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Art. 13, comma 1-quater, del d.P.R. n. 115 del 2002 — Anno 2025

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1342 provvedimenti

Altri anni per Art. 13, comma 1-quater, del d.P.R. n. 115 del 2002

Motivazione apparente: sentenza fiscale annullata
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza della Commissione Tributaria Regionale per vizio di motivazione apparente. I giudici d'appello avevano confermato una decisione di primo grado a favore di un contribuente, ma senza spiegare in modo comprensibile le ragioni logico-giuridiche. L'accertamento fiscale, basato su indagini bancarie, era stato parzialmente annullato, ma la Corte Suprema ha ritenuto la motivazione della sentenza d'appello insufficiente a giustificare la decisione, rinviando il caso per un nuovo esame.
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Azione revocatoria: il conferimento in società estera
La Corte di Cassazione conferma l'inefficacia di un conferimento di tutti i beni immobili di un debitore in una società estera di nuova costituzione. L'operazione, volta a sottrarsi al pagamento di assegni di mantenimento, è stata colpita da azione revocatoria. La Suprema Corte ha ritenuto provata la consapevolezza del pregiudizio (participatio fraudis) in capo alla società terza attraverso presunzioni gravi, precise e concordanti, come la tempistica sospetta della costituzione societaria e il controllo totale del debitore sulla stessa.
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Verificazione Scrittura: quando è valida la procedura?
Un'associazione sportiva ha citato in giudizio un club calcistico per un pagamento basato su una convenzione. Il club ha contestato l'autenticità della firma del proprio amministratore. I tribunali di merito, tramite una perizia calligrafica, hanno accertato la falsità della firma. L'associazione ha impugnato la decisione sostenendo un vizio procedurale: la verificazione scrittura sarebbe stata avviata tardivamente. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, chiarendo che la richiesta di verificazione è un'istanza istruttoria che rientra nella normale gestione del processo da parte del giudice, non un sub-procedimento da espletare necessariamente prima di ogni altra attività.
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Divisione non trascritta e IMU: cosa dice la Cassazione
La Corte di Cassazione ha stabilito che una divisione immobiliare, anche se non trascritta nei registri pubblici, è pienamente valida ai fini del calcolo dell'IMU. Nel caso esaminato, una contribuente aveva ricevuto un avviso di liquidazione basato su quote di comproprietà che non possedeva più a seguito di un atto di divisione. L'amministrazione comunale sosteneva l'inefficacia dell'atto per mancata trascrizione. La Corte ha rigettato tale tesi, affermando che il presupposto dell'imposta è la proprietà effettiva del bene, non la sua pubblicità immobiliare. Pertanto, la divisione non trascritta, se provata con data certa, è opponibile al Comune.
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Errore revocatorio: quando non si può impugnare
La Corte di Cassazione chiarisce i limiti dell'errore revocatorio in materia tributaria. Una società aveva impugnato una sentenza sfavorevole sostenendo un errore di fatto, basato su una presunta errata trascrizione di dichiarazioni in un verbale della Guardia di Finanza. La Corte ha rigettato il ricorso, specificando che l'errore di valutazione delle prove o la contestazione di un atto pubblico non costituiscono un errore revocatorio, ma vizi che vanno fatti valere con altri mezzi, come la querela di falso. La decisione ribadisce che la revocazione è un rimedio eccezionale, limitato a meri errori di percezione del giudice e non a errori di giudizio.
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Preliminare di vendita: le conseguenze della risoluzione
Un promissario acquirente ha ricevuto un immobile prima della vendita definitiva tramite un preliminare di vendita. A seguito della risoluzione dell'accordo, la Corte di Cassazione ha confermato che l'acquirente deve versare un'indennità per l'intero periodo di utilizzo, a partire dalla data della stipula del contratto. La Corte ha chiarito che il preliminare di vendita con consegna anticipata è un contratto misto e la sua risoluzione ha effetti retroattivi, imponendo la restituzione non solo dell'immobile ma anche dei benefici economici (frutti) derivanti dal suo godimento.
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Retribuzione pubblico impiego: inammissibile ricorso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un avvocato dipendente pubblico contro la trattenuta dell'IRAP sulla sua retribuzione. L'inammissibilità deriva dal fatto che i motivi del ricorso miravano a una nuova valutazione dei fatti e delle prove, attività preclusa in sede di legittimità, anziché contestare vizi di legge. La decisione ha quindi confermato la legittimità delle trattenute fiscali nell'ambito della retribuzione pubblico impiego in questo specifico caso processuale.
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Accettazione tacita eredità: il preliminare di vendita
Una società acquirente si rifiutava di concludere un acquisto immobiliare, sostenendo che i venditori, in qualità di eredi, non avessero formalmente accettato l'eredità. La Corte di Cassazione ha stabilito che la stipula stessa del contratto preliminare di vendita costituisce un'accettazione tacita eredità, rendendo i venditori legittimi proprietari e infondato il rifiuto dell'acquirente.
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Cessione del credito PA: quando serve l’accettazione
Una società finanziaria, cessionaria di crediti vantati da una casa di cura verso un'Azienda Sanitaria Locale (ASL), ha agito per il pagamento. L'ASL si è opposta sostenendo la non opponibilità della cessione del credito PA, poiché il contratto originario richiedeva una sua accettazione espressa, mai avvenuta. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione dei giudici di merito, stabilendo che la clausola contrattuale che impone l'accettazione espressa è valida e vincolante. Di conseguenza, il pagamento effettuato dall'ASL al creditore originario è stato ritenuto liberatorio e la società cessionaria priva di legittimazione attiva.
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Giudicato esterno: onere della prova e certificazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 9270/2025, ha ribadito un principio fondamentale in materia di giudicato esterno. Un automobilista, ritenuto unico responsabile di un sinistro, ha tentato di far valere in Cassazione una sentenza emessa in un altro giudizio relativo allo stesso incidente, che stabiliva un concorso di colpa al 50%. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile perché il ricorrente, pur avendo prodotto la sentenza, non ha fornito la certificazione di passaggio in giudicato, documento indispensabile per provare la definitività della decisione. La pronuncia sottolinea che l'onere della prova del giudicato esterno spetta a chi lo eccepisce e non può essere superato nemmeno dalla mancata contestazione della controparte.
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Concorso di colpa per velocità: la Cassazione decide
Una recente ordinanza della Cassazione ha confermato il principio del concorso di colpa per un automobilista che, pur avendo subito un incidente causato da un altro veicolo che non ha rispettato lo stop, procedeva a velocità eccessiva. La Corte ha stabilito che la violazione del limite di velocità contribuisce all'evento dannoso, giustificando una riduzione del risarcimento. È stato inoltre negato il danno personalizzato per mancanza di prove specifiche.
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Indennità di funzione: quando spetta al dirigente?
La Corte di Cassazione conferma il diritto di un dirigente a ricevere una indennità di funzione per aver svolto mansioni aggiuntive di CFO, anche per il periodo precedente al formale riconoscimento economico. La sentenza stabilisce che lo svolgimento effettivo di compiti di maggiore responsabilità giustifica una retribuzione supplementare, superando il principio di onnicomprensività dello stipendio quando la stessa azienda, in un secondo momento, istituisce un compenso specifico per tale incarico.
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Dati da procedimento penale: uso legittimo per licenziare?
Un dirigente, licenziato sulla base di prove emerse da un altro procedimento penale, ha contestato l'illegittima acquisizione dei suoi dati. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che l'uso di dati da procedimento penale è legittimo quando l'azienda esercita il proprio diritto di difesa e non costituisce una violazione della privacy né un controllo a distanza illecito.
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Motivazione apparente: quando il ricorso è inammissibile
Una società impugna un avviso di recupero per crediti d'imposta, sostenendo che la sentenza di secondo grado presenti una motivazione apparente. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile, specificando che la motivazione era chiara e coerente. I giudici di merito avevano correttamente basato la loro decisione sulla provata inesistenza del credito d'imposta per vizi formali e sostanziali, non su un errore nella procedura di compensazione.
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Rinuncia ricorso Cassazione: estinzione e spese
La Corte di Cassazione dichiara estinto un giudizio a seguito della rinuncia al ricorso per cassazione da parte del ricorrente. L'ordinanza chiarisce che tale atto non necessita dell'accettazione della controparte per essere efficace, determinando l'automatica estinzione del processo e il passaggio in giudicato della sentenza impugnata. Di conseguenza, le spese legali vengono interamente compensate tra le parti.
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Riscossione credito d’imposta: quando è legittima?
Una società si opponeva alla riscossione di un credito d'imposta ritenuto indebito, sostenendo che l'atto non fosse definitivo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la legittimità della riscossione immediata, anche se non definitiva, in base a una norma speciale (art. 27, D.L. 185/2008). La Corte ha inoltre stabilito che un errore formale nella cartella, come l'indicazione di 'ruolo ordinario' anziché 'straordinario', non ne causa la nullità se le ragioni della pretesa sono comunque chiare.
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Autotutela tributaria: limiti del ricorso al Fisco
Una società ha richiesto l'annullamento in autotutela tributaria di due cartelle di pagamento divenute definitive, sostenendo che fossero una duplicazione di un debito. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, ribadendo un principio consolidato: il diniego di autotutela su un atto ormai definitivo può essere impugnato solo per profili di illegittimità del rifiuto stesso, legati a un rilevante interesse generale, e non per contestare nel merito la pretesa tributaria, i cui termini di impugnazione sono scaduti. L'autotutela resta un potere discrezionale dell'Amministrazione e non un mezzo per sanare la mancata impugnazione da parte del contribuente.
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Buoni postali fruttiferi: tassi variabili, ok Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una risparmiatrice riguardo la modifica dei tassi di interesse sui suoi buoni postali fruttiferi. La Corte ha confermato che la legge permette la variazione dei rendimenti tramite decreti ministeriali successivi alla sottoscrizione, e che la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale è una notifica sufficiente per i risparmiatori, senza necessità di comunicazione individuale. Questa decisione consolida un orientamento giurisprudenziale stabile in materia.
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Intimazione di pagamento: legittima anche se facoltativa
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un contribuente contro un'intimazione di pagamento, stabilendo che l'Agenzia delle Entrate può legittimamente notificare tale atto anche quando non è strettamente obbligatorio, ad esempio quando il debito non è stato ricalcolato in giudizio. La Corte ha inoltre chiarito che la pendenza di un processo penale non blocca l'irrogazione della sanzione amministrativa, ma solo la sua esecuzione forzata.
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Obblighi informativi: la banca deve provare tutto
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un istituto di credito al risarcimento dei danni subiti dagli eredi di un cliente per un investimento in obbligazioni argentine. La Corte ha rigettato tutti i motivi di ricorso della banca, ribadendo che l'onere di provare l'assolvimento degli obblighi informativi grava sull'intermediario. I tentativi della banca di contestare la valutazione delle prove e l'interpretazione dei fatti sono stati dichiarati inammissibili, in quanto non rientrano nelle competenze del giudizio di legittimità.
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