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Art. 13, comma 1-bis, d.P.R. n. 115 del 2002 — Anno 2025

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406 provvedimenti

Altri anni per Art. 13, comma 1-bis, d.P.R. n. 115 del 2002

Responsabilità proprietario: chi paga i danni?
Un condominio ha citato in giudizio il proprietario di un locale adiacente per i danni derivanti da un impianto fognario difettoso che transitava nella sua proprietà. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna del proprietario, stabilendo che la mancata riparazione di un difetto noto costituisce una colpa omissiva. Viene quindi affermato il principio della responsabilità proprietario anche in assenza di un'azione diretta, con l'obbligo di risarcire i costi per il ripristino della situazione originaria.
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Sovrafatturazione IVA: onere della prova del contribuente
Una società ha contestato un avviso di accertamento per una presunta indebita detrazione IVA di oltre 2 milioni di euro, derivante da un'operazione immobiliare sospettata di sovrafatturazione IVA. I giudici di merito hanno confermato l'accertamento. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso della società, specificando che, in presenza di presunzioni gravi, precise e concordanti fornite dall'autorità fiscale, l'onere della prova si trasferisce sul contribuente. La Corte ha inoltre ribadito i limiti del proprio sindacato sui fatti, soprattutto in presenza di una decisione "doppia conforme" dei tribunali di merito.
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Deducibilità costi: la prova è a carico del contribuente
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società, confermando la non deducibilità di costi per oltre 100.000 euro a causa di fatture non sufficientemente dettagliate. La sentenza ribadisce il principio fondamentale secondo cui l'onere della prova sull'inerenza, certezza ed effettività dei costi spetta interamente al contribuente, e la mera registrazione contabile non è sufficiente. La Corte ha ritenuto inammissibili i motivi del ricorso che miravano a una rivalutazione dei fatti, già esaminati conformemente nei due gradi di merito precedenti.
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Accertamento induttivo: la Cassazione e la prova
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 13205/2025, ha rigettato il ricorso di una società di panificazione contro l'Agenzia delle Entrate. La Corte ha confermato la legittimità dell'accertamento induttivo basato sulla ricostruzione dei ricavi a partire da un singolo dato noto e non contestato, ovvero il consumo di farina. L'ordinanza ribadisce che spetta al contribuente l'onere di provare l'erroneità della presunzione dell'Ufficio e la strumentalità dei costi dedotti.
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Proprietà condominiale: il ballatoio è parte comune?
Una condomina modifica un ballatoio, ritenendolo privato. I vicini si oppongono. La Cassazione conferma la decisione d'appello: il ballatoio è parte comune. Viene ribadito il principio della presunzione di proprietà condominiale ex art. 1117 c.c., respingendo il ricorso della condomina e confermando l'ordine di demolizione.
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Distanze vedute oblique: la nuova costruzione è lecita?
Una proprietaria denuncia la nuova opera del vicino, il cui tetto ricostruito è più alto e voluminoso. La Cassazione respinge il ricorso, stabilendo che per le distanze vedute oblique è sufficiente rispettare il limite di 75 cm. Il semplice innalzamento non costituisce violazione se non si prova un concreto e specifico pregiudizio al diritto di veduta.
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Regolarizzazione Contributiva: No all’azione vs l’Ente
Un lavoratore, a seguito del mancato versamento dei contributi da parte del suo ex datore di lavoro, ha citato in giudizio l'ente previdenziale per ottenere la regolarizzazione contributiva della propria posizione. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, chiarendo che il lavoratore non ha un'azione diretta contro l'ente per tale finalità. Il principio di automaticità delle prestazioni garantisce il diritto alla pensione, ma non il diritto a pretendere la regolarizzazione dell'estratto conto. L'unica tutela per il lavoratore è l'azione di risarcimento danni nei confronti del datore di lavoro inadempiente.
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Credito in prededuzione: mandato e rivendica di denaro
Una società finanziaria acquista dei crediti da un'altra società, dandole mandato per l'incasso. La società mandataria incassa le somme ma non le riversa, venendo poi posta in amministrazione straordinaria. La società finanziaria chiede che il suo credito sia ammesso in prededuzione, cioè con priorità sugli altri creditori. La Corte di Cassazione ha rigettato la richiesta, chiarendo che la pretesa non rientra nei casi di credito in prededuzione. La Corte distingue tra la richiesta di prededuzione, che agisce su tutto il patrimonio del debitore, e la rivendica, che riguarda beni specifici e separati, come somme di denaro mantenute distinte dal resto del patrimonio.
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Eccesso di potere giurisdizionale: i limiti del giudice
Un generale in congedo, sanzionato per la sua attività politica, ha impugnato la decisione del Consiglio di Stato dinanzi alla Cassazione, lamentando un eccesso di potere giurisdizionale. Sosteneva che i giudici avessero creato una norma inesistente per rigettare la sua eccezione di tardività della contestazione disciplinare. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, chiarendo che la semplice interpretazione di una norma, anche se discutibile, non configura un eccesso di potere giurisdizionale, a meno che non si traduca in una "radicale infedeltà" alla legge stessa, cosa non avvenuta nel caso di specie.
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Mandato senza rappresentanza: ricorso nullo per vizi
Un acquirente ha comprato un'auto da un intermediario. Il tribunale lo ha dichiarato proprietario, ravvisando un mandato senza rappresentanza tra l'intermediario e la concessionaria. La Corte d'Appello ha ribaltato la decisione, qualificando l'intermediario come semplice procacciatore d'affari. La Corte di Cassazione ha ora dichiarato inammissibile il ricorso dell'acquirente per gravi vizi procedurali, confermando di fatto la decisione d'appello e chiarendo i limiti del giudizio di legittimità sul mandato senza rappresentanza.
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Pagamento debito altrui: quali tutele legali?
Una società paga il debito di un privato per liberare un veicolo da un fermo amministrativo e ne chiede la restituzione. La Cassazione dichiara il ricorso inammissibile, chiarendo che l'azione corretta non è quella per indebito oggettivo, ma quella per arricchimento senza causa, mai proposta nei gradi di merito. La sentenza sottolinea l'importanza di inquadrare correttamente la domanda giudiziale in caso di pagamento debito altrui.
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Responsabilità del vettore: il caso del subvettore
La Corte di Cassazione conferma la piena responsabilità del vettore per la perdita di merce, anche quando il trasporto è stato subappaltato a un terzo (subvettore). La sentenza chiarisce che il vettore principale risponde direttamente del fatto doloso o della colpa grave del subvettore e dei suoi ausiliari, specialmente in caso di scelta negligente di quest'ultimo. La Corte ha rigettato il ricorso di un'impresa di trasporti, condannandola a risarcire la compagnia assicurativa del mittente per il valore della merce smarrita.
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Omesso esame CTU: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione chiarisce la differenza tra 'omesso esame CTU' e 'dissenso motivato'. Un'impresa artigiana si vede negare il privilegio sul credito in un fallimento nonostante una CTU favorevole. La Corte dichiara il ricorso inammissibile, spiegando che il giudice di merito non ha ignorato la perizia, ma l'ha valutata e, fornendo adeguate motivazioni, ha deciso di discostarsene. Questa decisione rientra nel suo potere discrezionale e non costituisce un vizio di legittimità.
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Giurisdizione giudice ordinario: tariffa acqua agevolata
Una struttura sanitaria ha citato in giudizio il proprio fornitore idrico, rivendicando il diritto a una tariffa agevolata prevista dal contratto per le "comunità". Il fornitore sosteneva che la determinazione della tariffa fosse un atto discrezionale, escludendo la competenza del giudice civile. La Corte di Cassazione ha invece confermato la giurisdizione del giudice ordinario, stabilendo che la controversia riguarda l'adempimento di un'obbligazione contrattuale e, quindi, un diritto soggettivo dell'utente, che rientra pienamente nella competenza del tribunale civile.
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Contributo unificato cumulativo: come si calcola?
Un contribuente ha impugnato con un unico ricorso 47 atti tributari. La Corte di Cassazione, confermando le decisioni precedenti, ha stabilito che il calcolo del contributo unificato cumulativo si effettua sommando i singoli contributi dovuti per ciascun atto, non sul valore complessivo. Ha inoltre dichiarato manifestamente infondata la questione di costituzionalità sollevata, precisando che il ricorso cumulativo risponde a esigenze di economia processuale e non di risparmio di spesa.
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Ricorso inammissibile: l’importanza dei fatti
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile perché l'appellante non ha fornito una sintesi adeguata dei fatti di causa. La controversia originaria riguardava l'impossibilità di effettuare il pagamento tardivo di un assegno scoperto, a causa della procedura di concordato preventivo della società emittente. Tuttavia, la Corte non ha potuto esaminare il merito della questione, poiché l'atto di ricorso non era autosufficiente e violava i requisiti formali previsti dal Codice di Procedura Civile.
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Automaticità delle prestazioni TFR: la Cassazione decide
Un lavoratore ha richiesto il pagamento del suo TFR al Fondo di Garanzia dell'Ente Previdenziale a seguito dell'insolvenza del datore di lavoro. L'Ente si opponeva, sostenendo che i contributi omessi dal datore di lavoro erano ormai prescritti. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso dell'Ente, riaffermando il principio di automaticità delle prestazioni. Per il Fondo di Garanzia TFR, tale principio opera pienamente, garantendo il diritto del lavoratore indipendentemente dal versamento o dalla prescrizione dei contributi, al fine di assicurare una tutela completa contro l'insolvenza datoriale.
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Contraddittorio endoprocedimentale: Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione si pronuncia su un ricorso in materia fiscale, chiarendo i limiti dell'appello in caso di errore di fatto del giudice e il rispetto del contraddittorio endoprocedimentale. L'ordinanza analizza il caso di un professionista destinatario di un accertamento fiscale basato su un'agenda. La Corte ha rigettato sia il ricorso principale del contribuente, per via della regola della "doppia conforme" sulla questione del contraddittorio, sia il ricorso incidentale dell'Agenzia delle Entrate, ritenuto inammissibile perché l'errore lamentato (mancata costituzione in giudizio) andava contestato con istanza di revocazione e non con ricorso per Cassazione.
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Ratio decidendi: appello inammissibile se non censura
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'entità governativa contro una società fornitrice. La decisione si fonda su un principio processuale cruciale: l'inammissibilità dell'appello che non contesta specificamente tutte le autonome 'rationes decidendi' (ragioni giuridiche) su cui si basa la sentenza impugnata. Nel caso specifico, l'ente ricorrente aveva omesso di censurare una delle due motivazioni indipendenti fornite dalla Corte d'Appello, rendendo il suo ricorso un 'non motivo' e, di conseguenza, inammissibile.
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Indennità sostitutiva preavviso: fuori dal calcolo pensione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un lavoratore che chiedeva di includere l'indennità sostitutiva del preavviso nel calcolo della sua pensione. La Corte ha confermato che i contributi versati per periodi successivi alla data di decorrenza della pensione non possono essere utilizzati per ricalcolarla, ma possono solo dar luogo a un supplemento di pensione, previa apposita domanda. La decisione ribadisce anche l'importanza dell'onere della prova e i rigidi requisiti di specificità per i ricorsi in Cassazione.
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