere ridiscussa in sede di Cassazione quando i giudici di merito hanno già fornito una motivazione logica e completa sui parametri considerati. Il ricorrente ha riproposto censure generiche e meramente ripetitive rispetto a quanto già esaminato. Di conseguenza, l'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese di giudizio e al versamento di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Commercio di prodotti contraffatti: ricorso inammissibile in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo condannato per commercio di prodotti contraffatti (Art. 474 c.p.). L'uomo aveva contestato il possesso della merce per la vendita e il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche. La Suprema Corte ha ritenuto che la motivazione della Corte d'Appello fosse logica riguardo alla destinazione alla vendita dei beni sequestrati. Ha anche confermato il diniego delle attenuanti, considerando la gravità del fatto e i precedenti penali del ricorrente. L'impugnazione è stata quindi respinta, con condanna al pagamento delle spese.
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Sospensione Condizionale: Diniego del Giudice, Ricorso Inammissibile
Un Imputato è stato condannato per reati contro il patrimonio e ha visto negata la sospensione condizionale della pena. Ha presentato ricorso in Cassazione, sostenendo un errore nella valutazione dei giudici precedenti. La Corte di Cassazione ha chiarito che la decisione sulla sospensione condizionale della pena rientra nella discrezionalità del giudice di merito. Se il giudice motiva adeguatamente il suo diniego, basandosi sui criteri di legge, la sua decisione non può essere contestata in Cassazione. Il ricorso dell'Imputato è stato dichiarato inammissibile, con condanna al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle Ammende.
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Attenuanti Generiche Negate: Cassazione Conferma Discrezionalità Giudice
Un Lavoratore, condannato per furto in abitazione e furto aggravato, ha presentato ricorso in Cassazione per contestare la mancata concessione delle attenuanti generiche e la congruità della pena. La Corte d'Appello aveva già ridotto la pena. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che la valutazione delle attenuanti generiche e della pena rientra nella discrezionalità del giudice di merito, se motivata logicamente e non arbitraria. Il Lavoratore è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma alla cassa delle ammende.
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Particolare tenuità del fatto: quando non si applica per reati ambientali
Il Ricorrente ha impugnato una condanna per un reato ambientale (rifiuti interrati da produzione di laterizi), chiedendo l'applicazione della "particolare tenuità del fatto". La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha confermato che il Tribunale aveva correttamente escluso la "particolare tenuità del fatto", ritenendo la condotta grave per la perseveranza nell'inosservanza delle prescrizioni e il danno non esiguo a causa della presenza di rifiuti interrati.
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Pistola Carica e Precedenti: Diniego Circostanze Attenuanti Confermato
Un individuo è stato condannato per aver portato illegalmente una pistola funzionante con un colpo in canna. Ha cercato di ottenere il riconoscimento delle circostanze attenuanti, sia per la "lieve entità del fatto" che quelle "generiche", sostenendo la difesa personale. La Corte di Cassazione ha respinto il suo ricorso, confermando il diniego circostanze attenuanti. I giudici hanno ritenuto che la pistola avesse un'elevata potenzialità letale e che l'individuo avesse una notevole propensione criminale, come dimostrato dai suoi precedenti. La sua condotta processuale non ha mostrato alcun segno di ravvedimento. Pertanto, il ricorso è stato dichiarato inammissibile, e l'individuo è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle ammende.
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Occupazione abusiva di immobile: la residenza conferma il reato
Un individuo ha occupato senza titolo un alloggio e ha richiesto il certificato di residenza presso il medesimo indirizzo. I controlli anagrafici e la condotta quotidiana hanno confermato la stabile dimora. I giudici di merito hanno quindi condannato l'imputato per il reato di occupazione abusiva di immobile. L'uomo ha proposto ricorso per cassazione per contestare la valutazione probatoria e la misura della pena inflitta. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici di legittimità non possono riesaminare il merito delle prove se la motivazione dei gradi precedenti risulta coerente e logica. La condanna penale resta pertanto confermata, con l'obbligo di pagare le spese processuali e un versamento pecuniario alla Cassa delle ammende.
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Ricorso penale inammissibile: quando la Cassazione non riesamina i fatti
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità ricorso penale presentato da un Lavoratore, condannato per reati di furto. Il Lavoratore contestava la condanna e il diniego delle attenuanti generiche. La Suprema Corte ha ritenuto che le sue argomentazioni fossero mere riproduzioni di censure già esaminate o troppo generiche. Ha ribadito che il giudizio di legittimità non permette un riesame dei fatti e che la motivazione sulla pena e sul diniego delle attenuanti era congrua. Il ricorso è stato respinto e il Lavoratore è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma a favore della Cassa delle ammende.
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Ricorso inammissibile: quando la Cassazione non riesamina i fatti
Il Ricorrente ha presentato un ricorso contro una sentenza d'Appello, contestando la motivazione sulla pena. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha stabilito che il ricorso chiedeva una nuova valutazione dei fatti, compito che spetta solo ai giudici di merito e non alla Suprema Corte. Quest'ultima verifica solo la corretta applicazione della legge. Pertanto, il Ricorrente ha dovuto pagare le spese processuali e una sanzione di tremila euro alla Cassa delle ammende. Questo caso chiarisce i limiti del ricorso inammissibile.
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