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Art. 13, comma 1-bis, d.P.R. n. 115 del 2002 — Anno 2025

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406 provvedimenti

Altri anni per Art. 13, comma 1-bis, d.P.R. n. 115 del 2002

Copertura finanziaria: nullità contratti enti locali
Un professionista ha eseguito un incarico per un Comune senza ricevere il pagamento. La Corte di Cassazione ha confermato la nullità del contratto a causa della mancata attestazione di copertura finanziaria, un requisito indispensabile per la validità degli impegni di spesa degli enti locali. La Corte ha chiarito che senza tale attestazione, l'obbligazione contrattuale non sorge e il professionista non può pretendere il compenso, neanche invocando il legittimo affidamento.
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Appello rito sommario: il termine di 30 giorni
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un avvocato contro la declaratoria di inammissibilità del suo appello, giudicato tardivo. Il caso riguardava una richiesta di pagamento di onorari professionali a un Comune. La Suprema Corte ha confermato che, in caso di appello rito sommario, il termine perentorio di trenta giorni decorre dalla notifica integrale dell'ordinanza. Inoltre, ha chiarito che, in caso di notifica fallita, il notificante ha l'onere di riattivare il processo con immediatezza, e un ritardo di un mese è stato ritenuto eccessivo, non potendo sanare la tardività.
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Impugnazione avviso di liquidazione: quando è tardi?
Una società ha richiesto il rimborso di un'imposta di registro versata a seguito di un concordato fallimentare. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che la mancata impugnazione dell'avviso di liquidazione nei termini di legge rende la pretesa fiscale definitiva e preclude la possibilità di un successivo rimborso, anche se l'importo fosse ritenuto eccessivo. La sentenza sottolinea l'importanza di contestare tempestivamente gli atti impositivi.
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Compensazione spese di lite: quando è legittima?
Un professionista avviava un giudizio di ottemperanza per un pagamento tardivo da parte di un ente pubblico. Nonostante il pagamento sia avvenuto prima dell'udienza, il giudice ha disposto la compensazione spese di lite. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, ritenendo la motivazione del giudice di merito (lieve ritardo e mancata risposta a richieste di chiarimenti) non illogica né errata, riaffermando l'ampia discrezionalità del giudice e i limiti del sindacato di legittimità su tale valutazione.
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Responsabilità del preposto: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un collaboratore, ritenuto responsabile in solido con una compagnia assicurativa per una truffa ai danni di alcuni investitori. La decisione si fonda sul principio del giudicato interno: non avendo impugnato la sentenza di primo grado, il ricorrente non poteva contestare in Cassazione la base giuridica della sua condanna, ormai divenuta definitiva. La sua inazione ha reso la questione della sua responsabilità del preposto non più discutibile.
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Improcedibilità del ricorso: l’errore che costa caro
Un Comune ha impugnato in Cassazione una sentenza relativa a una multa per eccesso di velocità. La Corte ha dichiarato l'improcedibilità del ricorso perché il Comune non ha depositato la copia autentica della sentenza impugnata con la relata di notifica, un requisito formale inderogabile. Questa omissione ha reso impossibile per la Corte verificare la tempestività dell'appello, portando a una condanna per il Comune a pagare ingenti spese legali e sanzioni.
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Assegno circolare prescritto: diritti e tutele
Un creditore, beneficiario di un assegno circolare prescritto emesso da una banca a seguito di un'ordinanza di assegnazione, ha citato in giudizio la banca per ottenere il pagamento. La Corte di Cassazione ha respinto la richiesta, chiarendo che con la prescrizione il beneficiario perde ogni diritto derivante dal titolo. Inoltre, poiché il creditore era già in possesso di un'ordinanza di assegnazione, che costituisce titolo esecutivo, una nuova azione di condanna è stata ritenuta inammissibile per carenza di interesse ad agire.
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Compensazione spese legali: quando è inammissibile
Una subappaltatrice, dopo aver perso in primo grado le sue domande contrattuali e risarcitorie, ricorre in Cassazione lamentando la mancata compensazione spese legali. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile, ribadendo che la compensazione è una facoltà discrezionale del giudice e non un diritto della parte, specialmente se soccombente su capi di domanda passati in giudicato.
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Responsabilità rovina edificio: limiti ricorso Cassazione
In un caso di danni a un'abitazione e a un caseificio causati da una frana, la Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di un progettista, ritenuto corresponsabile in solido con altri soggetti. La Corte ha dichiarato inammissibile l'appello, sottolineando due principi fondamentali: la responsabilità da rovina di edificio, una volta accertata con sentenza passata in giudicato, non può essere ridiscussa; inoltre, la quantificazione dei danni è una valutazione di merito che non può essere riesaminata in sede di legittimità se non per vizi di legge. La decisione ribadisce la distinzione tra giudizio di merito e giudizio di legittimità.
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Giudicato sfavorevole: limiti all’estensione al coobbligato
La Corte di Cassazione chiarisce che un coobbligato solidale non può avvalersi della sentenza favorevole ottenuta da un altro coobbligato se nei suoi confronti si è già formato un giudicato sfavorevole. Nel caso specifico, la definitività dell'accertamento fiscale, derivante dalla dichiarata inammissibilità del suo ricorso, ha impedito a una contribuente di beneficiare dell'annullamento dello stesso atto ottenuto dalla società con cui aveva stipulato il contratto.
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Arricchimento senza causa: quando restituire i soldi
Un uomo ha versato 45.000 euro alla compagna. Al termine della loro relazione, ha chiesto la restituzione della somma, agendo per arricchimento senza causa. La donna si è difesa sostenendo che si trattasse di una donazione. La Corte di Cassazione ha confermato le decisioni dei giudici di merito, rigettando il ricorso della donna. È stato stabilito che spetta a chi riceve il denaro dimostrare l'esistenza di un titolo che giustifichi il trattenimento della somma. In assenza di tale prova, il versamento è considerato privo di causa e deve essere restituito.
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Nullità contratto d’appalto: opere abusive e danni
Un committente ha citato in giudizio il direttore dei lavori per i danni subiti a causa di un appalto edilizio. Tuttavia, le opere realizzate si sono rivelate totalmente abusive e non conformi al permesso di costruire, tanto da portare a un ordine di demolizione. La Corte di Cassazione ha confermato la nullità del contratto d'appalto per illiceità dell'oggetto. Di conseguenza, ha stabilito che il committente, essendo corresponsabile dell'abuso, non ha diritto a richiedere il risarcimento dei danni al direttore dei lavori, poiché non può derivare alcuna pretesa da un contratto giuridicamente nullo.
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Costi fideiussione rimborso IVA: la giurisdizione
Una società richiedeva il rimborso dei costi per una fideiussione necessaria a ottenere un credito IVA. La Corte di Cassazione ha confermato la giurisdizione del giudice tributario, definendo tali costi come 'accessori' al rapporto fiscale principale. Il ricorso della società è stato respinto perché, dopo un silenzio-rifiuto, non aveva impugnato tempestivamente il successivo diniego esplicito dell'Amministrazione Finanziaria, un atto che sostituisce e supera il precedente silenzio.
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Emolumenti indebiti: tassazione anche se da restituire
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha stabilito che gli emolumenti indebiti, come stipendi percepiti per errore, costituiscono reddito tassabile nell'anno in cui vengono incassati. Il fatto che tali somme debbano essere restituite non ne esclude la tassabilità al momento della percezione. La successiva restituzione potrà essere considerata un onere deducibile solo nell'anno in cui avviene effettivamente, e non retroattivamente. La Corte ha respinto il ricorso di una contribuente che, avendo ricevuto emolumenti non dovuti da un precedente datore di lavoro pubblico, ometteva di dichiararli ritenendoli non tassabili.
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Termine perentorio concordato: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una società la cui proposta di concordato preventivo era stata respinta per tardività. L'ordinanza conferma che il termine perentorio concordato, fissato dal giudice per il deposito del piano, è inderogabile e la sua violazione determina l'inammissibilità della domanda, senza che il giudice sia obbligato a sollecitare integrazioni.
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Indennità di espropriazione: i limiti del ricorso
Un ente comunale contesta l'indennità di espropriazione parziale stabilita dalla Corte d'Appello, ma la Cassazione dichiara il ricorso inammissibile. La decisione sottolinea che l'accertamento dell'unitarietà economica di un bene è una valutazione di fatto insindacabile in sede di legittimità e che non è possibile introdurre nuove prove o questioni per la prima volta in Cassazione.
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Obbligo di repechage: onere della prova sul datore
Una società di forniture mediche licenzia una dipendente per un presunto conflitto di interessi. La Cassazione conferma l'illegittimità del licenziamento, ribadendo che l'azienda non ha rispettato l'obbligo di repechage, non provando l'impossibilità di ricollocare la lavoratrice in un'altra posizione.
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Motivazione avviso accertamento: i criteri della Corte
Una società ha impugnato l'avviso di accertamento di un Comune per il pagamento dell'ICI, contestando sia il valore attribuito a delle aree edificabili sia la carenza di motivazione dell'atto. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che la motivazione dell'avviso di accertamento è adeguata quando fornisce al contribuente gli elementi essenziali per comprendere la pretesa fiscale e predisporre una difesa efficace, anche se non vengono allegati tutti i documenti richiamati.
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Ricorso inammissibile: i requisiti essenziali
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile a causa della sua formulazione confusa e incompleta. La vicenda, nata da una controversia immobiliare tra vicini, si era frammentata in quattro distinti procedimenti giudiziari. La Suprema Corte ha stabilito che l'atto di ricorso violava i principi di chiarezza e autosufficienza previsti dall'art. 366 c.p.c., rendendo impossibile per i giudici comprendere le vicende processuali e le censure mosse senza dover ricostruire autonomamente i fatti. Di conseguenza, la Corte non ha esaminato il merito della questione, confermando di fatto la decisione d'appello.
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Notifica del titolo: quando il precetto è invalido
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso in cui un legale notificava un precetto basato su due sentenze. Poiché una delle due sentenze non era stata previamente notificata alla parte debitrice, la Corte ha confermato l'invalidità del precetto. È stato chiarito che l'opposizione per mancata notifica del titolo esecutivo è un'opposizione agli atti esecutivi, la cui decisione di primo grado non è appellabile ma ricorribile direttamente in Cassazione. La Corte ha inoltre specificato che una ratifica successiva da parte del titolare del credito non può sanare l'originaria carenza di legittimazione del soggetto che ha emesso il precetto.
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