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Art. 13, comma 1 bis, del d.P.R. n. 115 del 2002 — Anno 2024

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196 provvedimenti

Altri anni per Art. 13, comma 1 bis, del d.P.R. n. 115 del 2002

Valore probatorio fattura: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 4052/2024, interviene su una controversia tra un fornitore di macchinari e un'azienda alimentare. Il caso verte sul valore probatorio della fattura come prova in giudizio. L'azienda acquirente aveva lamentato vizi nel macchinario, chiedendo un risarcimento. La Corte d'Appello aveva ridotto il risarcimento, ritenendo che alcune somme fossero state rimborsate basandosi su delle fatture. La Cassazione ha cassato questa parte della decisione, ribadendo che la fattura, essendo un documento unilaterale, non costituisce piena prova in un giudizio di opposizione e non può da sola dimostrare l'estinzione di un credito.
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Contratto preliminare bene in comunione: cosa succede
Un acquirente ha cercato di far valere un contratto preliminare per un bene in comunione, firmato da un solo comproprietario per conto di tutti. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che la mancanza della procura scritta di un comproprietario rende l'intero contratto preliminare bene in comunione inefficace. La Corte ha ribadito che tale accordo è un'operazione giuridica indivisibile e non è possibile il trasferimento forzoso delle sole quote dei comproprietari consenzienti.
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Responsabilità del notaio: la Cassazione decide
Una società immobiliare ha acquisito un bene tramite un atto di vendita basato su una procura falsa. Dopo che i tribunali di merito hanno dichiarato la vendita inefficace ma escluso la responsabilità professionale del notaio, la società ha presentato ricorso alla Corte di Cassazione. La Corte ha respinto il ricorso, confermando che la diligenza del notaio è stata correttamente valutata dai giudici di merito. La decisione sottolinea l'importanza del principio di non contestazione dei fatti addotti per dimostrare la diligenza del notaio, un elemento cruciale per evitare una condanna per responsabilità professionale.
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Onere della prova: medico perde il ricorso per prove
Un medico specializzando ha citato in giudizio la Presidenza del Consiglio dei Ministri per ottenere un'adeguata remunerazione per il suo periodo di specializzazione, in linea con le direttive UE. La sua richiesta è stata respinta sia in Appello che in Cassazione a causa del mancato assolvimento dell'onere della prova. La Corte Suprema ha dichiarato il ricorso inammissibile, sottolineando che il ricorrente non aveva fornito prove specifiche e dettagliate a sostegno della sua posizione, come l'anno di iscrizione o il diploma conseguito, rendendo le sue allegazioni troppo generiche per essere esaminate.
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Doppia conforme e ricorso: quando è inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un ex coniuge riguardante la durata e la gestione di un'impresa familiare. La decisione si fonda sul principio della "doppia conforme": quando due sentenze di merito (primo grado e appello) giungono alla stessa conclusione basandosi sui medesimi fatti, il ricorso per omesso esame di un fatto decisivo è precluso. Inoltre, un motivo di ricorso è stato respinto per difetto di autosufficienza, non avendo riportato gli elementi essenziali per la sua valutazione.
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Ricorso improcedibile: l’errore che costa il caso
Una società immobiliare ha impugnato in Cassazione una sentenza relativa a una complessa operazione di compravendita con delegazione di pagamento. Tuttavia, la Suprema Corte ha dichiarato il ricorso improcedibile. La decisione non è entrata nel merito della questione, ma si è basata su una mancanza procedurale: la parte ricorrente non ha depositato, nei termini di legge, la copia autentica della sentenza impugnata con la relativa notificazione. Questo adempimento è essenziale per consentire alla Corte di verificare la tempestività del ricorso, e la sua omissione ne determina l'improcedibilità, chiudendo di fatto la disputa legale.
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Rimborso IVA spese legali: onere della prova
Una società si opponeva al pagamento dell'IVA sulle spese legali a favore di due privati, sostenendo la mancata prova del versamento. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che l'onere di provare il diritto alla detrazione IVA spetta alla parte soccombente. Poiché i privati non possono detrarre l'imposta, il rimborso IVA spese legali è dovuto come costo effettivo del processo. La Corte ha invece accolto il ricorso incidentale dei privati per un errato calcolo delle spese di lite.
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Onere della prova: i limiti del ricorso in Cassazione
In un caso di compenso professionale, la Cassazione rigetta il ricorso del cliente, chiarendo che non può riesaminare le prove. La Corte sottolinea che l'onere della prova non è violato se il giudice valuta le prove in modo sgradito a una parte, ma solo se inverte illegittimamente tale onere. Inoltre, dichiara inammissibile un'eccezione di prescrizione non sollevata correttamente in appello.
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Presunzione distribuzione utili: socio unico risponde
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 2477/2024, ha confermato che la presunzione distribuzione utili si applica al socio unico di una S.r.l. quando l'accertamento di maggiori redditi in capo alla società diventa definitivo. Il socio è tenuto a pagare le imposte personali sui profitti presunti, anche se al momento della notifica dell'atto non ricopriva più alcuna carica sociale. Spetta al contribuente l'onere di provare che gli utili non sono stati distribuiti.
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Patto commissorio: nullità contratti collegati
La Corte di Cassazione rigetta il ricorso di una società finanziaria, confermando la nullità di un'operazione di compravendita e leasing. I giudici hanno stabilito che i contratti, sebbene formalmente distinti, costituivano un'unica operazione elusiva del divieto di patto commissorio, finalizzata a garantire un creditore con la proprietà di un bene del debitore in caso di inadempimento. Viene inoltre ribadita la limitata efficacia probatoria del giudicato endofallimentare in un giudizio ordinario.
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Termine breve ricorso Cassazione: la notifica via PEC
Un avvocato ha impugnato un'ordinanza relativa a una richiesta di compenso professionale. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile perché presentato oltre il termine breve per il ricorso in cassazione di 60 giorni, decorrente dalla data di notifica del provvedimento a mezzo PEC.
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Azione di restituzione e immobile occupato sine titulo
Una cooperativa edilizia ha agito in giudizio contro un soggetto che occupava abusivamente un immobile, originariamente assegnato al fratello di quest'ultimo. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna al rilascio, qualificando l'azione come 'azione di restituzione' e non come 'azione di rivendicazione'. Questa distinzione è cruciale, poiché ha esonerato la cooperativa dalla 'probatio diabolica', ovvero la complessa prova della proprietà, basando la richiesta sul venir meno del titolo che originariamente legittimava la detenzione da parte del fratello.
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Impugnazione estratto di ruolo: quando è possibile?
Una società ha contestato avvisi di addebito e una cartella di pagamento di cui è venuta a conoscenza solo tramite un estratto di ruolo, eccependo la mancata notifica e la prescrizione. I giudici di merito hanno dichiarato l'azione inammissibile per carenza di interesse ad agire. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, specificando che l'impugnazione estratto di ruolo non è generalmente consentita. Sulla base di una recente modifica legislativa, la Corte ha ribadito che l'estratto è un mero documento informativo e che il ruolo o la cartella non notificati possono essere impugnati direttamente solo in specifici casi di pregiudizio concreto (es. esclusione da appalti), non dimostrati nel caso di specie, dichiarando quindi il ricorso inammissibile.
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Sospensione feriale: no a controversie di lavoro
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità di un appello in una causa di lavoro perché depositato tardivamente. La Corte ha ribadito che la sospensione feriale dei termini processuali non si applica alle controversie di lavoro, anche quando la pretesa economica, pur derivando da un precedente rapporto di impiego, viene azionata dopo la sua cessazione. La natura della controversia, radicata nel contratto di lavoro, prevale, escludendo la sospensione estiva dei termini.
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Notifica cartella esattoriale: quando inizia a decorrere?
Una società impugna una cartella esattoriale, ma il ricorso viene dichiarato tardivo. La Cassazione chiarisce i termini per la notifica cartella esattoriale in caso di irreperibilità relativa del destinatario, stabilendo che il termine per impugnare decorre dal ricevimento della raccomandata informativa o, in mancanza, dal decimo giorno successivo alla sua spedizione, confermando la decisione dei giudici di merito.
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Esportazione di denaro contante: la divisione elude?
La Corte di Cassazione ha confermato una sanzione per omessa dichiarazione di esportazione di denaro contante per un importo di 200.000 Euro. L'interessato aveva tentato di eludere la normativa distribuendo il denaro in somme inferiori alla soglia tra 90 persone. La Corte ha stabilito che l'operazione va considerata nel suo complesso, rendendo irrilevante l'artificio della suddivisione, poiché l'elemento chiave è l'omissione consapevole della dichiarazione per l'intero importo.
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Esercizio abusivo della mediazione: la Cassazione
La Corte di Cassazione conferma la sanzione per esercizio abusivo della mediazione a carico del socio di una società immobiliare. La Corte ha stabilito che non è possibile richiedere un riesame delle prove nel giudizio di legittimità e ha chiarito che l'autorità sanzionatoria non ha l'obbligo di notificare la facoltà di pagamento in misura ridotta, essendo un onere del trasgressore.
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Actio confessoria servitutis: parcheggio e servitù
La Corte di Cassazione chiarisce che parcheggiare stabilmente delle auto su una strada privata, ostacolando il passaggio, legittima l'uso dell'actio confessoria servitutis. La Corte ha rigettato il ricorso, confermando che tale azione non richiede una contestazione formale del diritto di servitù, ma solo un impedimento al suo esercizio. Sono stati ritenuti responsabili sia il proprietario del fondo, come autore morale, sia i proprietari delle auto, come autori materiali dell'illecito.
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Prova presuntiva e accertamento fiscale: il limite
Una società in liquidazione ha impugnato un avviso di accertamento fiscale basato su costi ritenuti indeducibili. Il ricorso si fondava sulla presunta illegittimità dell'accertamento e sull'errato utilizzo della prova presuntiva da parte dell'Agenzia delle Entrate. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che la valutazione degli elementi di fatto che costituiscono la prova presuntiva spetta al giudice di merito e non è sindacabile in sede di legittimità, se non per violazione delle norme che la regolano. La Corte ha ritenuto legittimo l'accertamento basato su indizi gravi, precisi e concordanti, come fatture generiche e non definitive.
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Giudicato esterno: quando preclude un nuovo processo
Un lavoratore ha intentato una causa per il riconoscimento di un rapporto di lavoro subordinato. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile a causa dell'esistenza di un precedente giudicato esterno, ovvero una sentenza definitiva tra le stesse parti che aveva già negato l'esistenza di tale rapporto. La Corte ha ribadito che un punto di diritto già accertato e risolto in via definitiva non può essere riesaminato in un nuovo giudizio.
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