L'Amministratore di una società, condannato per bancarotta per aver dissipato oltre 1,8 milioni di euro, ha fatto ricorso contro la decisione della Corte d'Appello che aveva fissato a sette anni la durata delle sanzioni commerciali e direttive. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che la determinazione della durata delle pene accessorie fallimentari non può essere automatica o basata su formule generiche. Se il giudice decide di applicare una sanzione superiore alla media edittale, deve fornire una motivazione specifica e dettagliata basata sulla gravità del fatto e sulla personalità del reo, valutando anche comportamenti positivi post-reato, come la collaborazione con la giustizia. La sentenza è stata annullata con rinvio per una nuova valutazione.
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