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Art. 13, comma 1 bis, del d.P.R. n. 115 del 2002

443 provvedimenti

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Ricorso inammissibile: il vizio di motivazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile in una causa possessoria per un diritto di passaggio. I ricorrenti lamentavano un vizio di motivazione della sentenza d'appello, ma la Corte ha rigettato l'istanza basandosi sulla regola della 'doppia conforme' e sulla non applicabilità del vecchio paradigma censorio sulla motivazione, ribadendo che non può riesaminare il merito dei fatti.
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Concorrenza sleale: il fornitore non può bypassare
Un'azienda fornitrice ha impugnato la decisione della Corte d'Appello che la condannava per aver violato un contratto di fornitura, trattando direttamente con il cliente finale del proprio committente. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando l'inadempimento grave e la sussistenza di un comportamento assimilabile a concorrenza sleale, poiché la condotta è avvenuta in costanza di rapporto e i prodotti forniti erano identici a quelli oggetto del contratto originario.
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Usucapione bene demaniale: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 33509/2023, ha rigettato il ricorso di una cittadina che chiedeva di essere dichiarata proprietaria per usucapione di due terreni adiacenti a un fiume. La Corte ha stabilito che tali terreni, pur non essendo regolarmente inondati, costituiscono una 'pertinenza idraulica' del fiume, ovvero sono destinati alla sua protezione. Questa natura li qualifica come parte del demanio idrico. Di conseguenza, l'usucapione di un bene demaniale è impossibile, in quanto tali beni non sono suscettibili di appropriazione privata.
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Procura speciale: quando il ricorso è inammissibile
Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile a causa di un difetto nella procura speciale. Il caso, originato da una richiesta di usucapione, evidenzia l'importanza di conferire un mandato specifico per il giudizio di legittimità, pena l'improcedibilità dell'atto, non sanabile da un deposito successivo.
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Mutatio libelli: quando il ricorso è inammissibile?
La Corte di Cassazione analizza un caso di danni immobiliari, distinguendo tra risarcimento in forma specifica e per equivalente. Nonostante l'errata qualificazione della domanda da parte del giudice d'appello, che l'aveva considerata una 'mutatio libelli' inammissibile, il ricorso dei danneggiati viene dichiarato inammissibile per difetto di interesse. Poiché la loro domanda principale era stata accolta, non avevano un interesse concreto a contestare la mancata disamina della domanda subordinata.
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Strada privata ad uso pubblico: limiti al passaggio
Una società costruttrice, dopo aver edificato delle villette, si è vista negare l'accesso a una strada privata adiacente, poiché i proprietari di quest'ultima hanno ripristinato una recinzione. La società ha agito in giudizio sostenendo il suo diritto di passo, basato sul fatto che la strada fosse soggetta a uso pubblico. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, chiarendo che una servitù di passaggio per uso pubblico su una strada privata non conferisce automaticamente ai proprietari dei fondi confinanti il diritto di creare nuovi e diretti accessi. Questo tipo di utilizzo è considerato più intenso e diverso dal semplice transito consentito alla collettività.
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Indennità sede disagiata: quando è rimborso spese
Un lavoratore ha richiesto l'inclusione dell'indennità di sede disagiata nel calcolo di ferie, tredicesima e TFR. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che tale indennità non ha natura retributiva, ma di rimborso spese forfettario. La sua funzione è compensare i costi di viaggio per raggiungere un luogo di lavoro disagevole, non remunerare la prestazione lavorativa. Di conseguenza, è stata correttamente esclusa dalla base di calcolo delle altre voci retributive.
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Efficacia riflessa giudicato: limiti e condizioni
Un lavoratore ha richiesto il riconoscimento di differenze retributive basandosi sull'esito favorevole di cause simili intentate da suoi colleghi. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, negando l'applicazione dell'efficacia riflessa del giudicato. I giudici hanno chiarito che una sentenza che interpreta un contratto collettivo non è vincolante per terzi il cui rapporto di lavoro, sebbene simile, è giuridicamente autonomo e distinto. La decisione sottolinea come ogni causa debba essere valutata singolarmente.
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Accertamento bancario: onere della prova del contribuente
Un contribuente si è visto respingere il ricorso contro un avviso di accertamento fondato su versamenti bancari non giustificati. La Corte di Cassazione ha confermato che in caso di accertamento bancario, l'onere di provare la natura non imponibile delle somme spetta al contribuente. I giudici hanno inoltre ribadito che tali importi possono essere legittimamente classificati come "redditi diversi", data la loro natura residuale, anche senza l'individuazione di una fonte produttiva specifica.
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Spese di giustizia: chi decide sulla quantificazione?
La Corte di Cassazione, con la sentenza 31774/2023, ha chiarito la ripartizione di competenze in materia di opposizione al pagamento delle spese di giustizia derivanti da una condanna penale. La Corte ha stabilito che le contestazioni relative alla quantificazione del debito (quantum) spettano al giudice civile, mentre quelle sull'esistenza stessa della condanna (an debeatur) sono di competenza del giudice dell'esecuzione penale. In questo contesto, spetta all'ente creditore l'onere di provare la correttezza e la pertinenza dei costi addebitati.
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Sanzione amministrativa cava: quando si applica?
Una società estrattiva riceve una pesante sanzione amministrativa cava per aver scavato oltre i limiti autorizzati. La Cassazione conferma la sanzione, chiarendo che scavare fuori dal perimetro equivale a un'attività in totale assenza di autorizzazione (art. 19 L.R. FVG 35/1986) e non una semplice difformità (art. 20). La successiva autorizzazione non ha effetto sanante e la colpa si presume.
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Actio negatoria servitutis: il no della Cassazione
La Corte di Cassazione ha rigettato sia il ricorso principale che quello incidentale in una complessa controversia immobiliare. La questione centrale era una "actio negatoria servitutis" per negare un diritto di passaggio a favore di un hotel per accedere a delle autorimesse. La Corte ha confermato la decisione di appello, ritenendo idonea la soluzione di un cancello mobile per regolare l'accesso e ha respinto la richiesta di risarcimento danni per mancanza di prove specifiche.
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Servitù di passaggio coattivo: i proprietari da citare
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 31065/2023, ha rigettato il ricorso di un proprietario di un fondo intercluso che aveva richiesto una servitù di passaggio coattivo citando in giudizio solo uno dei proprietari dei terreni interposti. La Corte ha stabilito che l'azione deve essere proposta contestualmente contro tutti i proprietari dei fondi che separano l'immobile dalla via pubblica. In caso contrario, la domanda viene respinta nel merito per inesistenza del diritto, poiché un passaggio parziale non è idoneo a garantire l'accesso.
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Risarcimento danni: la prova è sempre necessaria
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 30822/2023, ha rigettato la richiesta di un cittadino volta a ottenere un risarcimento danni per aver confidato nell'efficacia di una scrittura privata, poi rivelatasi nulla per difetto di rappresentanza della controparte. La Corte ha stabilito un principio fondamentale: per il risarcimento danni, non è sufficiente lamentare un pregiudizio, ma è indispensabile allegarlo e provarlo concretamente in giudizio. La decisione sottolinea che l'impugnazione sull'ammontare del danno (quantum) devolve al giudice anche la valutazione sulla sua esistenza (an), impedendo la formazione di un giudicato parziale.
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Usucapione comproprietà: l’uso parziale blocca tutto
Una società alberghiera ha tentato di acquisire la piena proprietà di un immobile in comune attraverso l'usucapione della comproprietà. La Corte di Cassazione ha respinto la richiesta, chiarendo che per usucapire la quota di un altro contitolare è necessario un possesso esclusivo sull'intero bene. L'utilizzo, anche minimo, di una porzione del bene da parte dell'altro comproprietario interrompe il possesso esclusivo necessario, impedendo così l'acquisizione del suo diritto.
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Prova usucapione: limiti del ricorso in Cassazione
Un'erede, dopo una sentenza favorevole in primo grado per l'usucapione di un terreno, si vede ribaltare la decisione in appello per insufficienza di prove. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il suo ricorso, sottolineando che non è possibile chiedere ai giudici di legittimità una nuova valutazione dei fatti o delle testimonianze. La decisione ribadisce che la prova dell'usucapione deve essere solida e che il giudizio di cassazione non è un terzo grado di merito.
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Interruzione del processo: vale il certificato di morte
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di un Comune, confermando l'estinzione di un processo d'appello. La Corte ha stabilito che, per l'interruzione del processo a seguito del decesso di una parte, la produzione in udienza del certificato di morte da parte del suo avvocato equivale a una dichiarazione formale, facendo scattare automaticamente l'interruzione e il relativo termine per la riassunzione.
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Acquiescenza fiscale: no al rimborso interessi
Una società, dopo aver prestato acquiescenza fiscale a un accertamento per il 2010 compensando il debito con un credito del 2009, ha chiesto il rimborso degli interessi su tale credito. La Cassazione ha negato il rimborso, stabilendo che l'acquiescenza è una scelta definitiva che implica la rinuncia a ogni ulteriore pretesa.
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Cessazione materia del contendere: effetti sul giudizio
Un ex dipendente pubblico contesta le trattenute sullo stipendio effettuate dall'ente previdenziale. Durante il giudizio in Cassazione, le parti raggiungono un accordo. La Corte dichiara la cessazione della materia del contendere, rendendo inefficaci le sentenze precedenti e chiudendo il caso sulla base della volontà delle parti.
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Cessazione materia contendere e accordo tra le parti
La Corte di Cassazione dichiara la cessazione della materia del contendere in una disputa tra professionisti e un ente previdenziale, a seguito di un accordo di conciliazione. L'ordinanza chiarisce che in questi casi non si applica il raddoppio del contributo unificato, poiché l'accordo tra le parti sostituisce le precedenti decisioni giudiziarie.
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