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Art. 13, comma 1-quater, D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115 — Anno 2024

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1168 provvedimenti

Altri anni per Art. 13, comma 1-quater, D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115

Onere della prova: chi paga se la dichiarazione è errata
Una società contesta una cartella di pagamento per IVA non versata, sostenendo che l'Amministrazione Finanziaria dovesse provare il debito. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che in caso di controllo automatizzato, l'onere della prova grava sul contribuente, il quale deve dimostrare, producendo la propria dichiarazione, l'inesistenza del debito o l'errore commesso.
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Onere della prova: fatture false e presunzioni fiscali
Una società ha impugnato un avviso di accertamento per IRES, IRAP e IVA basato sull'utilizzo di fatture per operazioni inesistenti. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che l'Amministrazione Finanziaria può basare il proprio accertamento su presunzioni gravi, precise e concordanti, invertendo così l'onere della prova a carico del contribuente, il quale deve dimostrare l'effettiva esistenza delle operazioni contestate.
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Litisconsorzio necessario: appello contro Fisco e Agente
Una società ha presentato ricorso contro una cartella di pagamento. L'appello è stato respinto per non aver notificato tempestivamente l'atto all'Agenzia delle Entrate, intervenuta nel primo giudizio. La Cassazione ha confermato la decisione, stabilendo un litisconsorzio necessario processuale poiché l'Agenzia era parte necessaria del giudizio in quanto titolare sostanziale della pretesa fiscale.
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Accertamento bancario: onere della prova del contribuente
Un contribuente ha impugnato un avviso di accertamento fondato su versamenti bancari non giustificati e presunti redditi da investimenti esteri. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che in caso di accertamento bancario spetta al contribuente fornire una prova analitica e specifica della provenienza non imponibile di ogni singola movimentazione. Giustificazioni generiche, come il collegamento a proventi di società di persone, sono state ritenute insufficienti. La Corte ha inoltre ribadito la presunzione legale di redditività per gli investimenti esteri non dichiarati.
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Inefficacia contratto locazione: no al canone
Un sublocatore perde il diritto a riscuotere i canoni di sublocazione dopo che il contratto di locazione originario è stato dichiarato inefficace a seguito del fallimento del proprietario. La Cassazione ha stabilito che la sentenza di inefficacia del contratto di locazione, una volta divenuta definitiva, estingue gli obblighi del subconduttore verso il sublocatore, legittimando un nuovo contratto diretto con la curatela fallimentare.
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Risoluzione del contratto: affitto non pagato
La Corte di Cassazione ha confermato la risoluzione del contratto di locazione a uso diverso per grave inadempimento del conduttore, consistito nel mancato pagamento di diversi canoni. La Corte ha ritenuto irrilevanti, ai fini di escludere la gravità, le presunte inadempienze del locatore, come la mancanza del certificato di agibilità, e ha chiarito che la mediazione obbligatoria si considera esperita anche se le parti, dopo il primo incontro, non proseguono la procedura.
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Errore di fatto: quando non si può revocare una sentenza
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso per revocazione, ribadendo che l'errore di fatto deve consistere in una svista materiale e percettiva, non in un presunto errore di valutazione o di giudizio. Il caso riguardava una contestazione di abuso del diritto in ambito fiscale, ma il principio enunciato ha valenza generale nel processo civile.
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Legittimazione passiva: divieto di mutatio libelli
Una società ha citato in giudizio un'altra società e il suo legale rappresentante per un debito. I tribunali di merito hanno escluso la responsabilità personale del rappresentante per difetto di legittimazione passiva, poiché il debito era riconducibile alla società. Il tentativo della parte attrice di modificare la domanda in corso di causa, definendo il debito come un prestito 'personale', è stato respinto in quanto costituiva una modifica inammissibile della domanda (mutatio libelli). La Corte di Cassazione ha confermato le decisioni precedenti, dichiarando il ricorso inammissibile e ribadendo che i fatti e le ragioni della pretesa non possono essere alterati sostanzialmente dopo l'inizio del processo.
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Azione cambiaria: onere della prova e rapporto causale
La Corte di Cassazione si è pronunciata su un caso riguardante un'opposizione a un precetto basato su cambiali emesse per la fornitura di un impianto fotovoltaico. La questione centrale era l'onere della prova nell'azione cambiaria. La Corte ha stabilito che, nei rapporti tra i contraenti originali, il creditore che agisce con l'azione cambiaria non deve provare il rapporto sottostante. Spetta al debitore dimostrare l'inesistenza o l'estinzione del debito. Chiarire la composizione del credito in giudizio non trasforma l'azione da cambiaria a causale, né inverte l'onere probatorio. La sentenza impugnata è stata confermata nel dispositivo ma corretta nella motivazione.
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Prova cessione credito: oneri del cessionario
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 18144/2024, ha rigettato il ricorso di alcuni garanti che si opponevano a un decreto ingiuntivo. Pur dichiarando inammissibile la costituzione in giudizio della società cessionaria del credito per mancata prova della titolarità dello specifico credito, la Corte ha respinto i motivi di ricorso dei garanti. È stato sottolineato che la questione sulla nullità delle fideiussioni per violazione della normativa antitrust non poteva essere sollevata per la prima volta in Cassazione. La decisione ribadisce l'importanza della corretta prova cessione credito e il principio di autosufficienza dei motivi di ricorso.
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Carenza di interesse: ricorso inammissibile
Un avvocato ricorre in Cassazione contro la riduzione del compenso liquidato a un CTU. Durante il giudizio, una sentenza definitiva nel merito pone le spese a carico della parte soccombente, che rimborsa l'avvocato. La Cassazione dichiara quindi il ricorso inammissibile per sopravvenuta carenza di interesse, poiché il ricorrente ha già ottenuto quanto richiesto, rendendo inutile una pronuncia nel merito.
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Prova del credito bancario: l’estratto conto in giudizio
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società di recupero crediti, confermando che la prova del credito bancario in un giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo non può basarsi sul solo estratto di saldaconto. Quest'ultimo è valido solo per la fase monitoria. La Corte ha inoltre ribadito l'inammissibilità di documenti prodotti tardivamente in primo grado e in appello, sanzionando la ricorrente per lite temeraria data l'infondatezza dei motivi del ricorso.
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Ricorso per cassazione ordinanza: quando è inammissibile
Un consorzio edile ha proposto ricorso contro un'ordinanza che sospendeva l'esecuzione provvisoria di un decreto ingiuntivo. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso per cassazione ordinanza inammissibile, poiché il provvedimento impugnato era di natura provvisoria, privo dei caratteri di decisorietà e definitività. Le parti ricorrenti sono state condannate per abuso processuale.
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Onere della prova del danno: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 17974/2024, ha rigettato il ricorso di un committente che chiedeva un cospicuo risarcimento per la mancata fornitura di una porta blindata. La Corte ha ribadito un principio fondamentale: l'inadempimento contrattuale non basta per ottenere il risarcimento. Chi si ritiene danneggiato ha l'onere della prova del danno, ovvero deve dimostrare non solo che il danno esiste (an debeatur), ma anche fornire tutti gli elementi possibili per quantificarlo. Solo se la quantificazione è impossibile o molto difficile, il giudice può intervenire in via equitativa. In questo caso, il committente non ha fornito prove sufficienti sull'esistenza stessa del danno, rendendo la sua richiesta infondata.
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Permuta cosa futura: nullità se l’oggetto è incerto
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 17961/2024, ha confermato la nullità di un contratto preliminare di permuta cosa futura. Il caso riguardava lo scambio di un terreno con appartamenti da costruire. La Corte ha stabilito che, per la sua validità, il contratto deve contenere criteri oggettivi e prestabiliti per individuare con certezza i futuri immobili, non potendo rimettere la loro determinazione a un successivo accordo o alla scelta discrezionale di una delle parti.
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Rinuncia al ricorso: estinzione del giudizio
Un ente religioso, in lite con un Comune per il pagamento dell'IMU, aveva impugnato una sentenza sfavorevole in Cassazione. Successivamente, le parti hanno raggiunto un accordo transattivo. Di conseguenza, l'ente ha effettuato una rinuncia al ricorso, accettata dal Comune. La Corte di Cassazione ha quindi dichiarato l'estinzione del giudizio, compensando le spese legali e chiarendo che in questi casi non si applica il raddoppio del contributo unificato.
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Estinzione del giudizio: la guida completa al caso
Un Comune impugna una sentenza che riconosceva l'esenzione IMU a un ente religioso. In Cassazione, le parti raggiungono un accordo e il Comune rinuncia al ricorso. La Corte dichiara l'estinzione del giudizio e compensa le spese, specificando che non si applica il raddoppio del contributo unificato.
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Errore di fatto in Cassazione: il caso della revoca
La Corte di Cassazione ha revocato una sua precedente ordinanza a causa di un palese errore di fatto, consistente nell'aver omesso di esaminare uno dei motivi di ricorso. Una società aveva concesso in uso gratuito delle autovetture a due professioniste in cambio di assistenza legale. Sorta una controversia, la Cassazione, nel decidere il ricorso della società, aveva saltato per errore un motivo di gravame. La società ha quindi proposto ricorso per revocazione. La Corte ha prima accolto il ricorso nella fase rescindente, riconoscendo l'errore di fatto, per poi, nella fase rescissoria, rigettare nel merito il motivo originariamente omesso, ritenendolo infondato.
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Domanda ultratardiva: quando è troppo tardi?
La Corte di Cassazione chiarisce i limiti per la presentazione di una domanda ultratardiva di ammissione al passivo fallimentare. Un creditore, dopo un primo rigetto, aveva tentato di giustificare il ritardo con una nuova motivazione in sede di opposizione. La Corte ha respinto il ricorso, stabilendo che le cause di non imputabilità del ritardo devono essere allegate sin dall'inizio e non possono essere modificate nel corso del procedimento, poiché ciò altererebbe l'oggetto del giudizio.
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Copia analogica atto: valida la notifica fiscale
Una società ha impugnato un avviso di accertamento per frode fiscale, contestando la validità della notifica avvenuta tramite copia analogica di un atto nativo digitale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la notifica tramite copia analogica è legittima e ha pieno valore probatorio se la sua conformità all'originale informatico è attestata da un pubblico ufficiale autorizzato. La Corte ha inoltre respinto le censure relative alla violazione del contraddittorio e al vizio di motivazione.
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