LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Art. 13, comma 1-quater, del d.P.R. n. 115 del 2002 — Sezione Terza Civile

Pagina 33 di 34

672 provvedimenti

Altri anni per Art. 13, comma 1-quater, del d.P.R. n. 115 del 2002

Onere della prova promotore: chi paga i danni?
La Corte di Cassazione ha stabilito che, in caso di illeciti commessi da un promotore finanziario, l'onere della prova grava sul cliente. Per ottenere un risarcimento dalla banca, il risparmiatore deve dimostrare con prove concrete l'effettiva consegna del denaro al promotore per operazioni riconducibili al mandato. La condanna del promotore, anche penale tramite patteggiamento, non è sufficiente a trasferire automaticamente la responsabilità sull'istituto di credito. In questo caso, il ricorso dei risparmiatori è stato dichiarato inammissibile per carenza di prove adeguate, confermando la decisione della Corte d'Appello che aveva escluso la responsabilità della banca.
Continua »
Ricorso Giudice di Pace: inammissibile senza appello
Un utente contesta una bolletta dell'acqua e il Giudice di Pace gli dà ragione dichiarando la prescrizione del credito. Il Comune fornitore del servizio idrico impugna la decisione ricorrendo direttamente in Cassazione. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile, chiarendo che per le cause di valore esiguo, decise secondo equità, lo strumento corretto non è il ricorso diretto ma l'appello a motivi limitati. La scelta del mezzo di impugnazione errato ha impedito alla Corte di esaminare il merito della questione.
Continua »
Azione revocatoria fondo patrimoniale: la Cassazione
Una creditrice, co-fideiussore che aveva parzialmente saldato un debito, ha agito con successo tramite azione revocatoria contro altri co-fideiussori che avevano costituito dei fondi patrimoniali per sottrarre i loro beni alla garanzia. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, rigettando i ricorsi dei debitori. La Suprema Corte ha ribadito che la costituzione del fondo patrimoniale è un atto gratuito revocabile e che, per dimostrare il pregiudizio, è sufficiente rendere più incerta la riscossione del credito, essendo irrilevante la capienza del patrimonio residuo.
Continua »
Onere della prova: indennizzo per detenzione inumana
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un ex detenuto che chiedeva un indennizzo per condizioni di detenzione inumane. La decisione sottolinea che l'onere della prova grava interamente sul ricorrente, il quale deve fornire prove concrete delle condizioni lamentate prima di avviare il giudizio. L'inerzia dell'amministrazione penitenziaria, che non ha ottemperato a un ordine di esibizione, non è sufficiente a sopperire alla mancanza di prove da parte del richiedente.
Continua »
Compensazione spese legali: quando il vincitore paga
Una società creditrice perde la causa di revocatoria contro l'acquirente di un immobile, ma quest'ultimo non ottiene il rimborso integrale delle spese. La Cassazione conferma la decisione, stabilendo che la compensazione spese legali è legittima quando, pur vincendo, la parte ha sostenuto tesi difensive infondate, integrando così 'gravi ed eccezionali ragioni' che giustificano la deroga al principio della soccombenza.
Continua »
Responsabilità professionale avvocato: onere della prova
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso per responsabilità professionale avvocato. Il caso verteva su un presunto errore del legale in un procedimento di pignoramento. La Corte ha stabilito che il ricorso era una richiesta di riesame dei fatti, non una censura per violazione di legge, ribadendo che la valutazione del nesso causale e delle prove spetta ai giudici di merito.
Continua »
Errore di fatto revocatorio: limiti e inammissibilità
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso per revocazione, chiarendo che l'errore di fatto revocatorio consiste in una errata percezione dei fatti documentali e non in una diversa valutazione giuridica. Nel caso specifico, un condomino contestava una sentenza sostenendo un errore della Corte, ma in realtà chiedeva un nuovo giudizio di diritto, motivo per cui il suo ricorso è stato respinto.
Continua »
Valore della causa: come si calcolano le spese legali
Una società ha citato in giudizio un Comune per il risarcimento di un danno milionario. La causa è stata respinta per difetto di giurisdizione, ma la società è stata condannata a pagare ingenti spese legali. La Cassazione ha confermato che il calcolo delle spese si basa sul valore della causa, cioè sulla somma richiesta, anche se la decisione non entra nel merito della questione. Questo principio, noto come 'disputatum', è fondamentale per determinare i costi di un procedimento legale.
Continua »
Azione revocatoria: credito anteriore alla sentenza
La Corte di Cassazione conferma la revoca di una vendita immobiliare tra coniugi. Una ex datrice di lavoro aveva venduto un bene al marito dopo la fine del rapporto con una dipendente, la quale vantava crediti retributivi. La Corte stabilisce che ai fini dell'azione revocatoria, il credito del lavoratore sorge con il rapporto di lavoro e non con la sentenza che lo accerta, rendendo l'atto di vendita posteriore e quindi revocabile.
Continua »
Comparsa integrativa: si può aggiungere la riconvenzionale?
Una società di logistica ha citato in giudizio un Ministero per il mancato pagamento di servizi. Il Ministero, dopo una prima comparsa, ha depositato una comparsa di costituzione integrativa con domanda riconvenzionale entro i termini di legge. La Corte di Cassazione ha confermato l'ammissibilità di tale atto, stabilendo che il potere di difesa non si 'consuma' con il primo deposito, ma può essere integrato fino alla scadenza del termine previsto, senza ledere il diritto di difesa della controparte.
Continua »
Specificità motivi appello: la Cassazione conferma
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi presentati contro una sentenza di Corte d'Appello che aveva confermato l'inefficacia di alcuni atti di disposizione patrimoniale. La decisione si fonda sulla violazione del principio di specificità motivi appello, poiché i ricorrenti non hanno adeguatamente indicato e trascritto negli atti le censure mosse alla decisione impugnata, rendendo impossibile per la Corte valutarne la fondatezza.
Continua »
Ricorso inammissibile: Cassazione e limiti al riesame
Una società fornitrice di servizi si oppone a un decreto ingiuntivo per il mancato pagamento di una fattura. Dopo la sconfitta in primo e secondo grado, ricorre in Cassazione. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile, ribadendo che il suo ruolo non è quello di un terzo grado di giudizio per riesaminare i fatti o le prove, ma solo di verificare la corretta applicazione della legge. La decisione chiarisce i limiti del sindacato di legittimità, in particolare riguardo la valutazione delle prove e l'interpretazione dei contratti.
Continua »
Azione revocatoria: il potere del giudice sul credito
Una curatela fallimentare agisce in revocatoria per rendere inefficaci due donazioni che pregiudicavano un credito derivante da una promessa di pagamento. La Cassazione chiarisce che il giudice può qualificare la domanda basandosi sui fatti allegati, anche se inquadra il credito in modo diverso da quanto prospettato dalla parte, senza incorrere nel vizio di ultrapetizione. Il ricorso è stato quindi rigettato, confermando la piena validità dell'azione revocatoria.
Continua »
Consumi idrici anomali: obblighi dell’utente
Un utente ha contestato una bolletta per consumi idrici anomali dovuti a un guasto nel suo impianto privato. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione d'appello, stabilendo che la responsabilità ricade sull'utente per mancata manutenzione del proprio impianto. La Corte ha ritenuto non abusiva la clausola che esonera la società fornitrice dall'obbligo di avviso, poiché il guasto era facilmente verificabile e la negligenza dell'utente era la causa dirimente del danno.
Continua »
Ripartizione debito solidale: la Cassazione decide
In un caso originato dal dissesto di una grande società alimentare, la Corte di Cassazione ha chiarito i criteri per la ripartizione del debito solidale in sede di regresso. Un co-obbligato, dopo aver pagato l'intera somma provvisionale stabilita in sede penale, ha agito contro gli altri. La Corte ha stabilito che la ripartizione del debito solidale deve basarsi sull'importo effettivamente richiesto dal creditore e pagato dal solvens, non sull'ipotetico danno totale. L'appello del condebitore, che mirava a ricalcolare le quote sul danno complessivo, è stato quindi respinto.
Continua »
Legittimazione attiva: possesso basta per il danno?
Un condomino agisce contro il condominio e una società energetica per rumori e infiltrazioni nel suo box auto. La Cassazione interviene sul tema della legittimazione attiva, stabilendo un principio fondamentale: per la richiesta di risarcimento del danno da mancato utilizzo è sufficiente dimostrare il possesso del bene, non essendo necessaria la prova della proprietà. Al contrario, per le domande che mirano a ottenere un ordine di esecuzione di opere su parti comuni, è indispensabile provare la titolarità del diritto di proprietà. La Corte cassa la sentenza e rinvia il caso alla Corte d'Appello per una nuova valutazione sulla base di questi principi.
Continua »
Azione revocatoria: quando la vendita è a rischio?
La Corte di Cassazione conferma la revoca di una vendita immobiliare effettuata da un amministratore di una società poi fallita. L'azione revocatoria è stata accolta poiché la vendita, avvenuta a un prezzo irrisorio (1/3 del valore di mercato) a una persona legata al debitore, pregiudicava le ragioni dei creditori. La Corte ha ribadito che per agire è sufficiente una 'plausibile ragione di credito', non un credito già accertato, e che la consapevolezza del danno può essere desunta da molteplici indizi, come i legami familiari e il prezzo di vendita.
Continua »
Recesso per gravi motivi: quando non è legittimo?
La Corte di Cassazione chiarisce i limiti del recesso per gravi motivi in un contratto di locazione commerciale. Se il conduttore è a conoscenza di un difetto dell'immobile (nella specie, una parziale inagibilità) ma rinnova ugualmente il contratto, non può successivamente invocare tale difetto come 'grave motivo' sopravvenuto per giustificare un recesso anticipato. La conoscenza pregressa del problema e la prosecuzione del rapporto contrattuale escludono la natura imprevedibile e sopravvenuta richiesta dalla legge, obbligando il conduttore al pagamento dei canoni fino alla scadenza naturale.
Continua »
Azione revocatoria: credito litigioso e simulazione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un padre e un figlio contro la decisione che rendeva inefficace un atto di retrocessione immobiliare. L'atto, compiuto a favore del padre, mirava a sottrarre il bene alla garanzia patrimoniale del figlio nei confronti della sua ex coniuge, creditrice in una causa di divorzio. La Corte ha confermato che un'azione revocatoria è esperibile anche in presenza di un credito litigioso e che il motivo di ricorso non può limitarsi a riproporre tesi già respinte, ma deve criticare specificamente la motivazione della sentenza impugnata.
Continua »
Termine breve impugnazione: notifica al difensore
Un gruppo di familiari proponeva ricorso per cassazione contro una sentenza della Corte d'Appello che dichiarava inammissibile il loro gravame per tardività. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, confermando che il termine breve impugnazione di 30 giorni decorre dalla notifica della sentenza al difensore costituito e non dalla successiva notifica alla parte personalmente. Tale principio, valido anche in caso di litisconsorzio, rende irrilevante ogni notifica successiva ai fini del calcolo della scadenza.
Continua »