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Art. 13, comma 1-bis, d.P.R. n. 115 del 2002 — Anno 2025

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406 provvedimenti

Altri anni per Art. 13, comma 1-bis, d.P.R. n. 115 del 2002

Interesse ad agire: quando un creditore può agire
Un creditore ha impugnato il compenso del curatore fallimentare ritenendolo eccessivo. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per mancanza di un 'interesse ad agire' concreto. Il ricorrente, infatti, non ha dimostrato con dati specifici che una riduzione del compenso gli avrebbe procurato un vantaggio economico diretto e attuale, limitandosi a un'affermazione generica. La decisione sottolinea che l'interesse a impugnare deve essere provato e non può essere meramente ipotetico.
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Liquidazione compenso coadiutore: i limiti del ricorso
Un professionista, assistente di un curatore fallimentare, ha contestato l'ammontare del suo onorario, ritenuto troppo basso dai giudici di merito. La Corte di Cassazione ha rigettato il suo ricorso, chiarendo i limiti del proprio sindacato sulla decisione. La Corte ha stabilito che non può riesaminare l'adeguatezza della motivazione del giudice, ma solo verificarne l'effettiva esistenza e la coerenza logica. Di conseguenza, la liquidazione del compenso del coadiutore è stata confermata.
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Autorizzazione lavoro straordinario: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un agente di polizia municipale che chiedeva il pagamento di una cospicua somma per lavoro straordinario svolto come addetto alla sicurezza del sindaco. La Corte ha confermato che, nel pubblico impiego, il compenso per lo straordinario è subordinato a una specifica e preventiva autorizzazione lavoro straordinario, che non può essere presunta né desunta implicitamente dalla natura urgente del servizio, soprattutto se tale urgenza viene eccepita tardivamente nel corso del giudizio.
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Opposizione decreto liquidazione: rito errato non decade
Una società ha presentato opposizione al decreto di liquidazione del compenso di un ispettore giudiziale utilizzando un atto di citazione notificato 40 giorni dopo la comunicazione, superando il termine di 30 giorni previsto per il ricorso. La Cassazione ha ritenuto l'opposizione ammissibile. Secondo i giudici, in caso di errore sul rito, si applica il principio di sanatoria: gli effetti processuali dell'atto si producono in base alla forma concretamente utilizzata. Pertanto, essendo tempestiva la notifica dell'atto di citazione secondo le regole del rito ordinario, l'opposizione è valida.
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Compenso CTU: quando scatta la maggiorazione?
Una professionista ha contestato l'aumento del compenso CTU, ritenendo l'incarico non complesso e la perizia tardiva. La Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che la rideterminazione di onorari su più anni giustifica la maggiorazione per complessità. Ha inoltre chiarito che solo la violazione del termine finale di deposito, e non di quelli intermedi, può causare la riduzione del compenso CTU.
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Inammissibilità appello: quando il ricorso è generico
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha respinto il ricorso di alcuni clienti contro un istituto di credito, confermando la decisione della Corte d'Appello. Il caso verteva su presunte irregolarità in un conto corrente e un finanziamento, tra cui l'applicazione di interessi usurari e anatocismo. L'ordinanza sottolinea un principio processuale cruciale: l'inammissibilità dell'appello. Se un motivo d'appello viene giudicato generico e quindi inammissibile dalla corte di secondo grado, il ricorrente in Cassazione deve prima contestare specificamente tale valutazione procedurale, altrimenti il motivo di ricorso sul merito della questione diventa a sua volta inammissibile.
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Merito creditizio: quando la banca agisce correttamente
Un imprenditore ha citato in giudizio una banca per concessione abusiva di credito, sostenendo che i finanziamenti fossero stati erogati senza una corretta valutazione del merito creditizio. I tribunali di primo e secondo grado hanno respinto la domanda, ritenendo che la banca avesse agito correttamente, basando la sua valutazione su un'analisi completa del patrimonio del cliente, dei piani aziendali e delle garanzie offerte. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, dichiarando il ricorso inammissibile perché mirava a un riesame dei fatti, non consentito in sede di legittimità.
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Agevolazioni prima casa: firma senza delega, atto nullo
La Corte di Cassazione ha analizzato un caso di revoca delle agevolazioni prima casa per mancata ultimazione dei lavori entro tre anni. La Corte ha confermato la revoca per l'imposta di registro, ma ha annullato l'avviso di liquidazione IVA perché sottoscritto da un funzionario privo di una delega di firma specifica per quel tributo, rigettando così il ricorso dell'Agenzia delle Entrate su questo punto. Anche il ricorso dei contribuenti è stato respinto, confermando che il mancato completamento dell'immobile è causa legittima di decadenza dal beneficio.
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Danno da appropriazione indebita: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione conferma la condanna al risarcimento per un amministratore, ritenuto responsabile di un danno da appropriazione indebita ai danni della società. L'illecito consisteva in un complesso schema di anticipi personali e prelievi di cassa non giustificati che hanno generato un ammanco. La Corte ha anche confermato la legittimazione ad agire del socio co-amministratore, in quanto persona danneggiata dal reato.
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Presunzione di colpa: onere della prova per l’azienda
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 14777/2025, ha rigettato il ricorso di un'azienda sanzionata per irregolarità nella gestione degli orari di lavoro. La Corte ha ribadito il principio della presunzione di colpa a carico del datore di lavoro, stabilendo che spetta a quest'ultimo dimostrare di aver agito senza dolo o colpa. Il ricorso è stato inoltre parzialmente dichiarato inammissibile per difetto di autosufficienza, poiché non specificava adeguatamente i punti contestati.
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Licenziamento disciplinare: la durata del procedimento
Un licenziamento disciplinare intimato a un dipendente di un istituto di credito è stato giudicato legittimo dalla Corte di Cassazione, nonostante il considerevole tempo trascorso tra la prima contestazione e il provvedimento espulsivo. La Corte ha stabilito che la durata del procedimento era giustificata dalla complessità dei fatti, dalla presenza di due distinte contestazioni disciplinari e dalla necessità di attendere gli esiti di indagini, anche penali. Il principio di tempestività, secondo la Corte, va inteso in senso relativo, bilanciando il diritto di difesa del lavoratore con l'esigenza del datore di lavoro di effettuare accertamenti approfonditi.
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Principio dell’apparenza: come impugnare un atto?
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un cittadino, confermando che il mezzo di impugnazione di un provvedimento si determina in base al principio dell'apparenza. Anche se il giudice qualifica erroneamente l'azione (in questo caso, come accertamento tecnico preventivo anziché come causa di merito per una pensione), la parte è tenuta a utilizzare il mezzo di impugnazione previsto per quella qualificazione, pena l'inammissibilità.
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Contraddittorio endo-procedimentale: no se a tavolino
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 14536/2025, ha stabilito che l'obbligo del contraddittorio endo-procedimentale non si applica alle verifiche fiscali 'a tavolino' per i tributi non armonizzati, come l'IRPEF. Il caso riguardava due soci di una s.a.s. che avevano impugnato avvisi di accertamento sostenendo la violazione delle garanzie difensive per la mancata emissione di un verbale di chiusura delle operazioni. La Corte ha rigettato i ricorsi, chiarendo che le garanzie previste dallo Statuto del Contribuente, come il termine dilatorio e il verbale finale, sono previste solo per le ispezioni fisiche presso la sede del contribuente e non per i controlli documentali effettuati presso gli uffici dell'Agenzia delle Entrate.
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Interesse all’impugnazione: quando decade con la transazione
Una compagnia assicurativa impugna una sentenza che ne affermava la responsabilità per un sinistro causato da un veicolo rubato. Tuttavia, avendo transatto la lite nel merito, la Cassazione dichiara l'appello inammissibile per sopravvenuta carenza di interesse all'impugnazione.
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Compensazione impropria: TFR contro risarcimento
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità della compensazione impropria tra il TFR dovuto a un ex dipendente e il credito del datore di lavoro per il risarcimento dei danni causati da malversazioni. Poiché entrambi i crediti derivano dall'unico rapporto di lavoro, il giudice può effettuare un mero accertamento contabile del dare e avere, revocando il decreto ingiuntivo ottenuto dal lavoratore per il pagamento del TFR.
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Deducibilità costi: la Cassazione sul principio di competenza
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha respinto sia il ricorso di una società che quello dell'Agenzia delle Entrate in merito alla deducibilità dei costi per servizi di marketing. La Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito, che avevano riconosciuto una deducibilità parziale, ribadendo che la valutazione sui fatti, se confermata in due gradi di giudizio, non è riesaminabile in sede di legittimità. È stato inoltre sottolineato come la certezza e la determinabilità del costo, necessarie per la sua imputazione secondo il principio di competenza, si realizzano al momento dell'ultimazione della prestazione, la cui prova spetta al contribuente.
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Impugnazione atto impositivo: limiti e oneri
Una contribuente ha impugnato una cartella di pagamento per deduzioni non riconosciute. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, sottolineando che l'impugnazione di un atto impositivo deve contenere motivi specifici per ogni singolo addebito contestato. Una richiesta generica di annullamento non è sufficiente se le argomentazioni si concentrano solo su alcune delle riprese. Inoltre, l'errore di un giudice che omette di considerare un documento presente agli atti va contestato con la revocazione, non con il ricorso in Cassazione.
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Accertamento analitico induttivo: quando è legittimo?
La Corte di Cassazione conferma la legittimità di un accertamento analitico induttivo a carico di una società di pasticceria. L'appello è stato respinto perché la motivazione della sentenza di secondo grado era chiara e non apparente, e i motivi del ricorso miravano a un riesame dei fatti, inammissibile in sede di legittimità. La Corte ha ritenuto sufficienti gli indizi di grave incongruenza tra i bassi ricavi dichiarati e gli elevati costi sostenuti.
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Prescrizione contributi: no a sospensione automatica
La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha respinto il ricorso di un ente previdenziale, stabilendo che la semplice omissione della compilazione del quadro RR nella dichiarazione dei redditi da parte di un professionista non comporta automaticamente la sospensione della prescrizione dei contributi. Per interrompere il decorso del tempo, l'ente deve provare il 'doloso occultamento' del debito, un onere che non può essere soddisfatto dalla sola omissione dichiarativa.
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Cessione d’azienda: quando si ereditano i debiti
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 15159/2025, ha stabilito che in caso di cessione d'azienda, l'acquirente subentra nei contratti non ancora conclusi, inclusi quelli di appalto pubblico il cui collaudo sia ancora provvisorio. Nel caso specifico, una società che aveva acquistato un'azienda edile è stata ritenuta responsabile per i danni derivanti dal crollo di un'opera realizzata dalla società venditrice, poiché al momento della cessione il rapporto contrattuale con il Comune committente era ancora pendente.
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