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Art. 13, comma 1 bis, del d.P.R. n. 115 del 2002

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443 provvedimenti

Usucapione contratto di locazione: la firma blocca?
Un soggetto che rivendicava la proprietà di un immobile per usucapione si è visto respingere la domanda perché aveva precedentemente firmato un contratto di locazione per lo stesso bene. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione dei giudici di merito, stabilendo che la sottoscrizione di tale contratto costituisce un riconoscimento della proprietà altrui, incompatibile con l'intenzione di possedere come proprietario (animus domini), requisito essenziale per l'usucapione. Di conseguenza, il ricorso è stato dichiarato inammissibile.
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Prescrizione crediti lavoro: quando decorre il termine?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 30193/2023, ha stabilito che la prescrizione crediti lavoro, come le differenze retributive, non decorre in costanza di rapporto. A seguito delle riforme del 2012 e 2015, il lavoro a tempo indeterminato non gode più di un regime di stabilità reale, pertanto il termine di prescrizione inizia a correre solo dalla cessazione del rapporto per tutelare il lavoratore dal timore di ritorsioni. La Corte ha così rigettato il ricorso di un'azienda, confermando il diritto di un dipendente a ricevere le differenze retributive maturate dal 2007.
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Retribuzione di risultato: ricorso inammissibile
Una ex dirigente pubblica ha citato in giudizio un Ente Locale per ottenere la retribuzione di risultato per un'annualità in cui non le erano stati assegnati obiettivi specifici. La Corte di Cassazione ha dichiarato il suo ricorso inammissibile, non entrando nel merito della questione ma sanzionando i vizi procedurali dell'impugnazione. La decisione sottolinea l'importanza di formulare i motivi di ricorso in modo specifico e pertinente alla decisione impugnata.
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Termini impugnazione rito Fornero: la Cassazione
Un dipendente pubblico ha impugnato il proprio licenziamento. Il processo si è svolto con il rito Fornero e l'appello è stato dichiarato inammissibile perché tardivo. La Cassazione ha confermato la decisione, stabilendo che i termini di impugnazione del rito Fornero (30 giorni) devono essere rispettati anche se il rito è stato applicato erroneamente, in virtù del principio dell'ultrattività del rito.
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Doppia conforme: quando l’appello è inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di una società di navigazione contro la condanna al risarcimento del danno per mancata reintegra di un lavoratore. La decisione si fonda sul principio della cosiddetta "doppia conforme": quando due sentenze di merito (primo grado e appello) giungono alla stessa conclusione basandosi sulle medesime ragioni di fatto, il ricorso in Cassazione per vizi di motivazione è precluso.
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Tutela reintegratoria e cessione d’azienda in crisi
La Corte di Cassazione conferma la tutela reintegratoria per un lavoratore illegittimamente licenziato da una compagnia aerea dopo una cessione d'azienda. La sentenza chiarisce che la reintegrazione deve essere disposta a carico della società cedente, anche se in amministrazione straordinaria, quando questa prosegue l'attività. Si stabilisce inoltre che l'azione del lavoratore verso il cessionario non è soggetta ai brevi termini di decadenza previsti per l'impugnazione di atti specifici.
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Impugnazione estratto di ruolo: quando è ammissibile?
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di un contribuente che aveva avviato un'azione legale per l'accertamento negativo di debiti previdenziali basandosi su un estratto di ruolo. La Corte ha confermato che l'impugnazione estratto di ruolo è inammissibile per carenza di interesse ad agire, salvo casi specifici previsti dalla legge, poiché tale documento non è un atto di esecuzione forzata.
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Distanze legali: quando si applica la regola dei 10m
La Corte di Cassazione ha confermato che le distanze legali di 10 metri tra costruzioni, previste dal D.M. 1444/1968, devono essere rispettate anche quando una delle pareti fronteggianti è cieca. Il caso riguardava una nuova costruzione realizzata in violazione di tale norma. La Corte ha ribadito che questa regola tutela la salubrità e la sicurezza, prevalendo sui regolamenti locali e non ammettendo deroghe basate sul principio di prevenzione in caso di nuove edificazioni.
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Lavoro subordinato: quando l’appello è inammissibile
Un'impresa individuale ricorre in Cassazione dopo che i tribunali di merito avevano confermato l'esistenza di un rapporto di lavoro subordinato non dichiarato con due operai, sulla base di un verbale ispettivo. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile in ogni suo punto, ribadendo che la valutazione dei fatti è riservata ai giudici di merito e chiarendo i limiti all'impugnazione degli atti ispettivi e le rigide condizioni per il ricorso in presenza di una "doppia conforme".
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Attività stagionale: limiti ai contratti a termine
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 9243/2023, ha stabilito che per derogare al limite massimo di 36 mesi per i contratti a termine, non è sufficiente una generica qualificazione di un settore come stagionale da parte della contrattazione collettiva. È necessaria una specifica individuazione delle mansioni che costituiscono un'effettiva attività stagionale, distinta da quella continuativa con semplici picchi di lavoro. Nel caso di specie, riguardante una società di servizi aeroportuali, la Corte ha confermato la conversione dei contratti in rapporti a tempo indeterminato per superamento del limite legale.
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Correzione errore materiale: quando la Corte corregge
La Corte di Cassazione ha disposto la correzione di un errore materiale in una sua precedente ordinanza. Gli errori riguardavano l'omissione e l'errata indicazione dei nomi di alcune parti processuali nell'intestazione del provvedimento. La Corte ha chiarito che tale procedura, di natura amministrativa, non comporta la condanna alle spese, poiché non vi è una parte soccombente. Il caso evidenzia l'importanza della precisione formale negli atti giudiziari e il meccanismo previsto dalla legge per rimediare a sviste che non incidono sul contenuto della decisione.
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Ricorso inammissibile: quando i motivi sono generici
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un ente pubblico contro la sentenza che riconosceva a un dipendente differenze retributive e una somma una tantum. Il ricorso è stato giudicato generico, meramente riproduttivo dei motivi d'appello e privo di una specifica indicazione delle norme violate. La decisione sottolinea l'importanza di formulare censure precise e pertinenti nel giudizio di legittimità, evidenziando come la mancata specificità dei motivi porti a un esito di inammissibilità, anche in presenza della regola della "doppia conforme".
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Prassi commerciale elusiva: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di una concessionaria auto che utilizzava una prassi commerciale elusiva per posticipare la tassazione dei ricavi. Attraverso lunghi periodi di 'prova' concessi ai clienti, la società ritardava l'emissione della fattura, trattando i veicoli come beni strumentali e non come merce. La Corte ha rigettato il ricorso, stabilendo che la vendita si perfeziona con il consenso e la consegna del bene, rendendo la strategia fiscalmente illegittima.
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Deposito telematico Giudice di Pace: quando è nullo
La Corte di Cassazione ha confermato la nullità di una sanzione amministrativa poiché l'amministrazione si era costituita in giudizio tramite PEC. Il deposito telematico è stato ritenuto invalido perché, all'epoca dei fatti, la normativa non lo consentiva per gli uffici del Giudice di Pace, rendendo i documenti inammissibili.
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Fondo di garanzia TFR: no pagamento se il lavoro continua
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un lavoratore che chiedeva il pagamento del TFR al Fondo di garanzia TFR gestito dall'INPS. Il caso riguardava un lavoratore il cui rapporto di lavoro era proseguito, senza soluzione di continuità, con una nuova società a seguito di una cessione di ramo d'azienda, mentre la società originaria era stata dichiarata fallita. La Corte ha stabilito che il Fondo non è tenuto a intervenire perché il TFR diventa esigibile solo al momento della cessazione del rapporto di lavoro. Poiché il rapporto non era cessato ma proseguito con il nuovo datore, l'insolvenza del datore di lavoro originario non è sufficiente a far scattare la garanzia del Fondo.
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Decreto di trasferimento: cosa include la vendita?
Un acquirente acquista un terreno da un fallimento, sostenendo che il decreto di trasferimento dovesse includere anche un credito per oneri concessori versati e un permesso a costruire scaduto. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, chiarendo che la vendita forzata trasferisce solo quanto esplicitamente indicato nell'avviso di vendita. Il credito è un bene autonomo della massa fallimentare e il permesso scaduto non ha valore, quindi non possono essere inclusi nel trasferimento.
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Certificato di agibilità: quando il recesso è legittimo
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del recesso di un promissario acquirente da un contratto preliminare di compravendita. La causa del recesso era la mancata consegna del certificato di agibilità da parte dei promittenti venditori entro la data del rogito. La Corte ha stabilito che tale mancanza, unita all'assenza dei requisiti sostanziali per ottenere il certificato, costituisce un inadempimento di grave importanza che giustifica la risoluzione del contratto e la richiesta di restituzione del doppio della caparra.
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Mansioni superiori: no a inquadramento superiore
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un lavoratore, autista soccorritore, che richiedeva il riconoscimento di mansioni superiori e le relative differenze retributive. La Corte ha stabilito che, per l'inquadramento in una categoria superiore, non è sufficiente svolgere compiti complessi, ma è necessario dimostrare autonomia decisionale e assunzione di responsabilità per il risultato, elementi che nel caso di specie erano assenti, essendo l'attività di mero supporto al personale sanitario.
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Mansioni superiori: no a inquadramento superiore
Un lavoratore, impiegato come autista soccorritore, ha richiesto il riconoscimento di mansioni superiori e le relative differenze retributive, sostenendo che il suo ruolo rientrasse nell'Area B anziché nell'Area A. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando la decisione del tribunale di merito. La Corte ha stabilito che le mansioni del lavoratore erano di mero supporto al personale sanitario e prive dell'autonomia e della responsabilità che caratterizzano l'inquadramento superiore. La decisione si fonda sul cosiddetto "giudizio trifasico", che confronta le mansioni effettivamente svolte con i profili professionali definiti dai contratti collettivi.
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Rinuncia al ricorso: conseguenze sulle spese legali
Un gruppo di medici specialisti ha presentato rinuncia al ricorso in Cassazione. Poiché la controparte non ha accettato la rinuncia, la Corte ha dichiarato estinto il giudizio ma ha condannato i ricorrenti a pagare due terzi delle spese legali, motivando che il ricorso sarebbe stato comunque inammissibile.
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