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Art. 13, comma 1-quater, del d.P.R. n. 115 del 2002 — Anno 2024

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1556 provvedimenti

Altri anni per Art. 13, comma 1-quater, del d.P.R. n. 115 del 2002

Carenza di interesse: ricorso inammissibile
Una società concessionaria autostradale chiedeva la demolizione di un manufatto costruito a distanza non regolamentare. Dopo una complessa vicenda processuale, la Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso incidentale del proprietario per sopravvenuta carenza di interesse, poiché la sua posizione era già stata salvaguardata dal rigetto del ricorso principale della società.
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Rendita catastale impianti: i pozzi sono esclusi?
Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha chiarito che i pozzi geotermici, in quanto elementi funzionali allo specifico processo produttivo, non devono essere inclusi nel calcolo della rendita catastale impianti. La decisione si basa sulla legge del 2015 che esclude dalla stima catastale i cosiddetti 'imbullonati', privilegiando il criterio della funzionalità produttiva rispetto a quello della stabilità fisica dell'impianto.
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Motivazione sentenza: quando il minimo è sufficiente
Una società impugnava un avviso di accertamento per la tassa rifiuti, lamentando in Cassazione la nullità della sentenza d'appello per difetto di motivazione. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, affermando che la motivazione della sentenza, seppur sintetica, raggiunge il "minimo costituzionale" necessario, soprattutto se letta insieme alla pronuncia di primo grado. La Corte ha inoltre sottolineato che spetta al contribuente specificare quali atti richiamati "per relationem" gli fossero ignoti e provare adeguatamente il diritto a riduzioni fiscali.
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Accertamento misto: quando è legittimo per la Cassazione
Una società manifatturiera contesta un avviso di accertamento dell'Agenzia delle Entrate. L'accertamento, fondato su una discrepanza rispetto agli studi di settore e su ulteriori elementi indiziari (come le spese immobiliari dei soci), è stato qualificato come "accertamento misto" e ritenuto legittimo dalla Corte di Cassazione. La Corte ha stabilito che quando un accertamento non si basa esclusivamente sugli studi di settore, ma è corroborato da una pluralità di indizi gravi, precisi e concordanti, esso è valido, rigettando così il ricorso della società.
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Trasferimento lavoratore: quando è illegittimo?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'azienda contro la sentenza che annullava il trasferimento di una lavoratrice. La dipendente, riammessa in servizio dopo una causa, era stata immediatamente trasferita in un'altra regione. L'azienda ha giustificato il provvedimento sulla base di un accordo sindacale per la gestione delle eccedenze di personale. La Suprema Corte ha stabilito che tale accordo non esonera il datore di lavoro dal provare le specifiche e concrete ragioni tecniche, organizzative e produttive che legittimano il singolo trasferimento lavoratore, confermando l'illegittimità della decisione aziendale.
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Autosufficienza del ricorso: Cassazione inammissibile
Un operatore sanitario ha fatto ricorso per ottenere i buoni pasto per i turni notturni. La Corte d'Appello ha respinto la domanda per prescrizione. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, sottolineando la violazione del principio di autosufficienza del ricorso: il ricorrente non aveva trascritto il contenuto essenziale dei documenti che provavano l'interruzione della prescrizione, impedendo alla Corte di valutare il motivo.
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Interpretazione accordi aziendali: il limite in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un lavoratore che chiedeva l'assunzione sulla base di vecchi accordi aziendali. La Corte ha ribadito che l'interpretazione di tali accordi è di competenza esclusiva dei giudici di merito (Tribunale e Corte d'Appello) e non può essere contestata in sede di legittimità, a differenza di quanto avviene per i contratti collettivi nazionali.
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Valutazione insolvenza: i limiti del ricorso in Cassazione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società tecnologica contro la sua dichiarazione di fallimento. La Corte ha chiarito che non può riesaminare la valutazione insolvenza fatta dai giudici di merito, specialmente riguardo a un debito di 400.000 euro verso i dipendenti, limitandosi a verificare la corretta applicazione della legge. Ha inoltre sanato un presunto vizio di notifica.
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Rimborso spese legali: il parere dell’Avvocatura
Un dirigente pubblico, assolto in un processo penale, ha contestato l'importo del rimborso delle spese legali ricevuto dalla sua amministrazione. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha stabilito un principio fondamentale sul rimborso spese legali dipendente pubblico: il parere di congruità espresso dall'Avvocatura dello Stato, sebbene necessario, non è vincolante per il giudice. Quest'ultimo ha il potere e il dovere di valutare nel merito la congruità dell'importo, garantendo i principi di ragionevolezza e tutela effettiva dei diritti del lavoratore. La sentenza d'appello è stata annullata con rinvio.
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Rationes decidendi: appello inammissibile se parziale
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile l'appello dell'Agenzia delle Dogane in un caso di dazi antidumping. La sentenza di merito si fondava su due distinte 'rationes decidendi' (mancata allegazione di documenti e violazione del contraddittorio). L'Agenzia non le ha impugnate entrambe, rendendo il ricorso inammissibile poiché la motivazione non contestata era sufficiente a sorreggere la decisione. Anche il ricorso incidentale della società è stato dichiarato inammissibile.
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Ricorso tardivo: improcedibile anche con guasto telematico
La Corte di Cassazione dichiara improcedibile il ricorso di una società contro la reintegra di un lavoratore. Nonostante la società abbia invocato un malfunzionamento telematico per giustificare il deposito oltre i termini, il ricorso tardivo è stato respinto perché la richiesta di rimessione in termini non è stata presentata con la dovuta tempestività dopo la scoperta del problema.
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Responsabilità amministratori: dovere di agire informati
La Corte di Cassazione conferma la sanzione a un amministratore di un intermediario finanziario per carenze nei controlli interni. L'ordinanza ribadisce l'ampia responsabilità degli amministratori, anche non esecutivi, sottolineando il loro dovere di agire informati. Essi devono monitorare attivamente la gestione dei rischi, senza potersi limitare a recepire passivamente le informazioni fornite dagli organi esecutivi. La decisione chiarisce che la presunzione di colpa grava sull'amministratore, che deve provare di aver agito diligentemente per prevenire i danni.
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Responsabilità direttore lavori: la Cassazione conferma
La Corte di Cassazione ha confermato la sanzione amministrativa a carico di un direttore dei lavori per la realizzazione di una strada di cantiere difforme dal progetto approvato. La sentenza chiarisce la sua responsabilità direttore lavori, non come mero obbligato in solido, ma come concorrente nell'illecito. Questo a causa della sua 'posizione di garanzia', che gli impone di vigilare sulla corretta esecuzione delle opere. La Corte ha stabilito che la colpa è presunta e spetta al professionista dimostrare la sua assenza.
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Usucapione tra coeredi: la Cassazione chiarisce
Un coerede ottiene la proprietà di un immobile ereditario per usucapione, dimostrando un possesso esclusivo e continuato per decenni. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 21135/2024, ha respinto il ricorso degli altri eredi, i quali sostenevano si trattasse di mera tolleranza dovuta ai legami familiari. La Corte ha stabilito che la lunga durata del possesso e i lavori di miglioria sull'immobile sono prove decisive che escludono la tolleranza, confermando così l'avvenuta usucapione tra coeredi.
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Stabilizzazione precariato: la data del contratto è decisiva
Un gruppo di dipendenti a tempo determinato ha richiesto la conversione del proprio rapporto di lavoro in indeterminato. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, chiarendo che per la stabilizzazione del precariato, ai sensi della normativa speciale esaminata, è fondamentale la data di stipula del contratto. La legge si applica solo ai contratti già in essere alla sua entrata in vigore, risultando irrilevante che la procedura di selezione fosse iniziata in data anteriore.
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Deroga distanze legali: quando non si applica?
La Cassazione chiarisce che la deroga distanze legali, prevista per i piani di recupero urbano, non si applica se solo uno dei due edifici confinanti è incluso nel piano. La Corte ha cassato la sentenza d'appello solo per l'omessa pronuncia sulla domanda di manleva, confermando la condanna all'arretramento della costruzione.
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Ritardata restituzione: l’inquilino non è responsabile
La Corte di Cassazione ha analizzato un caso di ritardata restituzione di un immobile locato. I locatori avevano citato in giudizio i conduttori poiché, alla scadenza del contratto, un terzo soggetto era rimasto all'interno dell'appartamento. Sia il Tribunale che la Corte d'Appello hanno respinto la richiesta dei locatori, stabilendo che i conduttori avevano adempiuto al loro obbligo offrendo seriamente la riconsegna del bene, libero dai loro effetti personali. La Cassazione ha confermato la decisione, dichiarando inammissibile il ricorso dei proprietari, in quanto mirava a una rivalutazione dei fatti e non a contestare errori di diritto.
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Onere della prova mandato: chi deve provare il pagamento?
La Corte di Cassazione ha stabilito che in un mandato all'incasso, spetta a chi riceve le somme (mandatario) l'onere della prova di averle effettivamente consegnate al proprietario (mandante). Il caso riguardava un amico incaricato di riscuotere i canoni di locazione per conto della proprietaria di un immobile. Nonostante la fiducia e l'amicizia, la Corte ha confermato la condanna del mandatario alla restituzione delle somme, poiché non era riuscito a provare di averle versate alla proprietaria.
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Impugnazione sentenza Giudice di Pace: i limiti
Un cittadino ha impugnato direttamente in Cassazione una sentenza del Giudice di Pace che dichiarava la propria incompetenza su una causa di restituzione di 517 euro. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che la corretta via per l'impugnazione di una sentenza del Giudice di Pace, anche se riguarda solo la competenza, è l'appello e non il ricorso diretto alla Corte Suprema, salvo rarissime eccezioni.
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Perequazione urbanistica: quando scatta l’IMU?
Una contribuente ha contestato un avviso di accertamento IMU relativo a un terreno inserito in un piano di perequazione urbanistica, sostenendo che l'imposta non fosse dovuta. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, chiarendo che, a differenza della compensazione urbanistica, nella perequazione il diritto edificatorio è una qualità intrinseca del suolo che ne determina l'immediata tassabilità, anche se il terreno è destinato alla cessione al Comune.
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