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Art. 13, comma 1-quater, D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115 — Anno 2025

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1054 provvedimenti

Altri anni per Art. 13, comma 1-quater, D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115

Esenzione ICI abitazione principale: no se non collegate
Una coppia si oppone a degli avvisi di accertamento ICI per due appartamenti sovrapposti, usati come unica dimora ma collegati solo da una scala esterna. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che per beneficiare dell'esenzione ICI abitazione principale, è indispensabile un collegamento strutturale diretto tra le unità immobiliari. L'assenza di comunicazione interna è un ostacolo insuperabile, anche se di fatto gli immobili sono utilizzati come un'unica abitazione.
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Ricorso per cassazione inammissibile: il caso IMU
Una società ha impugnato un avviso di accertamento IMU per presunti vizi di notifica. Dopo due sconfitte nei gradi di merito, il suo appello finale è stato respinto. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per gravi carenze procedurali, tra cui la mancanza di specificità e il mancato rispetto del principio di autosufficienza, evidenziando come un ricorso per cassazione inammissibile possa chiudere definitivamente un contenzioso.
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Esenzione IMU beni merce: la dichiarazione è annuale
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 28452/2025, ha stabilito che per beneficiare dell'esenzione IMU beni merce, è obbligatorio presentare la dichiarazione fiscale ogni anno, a pena di decadenza. Una società di costruzioni si è vista negare il beneficio per l'annualità 2017 perché aveva presentato la dichiarazione solo per un'annualità precedente. La Corte ha chiarito che la natura variabile delle condizioni per l'esenzione (come la mancata locazione degli immobili) impone una comunicazione annuale all'ente impositore.
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Cessione del credito: il diritto al risarcimento è escluso
Una società che acquista un credito deteriorato non acquisisce automaticamente il diritto di agire per il risarcimento dei danni contro un terzo, come un notaio, la cui negligenza ha compromesso la garanzia del credito stesso. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha chiarito che il diritto al risarcimento nasce da un contratto distinto (quello d'opera professionale con il notaio) e non è un accessorio del credito ceduto. Pertanto, in assenza di una specifica pattuizione, tale diritto rimane in capo al creditore originario. La decisione esplora anche i limiti del giudicato implicito sulla legittimazione ad agire, confermando che tale questione, se non decisa espressamente, può essere riesaminata in appello.
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Responsabilità professionale consulente: il nesso causale
Un'impresa ha citato in giudizio la sua società di consulenza per la perdita di sgravi contributivi, causata da una domanda presentata in modo incompleto. Nonostante l'errore iniziale del consulente, la Corte di Cassazione ha confermato la decisione di merito, escludendo la sua responsabilità professionale. La causa diretta del danno è stata individuata nell'omessa risposta del cliente alla richiesta di integrazione dati da parte dell'INPS, un'azione che solo il cliente poteva compiere accedendo al proprio cassetto previdenziale. Questo comportamento ha interrotto il nesso causale tra l'inadempimento del consulente e il danno finale.
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Avviso di accertamento: è valido senza risposta?
Un professionista ha ricevuto un avviso di accertamento per somme transitate sul suo conto per conto di clienti. La Corte di Cassazione ha stabilito che l'atto è legittimo anche se l'Amministrazione finanziaria non confuta analiticamente le memorie difensive presentate dal contribuente, purché la motivazione dell'atto consenta di comprendere la pretesa fiscale e di difendersi.
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Accertamento studi di settore: onere della prova
La Corte di Cassazione si è pronunciata su un caso di accertamento studi di settore, stabilendo che, sebbene lo scostamento dai dati standard costituisca una presunzione, questa non è sufficiente. Se il contribuente fornisce prove e giustificazioni concrete (come crisi di mercato, concorrenza, ecc.) per spiegare la discrepanza, l'onere della prova si sposta sull'Agenzia delle Entrate, che deve specificamente smentire tali giustificazioni. In caso contrario, l'accertamento è illegittimo. La Corte ha quindi rigettato il ricorso dell'Agenzia, confermando la decisione a favore dell'azienda.
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Vizi della cosa locata e infiltrazioni da terzi
Un conduttore subisce danni da infiltrazioni provenienti dall'immobile di un terzo. La Corte d'Appello qualifica il problema come 'molestia di fatto' e non come 'vizi della cosa locata', escludendo la responsabilità del locatore. La Cassazione, tuttavia, dichiara il ricorso improcedibile per un vizio formale, senza entrare nel merito della questione. La decisione sottolinea l'importanza degli adempimenti procedurali e la distinzione tra vizi intrinseci dell'immobile e turbative esterne.
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Azione revocatoria: onere della prova e legge straniera
Una compagnia aerea in amministrazione straordinaria ha perso il suo ricorso per un'azione revocatoria contro una società di leasing. La Corte di Cassazione ha stabilito che, sebbene il beneficiario di un pagamento abbia l'onere di provare la sua non impugnabilità secondo la legge straniera applicabile (Reg. CE 1346/2000), ciò non esclude il dovere del giudice di accertare d'ufficio il contenuto di tale legge (L. 218/1995). Le due norme sono complementari, non in conflitto.
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Impugnazione ordinanza condominiale: errore fatale
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un condomino contro un'ordinanza del Tribunale. L'impugnazione dell'ordinanza condominiale è stata presentata direttamente in Cassazione, anziché in Corte d'Appello, come previsto dalla legge. Tale errore procedurale ha comportato non solo l'inammissibilità del ricorso, ma anche pesanti sanzioni economiche per la parte ricorrente per abuso del processo.
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Compensazione impropria: i limiti alla revocatoria
Una società creditrice agisce in revocatoria contro una banca per delle rimesse effettuate da un'azienda poi fallita. La Cassazione rigetta il ricorso, stabilendo che le operazioni rientravano in una "compensazione impropria" tra crediti e debiti nascenti da un unico rapporto contrattuale (linea di credito autoliquidante). Tali movimentazioni, essendo meri accertamenti contabili, non costituiscono pagamenti revocabili e non richiedono un'eccezione formale per essere rilevate dal giudice.
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Crediti società fallita: quando il socio rinuncia
La Corte di Cassazione chiarisce che gli ex soci di una società fallita e poi cancellata non possono agire per recuperare i crediti sociali se non hanno preventivamente informato il curatore fallimentare della loro esistenza. Tale omissione, secondo la Corte, equivale a una rinuncia tacita al credito, impedendo una successiva azione legale. La sentenza analizza il principio successorio post-fallimento e la cruciale importanza della comunicazione al curatore per la tutela dei crediti della società fallita.
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Azione revocatoria: prova del consilium fraudis
Un creditore ottiene un'azione revocatoria contro la vendita di quote societarie tra un debitore e la sua ex-cognata. La Corte di Cassazione conferma la decisione, chiarendo che l'intento fraudolento (consilium fraudis) può essere provato tramite presunzioni semplici. La Corte sottolinea l'importanza di una valutazione globale e combinata di tutti gli indizi, come il legame familiare e il prezzo di vendita, criticando un'analisi 'atomistica' e isolata degli stessi.
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Fondo patrimoniale: revocabile se lede i creditori
La Corte di Cassazione si è pronunciata sulla revocabilità di un fondo patrimoniale istituito da un garante. La Corte ha confermato che l'atto è revocabile per i beni non ipotecati, poiché riduce la garanzia patrimoniale del debitore causando un pregiudizio al creditore (eventus damni). Tuttavia, ha escluso la revoca per i beni già gravati da ipoteca a favore dello stesso creditore, in quanto il diritto di sequela dell'ipoteca rende l'azione revocatoria superflua, non essendoci un reale danno.
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Compensazione credito: la prova spetta al contribuente
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 28206/2025, ha rigettato il ricorso di un contribuente contro una cartella di pagamento per una compensazione credito non provata. La Corte ha ribadito che l'onere di dimostrare l'esistenza del credito spetta esclusivamente al contribuente, specialmente quando la sua stessa dichiarazione dei redditi indicava un'eccedenza d'imposta pari a zero.
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Rendiconto del custode: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato dagli eredi del proprietario di alcuni beni contro il precedente custode giudiziario. Gli eredi contestavano la gestione e la mancata restituzione di somme, ma il loro ricorso è stato respinto perché i motivi presentati miravano a un riesame dei fatti, non consentito in sede di legittimità, e mancavano della necessaria specificità. La decisione ribadisce che l'obbligo di rendiconto del custode sussiste anche dopo la fine dell'incarico e che le censure in Cassazione devono essere precise e focalizzate su questioni di diritto.
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Prescrizione medici specializzandi: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di due medici che chiedevano un risarcimento per la mancata retribuzione durante la specializzazione. L'ordinanza conferma che il diritto al risarcimento è soggetto alla prescrizione decennale, decorrente dal 27 ottobre 1999, data di entrata in vigore della Legge n. 370/1999. Di conseguenza, l'azione dei medici è stata giudicata tardiva, consolidando un orientamento giurisprudenziale ormai granitico sulla prescrizione per i medici specializzandi.
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Prescrizione risarcimento: quando inizia a decorrere?
Una società chiede il risarcimento danni alla Pubblica Amministrazione per aver fatto affidamento su titoli edilizi poi annullati. La Cassazione conferma la decisione dei giudici di merito, rigettando la richiesta in quanto tardiva. La Corte stabilisce un principio chiave sulla prescrizione risarcimento: il termine quinquennale inizia a decorrere non dalla fine di tutte le vicende giudiziarie, ma dal momento in cui il danno si manifesta ed è oggettivamente percepibile dal danneggiato, ovvero dalla data di annullamento dei titoli edilizi.
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Ultrattività del rito: l’appello segue il rito errato
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha ribadito il principio dell'ultrattività del rito, stabilendo che la forma dell'appello deve conformarsi al rito concretamente seguito dal giudice di primo grado, anche se errato. Nel caso di specie, un giudizio locatizio, proseguito di fatto con rito ordinario anziché con quello speciale del lavoro, imponeva che l'appello fosse proposto con citazione e non con ricorso. La proposizione con ricorso, e la sua tardiva notifica, ha quindi portato alla dichiarazione di inammissibilità dell'impugnazione per passaggio in giudicato della sentenza di primo grado.
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Presunzione distribuzione utili: la prova del socio
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 27840/2025, ha confermato la legittimità della presunzione di distribuzione utili ai soci di una società a ristretta base in caso di accertamento di maggiori redditi societari. Il ricorso di una socia, che contestava l'avviso di accertamento sul proprio reddito personale, è stato respinto. La Corte ha ribadito che spetta al socio fornire la prova contraria, dimostrando con fatti concreti che gli utili sono stati reinvestiti o accantonati, e non semplicemente negando di averli percepiti.
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