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Art. 133 Codice Penale — Sezione Settima Penale

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Altri anni per Art. 133 Codice Penale

Ricorso per Sostituzione Pena Detentiva: Inammissibile per Precedenti
Un individuo è stato condannato per danneggiamento. La Corte d'Appello ha confermato la condanna. L'imputato ha presentato ricorso in Cassazione chiedendo la sostituzione della pena detentiva con la libertà controllata. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che la Corte d'Appello avesse correttamente motivato il rifiuto di sostituire la pena, basandosi sulla personalità del condannato, i motivi del reato e i precedenti penali, come previsto dall'articolo 133 del codice penale. L'inammissibilità ha comportato la condanna al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle Ammende.
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Danno di speciale tenuità: quando il furto non ottiene sconti
Un imputato subisce la condanna per furto aggravato e presenta ricorso per Cassazione contestando il mancato riconoscimento dell'attenuante per danno di speciale tenuità, l'applicazione della recidiva e il giudizio di equivalenza sulle attenuanti. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile. L'attenuante patrimoniale richiede un pregiudizio economico lievissimo, valutando sia il valore intrinseco della refurtiva sia gli effetti ulteriori subiti dalla vittima. La ricchezza o la tolleranza economica della persona offesa non contano. I giudici hanno accertato la recidiva collegando i fatti precedenti all'inclinazione criminale attuale. L'imputato perde il giudizio e deve versare le spese legali oltre a una sanzione di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Circostanze attenuanti generiche: i precedenti fermano lo sconto
L'Imputato ha proposto ricorso per Cassazione per contestare il mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche nella loro massima estensione. La decisione di secondo grado aveva valorizzato negativamente la personalità del soggetto, gravata da precedenti penali e dalla condotta tenuta in un diverso procedimento penale, dove l'Imputato era risultato irreperibile per un caso di evasione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso manifestamente infondato e inammissibile. Di conseguenza, il diniego della riduzione di pena viene confermato integralmente, con condanna dell'Imputato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende.
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Rapina impropria: quando la violenza trasforma il furto aggravato
Un individuo è stato condannato per furto aggravato, rapina e resistenza a pubblico ufficiale. Ha contestato la qualificazione del reato di rapina, sostenendo che si trattasse di furto aggravato per mancanza di immediatezza tra sottrazione e violenza, elemento chiave per la `rapina impropria`. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha confermato che la violenza nella `rapina impropria` non richiede contemporaneità assoluta con il furto, ma è sufficiente che sia finalizzata a garantire il possesso del bene o l'impunità, anche in un momento successivo. La condanna e le spese processuali sono state confermate.
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Determinazione della pena: limiti al ricorso dopo la condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un imputato condannato per il reato di furto aggravato. L'imputato contestava la decisione dei giudici di secondo grado lamentando presunti vizi nella determinazione della pena. La Suprema Corte ha evidenziato che la sentenza precedente aveva già motivato in modo logico e coerente il calcolo sanzionatorio, valorizzando negativamente i precedenti penali specifici del reo e quantificando la sanzione ampiamente al di sotto della media edittale. I giudici di legittimità hanno ribadito che la graduazione della sanzione costituisce un potere discrezionale riservato al giudice di merito. Di conseguenza, l'imputato ha subito la conferma definitiva della condanna e il pagamento delle spese processuali, oltre a una sanzione di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Pene accessorie fallimentari: ricorso inammissibile e condanna
L'Imprenditore, condannato per bancarotta preferenziale alla pena di un anno e otto mesi di reclusione, impugna la decisione di merito relativa alle pene accessorie fallimentari fissate in due anni. Il difensore deduce un difetto di motivazione circa la quantificazione della sanzione. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile. I giudici chiariscono che l'obbligo di una motivazione specifica sussiste soltanto quando la durata della sanzione viene determinata in misura superiore alla media edittale. Nel caso in esame, la durata delle pene accessorie fallimentari risulta sensibilmente inferiore a tale media e di poco superiore alla pena principale, rispettando i criteri legali di adeguatezza e proporzionalità. L'Imputato viene quindi condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Lesioni personali aggravate: massimo edittale e ricorso respinto
Quattro soggetti subiscono una condanna per il reato di lesioni personali aggravate commesso in concorso tra loro. La vittima riconosce chiaramente gli aggressori, con una dinamica confermata da testimoni oculari e riprese di videosorveglianza. Il giudice stabilisce una sanzione severa, partendo dal massimo della pena consentita dalla legge per via della violenza dell'atto e dei precedenti degli aggressori. Gli imputati impugnano la decisione davanti alla Corte di Cassazione, contestando la credibilità delle prove e l'eccessiva severità della sanzione. I giudici di vertice respingono totalmente l'impugnazione, confermando che la quantificazione della pena è ben motivata e che la rivalutazione delle prove è vietata in sede di legittimità. I ricorrenti devono versare le spese e una sanzione pecuniaria alla Cassa delle ammende.
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Furto Aggravato: Inammissibilità Ricorso Penale e Conferma della Condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso penale presentato da un imputato, già condannato per furto aggravato. L'imputato contestava la motivazione della sentenza d'appello, ritenendola illogica. Tuttavia, la Suprema Corte ha stabilito che il ricorso chiedeva una nuova valutazione dei fatti, non consentita in sede di legittimità. Di conseguenza, il ricorso è stato respinto e l'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle ammende, confermando la condanna per furto aggravato.
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Truffa: Cassazione conferma condanna, esclusa tenuità del fatto
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per un reato di truffa (art. 640, comma 2, cod. pen.) inflitta a un'imputata. La donna aveva presentato ricorso contestando la responsabilità e l'omessa applicazione della non punibilità per particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno ritenuto che il ricorso non fosse specifico e che la condotta della donna non fosse di lieve entità, considerando la reiterazione del comportamento. L'imputata dovrà pagare le spese processuali e una somma alla cassa delle ammende.
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Tentata rapina aggravata: armi dei correi e ricorso respinto
L'Imputato propone ricorso contro la condanna per tentata rapina aggravata commessa in concorso con altri soggetti. La difesa lamenta l'errata applicazione della legge sul reato impossibile, l'ingiusta attribuzione dell'aggravante delle armi e il diniego delle attenuanti generiche. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile. I giudici rilevano che l'azione stava per essere portata a compimento e che la presenza di armi si estende a tutti i partecipanti, data la loro consapevole collaborazione. Inoltre, i motivi di ricorso sono generici perché non contestano direttamente la sentenza d'appello. La Cassazione conferma la condanna dell'Imputato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Lesioni Aggravate: La Cassazione Conferma la Negazione Attenuanti Generiche
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di un imputato condannato per lesioni personali aggravate. L'imputato contestava la negazione attenuanti generiche da parte dei giudici precedenti. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la decisione della Corte d'Appello. I giudici hanno ritenuto che la motivazione sul diniego delle attenuanti fosse sufficiente, basandosi sugli elementi decisivi del caso e sulle modalità del fatto. L'imputato dovrà pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle ammende.
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Furto Aggravato e Recidiva Reiterata: Cassazione conferma la pena
Un individuo è stato condannato per furto aggravato e gli è stata applicata la recidiva reiterata. Ha presentato ricorso in Cassazione contestando l'applicazione della recidiva reiterata. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che i giudici precedenti avessero correttamente valutato la sussistenza della recidiva reiterata, considerando non solo la gravità dei fatti e il tempo trascorso, ma anche l'effettiva inclinazione al delitto dell'imputato, come richiesto dall'articolo 133 del codice penale. L'individuo deve quindi pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle ammende.
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Ricorso penale inammissibile: quando la difesa non basta
Un Lavoratore ha presentato ricorso contro la condanna per reati legati allo spaccio di sostanze stupefacenti, contestando sia la sua colpevolezza sia il mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche, aggravato dalla recidiva specifica infraquinquennale. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno ritenuto le contestazioni generiche e non specifiche, già esaminate e respinte nei gradi precedenti. Hanno inoltre confermato che la decisione sulla pena e sulle attenuanti era adeguatamente motivata, anche con una motivazione implicita. Il Lavoratore è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della Cassa delle ammende.
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Reato di furto: Cassazione conferma condanna e spese processuali
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di un individuo condannato per un reato di furto. L'imputato contestava la mancata concessione delle circostanze attenuanti generiche. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che le doglianze erano una mera riproposizione di argomenti già valutati e che la motivazione sulla pena e sul diniego delle attenuanti era congrua. L'individuo condannato per il reato di furto deve pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle ammende.
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Continuazione del reato: quando più rapine non fanno un unico piano criminale
Un Individuo ha chiesto il riconoscimento della continuazione del reato per tre rapine, ma il Giudice per le Indagini Preliminari (GIP) aveva negato la richiesta. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione del GIP. Ha stabilito che per applicare la continuazione del reato, i crimini devono far parte di un unico programma criminoso, preordinato e non semplicemente una serie di atti simili. Nel caso specifico, le rapine erano state commesse in un arco temporale esteso e con modalità diverse, indicando decisioni autonome. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile, e all'Individuo è stato ordinato di pagare le spese processuali e una sanzione.
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Furto e attenuanti generiche: la confessione forzata non basta
Un uomo condannato per furto in abitazione ha presentato ricorso in Cassazione contestando il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche. Il ricorrente sosteneva che la propria confessione dovesse giustificare una riduzione di pena. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che la valutazione sulle attenuanti generiche spetta esclusivamente al giudice di merito. Nel caso esaminato, l'imputato ha confessato solo di fronte a prove schiaccianti e incontestabili. Tale ammissione non dimostra un autentico pentimento o ravvedimento interiore. L'imputato perde definitivamente la causa ed è condannato alle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Determinazione del trattamento punitivo e peso della droga
L'Imputato ha presentato ricorso in Cassazione contro la sentenza d'appello, contestando la severità della condanna inflitta per la detenzione di sostanze stupefacenti. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso del tutto inammissibile. I giudici hanno chiarito che la determinazione del trattamento punitivo e il discostamento dalla pena base erano motivati in modo logico e coerente. La Corte d'Appello aveva infatti dato espresso rilievo all'elevato peso della sostanza sequestrata. Per questa ragione, la Cassazione ha confermato integralmente la condanna e ha imposto al ricorrente il pagamento delle spese processuali e di una sanzione economica.
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Attenuanti Generiche: Precedenti Penali Bloccano la Riduzione della Pena
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di un imputato condannato per tentata truffa. L'imputato contestava il diniego delle attenuanti generiche e il calcolo della pena per il reato tentato. La Suprema Corte ha ribadito che la decisione sulle attenuanti generiche è un giudizio di fatto insindacabile se motivato correttamente, come nel caso in cui si considerano i precedenti penali dell'imputato. Ha inoltre confermato la discrezionalità del giudice nel determinare la pena per il reato tentato, purché la motivazione sia logica. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile, confermando la condanna e l'obbligo di pagare le spese processuali.
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Ricettazione e Inammissibilità Ricorso Penale: Quando l’Appello Fallisce
Un individuo è stato condannato per ricettazione, avendo ricevuto un furgone rubato. Ha presentato ricorso alla Corte di Cassazione, contestando la logicità della motivazione e l'applicazione della legge. La Suprema Corte ha dichiarato l'inammissibilità ricorso penale, ritenendo i motivi generici e privi di specificità. La sentenza ha confermato la condanna, obbligando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della cassa delle ammende.
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Circostanze attenuanti generiche: richiesta respinta e condanna
L'Imputato ha proposto ricorso per cassazione contro la sentenza della Corte di Appello contestando la mancata concessione delle circostanze attenuanti generiche. I giudici di legittimità hanno dichiarato il ricorso manifestamente infondato e inammissibile. La Suprema Corte ha ribadito il principio consolidato secondo cui il giudice di merito, nel negare le circostanze attenuanti generiche, non deve confutare ogni singola argomentazione difensiva. Risulta sufficiente un congruo riferimento agli elementi ritenuti decisivi e rilevanti ai fini della determinazione della pena. L'Imputato perde definitivamente la causa e subisce la condanna alle spese processuali oltre al pagamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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