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Art. 13, comma 1-quater, del d.P.R. n. 115 del 2002 — Anno 2025

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Altri anni per Art. 13, comma 1-quater, del d.P.R. n. 115 del 2002

Onere della prova: risarcimento negato senza prove
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'acquirente che chiedeva il risarcimento per il deterioramento di un immobile. La decisione si fonda sulla violazione dell'onere della prova: la ricorrente non ha dimostrato lo stato del bene al momento del contratto preliminare, rendendo impossibile provare sia il danno effettivo sia il nesso causale con la condotta della venditrice. La Suprema Corte ha ribadito che chi agisce in giudizio per ottenere un risarcimento deve fornire prove concrete a sostegno della propria pretesa.
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Rinuncia al ricorso: niente doppio contributo
La Cassazione dichiara estinto un giudizio per rinuncia al ricorso da parte di un erede contro un'università. Si stabilisce che la rinuncia non comporta il pagamento del doppio del contributo unificato, misura applicabile solo in caso di rigetto o inammissibilità.
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Inquadramento professionale: la Cassazione decide
Un lavoratore del settore trasporti ha richiesto un inquadramento professionale superiore, negato dalla Corte di Cassazione. La Corte ha confermato la decisione d'appello, stabilendo che il lavoratore non ha fornito prova sufficiente di svolgere mansioni con l'autonomia, la responsabilità e il coordinamento di personale richiesti dal livello superiore. L'analisi si è basata sul cosiddetto "procedimento trifasico", che confronta le mansioni effettivamente svolte con le declaratorie contrattuali. Essendo le attività del dipendente risultate standardizzate e prive di discrezionalità, il ricorso è stato rigettato.
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Prova della proprietà: onere cruciale nel fallimento
Una società ha richiesto la restituzione di beni mobili trovati nei locali di un'azienda fallita, dei quali era stata conduttrice. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, sottolineando che l'onere della prova della proprietà dei beni ricade interamente sul richiedente. La Corte ha ritenuto irrilevante la questione sulla legittimità dell'occupazione dei locali, focalizzandosi esclusivamente sulla mancata dimostrazione della titolarità dei beni rivendicati, confermando la decisione del Tribunale.
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Inopponibilità sentenza: la Cassazione decide
Una società ha chiesto la restituzione di un terreno e l'ammissione di un credito nei confronti di un'altra società in amministrazione straordinaria. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo il principio di inopponibilità della sentenza: una decisione giudiziale di risoluzione contrattuale, se diventa definitiva dopo l'apertura della procedura concorsuale, non è efficace nei confronti della massa dei creditori.
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Fatture inesistenti: onere della prova del contribuente
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 14966/2025, ha confermato che in caso di contestazione di fatture per operazioni inesistenti, spetta al contribuente dimostrare l'effettività delle operazioni. L'Amministrazione Finanziaria può basare l'accertamento su prove indiziarie gravi, precise e concordanti, come l'assenza di una reale struttura del fornitore. La sola contabilità del contribuente non è sufficiente a superare tali presunzioni.
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Termine impugnazione: no alla doppia sospensione
Un contribuente ha visto il suo ricorso dichiarato inammissibile per tardività. La Corte di Cassazione ha stabilito che la sospensione speciale di nove mesi del termine impugnazione, prevista per le liti pendenti, non si cumula con la sospensione feriale. Secondo la Corte, una 'doppia sospensione' non è ammissibile in assenza di una specifica previsione normativa, rendendo così tardivo il ricorso presentato oltre la scadenza calcolata senza il cumulo.
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Giudicato in Ottemperanza: la prescrizione è definitiva
La Corte di Cassazione stabilisce che una decisione sulla prescrizione del diritto, emessa in un giudizio di ottemperanza, acquista autorità di cosa giudicata. In questo caso, una società, dopo aver tentato più volte di ottenere un rimborso fiscale dall'Amministrazione finanziaria, si è vista respingere l'ultima istanza perché una precedente sentenza, che aveva dichiarato il suo diritto prescritto, era diventata definitiva e inappellabile, formando un giudicato in ottemperanza che ha precluso ogni ulteriore azione.
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Notifica atti fiscali: la raccomandata informativa
Una contribuente contesta una cartella di pagamento sostenendo di non aver mai ricevuto l'avviso di accertamento preliminare. La Corte di Cassazione chiarisce che per una valida notifica di atti fiscali a un familiare convivente, è indispensabile la spedizione della raccomandata informativa da parte dell'ente, ma non è necessaria la prova della sua effettiva ricezione. L'appello della contribuente viene quindi respinto.
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Ricorso tributario generico: inammissibile per la Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un professionista contro una cartella esattoriale. La decisione si fonda sul principio che un ricorso tributario generico, che non contesta specificamente le motivazioni della sentenza impugnata, non può essere esaminato nel merito. Il ricorrente lamentava una presunta doppia imposizione e vizi di motivazione, ma secondo la Corte le sue censure erano astratte e non si confrontavano con il percorso logico-giuridico seguito dai giudici di secondo grado, violando così il principio di specificità dei motivi di ricorso.
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Errore revocatorio: non basta la Cassazione
La Corte di Cassazione chiarisce i confini tra ricorso e revocazione. Un contribuente si è visto respingere il ricorso perché l'errore del giudice d'appello, che aveva erroneamente ritenuto nuova un'eccezione di compensazione, configurava un errore revocatorio da far valere con un altro rimedio legale. La Corte ha inoltre confermato la legittimità della condanna alle spese a favore dell'Amministrazione Finanziaria anche se difesa da propri funzionari. La parola_chiave centrale è errore revocatorio.
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Insinuazione passivo leasing: come calcolare il credito
Una società di leasing ha richiesto l'ammissione al passivo fallimentare per l'intero credito residuo di un contratto, senza sottrarre il valore ricavato dalla vendita dei beni recuperati. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per difetto di specificità. La sentenza chiarisce che, nell'insinuazione al passivo leasing, il creditore deve sempre detrarre dal suo credito il valore ottenuto dalla ricollocazione del bene, conformemente ai principi di compensazione previsti dalla legge fallimentare e dalla normativa speciale sul leasing.
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Rinuncia al ricorso: estinzione e spese legali
La Corte di Cassazione dichiara l'estinzione di un processo a seguito della rinuncia al ricorso da parte dell'appellante, accettata dalla controparte. La decisione chiarisce che, in caso di rinuncia al ricorso accettata, non vi è luogo a una pronuncia sulle spese di lite e non si applica il raddoppio del contributo unificato, delineando un esito procedurale favorevole per chi sceglie di terminare la lite.
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Privilegio impresa cooperativa: limiti e requisiti
Una società di progetto ha richiesto il riconoscimento di un credito privilegiato, tipico delle cooperative, nel fallimento di una società cooperativa. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, chiarendo che il privilegio impresa cooperativa non si estende ai crediti derivanti da contratti d'appalto e che una società non cooperativa non può invocarlo, anche se agisce in un raggruppamento con cooperative. L'inammissibilità è stata rafforzata dalla mancata impugnazione di una ratio decidendi autonoma del precedente giudizio.
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Ricorso inammissibile per vizi di forma e contenuto
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile presentato da un professionista contro una cartella esattoriale. La decisione si fonda sulla mancanza dei requisiti di forma e contenuto dell'atto di appello, come la carente esposizione dei fatti e la genericità dei motivi. La sentenza ribadisce il rigore formale necessario per adire la Suprema Corte, sottolineando che non basta lamentare la mancata considerazione delle proprie difese, ma occorre formulare censure specifiche riconducibili ai casi tassativamente previsti dalla legge.
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Estinzione del giudizio: la rinuncia in Cassazione
Una complessa lite su una garanzia fideiussoria giunge in Cassazione. Tuttavia, le parti raggiungono un accordo e rinunciano ai rispettivi ricorsi. La Suprema Corte dichiara l'estinzione del giudizio, compensando le spese legali tra tutte le parti coinvolte, in accoglimento della loro richiesta congiunta.
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Opposizione all’esecuzione: rimedio e inammissibilità
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso avverso una sentenza del Tribunale. Il caso riguardava un'opposizione all'esecuzione in cui i debitori contestavano la legittimazione attiva di una società cessionaria del credito. La Corte ha stabilito che la contestazione del diritto del creditore a procedere esecutivamente configura un'opposizione all'esecuzione, la cui sentenza di primo grado deve essere impugnata con l'appello e non con il ricorso diretto in Cassazione. La scelta del rimedio errato ha quindi determinato l'inammissibilità del ricorso.
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Motivazione classamento DOCFA: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha stabilito che, in caso di variazione catastale tramite procedura DOCFA che modifica solo la distribuzione interna degli spazi senza alterare la consistenza (numero di vani), l'avviso di accertamento dell'Agenzia delle Entrate che respinge la nuova classificazione proposta dal contribuente è sufficientemente motivato con la sola indicazione dei dati oggettivi e della classe attribuita. Non è richiesta una motivazione classamento DOCFA più approfondita, specialmente se l'Agenzia si limita a ripristinare la classificazione preesistente.
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Giurisdizione canone concessorio: decide il G.A.
La Corte di Cassazione, a Sezioni Unite, ha stabilito che la giurisdizione sul canone concessorio per l'occupazione di suolo pubblico spetta al giudice amministrativo, e non a quello ordinario, qualora la controversia non si limiti alla sola debenza della somma, ma investa la legittimità dell'atto regolamentare autoritativo con cui l'ente pubblico ha imposto l'obbligo. Nel caso specifico, una società concessionaria autostradale aveva impugnato la richiesta di pagamento di un canone da parte di un Comune, contestando il regolamento comunale che ne costituiva il presupposto. La Corte ha chiarito che, poiché l'oggetto del contendere è l'esercizio del potere discrezionale della P.A., la giurisdizione è radicata presso il giudice amministrativo.
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Esenzione ICI: no senza prova di fondi pubblici prevalenti
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un ente religioso che chiedeva la revocazione di una precedente sentenza sfavorevole sull'esenzione ICI. La Corte ha ribadito che, per beneficiare dell'esenzione, non è sufficiente ricevere contributi pubblici, ma è necessario dimostrare che tali fondi costituiscono la fonte di finanziamento prevalente. In assenza di tale prova e in presenza di rette non simboliche, l'attività è considerata commerciale e quindi soggetta a imposta.
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