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Art. 1218 Codice Civile — Sezione Sesta Civile

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86 provvedimenti

Altri anni per Art. 1218 Codice Civile

Perdita di chance: concorso perso ma il danno va provato
Un candidato a un concorso pubblico ha ricevuto in ritardo la raccomandata di convocazione all'esame a causa del disservizio dell'operatore postale, perdendo la possibilità di partecipare. Il Tribunale ha condannato l'operatore al risarcimento del danno. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'operatore, chiarendo che la perdita di chance non è una mera aspettativa di fatto e richiede una prova rigorosa. Il danneggiato deve dimostrare la seria e concreta probabilità di vincere il concorso in base ai propri titoli e ai concorrenti, non bastando il semplice possesso del titolo di studio abilitante. Inoltre, la Corte ha stabilito che a tali azioni si applica la prescrizione triennale speciale e non quella quinquennale. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Inadempimento obblighi informativi: la banca perde e risarcisce
Due risparmiatori acquistano obbligazioni argentine e del gruppo Cirio tramite un istituto di credito. Successivamente, i clienti agiscono in giudizio lamentando l'inadempimento obblighi informativi da parte della banca, che non aveva adeguatamente segnalato la rischiosità dei titoli. La Corte d'Appello condanna la banca al risarcimento del danno, quantificato sottraendo al prezzo di acquisto le cedole riscosse e il valore residuo dei titoli. La banca ricorre in Cassazione contestando la quantificazione del danno. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile poiché le contestazioni riguardano profili esecutivi e non colgono la reale motivazione della sentenza impugnata. La banca perde la causa e deve pagare le spese legali.
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Risarcimento danni per mancata assunzione: l’azienda paga ancora
Un lavoratore ottiene una sentenza definitiva che riconosce il suo diritto all'assunzione e al risarcimento dei danni fino al 2008. Poiché l'azienda continua a non assumerlo, il lavoratore avvia una nuova causa per chiedere il risarcimento danni per mancata assunzione per il periodo successivo, dal 2008 al 2011. La Corte d'Appello condanna l'azienda al pagamento di oltre 85.000 euro. L'azienda ricorre in Cassazione, sostenendo che il risarcimento non potesse estendersi oltre la prima sentenza. La Suprema Corte respinge il ricorso: l'inadempimento dell'azienda è continuato nel tempo e, non essendo ammissibili condanne per danni futuri non ancora verificatisi, il lavoratore doveva necessariamente proporre una nuova azione giudiziaria per tutelare i propri diritti.
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Obblighi informativi della banca: investitore perde la causa
Un investitore ha citato in giudizio un istituto di credito chiedendo il risarcimento dei danni per la perdita subita a causa di investimenti finanziari andati male. L'investitore lamentava la violazione degli obblighi informativi della banca. La Corte d'Appello ha respinto la domanda perché l'investitore non ha specificato quali informazioni omesse lo avrebbero convinto a non investire. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che chi lamenta la violazione degli obblighi informativi della banca deve indicare con precisione quali notizie gli sono state nascoste e come queste avrebbero cambiato la sua scelta. Inoltre, il ricorso presentava gravi difetti di forma, mescolando troppe contestazioni confuse in un unico motivo. L'investitore ha perso la causa ed è stato condannato a pagare le spese processuali.
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Rimborso tariffa depurazione: prova al gestore e non all’utente
Alcuni cittadini hanno richiesto il rimborso tariffa depurazione al gestore idrico a causa del malfunzionamento del depuratore locale. Il Tribunale aveva rigettato la domanda, ritenendo che spettasse agli utenti dimostrare il cattivo funzionamento dell'impianto. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dei cittadini, stabilendo un principio fondamentale: spetta al gestore del servizio idrico dimostrare il corretto funzionamento dell'impianto di depurazione nel periodo di fatturazione, e non all'utente provarne l'inefficienza. La sentenza impugnata è stata quindi cassata con rinvio al Tribunale di Napoli per una nuova decisione.
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Assegno di traenza rubato: perché le Poste non pagano i danni
Una compagnia assicurativa ha emesso un assegno di traenza per liquidare un indennizzo. Il titolo, spedito per posta ordinaria, è stato rubato e incassato da un malfattore presso un ufficio postale utilizzando un documento d'identità falso. La compagnia ha dovuto pagare nuovamente il vero beneficiario e ha citato in giudizio l'ente postale per chiedere il risarcimento del danno, lamentando la mancata verifica dell'identità del presentatore. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando l'assenza di responsabilità dell'ente postale. La banca negoziatrice risponde per contatto qualificato secondo la diligenza professionale, ma non ha una responsabilità oggettiva. Avendo l'ente postale verificato la corrispondenza del nome sul documento (non palesemente alterato) e sul titolo, ha fornito la prova liberatoria di aver agito senza colpa.
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Clausola di contenimento: acqua non potabile e limiti di danno
Alcuni utenti hanno citato in giudizio il Gestore Idrico per ottenere il risarcimento dei danni causati dalla mancata dearsenificazione dell'acqua e la riduzione del canone. Gli utenti avevano inserito una clausola di contenimento per limitare la domanda entro la competenza del Giudice di Pace. Il Tribunale ha tuttavia disposto una riduzione indefinita dei costi, superando tale limite. Inoltre, il Tribunale ha negato la giurisdizione ordinaria sulla domanda di manleva del Gestore verso la Regione e ha condannato il Gestore a pagare le spese a favore di un ente rimasto contumace. La Cassazione ha accolto il ricorso del Gestore Idrico, stabilendo che la clausola di contenimento impedisce di superare i limiti di valore, che il giudice ordinario è competente sulla manleva e che non si possono liquidare le spese a favore del contumace.
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Domanda di garanzia impropria: gestore idrico contro la Regione
Un'azienda privata ha chiesto il risarcimento dei danni al Gestore del servizio idrico per la mancata dearsenificazione dell'acqua potabile. Il Gestore ha chiamato in causa la Regione per essere sollevato da ogni responsabilità. Il Tribunale ha dichiarato il difetto di giurisdizione del giudice ordinario sulla richiesta contro l'ente pubblico. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Gestore, stabilendo che la domanda di garanzia impropria proposta dal gestore del servizio idrico contro l'ente pubblico spetta alla giurisdizione del giudice ordinario. Questa domanda rappresenta infatti il riflesso della causa principale di risarcimento danni, già radicata davanti al giudice civile. La sentenza viene quindi cassata con rinvio.
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Responsabilità professionale dell’avvocato: l’errore senza danno
Gli eredi di un lavoratore hanno promosso un'azione per responsabilità professionale dell'avvocato. Il legale, incaricato di impugnare il rifiuto di una qualifica superiore davanti al TAR, aveva fatto scadere i termini del processo senza richiedere la fissazione dell'udienza. La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto della richiesta di risarcimento. Anche se il difensore è stato negligente, la causa originaria non aveva alcuna reale probabilità di successo secondo la normativa dell'epoca. Di conseguenza, manca il nesso di causa tra l'errore del professionista e il danno lamentato dai clienti. L'appello dei ricorrenti è stato dichiarato inammissibile, con condanna al pagamento delle spese processuali.
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Difformità Classe Energetica: Immobile Venduto, Contratto Violato?
Una società venditrice è stata citata in giudizio da un'acquirente per aver venduto un immobile con una classe energetica inferiore a quella dichiarata nel rogito. I tribunali di merito avevano dato ragione all'acquirente, riconoscendo l'inadempimento contrattuale. La società ha fatto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte, tuttavia, non ha emesso una decisione finale. Ha ritenuto la questione sulla qualificazione giuridica della difformità classe energetica troppo complessa e di principio per una trattazione semplificata. Pertanto, ha rinviato la causa a una pubblica udienza per un esame più approfondito. La sentenza finale stabilirà un importante precedente.
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Soccombenza virtuale: debito pagato, ma condannato alle spese
Un'associazione debitrice si opponeva all'esecuzione forzata avviata da una società creditrice. Durante la causa, il creditore otteneva il pagamento tramite un'altra procedura, portando alla chiusura del giudizio di opposizione. Il giudice, tuttavia, ha condannato l'associazione a pagare le spese legali. La Cassazione ha confermato la decisione, applicando il principio della soccombenza virtuale. Poiché i motivi di opposizione del debitore erano infondati, quest'ultimo sarebbe risultato perdente se il processo fosse proseguito. Di conseguenza, anche se il debito è stato pagato e la causa estinta, il debitore che ha avviato una lite infondata deve farsi carico dei costi processuali.
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Omessa Pronuncia: Banca vince, imprese perdono fondi e causa
Alcune imprese hanno citato in giudizio un istituto bancario, accusandolo di aver causato la revoca di importanti finanziamenti ministeriali a causa di sue dichiarazioni. Dopo aver perso in primo e secondo grado, le imprese si sono rivolte alla Cassazione lamentando, tra le altre cose, un vizio di omessa pronuncia da parte dei giudici d'appello. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, stabilendo un principio fondamentale: non c'è omessa pronuncia quando la decisione, pur non menzionando espressamente un'istanza, la rigetta implicitamente perché incompatibile con la soluzione adottata. Le imprese hanno quindi perso definitivamente la causa.
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Responsabilità custode giudiziario: lo Stato paga per i beni rubati
Una cittadina subisce il furto dei suoi gioielli mentre erano sotto sequestro giudiziario presso un Tribunale. La Corte di Cassazione, ribaltando la decisione precedente, chiarisce la responsabilità del custode giudiziario. Non spetta al proprietario dimostrare la negligenza del Ministero della Giustizia. Al contrario, è il Ministero che deve provare che il furto è avvenuto per un evento imprevedibile e inevitabile (caso fortuito o forza maggiore). In assenza di tale prova, il Ministero è tenuto a risarcire il danno. La Corte ha quindi annullato la sentenza e rinviato il caso per una nuova valutazione basata su questo principio.
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Mancato Investimento TFR: Danno Risarcibile o Diritto Prescritto?
Un dipendente pubblico ha citato in giudizio il suo datore di lavoro, un ente di ricerca, per non aver investito le quote del suo TFR in Buoni Fruttiferi del Tesoro, come imposto da una vecchia normativa. Il lavoratore ha chiesto il risarcimento per i mancati guadagni. L'ente si è difeso sostenendo che il diritto fosse prescritto (scaduto). Il nodo della questione è stabilire se la richiesta sia un risarcimento danno da mancato investimento TFR, con prescrizione di dieci anni, o una semplice richiesta di interessi, con prescrizione di cinque. La Corte di Cassazione, data la complessità, non ha deciso ma ha rinviato il caso a una sezione specializzata per un esame più approfondito.
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Bozza di atto e lite: la responsabilità del notaio è esclusa
Una coppia di acquirenti cita in giudizio un notaio, chiedendo un risarcimento. Sostengono che la bozza di un atto di vendita, predisposta dal professionista per un immobile con irregolarità edilizie, abbia causato una lite con la società venditrice. La Corte di Cassazione ha respinto la richiesta. Ha stabilito che la responsabilità professionale del notaio non sorge per la semplice attività preparatoria, come la stesura di una minuta, se poi non segue la stipula dell'atto definitivo (rogito). Il dovere di consiglio del notaio è legato alla prestazione professionale effettivamente svolta, che in questo caso non si è mai concretizzata.
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Responsabilità del liquidatore per debiti tributari
La Corte di Cassazione ha stabilito che la responsabilità del liquidatore per i debiti tributari di una società estinta non costituisce una forma di successione nel debito fiscale, né una coobbligazione solidale in senso stretto. Si tratta invece di un'obbligazione civile propria, derivante dalla legge, che sorge quando il liquidatore non assolve ai propri doveri di gestione delle attività sociali per soddisfare i crediti del fisco. Tale responsabilità del liquidatore prescinde dalla definitività dell'accertamento verso la società, fondandosi su un fatto proprio del professionista incaricato della liquidazione.
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Giurisdizione e risarcimento per acqua non potabile
Una società di gestione del servizio idrico è stata condannata a risarcire alcuni utenti per aver fornito acqua contenente arsenico oltre i limiti legali. La Corte di Cassazione ha chiarito che la giurisdizione ordinaria si estende anche alla domanda di manleva proposta dal gestore contro l'ente regionale. Essendo la richiesta di garanzia un riflesso della domanda risarcitoria principale, non può essere devoluta al giudice amministrativo, garantendo così l'unitarietà del giudizio.
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Vendita di cosa altrui: risoluzione e tutele
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità della risoluzione di un contratto preliminare riguardante una vendita di cosa altrui. Il promittente venditore, nonostante l'obbligo di acquisire la proprietà per trasferirla ai promissari acquirenti, aveva alienato l'immobile a terzi. La Suprema Corte ha ribadito che il diritto alla risoluzione e al risarcimento spetta anche al compratore consapevole dell'altruità del bene, qualora scada il termine per l'acquisto della titolarità o il venditore renda impossibile l'adempimento vendendo il bene a soggetti estranei.
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Inerenza: deducibilità dei costi da risarcimento
La Corte di Cassazione ha confermato la deducibilità dei costi sostenuti da una società per il risarcimento danni derivante da inadempimento contrattuale. Il caso riguardava la mancata manutenzione di beni strumentali necessari all'attività. La Corte ha stabilito che, in presenza di una fattura regolare, opera la presunzione di veridicità, spostando l'onere della prova sull'Amministrazione Finanziaria. Il concetto di inerenza deve essere valutato in termini qualitativi, verificando se l'evento generatore del costo sia correlato all'attività d'impresa, indipendentemente dalla natura del fatto.
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Consegna assegni bancari: onere della prova
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un correntista contro un istituto di credito relativo alla mancata consegna assegni bancari. Il ricorrente lamentava il danno derivante dall'impossibilità di agire contro terzi a causa della carenza documentale. Tuttavia, i giudici di merito hanno accertato che non vi era prova certa dell'invio dell'elenco analitico dei titoli alla banca. Senza tale specifica individuazione, la banca non è stata posta in condizione di adempiere, escludendo così ogni ipotesi di inadempimento contrattuale o violazione della buona fede.
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