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Art. 133 Codice Penale — Sezione Settima Penale

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Altri anni per Art. 133 Codice Penale

Circostanze attenuanti generiche negate: conta la recidiva
L'Imputato, condannato per il reato di ricettazione, ha proposto ricorso in Cassazione lamentando il mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile perché manifestamente infondato. I giudici hanno chiarito che, per negare lo sconto di pena, è sufficiente fare riferimento ai precedenti penali del soggetto senza dover esaminare ogni singolo parametro dell'articolo 133 del codice penale. L'Imputato è stato quindi condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Attenuanti generiche negate per precedenti penali specifici
L'Imputato ha proposto ricorso per cassazione contro la sentenza della Corte di Appello che confermava la sua condanna penale. La difesa lamentava vizi di motivazione sull'accertamento di responsabilità e il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la valutazione sulle prove spetta solo ai gradi di merito. Inoltre, il diniego delle circostanze attenuanti risulta pienamente legittimo se fondato sui precedenti penali e sulla personalità negativa dell'autore del reato. L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese di giudizio e a tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Spaccio di lieve entità e 3000 dosi: la Cassazione nega sconti
L'Imputata chiedeva la riqualificazione del reato in spaccio di lieve entità dopo il sequestro di un quantitativo di hashish sufficiente per 3.246 dosi, insieme a un bilancino di precisione e sostanza già frazionata. La difesa sollecitava inoltre la concessione delle circostanze attenuanti generiche e l'applicazione del minimo della pena. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno confermato la gravità del fatto: l'elevato quantitativo di stupefacente, gli strumenti professionali e l'avvenuta cessione di parte della droga escludono la fattispecie attenuata e impediscono sconti sanzionatori. L'Imputata è stata condannata al pagamento delle spese di giudizio e al versamento di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Misura di sicurezza dell’espulsione tra reati e ricorso negato
L'Imputato ha presentato ricorso in Cassazione contro la sentenza della Corte di Appello, contestando il diniego delle attenuanti generiche e l'applicazione della misura di sicurezza dell'espulsione dal territorio dello Stato. I giudici di merito avevano fondato la decisione sul giudizio negativo della personalità del soggetto e sulla sua concreta pericolosità sociale, evidenziata dalla reiterazione di reati identici persino durante l'applicazione di una misura cautelare. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso totalmente inammissibile a causa della genericità delle censure difensive, le quali non affrontavano la logica e coerente motivazione espressa nel provvedimento impugnato. L'Imputato ha quindi perso il ricorso, con conseguente conferma della misura e condanna al versamento delle spese di giustizia e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Commercio di prodotti contraffatti: la grossolanità non esclude il reato
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un commerciante per ricettazione e commercio di prodotti contraffatti. L'uomo deteneva e vendeva merce con marchi falsificati, acquistata a basso prezzo da ignoti. La Suprema Corte ha ribadito che il reato di commercio di prodotti contraffatti si configura anche se la contraffazione è grossolana e facilmente riconoscibile. Questo perché il reato tutela la fede pubblica, non solo l'inganno del singolo acquirente. Il ricorso del commerciante è stato dichiarato inammissibile.
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Ricettazione: Appello Inammissibile, Condanna Confermata in Cassazione
Un individuo è stato condannato per il reato di ricettazione. La Corte d'Appello aveva parzialmente riformato la sentenza di primo grado, dichiarando la prescrizione per alcuni reati minori e riducendo la pena, ma confermando la condanna principale. L'imputato ha presentato ricorso in Cassazione, contestando la valutazione dell'elemento psicologico della ricettazione e il diniego della sospensione condizionale della pena. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto le contestazioni prive di specificità o manifestamente infondate, ribadendo che il giudice non deve esaminare ogni singolo elemento per negare la sospensione, potendo basarsi sui precedenti penali. L'imputato dovrà pagare le spese processuali e una sanzione.
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Circostanze attenuanti generiche negate: ricorso inammissibile
Un imputato ha presentato ricorso in Cassazione contro la sentenza di appello, lamentando il mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche. I giudici di secondo grado avevano negato lo sconto di pena evidenziando la gravità del fatto e l'assenza di elementi positivi, come un comportamento collaborativo. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso del tutto inammissibile a causa della genericità delle censure difensive. La valutazione del giudice di merito risulta infatti logica e priva di vizi sindacabili in sede di legittimità. Di conseguenza, la Corte ha condannato l'imputato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Inammissibilità Ricorso Penale: Quando la Cassazione non riesamina i fatti
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso penale presentato da un Lavoratore, condannato per guida in stato di ebbrezza. Il Lavoratore contestava il mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche e il trattamento sanzionatorio. La Suprema Corte ha stabilito che le sue lamentele riguardavano il merito della decisione e non violazioni di legge o vizi logici sindacabili in Cassazione. La motivazione della Corte d'Appello, che aveva considerato i precedenti penali del Lavoratore, è stata ritenuta adeguata. Di conseguenza, il ricorso è stato respinto, con condanna alle spese e al pagamento di una somma alla Cassa delle ammende.
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Ricorso inammissibile per genericità: condanna e multa
Un imputato ha contestato davanti alla Corte di Cassazione la severità della condanna stabilita dai giudici di appello. Il condannato lamentava una valutazione inadeguata della pena, sostenendo un difetto di motivazione. I giudici supremi hanno rilevato la totale assenza di contestazioni specifiche contro le ragioni della corte territoriale, la quale aveva già valorizzato la gravità dei fatti e i precedenti specifici. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile per genericità, confermando la sentenza di merito e condannando il ricorrente alle spese processuali e al pagamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Circostanze attenuanti generiche negate: ricorso inammissibile
L'Imputato, già accompagnato alla frontiera in esecuzione di un provvedimento di espulsione, è rientrato in Italia senza alcuna autorizzazione ministeriale. Condannato nei precedenti gradi di giudizio, ha proposto ricorso in Cassazione lamentando il mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il diniego delle circostanze attenuanti generiche è ampiamente giustificato dai precedenti penali rilevanti e dalla gravità della condotta dell'imputato. Il magistrato non deve confutare ogni singolo argomento della difesa, ma può limitarsi a valorizzare un elemento negativo ritenuto prevalente. L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Attenuanti generiche negate: la Cassazione conferma la pena per rapina
Un Lavoratore è stato condannato per rapina pluriaggravata, lesioni aggravate e ricettazione. La Corte d'Appello ha riformato la sentenza precedente solo per quanto riguarda la pena, aumentandola. Il Lavoratore ha presentato ricorso in Cassazione, contestando il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche e la dosimetria della pena. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che i giudici d'appello avessero correttamente valutato la gravità dei reati e la personalità negativa del Lavoratore, confermando la pena inflitta e il diniego delle attenuanti generiche.
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Ricorso Penale Inammissibile: Quando la Genericità Costa Cara
Un imputato, condannato per un reato, ha presentato un ricorso in Cassazione contro la sentenza d'appello, contestando la determinazione della pena. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso penale perché i motivi presentati erano troppo generici. Per questo motivo, l'imputato è stato condannato a pagare le spese processuali e una somma di 3.000 euro alla cassa delle ammende. La genericità dei motivi ha comportato l'inammissibilità e la condanna alle spese.
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Pena Concordata: Ricorso Inammissibile senza Vizi Logici o Giuridici
Un imputato, condannato per reati legati agli stupefacenti (Art. 73 d.P.R. 309/1990), ha cercato di contestare la pena concordata in appello. L'imputato aveva accettato un accordo (concordato in appello) per definire la pena, che includeva la riduzione per circostanze attenuanti generiche e l'aumento per la continuazione dei reati. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il suo ricorso. Il ricorso contestava solo la quantità della pena, senza evidenziare difetti logici o giuridici nella decisione. La sentenza ha ribadito che non si può contestare la pena se questa deriva da un accordo precedentemente accettato e senza vizi. L'impugnazione pena concordata è stata quindi respinta.
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Attenuanti Generiche Negate per Lesioni Aggravate: Ricorso Inammissibile
Un individuo, condannato per lesioni personali aggravate, ha presentato ricorso in Cassazione contestando il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche. La Corte d'Appello aveva parzialmente riformato la pena. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che il giudice può negare le attenuanti generiche con una motivazione sintetica, basata sugli elementi rilevanti del caso, senza dover analizzare ogni singolo aspetto. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle ammende.
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Vizio di motivazione sulla pena: ricorso inammissibile per detenzione droga
Un Imputato è stato condannato per detenzione illecita di cocaina. La Corte d'Appello ha confermato la condanna, ma ha revocato la confisca di denaro. L'Imputato ha presentato ricorso in Cassazione lamentando un vizio di motivazione sulla pena, sostenendo che non fossero state considerate le modalità della condotta e la quantità di droga. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che i giudici di merito hanno discrezionalità nella determinazione della pena, purché la motivazione sia adeguata. Ha inoltre condannato l'Imputato al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle Ammende.
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Bancarotta Fraudolenta: Ricorso Penale Inammissibile in Cassazione
Un imprenditore, già condannato per bancarotta fraudolenta documentale, ha presentato ricorso in Cassazione. Contestava la pena ritenuta eccessiva e il mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche. La Corte d'Appello aveva già escluso la recidiva. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che la valutazione della pena e delle attenuanti rientra nella discrezionalità del giudice di merito. Solo un errore evidente o un ragionamento illogico permetterebbero un intervento della Cassazione. I precedenti penali dell'imprenditore giustificavano la decisione. L'inammissibilità del ricorso penale comporta la condanna alle spese.
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Esclusione della recidiva e anzianità: il verdetto della Cassazione
L'Imputato ha presentato ricorso per Cassazione contestando la mancata esclusione della recidiva. La difesa ha sostenuto che l'età avanzata del colpevole avrebbe dovuto azzerare la valutazione di pericolosità sociale. La Suprema Corte ha respinto la richiesta e ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno confermato che l'anzianità non cancella automaticamente l'accresciuta gravità della condotta criminale. Nel caso di specie, pesavano sei precedenti penali per evasione e falso, uniti alla pianificazione dell'illecito con il concorso di un medico. L'anzianità anagrafica non impedisce la reiterazione di reati complessi.
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Tentato Furto Aggravato: Cassazione conferma condanna, ricorso inammissibile
Un individuo è stato condannato per tentato furto aggravato. Ha presentato ricorso in Cassazione contestando la sua responsabilità, la mancata applicazione della non punibilità per tenuità del fatto e il diniego delle circostanze attenuanti generiche. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha confermato la condanna, ribadendo che la valutazione della tenuità del fatto e delle attenuanti generiche rientra nella discrezionalità del giudice di merito, se adeguatamente motivata. L'imputato dovrà pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle ammende.
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Porto ingiustificato di arma: condanna confermata, ricorso inammissibile
Un Lavoratore è stato condannato per porto ingiustificato di arma, avendo portato un coltello con lama appuntita vicino al Tribunale. La Corte d'Appello ha confermato la condanna, escludendo la lieve entità del fatto e le attenuanti generiche a causa della pericolosità del soggetto e delle modalità dell'azione. La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Lavoratore, confermando la condanna e la pena. La decisione ha ribadito che la valutazione della pericolosità e la negazione delle attenuanti erano corrette, data la natura dell'arma e il contesto.
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Determinazione della pena: discrezionalità del giudice e ricorsi
L'Imputato ha impugnato la condanna a otto mesi di reclusione e mille euro di multa per spaccio di lieve entità. Il ricorso contestava l'eccessiva severità della sanzione e il difetto di motivazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno stabilito che la determinazione della pena rientra nella piena discrezionalità del magistrato di merito. Quando la sanzione si colloca vicino al minimo edittale, non occorre una motivazione analitica per ogni criterio di legge. Nel caso concreto, il possesso di dosi già frazionate, le modalità di custodia e il denaro di piccolo taglio hanno pienamente giustificato la quantificazione. L'Imputato è stato condannato alle spese processuali e al pagamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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