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Art. 1223 Codice Civile — Anno 2025

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386 provvedimenti

Altri anni per Art. 1223 Codice Civile

Liquidazione equitativa: i poteri del giudice di rinvio
In una complessa vicenda di espropriazione illegittima, la Corte di Cassazione si pronuncia sulla liquidazione equitativa del danno. Viene stabilito che, nel giudizio di rinvio, l'impugnazione sulla quantificazione riapre l'intera questione, legittimando anche una decisione peggiorativa per l'appellante ('reformatio in peius'). Le critiche generiche al metodo di stima del giudice sono ritenute inammissibili se non accompagnate da valide alternative.
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Inammissibilità appello: limiti al ricorso in Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso contro una decisione di inammissibilità appello. Il caso riguarda una condanna per danni derivanti da circonvenzione di incapace. La Corte chiarisce che, a seguito della declaratoria di inammissibilità dell'appello per mancanza di ragionevole probabilità di accoglimento, non è possibile denunciare in Cassazione l'omesso esame di un fatto decisivo, come previsto dall'art. 348-ter c.p.c.
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Risarcimento danno tassabile: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 19275/2025, ha stabilito un principio fondamentale sulla tassabilità del risarcimento del danno. Il caso riguarda una lavoratrice che ha ricevuto una somma a titolo di risarcimento per l'illegittima reiterazione di contratti a termine da parte di un'amministrazione pubblica. La Corte ha chiarito che tale somma non è automaticamente un reddito imponibile. È necessario verificare se il risarcimento ha una funzione sostitutiva di un reddito mancato (lucro cessante), nel qual caso è tassabile, oppure se ristora un danno di natura diversa, non patrimoniale o da 'danno comunitario', nel qual caso è esente da imposte. La sentenza di merito è stata cassata con rinvio perché non aveva compiuto questa fondamentale distinzione.
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Diritto all’assunzione: quando la P.A. può negarlo?
La Corte di Cassazione ha stabilito che il diritto all'assunzione di un candidato vincitore di un concorso pubblico non è assoluto. Se una nuova legge (ius superveniens) modifica l'organizzazione dell'amministrazione, eliminando la necessità del posto messo a concorso, la P.A. ha il potere-dovere di non procedere all'assunzione. Nel caso specifico, il trasferimento delle funzioni sanitarie dal Ministero della Giustizia al Servizio Sanitario Nazionale ha legittimamente impedito l'assunzione di un'infermiera vincitrice di concorso, senza che ciò comporti un risarcimento del danno.
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Diritto all’assunzione: cosa succede se cambia la legge
Un vincitore di un concorso pubblico per un ruolo sanitario presso il Ministero della Giustizia si è visto negare l'impiego. La Corte di Cassazione ha confermato che il suo diritto all'assunzione è stato annullato da una legge successiva che ha trasferito le funzioni sanitarie dal Ministero al Servizio Sanitario Nazionale. Questo cambiamento organizzativo ha reso l'assunzione giuridicamente impossibile, anche dopo la fine di un precedente blocco delle assunzioni.
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Cessione ramo d’azienda: doppio stipendio legittimo?
La Corte di Cassazione ha stabilito che, in caso di cessione ramo d'azienda dichiarata illegittima, il lavoratore ha diritto alla retribuzione completa dal datore di lavoro originario (cedente) dal momento in cui offre la propria prestazione. La somma percepita dal datore di lavoro di fatto (cessionario) non può essere detratta, poiché si originano due rapporti di lavoro distinti: uno 'de iure' con il cedente e uno 'de facto' con il cessionario. La Corte ha rigettato il ricorso dell'azienda, confermando il principio della non detraibilità delle somme percepite altrove.
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Recesso per giusta causa: la Cassazione decide
Un agente, a cui era stato intimato il recesso per giusta causa a seguito di ammanchi di merce, ha impugnato la decisione. La Corte d'Appello ha confermato la legittimità del recesso, condannando l'agente al risarcimento. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso finale dell'agente, dichiarando inammissibili le sue nuove argomentazioni legali in quanto non sollevate nei precedenti gradi di giudizio. La sentenza ribadisce che i motivi di ricorso in Cassazione devono vertere su questioni già dibattute.
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Cessione ramo d’azienda: doppio stipendio legittimo
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 20314/2025, ha stabilito che in caso di cessione di ramo d'azienda dichiarata illegittima, il lavoratore ha diritto alla retribuzione sia dal datore di lavoro originario (cedente) che da quello di fatto (cessionario). La Corte ha chiarito che si configurano due rapporti di lavoro distinti: uno 'de iure' ripristinato con il cedente e uno 'de facto' proseguito con il cessionario. Di conseguenza, la retribuzione versata da quest'ultimo non può essere detratta da quella dovuta dal cedente, poiché non si applica il principio della 'compensatio lucri cum damno'.
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Abuso contratti a termine: la stabilizzazione non sana
La Corte di Cassazione ha stabilito che la stabilizzazione di un lavoratore pubblico, avvenuta tramite una procedura concorsuale, non sana il precedente abuso di contratti a termine. L'assunzione a tempo indeterminato derivante dal superamento di una selezione basata sul merito non elimina il diritto del lavoratore a ricevere un'indennità risarcitoria per l'illegittima reiterazione dei rapporti di lavoro precari. L'ente pubblico è stato quindi condannato a risarcire il danno, poiché la stabilizzazione non è stata considerata una misura sanzionatoria diretta per l'abuso commesso.
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Risarcimento danno diritto d’autore: i criteri
La Corte di Cassazione si è pronunciata sul risarcimento danno diritto d'autore in un caso di distribuzione non autorizzata di DVD. Una società distributrice ha citato in giudizio un grande gruppo editoriale per aver commercializzato opere senza una valida licenza. La Corte ha confermato la liquidazione del danno basata sul criterio del "prezzo del consenso", ovvero il compenso che sarebbe stato pattuito per una licenza. Ha rigettato la richiesta di un risarcimento maggiore, basato sulla retroversione degli utili dell'autore della violazione, poiché la società danneggiata non aveva fornito prova di aver subito un mancato guadagno (lucro cessante) specifico.
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Demansionamento: durata e prova del danno professionale
Un dipendente di una società di telecomunicazioni, inquadrato al quinto livello, veniva assegnato a mansioni di call center inferiori. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna dell'azienda per demansionamento, stabilendo che la notevole durata del declassamento professionale costituisce un elemento sufficiente per presumere l'esistenza di un danno risarcibile, invertendo di fatto l'onere della prova a carico del datore di lavoro.
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Demansionamento: quando il ricorso è inammissibile?
Un dirigente pubblico ha citato in giudizio un'Amministrazione Provinciale per presunto demansionamento. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando le decisioni dei gradi precedenti. La Corte ha stabilito che non è possibile richiedere una nuova valutazione dei fatti in sede di legittimità e ha ribadito i limiti di giurisdizione del giudice ordinario sugli atti di macro-organizzazione della P.A., confermando l'assenza di demansionamento.
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Danno da revoca pensione: la Cassazione decide
Un lavoratore ottiene una pensione, si licenzia, ma l'ente la revoca. La Corte d'Appello riconosce un risarcimento per il danno da affidamento. La Cassazione analizza i ricorsi: dichiara inammissibile quello dell'ente e rigetta quello del lavoratore. La decisione finale si concentra sul corretto inquadramento del danno da revoca pensione, distinguendolo dal danno esistenziale e valutando la sufficienza della motivazione della corte di merito.
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Morosità locazione Covid: quando è inadempimento grave?
Un inquilino non paga l'affitto per mesi invocando la pandemia. La Corte di Cassazione ha stabilito che la morosità locazione Covid non è sempre giustificata. La crisi economica generale post-lockdown non basta a escludere la gravità dell'inadempimento senza una prova specifica del nesso causale tra pandemia e difficoltà economiche dell'inquilino. La valutazione deve considerare primariamente l'interesse del proprietario.
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Proroga termine processuale: Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione si è pronunciata sulla tempestività di un ricorso la cui scadenza cadeva in un giorno festivo (venerdì), seguito da un sabato. La Corte ha stabilito che la proroga del termine processuale si estende fino al primo giorno non festivo successivo, quindi al lunedì. Nel merito, ha rigettato il ricorso di un cliente contro i suoi ex avvocati per presunta negligenza professionale, confermando la decisione della Corte d'Appello che non aveva riscontrato un nesso causale tra la condotta dei legali e il danno lamentato.
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Onere della prova demansionamento: chi deve provarlo?
La Cassazione ha stabilito che l'onere della prova del demansionamento grava sul lavoratore. In un caso contro una società di servizi postali, è stato respinto il ricorso di un dipendente che non ha dimostrato di svolgere mansioni superiori dopo un cambio di reparto, negandogli così il risarcimento.
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Equa soddisfazione CEDU: preclude ulteriori risarcimenti?
La Corte di Cassazione ha stabilito che la liquidazione dell'equa soddisfazione da parte della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo (CEDU) ha un effetto preclusivo (giudicato) su una successiva domanda di risarcimento proposta dinanzi al giudice nazionale per i medesimi danni. Nel caso di specie, una società immobiliare, dopo aver ottenuto una condanna dello Stato italiano e un indennizzo dalla CEDU per l'illegittima confisca di un complesso edilizio, ha agito in sede civile contro le amministrazioni pubbliche per ottenere un ulteriore risarcimento. La Cassazione ha accolto il ricorso delle amministrazioni, affermando che la Corte EDU aveva già esaminato, accolto o rigettato, tutte le voci di danno, impedendo così una nuova valutazione da parte del giudice italiano.
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Risarcimento danni CEDU: limiti al giudice nazionale
La Corte di Cassazione affronta il tema del risarcimento danni CEDU, stabilendo che la decisione della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo sull'equa soddisfazione ha un effetto preclusivo (giudicato sovranazionale). Una società, dopo aver ottenuto un indennizzo dalla CEDU per l'illegittima confisca di un complesso immobiliare, aveva chiesto un ulteriore risarcimento in sede nazionale. La Cassazione ha annullato la decisione di merito, affermando che il giudice italiano non può riesaminare le voci di danno, sia quelle accolte sia quelle rigettate, già decise dalla corte di Strasburgo, in quanto tale valutazione violerebbe il giudicato.
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Riqualificazione rapporto di lavoro: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha stabilito che, in caso di richiesta di riqualificazione rapporto di lavoro da autonomo a subordinato, non è necessario impugnare specificamente i termini apposti ai singoli contratti. La domanda di accertamento di un unico rapporto a tempo indeterminato è sufficiente a superare la frammentazione contrattuale. La Corte ha cassato la sentenza d'appello che aveva negato la prosecuzione del rapporto oltre la scadenza dell'ultimo contratto, rinviando la causa per un nuovo esame che dovrà considerare anche l'eccezione della società sulla sua natura di ente 'in house'.
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Società cancellata: i diritti degli ex soci
La Corte di Cassazione, con ordinanza interlocutoria, ha rinviato a pubblica udienza una causa complessa riguardante una società cancellata. Il caso verte sulla possibilità per gli ex soci di agire per il risarcimento dei danni subiti dalla società prima della sua estinzione. La Corte d'Appello aveva negato tale diritto, ritenendo gli ex soci privi di legittimazione attiva. La Cassazione ha ritenuto la questione meritevole di un approfondimento per definire la sorte dei crediti risarcitori dopo l'estinzione della persona giuridica.
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