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Art. 1218 Codice Civile — Sezione Seconda Civile

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365 provvedimenti

Altri anni per Art. 1218 Codice Civile

Vincolo a parcheggio: limiti e obblighi del costruttore
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di alcuni proprietari immobiliari che rivendicavano il diritto d'uso di un'area esterna a parcheggio. La Corte ha stabilito che il vincolo a parcheggio obbligatorio per le nuove costruzioni si applica esclusivamente alle aree specificamente indicate nel permesso di costruire e negli atti connessi. Avendo il costruttore già adibito a parcheggio un'area nel piano interrato sufficiente a soddisfare i requisiti di legge, non aveva ulteriori obblighi e, di conseguenza, non è responsabile per alcun risarcimento danni.
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Recesso e caparra: abusi edilizi non bloccano l’affare
Una società di costruzioni, promissaria acquirente di un complesso immobiliare, non adempie al pagamento di una rata della caparra, adducendo la presenza di abusi edilizi di cui, però, era già a conoscenza. I venditori esercitano il diritto di recesso e trattengono la caparra. La Corte di Cassazione conferma la legittimità del loro operato, stabilendo che la consapevolezza degli abusi da parte dell'acquirente esclude la garanzia e che il suo inadempimento (mancato pagamento) è prevalente, giustificando il recesso e caparra da parte dei venditori.
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Clausola penale e buona fede: la Cassazione decide
In un caso riguardante un contratto preliminare di cessione di quote societarie, la Corte di Cassazione ha stabilito che la clausola penale non è dovuta se l'inadempimento del debitore è stato causato dal comportamento del creditore contrario a buona fede. La Corte ha ritenuto che la condotta del promittente venditore, caratterizzata da ritardi e mancanza di comunicazione, avesse reso l'inadempimento non imputabile al promissario acquirente, escludendo così il diritto a riscuotere la penale.
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Risoluzione per impossibilità sopravvenuta: No al Danno
La Corte di Cassazione chiarisce che in caso di risoluzione per impossibilità sopravvenuta di un contratto preliminare, dovuta a fattori esterni non imputabili alle parti, non è dovuto il risarcimento del danno. La vicenda riguardava un contratto per la cessione di quote societarie finalizzato alla realizzazione di una discarica, progetto divenuto impossibile a causa di un contenzioso tra terzi. La Suprema Corte ha stabilito che, in assenza di colpa, l'unica conseguenza della risoluzione è l'obbligo di restituire le prestazioni già ricevute, annullando la precedente condanna al risarcimento delle spese di progettazione.
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Responsabilità professionale e obbligo di informare
Un servizio di lavanderia è stato ritenuto responsabile per il restringimento di antichi tendaggi, non per un errore tecnico di lavaggio, ma per aver violato la propria responsabilità professionale omettendo di informare il cliente dei rischi connessi. La Cassazione ha confermato che il professionista ha il dovere di valutare e comunicare i pericoli, anche in presenza di difetti preesistenti del bene. Tuttavia, la richiesta di risarcimento del cliente è stata respinta per mancata prova del danno specifico.
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Onere della prova: vizi nel preliminare, chi prova?
In una controversia su un contratto preliminare di compravendita, la Corte di Cassazione ha stabilito un principio fondamentale sull'onere della prova. A fronte della denuncia di vizi da parte del promissario acquirente, tali da rendere l'immobile inidoneo, spetta al promittente venditore dimostrare di aver adempiuto correttamente alla propria obbligazione, provando l'assenza di tali vizi. La Corte ha cassato la sentenza di merito che aveva erroneamente invertito tale onere.
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Evizione parziale: risarcimento e oneri del compratore
Una società immobiliare, dopo aver acquistato un vasto terreno, subisce una evizione parziale a favore del Demanio Marittimo. La Corte di Cassazione conferma la limitazione del risarcimento del danno, poiché la società acquirente era a conoscenza del rischio di evizione fin dalla stipula del contratto e non ha agito con ordinaria diligenza per mitigare i danni, rifiutando una proposta transattiva vantaggiosa dall'Amministrazione statale.
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Responsabilità professionale avvocato: la decisione
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un legale per responsabilità professionale avvocato. Il professionista, a causa di un grave errore procedurale che ha portato alla prescrizione del diritto del suo assistito, è stato ritenuto responsabile del danno, quantificato nella perdita della probabile vittoria in giudizio. La Corte ha chiarito che l'insolvenza del debitore non esclude il nesso di causalità tra la negligenza dell'avvocato e il danno subito dal cliente, rigettando integralmente il ricorso del legale.
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Inadempimenti reciproci: come si valuta la colpa?
In un caso di compravendita immobiliare con inadempimenti reciproci, la Corte di Cassazione conferma la risoluzione del contratto per colpa della parte acquirente. La sentenza stabilisce che il mancato pagamento del prezzo costituisce un inadempimento di gravità prevalente rispetto a violazioni minori da parte del venditore, in quanto altera l'equilibrio fondamentale del contratto. Viene così ribadito il principio della valutazione comparativa e proporzionale delle condotte, basata sulla buona fede e sull'impatto sul sinallagma contrattuale.
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Compenso professionista: spetta anche dopo il recesso
La Corte di Cassazione conferma il diritto di un professionista a ricevere il compenso per le attività svolte fino al momento del suo recesso dall'incarico. La sentenza chiarisce che il compenso professionista pattuito per chiudere le pendenze passate è dovuto, e spetta al cliente dimostrare tempestivamente in giudizio l'eventuale inadempimento del professionista per paralizzare la richiesta di pagamento.
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Prescrizione risarcimento danni: guida alla Cassazione
Un proprietario immobiliare ha citato in giudizio un condominio per presunti atti ostruzionistici che impedivano l'uso di un suo terreno come parcheggio. Dopo una vittoria in primo grado, la Corte d'Appello ha ribaltato la decisione, dichiarando la prescrizione del risarcimento danni. La Corte di Cassazione ha confermato la sentenza d'appello, dichiarando il ricorso inammissibile. La Corte ha sottolineato che non è possibile introdurre nuove questioni di diritto o chiedere un riesame dei fatti in sede di legittimità, ribadendo la distinzione tra illecito istantaneo e permanente ai fini del calcolo della prescrizione.
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Obbligo morale: non è un contratto per la Cassazione
In una causa di divisione ereditaria, una coerede chiedeva un indennizzo per l'occupazione di un immobile. La Corte d'Appello lo concedeva, ma la Cassazione ha annullato la decisione. Il punto cruciale era l'interpretazione di alcuni pagamenti: la parte che li effettuava sosteneva fossero un 'obbligo morale', non un canone contrattuale. La Suprema Corte ha stabilito che da un'ammissione di pagamenti per dovere morale non si può desumere l'esistenza di un contratto, rinviando il caso per un nuovo esame.
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Impossibilità della prestazione: quando il contratto è valido?
La Corte di Cassazione ha chiarito che la vendita di un bene non più in produzione non determina automaticamente la nullità del contratto per impossibilità della prestazione. Se il venditore, non essendo l'unico rivenditore, ha la possibilità di reperire il bene altrove, la mancata consegna costituisce un inadempimento contrattuale. In questo caso, una concessionaria non è riuscita a consegnare un'auto ordinata, sostenendo la nullità dell'ordine per impossibilità originaria. La Corte ha respinto questa tesi, confermando il diritto dell'acquirente al recesso e alla restituzione del doppio della caparra, poiché l'impossibilità non era assoluta e definitiva.
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Condizione sospensiva: quando il giudice la rileva
La Corte di Cassazione chiarisce che il mancato avveramento della condizione sospensiva in un contratto preliminare ne determina l'inefficacia originaria. Tale inefficacia, a differenza della condizione risolutiva, può essere rilevata d'ufficio dal giudice in qualsiasi stato e grado del processo, in quanto attiene a un elemento costitutivo della domanda. Il caso riguardava la richiesta di restituzione di una caparra in un contratto di compravendita immobiliare, subordinato all'approvazione di un piano urbanistico.
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Inadempimento contrattuale: quando la colpa è tua
Una società di ristorazione assume un consulente per ottenere un finanziamento regionale. Il finanziamento viene approvato in via provvisoria ma poi revocato perché la società non produce un permesso di costruire essenziale. La Cassazione conferma che la società deve pagare il compenso al consulente, attribuendo la colpa del fallimento al suo stesso inadempimento contrattuale, poiché il consulente aveva svolto correttamente il proprio incarico.
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Responsabilità solidale appaltatore: il caso in esame
Un committente contesta i lavori di ristrutturazione per difformità. La Corte di Cassazione conferma la responsabilità solidale dell'appaltatore e del direttore dei lavori per i danni. Viene chiarito che l'appaltatore non è un mero esecutore ('nudus minister') e ha l'obbligo di verificare le istruzioni ricevute, potendo essere esonerato da colpa solo se dimostra di aver manifestato il proprio dissenso. La richiesta di condanna in solido prevale anche se il committente aveva indicato importi separati per ciascun responsabile in via subordinata.
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Onere della prova inadempimento: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 25910/2025, ha chiarito la ripartizione dell'onere della prova inadempimento in un caso di risoluzione contrattuale. Una professionista ha citato in giudizio una struttura alberghiera per interruzione illegittima del rapporto, ma la società ha eccepito un grave inadempimento della stessa, consistente in incassi non dichiarati. La Corte ha rigettato il ricorso della professionista, confermando che chi subisce l'eccezione di inadempimento deve provare di aver adempiuto correttamente alla propria obbligazione.
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Obbligo informativo avvocato: le conseguenze sul compenso
Una cliente ha contestato la parcella del proprio legale a causa della violazione dell'obbligo informativo avvocato, non essendo stata pienamente informata sulle scarse probabilità di successo della causa. La Corte di Cassazione ha stabilito che tale inadempimento è rilevante e non può essere considerato di scarsa importanza. La Corte ha cassato la decisione precedente, affermando che la violazione del dovere di informazione deve essere valutata per determinare sia il diritto al compenso sia il suo ammontare, rinviando il caso per una nuova valutazione.
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Obbligazione di facere: la promessa del venditore
La Corte di Cassazione chiarisce che quando un venditore riconosce i vizi di un bene e si impegna a eliminarli, sorge una nuova e autonoma obbligazione di facere. Questa non è soggetta ai brevi termini della garanzia per vizi, ma alla disciplina ordinaria. Di conseguenza, in caso di contestazione, spetta al venditore (debitore) provare di aver eseguito le riparazioni a regola d'arte, e non all'acquirente (creditore) dimostrare l'inesatto adempimento. La Corte ha applicato questo principio in un caso relativo a difetti di una lussuosa imbarcazione.
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Appellabilità sentenza Giudice di Pace: i limiti
In una causa per il mancato pagamento di lavori di appalto di modesto valore, la Corte di Cassazione ha annullato la sentenza d'appello. La Corte ha stabilito che la decisione del Tribunale era errata, poiché l'appello non era ammissibile. La questione centrale riguarda l'appellabilità della sentenza del Giudice di Pace: per cause inferiori a 1.100 euro, decise secondo equità, l'appello è consentito solo per violazioni procedurali o di principi fondamentali, non per un riesame dei fatti. Di conseguenza, la sentenza di primo grado è diventata definitiva.
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