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Art. 13, comma 1-bis, d.P.R. n. 115 del 2002 — Anno 2025

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406 provvedimenti

Altri anni per Art. 13, comma 1-bis, d.P.R. n. 115 del 2002

Mandato senza rappresentanza: costi e IVA per consorzi
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 16654/2025, ha chiarito il regime fiscale dei consorzi che operano con mandato senza rappresentanza. L'ordinanza stabilisce che i costi sono deducibili solo se ne viene provata l'esistenza e l'inerenza all'attività. Inoltre, l'IVA non può essere detratta dal consorzio, ma deve essere trasferita ai consorziati, che sono i reali soggetti passivi. La Corte ha rigettato il ricorso di un consorzio, confermando l'avviso di accertamento dell'Agenzia delle Entrate per la non corretta gestione di costi e IVA.
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Errore di fatto: quando non si può revocare la Cassazione
Un professionista ha richiesto la revocazione di un'ordinanza della Corte di Cassazione, lamentando un errore di fatto. La Corte ha respinto il ricorso, dichiarandolo inammissibile. La decisione chiarisce che l'errore di fatto revocatorio deve essere una svista percettiva evidente e decisiva, non un disaccordo con la valutazione giuridica o l'interpretazione dei fatti compiuta dai giudici. Il caso sottolinea la natura eccezionale di questo rimedio, che non può essere utilizzato per ottenere un ulteriore grado di giudizio.
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Obblighi restitutori: il giudicato chiude la porta
Una società finanziaria ha perso il suo ricorso per ottenere la restituzione di oltre 2.7 milioni di euro. La Cassazione ha confermato che la questione degli obblighi restitutori era già stata decisa e respinta in una precedente sentenza, divenuta definitiva. Pertanto, la nuova richiesta è stata rigettata per effetto del giudicato, precludendo ulteriori azioni.
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Trattamento fine servizio: i limiti per i dirigenti
Un dirigente di un'agenzia regionale chiedeva il ricalcolo del suo trattamento di fine servizio basandosi sulla retribuzione più alta percepita durante l'incarico. La Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che le norme speciali previste per i dirigenti delle Unità Sanitarie Locali non sono estensibili ad altre figure dirigenziali, ribadendo la competenza esclusiva dello Stato in materia previdenziale.
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Ordinaria amministrazione e concordato: la Cassazione
La Corte di Cassazione chiarisce i criteri per definire un atto di ordinaria amministrazione nel contesto di un concordato preventivo. Una società fornitrice ha visto il proprio credito, derivante da vendite a un'impresa in crisi, declassato da prededucibile a chirografario. La Corte ha stabilito che la valutazione deve basarsi sull'interesse della massa dei creditori. Un'operazione, anche se tipica per l'impresa, diventa straordinaria se rappresenta una scelta strategica che espone i creditori a nuovi rischi, richiedendo quindi l'autorizzazione del tribunale per la prededuzione.
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Sopravvenuta carenza di interesse: ricorso inammissibile
Un ex dipendente pubblico ricorre in Cassazione per una controversia sulla sua indennità di anzianità. Durante il processo, il ricorrente decede e i suoi eredi rinunciano all'eredità. La Corte Suprema dichiara il ricorso inammissibile per sopravvenuta carenza di interesse, poiché nessuna parte ha più un interesse giuridico alla decisione. Le spese legali vengono compensate e non si applicano sanzioni pecuniarie aggiuntive.
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Detrazione IVA Spese Legali: Limiti e Requisiti
Una società si è vista negare la detrazione dell'IVA sulle spese legali sostenute per la difesa dei propri dipendenti in un procedimento penale. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, specificando che per la detrazione IVA spese legali è necessario un nesso diretto e immediato con l'attività d'impresa, nesso che non sussiste in questi casi. Viene ribadita la distinzione tra il concetto di inerenza ai fini delle imposte dirette e quello, più stringente, ai fini IVA.
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Inquadramento Polizia Municipale: i requisiti
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di alcuni agenti di polizia municipale che chiedevano l'inquadramento nella categoria superiore (D) sulla base delle mansioni di coordinamento svolte. La Corte ha stabilito che, per l'inquadramento polizia municipale in categoria D, non è sufficiente lo svolgimento di fatto di mansioni superiori, ma è necessario il possesso di tutti i requisiti formali previsti dal Contratto Collettivo, in particolare l'accesso alla qualifica precedente tramite concorso pubblico, requisito mancante nel caso di specie.
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Inammissibilità del ricorso: requisiti e sanzioni
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso di un privato contro una società creditizia, a causa della grave carenza strutturale dell'atto. Il ricorso è stato giudicato aspecifico, meramente ripetitivo delle difese già respinte nei gradi di merito e privo di una critica puntuale alla sentenza impugnata. Questa decisione sull'inammissibilità del ricorso ha comportato l'applicazione di pesanti sanzioni pecuniarie a carico del ricorrente.
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Duplice ratio decidendi: l’appello è inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un contribuente contro una cartella di pagamento. La decisione si fonda sul principio della duplice ratio decidendi: il ricorrente non ha contestato entrambe le motivazioni autonome che sorreggevano la sentenza d'appello, rendendo il suo ricorso inefficace. La Corte ha ribadito che la mancata impugnazione di una delle rationes rende l'appello inutile, poiché la decisione rimarrebbe valida sulla base della motivazione non contestata.
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Appello incidentale tardivo: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un Comune contro una condanna per risarcimento danni. La decisione si basa su vizi procedurali, tra cui la presentazione di un appello incidentale tardivo e la contestazione di una sola delle due autonome motivazioni della sentenza d'appello. La Corte ha ribadito che non può riesaminare nel merito la valutazione delle prove, confermando la condanna.
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Esterovestizione e IVA: la sede effettiva vince
La Corte di Cassazione ha confermato un avviso di accertamento IVA nei confronti di una società italiana che si avvaleva di un'entità sammarinese. Secondo i giudici, il fenomeno dell'esterovestizione si applica anche ai fini IVA: se la sede di direzione effettiva è in Italia, la società è considerata residente fiscalmente nel territorio dello Stato, indipendentemente dalla sede legale estera.
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Credito in prededuzione: no tra procedure diverse
La Corte di Cassazione ha stabilito che un credito sorto durante un'amministrazione giudiziaria (misura antimafia) non mantiene il suo status di credito in prededuzione se l'impresa debitrice entra successivamente in amministrazione straordinaria (procedura per insolvenza). La Corte ha negato l'esistenza di una "consecuzione" tra le due procedure, data la loro diversa natura e finalità, affermando che la prededuzione è una priorità processuale legata alla singola procedura in cui sorge.
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Ricorso inammissibile: l’esposizione dei fatti
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile a causa di un vizio formale. Il ricorrente non aveva fornito la necessaria esposizione sintetica dei fatti, limitandosi a riprodurre parzialmente la sentenza impugnata. Secondo la Corte, questa pratica equivale a un'omessa esposizione e viola l'art. 366 del codice di procedura civile, impedendo l'esame nel merito del ricorso.
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Detrazione IVA spese legali: no per difesa dipendenti
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 17111/2025, ha stabilito che una società non può effettuare la detrazione IVA sulle spese legali sostenute per la difesa dei propri amministratori e dipendenti in un procedimento penale. Anche in caso di assoluzione, tali costi non sono considerati inerenti all'attività d'impresa ai fini dell'imposta sul valore aggiunto, in quanto non presentano un nesso causale diretto e immediato con le operazioni imponibili della società. La Corte ha confermato la decisione dell'Agenzia delle Entrate, rigettando il ricorso dell'azienda.
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Accertamento induttivo e accesso domiciliare: i limiti
La Corte di Cassazione conferma la legittimità di un accertamento induttivo a carico di una società e del suo legale rappresentante. L'accertamento si basava su documentazione extracontabile rinvenuta durante un accesso domiciliare presso l'abitazione di un familiare. La Corte ha rigettato il ricorso, stabilendo che l'autorizzazione del Procuratore all'accesso può avere motivazione sintetica e che la segnalazione di un ex dipendente non costituisce delazione anonima. Inoltre, ha dichiarato inammissibile la censura sui presupposti dell'accertamento induttivo per genericità e per la presenza di una doppia decisione conforme nei gradi di merito.
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Responsabilità del custode: disattenzione esclude risarcimento
Una donna citava in giudizio un'università per i danni subiti a seguito di una caduta causata da una sbarra metallica. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando le decisioni dei gradi precedenti. È stato stabilito che la responsabilità del custode, prevista dall'art. 2051 c.c., è esclusa quando l'incidente è causato unicamente dalla condotta disattenta del danneggiato. La visibilità dell'ostacolo ha reso la condotta della donna un 'caso fortuito', interrompendo il nesso causale tra la cosa in custodia e il danno.
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Errore di fatto: quando non si applica la revocazione
La Cassazione chiarisce la distinzione tra errore di fatto e di giudizio. Un ricorso per revocazione basato su un presunto malfunzionamento del sistema telematico processuale è stato respinto, poiché non costituisce un errore di fatto ma un errore di valutazione procedurale, non impugnabile con tale mezzo.
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Improcedibilità del ricorso: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'improcedibilità del ricorso presentato contro una decisione del Tribunale di Bari in materia di esecuzione immobiliare. La causa dell'improcedibilità del ricorso risiede in una grave omissione procedurale: i ricorrenti non hanno depositato la prova della notifica della sentenza impugnata, impedendo alla Corte di verificare la tempestività dell'appello. La Suprema Corte ha ribadito che tale adempimento è un requisito essenziale a tutela del principio di certezza del diritto, confermando la sua conformità anche ai principi della Convenzione Europea dei Diritti dell'Uomo.
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Onere probatorio avvocato: come si prova il compenso?
Una professionista legale ha citato in giudizio una società immobiliare per ottenere il pagamento dei suoi compensi professionali. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che l'onere probatorio dell'avvocato non è soddisfatto dalla sola presentazione di un preavviso di parcella. Se il cliente contesta l'ammontare o l'effettivo svolgimento delle attività, spetta al legale fornire una prova rigorosa e dettagliata del lavoro svolto, non potendo fare affidamento su presunzioni o sulla mancata contestazione specifica del cliente prima del giudizio.
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