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Art. 13, comma 1-quater, D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115 — Sezione Terza Civile

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Altri anni per Art. 13, comma 1-quater, D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115

Improcedibilità del ricorso: errore formale fatale
Una casa editrice si rivolge alla Corte di Cassazione dopo il rifiuto di un indennizzo assicurativo per danni da allagamento. La Corte dichiara l'improcedibilità del ricorso a causa del mancato deposito tempestivo della relata di notificazione della sentenza impugnata, un adempimento procedurale inderogabile che ha reso impossibile l'esame nel merito della questione.
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Responsabilità civile PA: obbligo di mezzi non di risultato
Una società agricola ha citato in giudizio un Comune per l'inadempimento di una convenzione relativa alla fornitura di energia per delle serre. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la responsabilità civile della PA non sussiste se l'obbligo assunto era di mezzi (attivarsi presso terzi) e non di risultato (garantire la fornitura). Il ricorso è stato inoltre dichiarato inammissibile per carenza di specificità dei motivi.
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Responsabilità cose in custodia: marciapiede e caduta
Una cittadina inciampa su un marciapiede dissestato e cita in giudizio il Comune. La Corte di Cassazione conferma il rigetto della domanda di risarcimento, attribuendo la colpa dell'incidente alla condotta della danneggiata. La sua familiarità con lo stato dei luoghi e la prevedibilità del pericolo hanno integrato il "caso fortuito", interrompendo il nesso di causalità e sollevando l'ente dalla responsabilità per le cose in custodia.
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Perdita di chance: ricorso inammissibile in Cassazione
Una farmacista cita in giudizio un Comune per il risarcimento del danno da perdita di chance, derivante da una procedura di vendita di una farmacia viziata da errori amministrativi. La Corte d'Appello aveva respinto la domanda per mancanza di prove. La Corte di Cassazione, con la presente ordinanza, dichiara il ricorso della farmacista inammissibile. La decisione si fonda sulla violazione del principio di specificità dei motivi di ricorso: la ricorrente non ha adeguatamente criticato la ratio decidendi della sentenza d'appello e ha tentato di ottenere un riesame del merito dei fatti, non consentito in sede di legittimità. La Corte sottolinea che per contestare la valutazione delle prove è necessario indicare vizi precisi e non una generica doglianza.
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Responsabilità sinistro stradale e velocità eccessiva
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dei familiari di un motociclista deceduto in un incidente. La Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito, i quali avevano attribuito la responsabilità esclusiva del sinistro stradale al motociclista a causa della sua elevatissima velocità. Tale condotta è stata ritenuta causa unica dell'impatto, rendendo irrilevante la manovra del conducente dell'auto che si era immesso da un incrocio con segnale di STOP, poiché la moto era imprevedibile e l'urto inevitabile.
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Risarcimento frode sportiva: onere della prova
La Corte di Cassazione si è pronunciata sul caso di risarcimento frode sportiva derivante da un noto scandalo calcistico. La Corte ha rigettato le richieste di due società, una per un vizio procedurale di tardiva riassunzione del giudizio, l'altra per non aver provato il nesso di causalità tra la frode e la retrocessione subita. L'ordinanza chiarisce che spetta al danneggiato dimostrare che, senza l'illecito, l'esito del campionato sarebbe stato diverso, e ribadisce l'inammissibilità della richiesta di danni da parte del socio per un pregiudizio diretto alla società (danno riflesso).
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Responsabilità esecutore lavori: chi paga i danni?
La Corte di Cassazione ha stabilito che la persona che esegue materialmente lavori di ristrutturazione causando danni a terzi è direttamente responsabile, anche se non è il proprietario dell'immobile. In questo caso, un uomo aveva causato il cedimento di un solaio eseguendo lavori nell'appartamento di proprietà della moglie. La Corte ha rigettato la sua difesa basata sulla mancanza di titolarità dell'immobile, confermando la sua piena responsabilità esecutore lavori in quanto autore materiale del danno.
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Certificato urbanistico: quando è vincolante?
Un cittadino ha acquistato un terreno basandosi su un certificato urbanistico comunale che ometteva nuovi vincoli di inedificabilità. La Corte di Cassazione ha negato il risarcimento, stabilendo che un piano urbanistico pubblicato ha efficacia generale (erga omnes) e si presume conosciuto da tutti, prevalendo su un certificato errato. La domanda del cittadino è stata ulteriormente indebolita dalla sua stessa ammissione che il terreno era già soggetto a vincoli preesistenti. Di conseguenza, il ricorso è stato dichiarato inammissibile.
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Competenza territoriale magistrati: la Cassazione decide
Un cittadino ha citato lo Stato per presunta colpa grave di alcuni giudici della Corte di Cassazione. Il caso ha sollevato una questione sulla competenza territoriale magistrati. La Corte di Cassazione ha stabilito che per le azioni di responsabilità civile contro i propri magistrati, la competenza non si sposta secondo le regole speciali (art. 11 c.p.p.), ma resta radicata presso il Tribunale di Roma, in applicazione del criterio generale del luogo dove è sorto il presunto danno.
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Rifiuto riconsegna immobile: la Cassazione decide
Un locatore si rifiutava di accettare la restituzione di un immobile commerciale dopo il recesso del conduttore, adducendo danni alla proprietà. La Corte di Cassazione ha confermato che il rifiuto di riconsegna dell'immobile era illegittimo. Il locatore avrebbe dovuto accettare la riconsegna e agire separatamente per i danni, per i quali non aveva fornito prove adeguate. La sentenza stabilisce che il locatore non può usare il rifiuto per prolungare il rapporto contrattuale o richiedere ulteriori canoni.
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Titolo esecutivo generico: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una debitrice che si opponeva all'esecuzione forzata per il pagamento di spese di CTU. La Corte ha stabilito che un titolo esecutivo generico, come una condanna al pagamento delle "spese di CTU", è valido se la sua interpretazione è univoca. Eventuali contestazioni sulla debenza effettiva delle somme dovevano essere sollevate nel giudizio di merito che ha generato il titolo, non in sede di opposizione all'esecuzione.
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Ricorso per cassazione: inammissibile senza atti
Il ricorso per cassazione di un contribuente, relativo all'opposizione a un estratto di ruolo, viene dichiarato inammissibile. La Corte Suprema ha stabilito che la mancata trascrizione integrale della sentenza di primo grado nel ricorso impedisce di verificare la formazione di un "giudicato interno" sull'interesse ad agire, violando così i requisiti procedurali essenziali.
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Istanze istruttorie appello: obbligo di riproporle
La Corte di Cassazione rigetta il ricorso di un motociclista, stabilendo che le istanze istruttorie in appello devono essere sempre riproposte in modo specifico. Anche se l'appello principale riguarda la competenza territoriale, la mancata riproposizione delle richieste di prova equivale a una rinuncia, portando al rigetto della domanda nel merito.
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Principio di autosufficienza: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato dall'ex coniuge di un imprenditore fallito, condannata in sede civile al risarcimento danni per riciclaggio. La ricorrente sosteneva che il danno dovesse essere ridotto in base a successive sentenze penali, ma non ha rispettato il principio di autosufficienza, omettendo di allegare o trascrivere adeguatamente tali documenti nel ricorso, impedendo così alla Corte di valutarne la rilevanza.
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Autosufficienza del ricorso: Cassazione inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da due clienti contro un avvocato per il pagamento dei compensi professionali. La decisione si fonda sul principio di autosufficienza del ricorso, evidenziando come le ricorrenti non abbiano fornito alla Corte gli elementi necessari per valutare le loro censure. L'ordinanza ribadisce che il ricorso per cassazione deve essere completo e non può demandare al giudice la ricerca di atti nel fascicolo di causa, confermando la condanna al pagamento emessa in primo grado.
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Ricognizione di debito: quando un atto non lo è
Un appaltatore ha citato in giudizio una società cooperativa basandosi su una scrittura privata che riteneva una ricognizione di debito. La Corte di Cassazione ha confermato le decisioni di merito, stabilendo che il documento era una mera rendicontazione provvisoria, soggetta a verifica, e non un'effettiva promessa di pagamento. Pertanto, il ricorso dell'appaltatore è stato dichiarato inammissibile, poiché basato sull'errata qualificazione giuridica dell'atto.
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Ricorso inammissibile: limiti dell’impugnazione
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile poiché tecnicamente errato e limitato a riproporre le stesse argomentazioni già respinte nei precedenti gradi di giudizio, inclusa una richiesta di revocazione. Il caso verteva su una presunta cessione tacita di un contratto di locazione e sul difetto di legittimazione attiva. La decisione sottolinea l'importanza di formulare correttamente le censure e di non trattare la Cassazione come un terzo grado di merito.
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Rinuncia al ricorso: quando si estingue il giudizio
L'ordinanza analizza il caso di una rinuncia al ricorso per Cassazione in una controversia su canoni di locazione. A seguito della rinuncia, accettata dalla controparte, la Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio, compensando le spese. La decisione chiarisce che l'estinzione per rinuncia non comporta l'obbligo per il ricorrente di versare un ulteriore importo a titolo di contributo unificato, a differenza dei casi di rigetto o inammissibilità.
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Diritto di riscatto: la prova del contratto locazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una società commerciale che intendeva esercitare il diritto di riscatto su un immobile. La decisione si fonda sulla mancata prova dell'esistenza di un valido contratto di locazione, considerato presupposto essenziale per l'esercizio di tale diritto. La Corte ha ribadito che la valutazione delle prove spetta al giudice di merito e ha chiarito importanti aspetti procedurali, come la legittimazione a sollevare l'eccezione di mancata interruzione del processo.
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Risarcimento lucro cessante: onere della prova
Un'impresa di trasporti subisce il furto di un semirimorchio affidato a un'officina e chiede il risarcimento dei danni, incluso il lucro cessante per il mancato utilizzo. La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso, confermando le decisioni dei giudici di merito che avevano negato il risarcimento lucro cessante per mancanza di prove adeguate. La decisione sottolinea l'importanza di dimostrare concretamente il danno e di formulare correttamente i motivi di impugnazione.
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