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Art. 1223 Codice Civile — Anno 2025

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386 provvedimenti

Altri anni per Art. 1223 Codice Civile

Responsabilità mediatore: obbligo di informazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 9395/2025, ha ribadito la responsabilità del mediatore immobiliare che omette di informare l'acquirente della presenza di un'ipoteca sull'immobile. Anche se l'acquirente ottiene il doppio della caparra dal venditore inadempiente, il mediatore è comunque tenuto a restituire la provvigione percepita, in quanto il suo inadempimento ha reso l'affare non concluso. La Corte ha inoltre corretto un errore nel calcolo dell'importo da restituire, limitandolo alla sola provvigione effettivamente versata.
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Spese stragiudiziali: quando sono risarcibili?
A seguito di un sinistro stradale, una automobilista contesta l'importo offerto dall'assicurazione a titolo di spese stragiudiziali, ritenendolo insufficiente. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile, ribadendo un principio fondamentale: le spese stragiudiziali costituiscono un danno emergente e, come tali, il loro rimborso è subordinato alla prova rigorosa della loro utilità, congruità e dell'effettivo esborso da parte del danneggiato.
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Assunzione graduatoria pubblica: l’errore dell’ente
Una candidata, in posizione utile in una graduatoria, non veniva assunta da un'Azienda Sanitaria a causa di una convocazione inviata a un indirizzo errato. La Corte di Cassazione ha confermato la responsabilità dell'ente, dichiarando inammissibile il suo ricorso. Il principio chiave è che il diritto all'assunzione da graduatoria pubblica prevale sugli errori procedurali dell'amministrazione, che ha il dovere di garantire l'assunzione del candidato avente diritto.
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Prova presuntiva: quando il giudice può dedurre i fatti
Una società di noleggio imbarcazioni ha impugnato una sentenza che la condannava a risarcire il proprietario di uno yacht per danni e canoni non pagati. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la validità dell'uso della prova presuntiva da parte dei giudici di merito per accertare il mancato pagamento e ha chiarito i limiti del sindacato di legittimità sulla valutazione delle prove testimoniali e sull'interpretazione contrattuale.
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Risarcimento danni dirigente: la prova del danno è cruciale
La Corte di Cassazione ha confermato la decisione di merito che negava il risarcimento danni a una confederazione imprenditoriale contro un suo ex dirigente per mala gestio. Nonostante la condotta illecita del manager, la richiesta è stata respinta per mancata prova di un danno economico effettivo e concreto subito dall'azienda. La sentenza ribadisce che l'onere di dimostrare il pregiudizio patrimoniale grava interamente sul datore di lavoro che avanza la pretesa di risarcimento danni dirigente.
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Motivazione apparente: Cassazione annulla sentenza
Un progettista, condannato a risarcire i danni per vizi costruttivi, ha presentato ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha respinto la maggior parte dei motivi, ma ha accolto quello relativo alla motivazione apparente della sentenza di secondo grado. I giudici d'appello non avevano spiegato adeguatamente come avessero calcolato i danni, omettendo di considerare i costi che i committenti avrebbero comunque dovuto sostenere. Per questo vizio di motivazione, la sentenza è stata annullata con rinvio.
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Responsabilità professionale commercialista: il caso
Un'ordinanza della Cassazione analizza la responsabilità professionale commercialista per l'omessa presentazione di una dichiarazione fiscale. Lo studio professionale, che ha causato al cliente la perdita di un credito IVA, è stato condannato al risarcimento. Il suo successivo ricorso in Cassazione è stato dichiarato inammissibile per vizi procedurali, in particolare per non aver contestato la ratio decidendi della sentenza d'appello e per non aver prodotto tempestivamente i documenti necessari, come la polizza assicurativa pertinente.
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Promessa di riassunzione: come si calcola il danno?
Un giornalista, licenziato dalla società cessionaria di un ramo d'azienda, si è visto negare il rientro nell'azienda cedente, nonostante una specifica clausola contrattuale. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 24016/2025, ha chiarito i criteri per il calcolo del risarcimento del danno derivante dalla violazione di una promessa di riassunzione. Pur respingendo la richiesta di costituzione coattiva del rapporto di lavoro, ha accolto il ricorso del lavoratore sul punto del 'dies ad quem' (termine finale) per il risarcimento, stabilendo che la data di conferimento dell'incarico al CTU, scelta dalla Corte d'Appello, era un limite temporale immotivato. La Corte ha rinviato il caso per una nuova determinazione del periodo risarcibile, confermando che il danno deve coprire l'intero pregiudizio patrimoniale subito dal lavoratore a causa dell'inadempimento.
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Responsabilità professionale avvocato: la prescrizione
La Corte di Cassazione chiarisce il momento da cui decorre la prescrizione per l'azione di responsabilità professionale avvocato. La Corte ha stabilito che il termine decennale non parte dalla sentenza definitiva che accerta il danno, ma dal momento in cui il cliente, usando l'ordinaria diligenza, ha la percezione oggettiva dell'inadempimento e del potenziale danno, come nel caso in cui debba avviare una nuova azione legale per rimediare all'errore del precedente legale.
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Risarcimento danni banca per condotta del dipendente
Un ex dipendente di un istituto di credito è stato condannato a risarcire i danni causati alla banca a seguito della sua condotta infedele nella gestione degli investimenti dei clienti. La Corte di Cassazione ha stabilito che la scelta della banca di concludere accordi transattivi con i clienti danneggiati non interrompe il nesso causale tra la condotta del lavoratore e il danno subito. La Corte ha ritenuto tale scelta 'non irragionevole', confermando così la richiesta di risarcimento danni banca nei confronti del suo ex dipendente.
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Responsabilità avvocato: il giudizio prognostico
Un cliente cita in giudizio il proprio avvocato per negligenza professionale dopo aver perso una causa di risarcimento danni per prescrizione. I tribunali respingono la richiesta, stabilendo che, anche se l'avvocato è stato negligente, il cliente non ha dimostrato che la causa originaria avrebbe avuto successo. La Corte di Cassazione conferma che questa valutazione, nota come giudizio prognostico, è una questione di merito e non può essere riesaminata in sede di legittimità se non per un palese errore di diritto, elemento chiave nella valutazione della responsabilità avvocato.
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Equo compenso appalti: diritto preesistente al 2000
Una ditta appaltatrice ha citato un Comune per danni da sospensione lavori. La Cassazione ha stabilito che il diritto all'equo compenso appalti per varianti eccedenti un quinto del valore era già previsto dalla normativa del 1962, contrariamente a quanto ritenuto dalla Corte d'Appello che lo considerava introdotto solo nel 2000. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Caparra confirmatoria: restituzione e risoluzione
Un'ordinanza della Cassazione chiarisce i diritti dell'acquirente in caso di inadempimento del venditore in un contratto preliminare immobiliare. Se il contratto viene risolto, la restituzione della caparra confirmatoria versata è sempre dovuta, anche se richiesta dopo l'atto di citazione. La Corte ha stabilito che la richiesta di restituzione non è una domanda nuova e tardiva, ma una conseguenza diretta dello scioglimento del vincolo contrattuale, distinguendola dalla richiesta del doppio della caparra, che è invece incompatibile con l'azione di risoluzione.
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Indennità di occupazione e risoluzione del contratto
Un contratto preliminare di vendita immobiliare viene risolto per inadempimento del venditore. Nonostante ciò, la Cassazione conferma che il promissario acquirente, avendo avuto la disponibilità anticipata del bene, è tenuto a versare un'indennità di occupazione. Questa non è un risarcimento del danno, ma un'obbligazione restitutoria derivante dall'efficacia retroattiva della risoluzione, volta a riequilibrare le posizioni patrimoniali delle parti.
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Contratto a progetto nullo: la guida della Cassazione
La Corte di Cassazione conferma la decisione dei giudici di merito che avevano dichiarato la nullità di un contratto a progetto, convertendolo in un rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato. L'ordinanza analizza gli indici della subordinazione e chiarisce un punto fondamentale sul risarcimento del danno: l'indennità di disoccupazione (NASpI) percepita dal lavoratore non può essere detratta dalle somme dovute dal datore di lavoro. La Corte ha rigettato il ricorso dell'azienda, condannandola al pagamento delle spese legali.
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Provvisionale penale: esecuzione forzata legittima?
Un ex dipendente di banca, condannato in sede penale per condotta infedele, si opponeva all'azione esecutiva avviata dall'istituto di credito sulla base della provvisionale penale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la provvisionale è un titolo esecutivo valido e che la successiva sentenza civile, che liquida un danno maggiore, non invalida l'esecuzione ma la assorbe, confermandone la legittimità. Il giudicato penale, inoltre, rende indiscutibile la responsabilità civile del condannato.
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Risarcimento danno: inerzia e valutazione equitativa
L'erede di un lavoratore, demansionato per anni, si è visto ridurre il risarcimento danno a causa dell'inerzia del defunto. La Cassazione ha chiarito che l'inattività del dipendente non costituisce concorso di colpa, ma rientra tra i criteri di valutazione equitativa del giudice. Inoltre, ha accolto il ricorso sulla liquidazione delle spese legali, confermando che il giudice deve sempre pronunciarsi d'ufficio su di esse.
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Cessione ramo d’azienda illegittima: la retribuzione
La Corte di Cassazione ha stabilito che, in caso di cessione di ramo d'azienda illegittima, il lavoratore ha diritto all'intera retribuzione dal suo datore di lavoro originario, anche se non ha fisicamente lavorato. Questo perché il rifiuto del datore di lavoro di accettare la prestazione lavorativa lo pone in una situazione di mora credendi. Inoltre, le somme percepite dal lavoratore da un altro impiego nel frattempo non possono essere detratte, poiché non si tratta di un risarcimento del danno, ma del pagamento di una retribuzione dovuta. La sentenza conferma anche il diritto alla maturazione delle ferie.
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Cessione ramo d’azienda illegittima: la Cassazione
In un caso di cessione ramo d'azienda illegittima, la Corte di Cassazione ha stabilito che il lavoratore ha diritto alla retribuzione dal datore di lavoro originario (cedente) anche se ha lavorato per l'azienda acquirente (cessionaria). Le somme percepite dal nuovo datore di lavoro non devono essere detratte. Inoltre, è stato confermato il diritto del lavoratore a maturare le ferie, anche senza prestazione lavorativa effettiva, a causa del comportamento illegittimo dell'azienda che ha impedito lo svolgimento del rapporto di lavoro.
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Inadempimento qualificato: accordo di crisi nullo
La Corte di Cassazione ha confermato la cessazione degli effetti di un accordo di composizione della crisi a causa di un inadempimento qualificato del debitore. La Corte ha stabilito che, una volta terminato l'accordo per legge a causa del grave inadempimento, non è più possibile per il debitore richiederne una modifica, anche adducendo cause di forza maggiore come la pandemia. L'appello del debitore è stato dichiarato inammissibile anche per motivi procedurali.
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