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Art. 1223 Codice Civile — Anno 2025

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386 provvedimenti

Altri anni per Art. 1223 Codice Civile

Risarcimento danni immobile: la prova del danno concreto
Un acquirente ha scoperto difetti acustici in un immobile che è stato successivamente venduto all'asta. Ha citato in giudizio la compagnia assicuratrice per ottenere un indennizzo. La Corte di Cassazione ha respinto la richiesta di risarcimento danni immobile, confermando che l'attore non è riuscito a dimostrare una perdita finanziaria concreta derivante dal difetto. Il solo costo della riparazione non costituisce una prova sufficiente del danno quando l'immobile è stato alienato.
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Garanzia vizi immobile: la parola del venditore conta
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 17080/2025, ha confermato la condanna dell'erede del venditore a risarcire gli acquirenti per abusi edilizi non dichiarati. Il caso riguarda l'acquisto di un immobile con un piano sopraelevato abusivo, nonostante nel rogito fosse garantita la piena conformità alla licenza edilizia. La Corte ha ribadito che la garanzia vizi immobile prevale quando l'acquirente fa affidamento sulle dichiarazioni del venditore, a meno che non sia provata la sua conoscenza effettiva del difetto. La semplice disponibilità del bene prima dell'acquisto non è sufficiente a dimostrare tale conoscenza.
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Credito risarcitorio: la massa paga per i ritardi
La Corte di Cassazione ha confermato il diritto di una società creditrice a ottenere un risarcimento per il ritardo con cui un fallimento ha gestito la liquidazione e il riparto delle somme. La sentenza stabilisce che il ritardo ingiustificato degli organi della procedura può generare un credito risarcitorio a carico della massa, da pagarsi in prededuzione. La decisione si fonda sul principio del giudicato interno, poiché il fallimento non aveva specificamente contestato in appello la qualificazione del danno come responsabilità extracontrattuale della massa fallimentare, rendendo tale punto non più riesaminabile.
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Revoca amministratore società partecipata: il caso
La Corte di Cassazione chiarisce le regole per la revoca dell'amministratore di una società partecipata. Un amministratore, revocato per giusta causa senza una preventiva contestazione formale degli addebiti prevista dal contratto, si è rivolto al giudice. La Corte di Appello aveva dichiarato la revoca illegittima, riconoscendo un risarcimento. La Cassazione, pur confermando l'illegittimità della revoca per la violazione della clausola contrattuale, ha stabilito che la tutela applicabile non è quella 'reale' (reintegrazione) ma esclusivamente quella 'risarcitoria' (monetaria), rinviando il caso alla Corte d'Appello per la corretta quantificazione del danno.
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Accertamento induttivo: quando è legittimo?
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità di un accertamento induttivo a carico di una società che non aveva fornito la documentazione richiesta dal Fisco, adducendo come scusa l'emergenza pandemica. La Corte ha stabilito che la pandemia non è una giustificazione valida se il contribuente non dimostra un'effettiva volontà di collaborare, anche in un momento successivo o con mezzi alternativi, ribadendo che l'onere della prova per costi e detrazioni spetta sempre al contribuente.
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Giudicato interno: Limiti al risarcimento danni
Un investitore ha citato in giudizio un intermediario finanziario per inadempimento. Il Tribunale ha concesso un risarcimento parziale. L'investitore non ha impugnato la quantificazione del danno, che è quindi passata in giudicato. La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'investitore volto a ottenere un danno maggiore, confermando che la mancata impugnazione di un capo della sentenza forma un giudicato interno che preclude riesami futuri sulla stessa questione.
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Riparto responsabilità solidale: Cassazione rinvia
La Corte di Cassazione, con ordinanza interlocutoria, ha rinviato la trattazione di un caso di risarcimento danni a seguito di un incidente in una piazza pubblica. La decisione è motivata dalla complessità delle questioni giuridiche sollevate, in particolare riguardo al riparto della responsabilità solidale tra più soggetti (Comune, organizzatori, Ministero) e all'interferenza con un precedente giudicato penale. Il Collegio ha ritenuto le questioni di tale rilevanza da necessitare una discussione in pubblica udienza.
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Danno da ritardo: onere della prova e nesso causale
Un ex dipendente pubblico, licenziato a seguito di una condanna penale, ha citato in giudizio il suo datore di lavoro per ottenere un risarcimento per il ritardo nel processo di riammissione previsto dalla legge. La Corte di Cassazione ha respinto la richiesta, stabilendo che il danno da ritardo presuppone che il lavoratore dimostri il nesso causale. In particolare, il dipendente deve provare che un procedimento disciplinare tempestivo avrebbe verosimilmente portato a un esito favorevole (la riammissione), onere che in questo caso non è stato soddisfatto.
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Risarcimento danno voto: non basta la lesione del diritto
Un cittadino chiede il risarcimento del danno per non aver potuto votare a un referendum a causa di un ritardo del Comune nel reinserirlo nelle liste elettorali. La Cassazione ha negato il risarcimento danno voto, affermando che la semplice lesione del diritto non è sufficiente. È necessaria la prova di un danno-conseguenza concreto, che l'attore non ha fornito.
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Occupazione sine titulo: risarcimento anche senza agibilità
La Cassazione ha confermato la condanna al risarcimento del danno per occupazione sine titulo di un immobile, anche in assenza del certificato di agibilità. La Corte ha stabilito che la mancanza del certificato non esclude il danno, se viene provata la concreta possibilità del proprietario di locare il bene, come nel caso di specie, dimostrata dall'intenzione delle curatele fallimentari di affittare l'immobile. I motivi di ricorso sono stati respinti in quanto miravano a un riesame del merito.
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Responsabilità amministratori associazione: la Cassazione
La Corte di Cassazione interviene sulla responsabilità degli amministratori di un'associazione non riconosciuta. Gli eredi del presidente defunto, citati per mala gestio, avevano chiamato in causa gli altri consiglieri. La Corte ha stabilito che la chiamata in garanzia era ammissibile e che la sospensione della prescrizione si applica anche a tali enti, annullando la decisione precedente per difetto di motivazione sulla quantificazione del danno. Il caso riguarda la distrazione di un fondo mutualistico per investimenti immobiliari.
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Danno emergente e lucro cessante: come si calcola
Una società licenziataria non utilizzava i fondi per la pubblicità come da contratto. La Cassazione, riformando la decisione di merito, chiarisce che il risarcimento deve includere sia il danno emergente (la perdita economica diretta) sia il lucro cessante (il mancato guadagno). I giudici precedenti avevano erroneamente liquidato solo il lucro cessante. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, stabilendo che la mancata valutazione del danno emergente costituisce un errore di diritto e ha rinviato la causa alla Corte d'Appello per una nuova e completa quantificazione del danno.
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Riduzione canone locazione Covid: no al diritto
Un'azienda conduttrice di un immobile commerciale, costretta alla chiusura a causa delle misure anti-Covid, ha richiesto una riduzione del canone di locazione. Dopo una decisione favorevole in primo grado, la Corte d'Appello aveva respinto la richiesta. La Corte di Cassazione ha confermato quest'ultima decisione, stabilendo che le restrizioni pandemiche, pur potendo giustificare il ritardo nel pagamento, non conferiscono al conduttore un diritto automatico a ottenere una riduzione del canone dal giudice. Il rimedio principale per l'eccessiva onerosità sopravvenuta resta la risoluzione del contratto, non il suo adeguamento forzato.
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Eccezione di prescrizione: omessa pronuncia e rinvio
Due cittadini hanno citato in giudizio un Comune per ottenere il risarcimento dei danni derivanti da un'espropriazione basata su decreti ritenuti inefficaci. Dopo una lunga battaglia legale, la Corte d'Appello ha riconosciuto il loro diritto al risarcimento. Il Comune ha però presentato ricorso alla Corte di Cassazione, lamentando, tra le altre cose, che i giudici d'appello non si fossero pronunciati sulla sua eccezione di prescrizione. La Corte Suprema ha ritenuto decisiva questa omissione, ha annullato la sentenza e ha rinviato il caso a un'altra sezione della Corte d'Appello, che dovrà obbligatoriamente esaminare la questione della prescrizione.
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Demansionamento: onere della prova del lavoratore
Un dipendente di un istituto di credito ha citato in giudizio il proprio datore di lavoro per un presunto demansionamento a seguito di due trasferimenti, lamentando una drastica riduzione del portafoglio clienti e un impoverimento delle mansioni. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando le decisioni dei gradi precedenti. L'ordinanza sottolinea un principio fondamentale: in una causa per demansionamento, è il lavoratore ad avere l'onere della prova, che include non solo la dimostrazione ma, prima ancora, la specifica e dettagliata allegazione dei fatti. La mancata descrizione puntuale delle nuove e inferiori mansioni svolte impedisce al giudice di effettuare la necessaria valutazione comparativa, rendendo la domanda infondata.
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Perdita di chance pubblico impiego: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato il diritto al risarcimento per perdita di chance di una dipendente pubblica. A causa di un illegittimo ritardo nel suo inquadramento, la lavoratrice non ha potuto partecipare a progressioni economiche successive. La Corte ha qualificato la responsabilità dell'ente come contrattuale, con prescrizione decennale, e ha ritenuto sufficientemente provata la probabilità di successo della dipendente nelle selezioni mancate, quantificando il danno nell'80% delle differenze retributive perse.
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Orario medici: no a risarcimento senza prova del nesso
Un gruppo di dirigenti medici ha citato in giudizio lo Stato per ottenere un risarcimento danni a causa della violazione delle direttive europee sull'orario di lavoro. La Corte di Cassazione, pur riconoscendo la violazione "grave e manifesta" della normativa UE da parte dell'Italia, ha respinto la richiesta. La decisione si fonda sulla mancata dimostrazione, da parte dei medici, del nesso di causalità tra l'illecito dello Stato e il danno subito. Secondo la Corte, non è stato provato che le ore di lavoro extra fossero una conseguenza diretta di turni imposti e non una scelta volontaria legata al raggiungimento di obiettivi professionali, un aspetto cruciale per definire il corretto orario medici.
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Responsabilità processuale: quando chiedere i danni?
La Cassazione chiarisce che i danni da lite temeraria rientrano nella responsabilità processuale aggravata (art. 96 c.p.c.) e vanno chiesti nello stesso giudizio. L'azione separata è inammissibile. La Corte si pronuncia anche sulla responsabilità del custode e sulla condanna alle spese per gli eredi con beneficio d'inventario.
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Buoni pasto turnisti: il diritto spetta sempre
La Corte di Cassazione ha confermato il diritto ai buoni pasto per una lavoratrice turnista di un'azienda ospedaliera. La sentenza stabilisce che il diritto alla mensa o a modalità sostitutive, come i buoni pasto turnisti, è legato alla durata del turno di lavoro superiore a sei ore e al conseguente diritto alla pausa, indipendentemente dal fatto che il turno si svolga nelle fasce orarie tradizionalmente destinate ai pasti. L'azienda è stata condannata al risarcimento del danno, quantificato in via equitativa.
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Remunerazione medici specializzandi: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione si è pronunciata sul diritto alla remunerazione dei medici specializzandi per la mancata attuazione di direttive europee. L'ordinanza chiarisce che i medici iscritti a corsi di specializzazione a cavallo degli anni 1982-1983 hanno diritto a un indennizzo, ma solo per il periodo successivo al 1° gennaio 1983. Viene inoltre confermato che la responsabilità grava unicamente sulla Presidenza del Consiglio dei Ministri, escludendo gli altri Ministeri se la relativa statuizione di primo grado non è stata appellata. La Corte ha infine ribadito che il criterio di liquidazione del danno è quello equitativo previsto dalla Legge n. 370/1999, escludendo rivalutazione e interessi compensativi.
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