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Art. 13, comma 1-quater, D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115 — Anno 2025

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Altri anni per Art. 13, comma 1-quater, D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115

Procura speciale: ricorso inammissibile in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso volto a ottenere la correzione e la revocazione di una precedente ordinanza. La Corte ha chiarito che la correzione non può modificare la ratio decidendi della decisione e che il ricorso per revocazione è inammissibile se non è supportato da una nuova e specifica procura speciale, diversa da quella usata per il giudizio precedente.
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Onere della prova e studi di settore: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Agenzia delle Entrate in un caso di accertamento basato su studi di settore. La Corte ha stabilito che il contribuente aveva correttamente assolto al proprio onere della prova, dimostrando che i minori ricavi erano giustificati dagli effetti a lungo termine di una calamità naturale. La valutazione della sufficienza di tale prova spetta al giudice di merito e non è sindacabile in sede di legittimità.
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Operazioni inesistenti: la Cassazione sui profitti
La Corte di Cassazione conferma la tassabilità dei profitti derivanti da operazioni soggettivamente inesistenti. Una società, operante sia nel commercio di metalli che come "cartiera", si è vista confermare l'accertamento fiscale che recuperava a tassazione sia i ricavi occulti dell'attività reale, sia un compenso presunto per il suo ruolo di interposta fittizia. La Corte ha rigettato il ricorso, stabilendo che anche i proventi illeciti costituiscono reddito imponibile e che l'accertamento induttivo è legittimo in presenza di scritture contabili inattendibili a causa dell'emissione di fatture false.
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Annullamento in autotutela: chi paga le spese?
La Corte di Cassazione ha stabilito che, in caso di annullamento in autotutela di un atto impositivo per un errore materiale, il giudice può legittimamente compensare le spese legali tra le parti. Questo perché la correzione e la successiva riemissione dell'atto non configurano una soccombenza virtuale per l'Amministrazione finanziaria, rendendo infondata la pretesa del contribuente al rimborso integrale delle spese sostenute.
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Società estinta: la responsabilità del socio
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 24532/2025, ha stabilito che i soci di una società estinta succedono nei debiti fiscali della stessa, indipendentemente dalla distribuzione di utili risultante dal bilancio finale di liquidazione. L'Agenzia delle Entrate può quindi notificare l'avviso di accertamento direttamente al socio, il quale, per difendersi, deve contestare il merito della pretesa tributaria e non limitarsi a eccepire il proprio difetto di legittimazione passiva. La responsabilità del socio per una società estinta è un fenomeno successorio che legittima l'azione del Fisco.
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Amministratore di fatto: responsabilità per debiti fiscali
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un individuo ritenuto l'amministratore di fatto di una società 'cartiera'. La Corte ha confermato la sua piena responsabilità per i debiti fiscali e le sanzioni, stabilendo che quando la società è solo uno schermo fittizio per illeciti personali, non si applica il principio di responsabilità esclusiva dell'ente. L'amministratore di fatto è considerato il vero soggetto economico e, quindi, il diretto responsabile verso l'erario.
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Inadempimento contrattuale: quando la colpa è tua
Una società di ristorazione assume un consulente per ottenere un finanziamento regionale. Il finanziamento viene approvato in via provvisoria ma poi revocato perché la società non produce un permesso di costruire essenziale. La Cassazione conferma che la società deve pagare il compenso al consulente, attribuendo la colpa del fallimento al suo stesso inadempimento contrattuale, poiché il consulente aveva svolto correttamente il proprio incarico.
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Cessazione materia contendere: no al doppio contributo
Una società di logistica aveva impugnato un avviso di accertamento per la tassa sui rifiuti (TARSU). Giunta in Cassazione, la controversia si è conclusa con un accordo tra le parti. La Suprema Corte ha dichiarato la cessazione della materia del contendere, specificando che in questo caso l'appellante non è tenuto a pagare il raddoppio del contributo unificato, previsto per i ricorsi respinti o inammissibili.
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Cessazione materia del contendere: accordo tra parti
Una società di riscossione e una società di logistica, coinvolte in un contenzioso tributario per il pagamento della TARSU, hanno raggiunto un accordo stragiudiziale. La Corte di Cassazione, prendendo atto dell'intesa, ha dichiarato l'estinzione del giudizio per cessazione materia del contendere, specificando che in questi casi non si applica la sanzione del raddoppio del contributo unificato a carico del ricorrente.
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Ricorso inammissibile: i requisiti di specificità
Una disputa sulla proprietà di un terreno si è conclusa con una pronuncia di inammissibilità da parte della Corte di Cassazione. Il ricorso è stato respinto perché eccessivamente lungo, confuso e privo della necessaria specificità nelle critiche mosse alla sentenza precedente. La Corte ha sottolineato l'importanza dei requisiti di chiarezza e sintesi negli atti processuali, sanzionando i ricorrenti per lite temeraria.
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Polizze unit linked: si applica sempre il TUF
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha stabilito che le polizze unit linked sono soggette alla disciplina del Testo Unico della Finanza (TUF) per la loro natura di prodotto finanziario. La Corte ha rigettato la tesi del 'doppio binario', affermando che le tutele per l'investitore, in particolare gli obblighi informativi, si applicano indipendentemente dal fatto che il prodotto sia venduto direttamente da un'impresa di assicurazione o tramite un intermediario assicurativo. La decisione conferma la condanna solidale dell'emittente e dell'intermediario al risarcimento del danno subito da una risparmiatrice a causa della carente informazione sulla rischiosità del prodotto.
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Rinuncia al ricorso: estinzione e spese legali
Un contribuente, dopo aver impugnato una cartella di pagamento e aver perso nei primi due gradi di giudizio, presenta ricorso in Cassazione per poi rinunciarvi. La Suprema Corte dichiara l'estinzione del giudizio e condanna il ricorrente al pagamento delle spese legali, chiarendo che la rinuncia al ricorso è un atto unilaterale che non necessita di accettazione per essere efficace. Viene inoltre escluso l'obbligo di versare il doppio del contributo unificato.
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Definizione agevolata: il pagamento deve essere esatto
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una contribuente, confermando che per accedere alla definizione agevolata è necessario il pagamento esatto dell'importo dovuto. Un versamento anche di poco inferiore, nel caso di specie di soli 25 euro, preclude l'accesso al beneficio, poiché le norme sulla tolleranza previste per altre procedure non sono estensibili. La Corte ha inoltre respinto il ricorso principale contro l'accertamento fiscale, confermando la legittimità dell'operato dell'Agenzia delle Entrate su tutti i fronti, inclusa la determinazione del ricarico e le modalità di acquisizione dei documenti.
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Demanio marittimo: darsena privata diventa pubblica
Una società nautica realizza una darsena sul proprio terreno, collegandola alla foce di un fiume. La Cassazione stabilisce che la darsena, essendo funzionalmente inseparabile dalla foce, acquisisce la natura di demanio marittimo per accessione. Di conseguenza, viene negato alla società il diritto a un indennizzo per la perdita della proprietà, confermando la decisione della Corte d'Appello.
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Prova del danno: la Cassazione e la ragione più liquida
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso del proprietario di un cavallo da corsa deceduto a seguito di un incidente con un trattore. La decisione si fonda sulla mancata prova del danno, sia nella sua esistenza che nel suo ammontare. La Corte ha applicato il principio della "ragione più liquida", ritenendo assorbente la questione della prova del danno rispetto all'accertamento della responsabilità, confermando così le sentenze dei gradi precedenti che avevano rigettato la richiesta di risarcimento.
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Danno da appropriazione indebita: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione conferma la condanna al risarcimento per un amministratore, ritenuto responsabile di un danno da appropriazione indebita ai danni della società. L'illecito consisteva in un complesso schema di anticipi personali e prelievi di cassa non giustificati che hanno generato un ammanco. La Corte ha anche confermato la legittimazione ad agire del socio co-amministratore, in quanto persona danneggiata dal reato.
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Legittimazione attiva e pignoramento: chi può agire?
La Corte di Cassazione ha stabilito che il debitore, proprietario di quote societarie sottoposte a pignoramento, conserva la legittimazione attiva per agire in giudizio per la risoluzione del contratto di vendita di tali quote. La Corte distingue tra i diritti reali sul bene pignorato, gestiti dal custode, e i diritti personali derivanti dal contratto, che restano in capo al debitore. Il ricorso delle società acquirenti, che contestavano tale legittimazione, è stato dichiarato inammissibile per vizi procedurali e infondatezza nel merito.
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Decreto ingiuntivo: opposizione blocca il giudicato
La Corte di Cassazione chiarisce che la tempestiva opposizione a un decreto ingiuntivo impedisce la sua definitività (passaggio in giudicato), anche qualora la cancelleria abbia erroneamente apposto la formula esecutiva. Nel caso esaminato, una società creditrice si era vista revocare in appello un decreto ingiuntivo, poiché i debitori avevano provato di averlo opposto nei termini. La Cassazione ha respinto il ricorso della creditrice, confermando che la pendenza del giudizio di opposizione è il luogo deputato a verificare le condizioni di esecutività e a paralizzare la formazione del giudicato.
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Ordinanza istruttoria: si può contestare in appello?
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società contro un istituto di credito, confermando la decisione della Corte d'Appello. Il caso verteva sulla legittimità di un'ordinanza istruttoria di primo grado che aveva ammesso la produzione tardiva di documenti. La Suprema Corte ha stabilito che un'ordinanza istruttoria, non avendo carattere decisorio, può sempre essere riesaminata e contestata in sede di appello avverso la sentenza definitiva, anche se non è stata oggetto di immediata contestazione durante il processo di primo grado.
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Pluralità di ragioni: ricorso fiscale inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso dell'Agenzia delle Entrate in un caso di accertamento di valore immobiliare. La sentenza impugnata si basava su una pluralità di ragioni autonome e l'Agenzia ne aveva contestata solo una, rendendo definitiva la motivazione non criticata e, di conseguenza, l'intero appello inammissibile per carenza di interesse.
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