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Art. 13, comma 1 bis, del d.P.R. n. 115 del 2002 — Anno 2024

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196 provvedimenti

Altri anni per Art. 13, comma 1 bis, del d.P.R. n. 115 del 2002

Doppia conforme: ricorso inammissibile in Cassazione
In una causa relativa a confini di proprietà e usucapione, la Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile. La decisione si fonda sul principio della "doppia conforme", che impedisce il riesame dei fatti quando la sentenza d'appello conferma la decisione di primo grado sulla base delle medesime ragioni fattuali. Il ricorrente non ha dimostrato la diversità delle motivazioni tra i due gradi di giudizio.
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Modifica della domanda: quando è lecita in giudizio?
Una società fornitrice di energia ottiene un decreto ingiuntivo per bollette non pagate. Il cliente si oppone, contestando sia la prova della fornitura sia una successiva modifica della domanda da parte del creditore. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso, chiarendo che nel regime di salvaguardia la prova della fornitura può basarsi su dati di consumo e che la precisazione del credito in corso di causa non costituisce una modifica della domanda vietata.
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Divisione immobiliare: tassazione e conguagli fittizi
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 7439/2024, ha stabilito che una divisione immobiliare deve essere considerata una vendita ai fini fiscali quando ai condividenti vengono attribuiti diritti reali diversi (es. usufrutto e nuda proprietà) rispetto alle quote di proprietà originarie. In questo caso, l'Amministrazione Finanziaria ha il potere di riqualificare l'atto e liquidare l'imposta di registro come se si trattasse di un trasferimento, calcolando il valore dei beni sulla base dei criteri normativi e non solo su quanto dichiarato dalle parti, anche se superiore al valore catastale.
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Rinuncia al ricorso e spese legali: la decisione
Una lavoratrice, dopo aver impugnato in Cassazione un decreto del Tribunale relativo all'ammissione al passivo fallimentare, ha effettuato una rinuncia al ricorso. Nonostante la richiesta di compensazione delle spese, la Corte di Cassazione, accogliendo l'istanza della controparte, ha dichiarato estinto il processo e ha condannato la ricorrente al pagamento delle spese legali, applicando il principio di causalità.
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Rinuncia al ricorso: chi paga le spese legali?
Una lavoratrice rinuncia al ricorso in Cassazione contro una società fallita, proponendo la compensazione delle spese. La Corte dichiara estinto il processo per rinuncia al ricorso e, su richiesta della controparte, condanna la ricorrente al pagamento delle spese legali, escludendo il doppio contributo unificato.
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Assenza ingiustificata: licenziamento illegittimo
Un'agente di polizia municipale, sospesa cautelativamente a seguito di una condanna penale, veniva licenziata per assenza ingiustificata dopo non aver comunicato tempestivamente la successiva assoluzione in appello. La Corte di Cassazione, confermando la decisione dei giudici di merito, ha ritenuto inammissibile il ricorso del Comune, stabilendo che il licenziamento basato sulla sola assenza ingiustificata è illegittimo se non vi è un provvedimento formale di riammissione in servizio da parte del datore di lavoro.
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Licenziamento giusta causa: condotta extralavorativa
Un dipendente pubblico, agendo nel suo ruolo secondario di giudice onorario, ha commesso un abuso d'ufficio ai danni del suo stesso datore di lavoro, un Comune. A seguito della condanna penale definitiva, l'ente ha riattivato il procedimento disciplinare e lo ha licenziato. La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del licenziamento per giusta causa, stabilendo che anche una condotta extralavorativa, se mina irrimediabilmente il rapporto di fiducia con il datore di lavoro, costituisce un valido motivo per la risoluzione del rapporto. La sentenza chiarisce anche le regole sulla sospensione e riattivazione dei procedimenti disciplinari nel pubblico impiego.
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Ricorso incidentale: effetti della rinuncia principale
La Corte di Cassazione chiarisce che la rinuncia al ricorso principale non comporta l'inefficacia del ricorso incidentale. Nel caso di specie, un condominio aveva chiesto il rimborso di somme per un servizio di depurazione non goduto. Giunti in Cassazione, il ricorrente principale ha rinunciato all'impugnazione. La Corte ha dichiarato estinto il giudizio principale ma ha proceduto all'esame del ricorso incidentale, rigettandolo e condannando entrambe le società ricorrenti al pagamento delle spese legali a favore del condominio.
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Prescrizione crediti lavoro: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 6773/2024, ha stabilito che la prescrizione crediti lavoro decorre dalla cessazione del rapporto per i diritti non ancora prescritti all'entrata in vigore della Legge 92/2012. Il caso riguardava un lavoratore che chiedeva differenze retributive. La Corte ha confermato la decisione di merito, ritenendo validi i crediti maturati nei cinque anni precedenti a un atto interruttivo del 2011 e salvati dalla successiva modifica normativa, che ha sospeso la decorrenza del termine fino alla fine del rapporto lavorativo.
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Responsabilità avvocato: serve prova del danno effettivo
Una famiglia ha citato in giudizio gli eredi del proprio avvocato per negligenza professionale, sostenendo che non avesse ottenuto un'indennità per l'occupazione di un immobile. La Corte di Cassazione ha respinto la richiesta, stabilendo che per accertare la responsabilità dell'avvocato non è sufficiente dimostrarne l'errore, ma è indispensabile che il cliente provi di aver subito un danno economico concreto e diretto. Poiché i clienti avevano di fatto già ricevuto la somma dalla controparte, che non l'aveva mai richiesta indietro, non sussisteva alcun danno effettivo.
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Prescrizione decennale per il dipendente infedele
Un ex dipendente bancario, responsabile di ammanchi, sosteneva che la richiesta di restituzione della banca fosse prescritta. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando l'applicazione della prescrizione decennale dipendente (ordinaria) e non quella più breve legata al reato. La Corte ha stabilito che l'illecito del lavoratore costituisce una violazione degli obblighi contrattuali del rapporto di lavoro, giustificando così il termine di prescrizione più lungo. Inoltre, ha chiarito che l'esito del processo penale non vincola il giudice civile nella valutazione della responsabilità contrattuale.
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Ricorso non depositato: Cassazione e improcedibilità
Un contribuente ha impugnato una sentenza tributaria notificando il ricorso all'Agenzia delle Entrate, ma omettendo di depositarlo presso la cancelleria della Corte di Cassazione entro i termini di legge. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso improcedibile, sottolineando che il mancato deposito costituisce un vizio insanabile. La decisione ribadisce che il rispetto dei termini perentori è un requisito fondamentale di procedibilità, la cui violazione comporta la condanna alle spese e l'applicazione della sanzione del raddoppio del contributo unificato. Il focus è quindi sulle conseguenze di un ricorso non depositato.
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Cessazione materia del contendere: la Cassazione chiude
La Corte di Cassazione dichiara la cessazione della materia del contendere in un ricorso tributario. A seguito dell'adesione di una società contribuente alla definizione agevolata delle controversie, l'Agenzia delle Entrate ha richiesto l'estinzione del giudizio. La Corte ha accolto l'istanza, confermando che il presupposto del contendere è venuto meno e disponendo la compensazione delle spese legali tra le parti.
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Estinzione del giudizio per rottamazione dei ruoli
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio a seguito dell'adesione dei contribuenti alla definizione agevolata (rottamazione dei ruoli). Tale adesione implica una rinuncia al ricorso, rendendo superflua la prosecuzione del contenzioso tributario. La Corte ha anche escluso l'obbligo per i ricorrenti di versare un ulteriore contributo unificato, dato che il caso si è concluso con l'estinzione e non con una decisione di merito sfavorevole.
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Ricorso per revocazione: quando è inammissibile?
Un lavoratore, a seguito della conferma del suo licenziamento da parte della Corte di Cassazione, ha presentato un ricorso per revocazione lamentando la violazione di norme costituzionali. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, chiarendo che la revocazione è un rimedio eccezionale, utilizzabile solo per specifici errori di fatto e non per contestare presunte violazioni di legge o per ridiscutere il merito della decisione.
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Presunzione di comunione: la prova della proprietà
Due co-proprietari rivendicavano la proprietà esclusiva di un pozzo nero condominiale, in contrasto con la presunzione di comunione legale. La Corte di Cassazione ha respinto il loro ricorso, riaffermando che per superare tale presunzione è indispensabile presentare un "titolo contrario", ovvero l'atto originario che ha costituito il condominio. La Corte ha chiarito che l'onere della prova spetta a chi rivendica il diritto esclusivo e che le attuali norme sulle parti comuni si applicano anche agli edifici costruiti prima del 1942.
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Improcedibilità ricorso Cassazione: onere del deposito
Un Comune ha presentato ricorso in Cassazione contro una sentenza di secondo grado. Tuttavia, ha depositato solo la sentenza di primo grado, omettendo quella impugnata. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'improcedibilità del ricorso per Cassazione, sottolineando l'importanza di adempiere all'onere di deposito previsto dal codice di procedura civile, a pena di inammissibilità.
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Esenzione ICI coniugi: ricorso del Comune inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un Comune contro una contribuente che beneficiava dell'esenzione ICI per l'abitazione principale, nonostante il coniuge godesse della stessa agevolazione in un'altra città. La decisione non entra nel merito del diritto alla doppia esenzione ICI coniugi, ma si fonda su motivi procedurali: il Comune non ha superato l'ostacolo della 'doppia conforme', avendo i giudici di primo e secondo grado emesso sentenze identiche basate sulla mancata prova, da parte dell'ente, dei fatti contestati.
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Multa parcheggio scaduto: la decisione della Cassazione
Un automobilista ha contestato diverse multe per sosta con ticket scaduto, sostenendo che si trattasse di un mero inadempimento contrattuale da saldare con la differenza tariffaria. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che la multa parcheggio scaduto costituisce un illecito amministrativo pienamente legittimo. La Corte ha inoltre chiarito che una vecchia ordinanza comunale istitutiva delle strisce blu resta valida anche dopo l'entrata in vigore del nuovo Codice della Strada e ha precisato le regole sull'onere della prova riguardo l'obbligo di parcheggi gratuiti in prossimità di una ZTL.
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Progressione economica: illegittima se discriminatoria
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'amministrazione provinciale contro una dipendente. La lavoratrice aveva ottenuto il risarcimento per perdita di chance, poiché i criteri per la progressione economica, pur formalmente legittimi, erano stati applicati in modo discriminatorio, escludendola da ogni possibilità di avanzamento. La Suprema Corte ha stabilito che i motivi di ricorso non potevano essere esaminati perché riguardavano un contratto collettivo locale e, soprattutto, non affrontavano la questione centrale della discriminazione, che era il fondamento della decisione del giudice d'appello.
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