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Art. 1218 Codice Civile — Sezione Seconda Civile

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365 provvedimenti

Altri anni per Art. 1218 Codice Civile

Rumori condominiali: la prova dell’intollerabilità
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 31021/2025, ha chiarito i criteri per il risarcimento del danno da rumori condominiali. Nel caso esaminato, la domanda di alcuni condomini contro i proprietari degli appartamenti ai piani superiori, locati a studenti, è stata respinta. La Corte ha stabilito che, per ottenere un risarcimento, non basta lamentare il disturbo, ma è necessario fornire una prova rigorosa che i rumori superino la normale tollerabilità, prova che non è stata raggiunta a causa di testimonianze contrastanti e degli esiti negativi degli interventi delle forze dell'ordine. La sentenza ha anche affrontato l'importante principio della causalità nella ripartizione delle spese legali.
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Mediazione immobiliare: quando il mandato è nullo
La Corte di Cassazione conferma la nullità di un contratto qualificato come mediazione immobiliare atipica, poiché il professionista incaricato non era iscritto all'albo dei mediatori. L'analisi si è concentrata sulla natura dell'attività svolta (ricerca dell'immobile e messa in contatto delle parti) piuttosto che sul nome dato al contratto dalle parti. Di conseguenza, nessun compenso è stato riconosciuto al professionista, ribadendo che il riesame dei fatti non è consentito nel giudizio di legittimità.
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Responsabilità appaltatore: novità dalla Cassazione
La Corte di Cassazione interviene sulla responsabilità appaltatore per gravi vizi costruttivi. La sentenza chiarisce due punti fondamentali: il concorso di colpa del committente deve essere valutato d'ufficio dal giudice se i fatti emergono dagli atti; la responsabilità dell'appaltatore (extracontrattuale) può coesistere in via solidale con quella (contrattuale) dei professionisti come progettista e direttore lavori, i quali non beneficiano dei brevi termini di decadenza previsti dall'art. 1669 c.c. Il caso riguardava fessurazioni causate da infiltrazioni d'acqua.
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Risoluzione contratto preliminare: le restituzioni
Un promissario acquirente versa somme oltre al prezzo, inclusi oneri condominiali arretrati, in base a un contratto preliminare. I promittenti venditori, successivamente, rifiutano di stipulare il rogito definitivo. La Corte di Cassazione conferma che, in caso di risoluzione del contratto preliminare per inadempimento dei venditori, l'acquirente ha diritto alla restituzione integrale di tutte le somme pagate in esecuzione del contratto, comprese quelle per le spese condominiali. La richiesta dei venditori di riavere i canoni di locazione percepiti dall'acquirente viene respinta perché non è mai stata formulata una domanda specifica nei precedenti gradi di giudizio.
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Onere della prova preliminare: la decisione della Cassazione
Una società costruttrice ha citato in giudizio una società immobiliare per ottenere l'esecuzione di un contratto preliminare di vendita, chiedendo una riduzione del prezzo a causa della scoperta di contaminanti nel terreno. I tribunali di merito e la Corte di Cassazione hanno respinto la domanda, sottolineando che l'acquirente non aveva adempiuto al proprio onere della prova preliminare riguardo l'inadempimento del venditore. La Corte ha ribadito che il giudice ha ampia discrezionalità nel valutare l'ammissibilità delle prove e che la richiesta di riesame dei fatti è inammissibile in sede di legittimità.
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Responsabilità mediatore immobiliare: limiti e doveri
Un venditore ha citato in giudizio la sua agenzia immobiliare e uno studio tecnico a causa di una difformità urbanistica non rilevata che ha ostacolato la vendita di un immobile. La Corte di Cassazione ha stabilito che la responsabilità del mediatore immobiliare è circoscritta agli obblighi specificati nel mandato. In assenza di un incarico esplicito per la verifica della conformità urbanistica, l'agente non è tenuto a svolgere indagini tecniche complesse. La Corte ha inoltre precisato che il risarcimento per negligenza professionale copre solo i danni diretti, escludendo le perdite derivanti da successive scelte commerciali del cliente. Il caso delinea chiaramente i confini della responsabilità del mediatore immobiliare.
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Domanda riconvenzionale: appello o Cassazione?
Un cliente contesta la parcella del suo avvocato e avanza una domanda riconvenzionale per responsabilità professionale. La Cassazione chiarisce che, nel rito speciale per gli onorari, la decisione sulla domanda principale è ricorribile in Cassazione, mentre quella sulla domanda riconvenzionale va impugnata con l'appello. Il ricorso è quindi parzialmente inammissibile.
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Onere collaborativo cliente: se non collabori perdi
Una società ricorre in Cassazione contro la decisione che rigettava la sua richiesta di risarcimento nei confronti del precedente avvocato per presunta negligenza professionale. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che la tardiva costituzione in un giudizio di lavoro e la conseguente decadenza dalla prova testimoniale non erano imputabili al legale, bensì alla stessa società. Quest'ultima, infatti, non aveva adempiuto al proprio onere collaborativo cliente, omettendo di fornire tempestivamente le informazioni necessarie alla difesa nonostante le ripetute sollecitazioni del professionista.
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Inadempimento non imputabile: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza che dichiarava la risoluzione di un contratto di appalto per grave inadempimento. Il caso riguardava una società costruttrice che non aveva completato i lavori a causa di un ostacolo (una cabina elettrica) presente sul terreno. La Suprema Corte ha stabilito che i giudici di merito hanno errato nel non valutare adeguatamente la questione dell'inadempimento non imputabile. Per la risoluzione del contratto, infatti, non basta un grave inadempimento, ma è necessario che questo sia colposo. Il processo è stato rinviato alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
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Onere della prova: chi deve provare il vizio del bene?
Una società acquista materiale isolante che si rivela difforme dalle specifiche tecniche, causandole danni. Le corti di merito rigettano la richiesta di risarcimento per mancato assolvimento dell'onere della prova. La Corte di Cassazione conferma la decisione, ribadendo che l'onere della prova del vizio del bene spetta al compratore. Le dichiarazioni contenute nella comparsa di costituzione del difensore del venditore non costituiscono confessione e non invertono tale onere.
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Finzione di avveramento: i limiti della Cassazione
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 27124/2024, chiarisce i limiti di applicazione della finzione di avveramento della condizione sospensiva. Il caso riguardava un contratto preliminare di cessione di quote societarie, la cui efficacia era subordinata alla liberazione dei venditori da alcune fideiussioni, un'attività a carico del promissario acquirente. La Corte ha stabilito che la finzione di avveramento non si applica alle condizioni potestative semplici, ovvero quando l'evento dipende dalla volontà di una delle parti, anche se si tratta di una 'condizione di adempimento'. La mancata attivazione della parte non costituisce un comportamento contrario a buona fede sanzionabile con la fictio iuris, ma semplicemente impedisce al contratto di produrre i suoi effetti.
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Interessi compensativi contratto preliminare: la guida
La Corte di Cassazione chiarisce che in un contratto preliminare di compravendita, in caso di inadempimento del compratore, gli interessi compensativi sul prezzo decorrono non dalla data pattuita per il rogito, ma dal momento in cui il venditore comunica formalmente la propria disponibilità a concludere l'atto definitivo. Questa comunicazione rende il credito liquido ed esigibile. La richiesta di risarcimento per ulteriori danni è stata respinta per un vizio procedurale, sottolineando l'importanza di reiterare le istanze istruttorie in appello.
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Ricorso per Cassazione: i motivi devono essere chiari
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso riguardante una presunta vendita fittizia di caffè. La decisione si fonda su vizi procedurali, in particolare sulla confusione e sovrapposizione dei motivi di ricorso, che mescolavano erroneamente violazioni di legge ed omesso esame di fatti. La Corte ha ribadito che un ricorso per Cassazione deve presentare censure chiare e distinte per essere esaminato nel merito, sottolineando l'importanza del rigore formale nell'atto di appello.
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Superamento limite appalto: obblighi dell’appaltatore
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 26563/2024, ha chiarito la responsabilità in caso di superamento del limite di spesa in un contratto di appalto. La Corte ha stabilito che l'appaltatore non viola il principio di buona fede se il committente, anche grazie all'assistenza di un direttore dei lavori, era in grado di comprendere che la prosecuzione delle opere avrebbe comportato il superamento del limite pattuito, il quale funzionava come soglia per la rinegoziazione dei prezzi e non come tetto invalicabile.
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Onere della prova: come provare una consegna senza DDT?
Una società fornitrice ottiene un decreto ingiuntivo contro una ditta individuale per il mancato pagamento di una fornitura di abbigliamento. La ditta acquirente si oppone, negando di aver mai ricevuto la merce e sottolineando l'assenza di un Documento di Trasporto (DDT). La Corte di Cassazione, confermando le decisioni dei giudici di merito, rigetta il ricorso. Viene stabilito che l'onere della prova della consegna può essere assolto anche tramite presunzioni gravi, precise e concordanti, come testimonianze e prassi commerciali consolidate tra le parti, superando così la mancanza del DDT.
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Contratto di mantenimento: quando è risolto?
La Corte di Cassazione conferma la risoluzione di un contratto di mantenimento per inadempimento della parte assistente. La Corte ha ritenuto inammissibile il ricorso basato sulla giustificazione del mancato adempimento a causa del comportamento difficile della persona assistita, ribadendo che la valutazione dei fatti spetta ai giudici di merito. La sentenza chiarisce anche che la richiesta di restituzione delle prestazioni non è una conseguenza automatica della risoluzione in questo tipo di contratto.
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Responsabilità contrattuale: i rischi del fornitore
La Corte di Cassazione si è pronunciata sulla responsabilità contrattuale di più soggetti coinvolti nella fornitura di un impianto di cogenerazione risultato difettoso. La vicenda vedeva un consulente, una società venditrice e un installatore condannati a risarcire i danni agli acquirenti. La Corte ha confermato la decisione di merito, distinguendo le colpe: l'installatore per non aver rilasciato il certificato di conformità, il venditore per aver garantito l'uso di un combustibile che causava guasti, e il consulente per aver fornito pareri tecnici errati e un business plan inattendibile. La sentenza ribadisce l'autonomia delle singole obbligazioni e la piena responsabilità di ogni professionista.
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Carburante inquinato: risarcimento e spese legali
Un automobilista ha citato in giudizio un distributore per danni da carburante inquinato. La Cassazione ha confermato il risarcimento per i soli danni iniziali (pulizia serbatoio), escludendo la sostituzione del motore per assenza di prova del nesso causale. La sentenza chiarisce anche i criteri di ripartizione delle spese legali in caso di rifiuto di un'offerta transattiva, applicando il principio della soccombenza reciproca.
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Clausola risolutiva espressa e buona fede: il caso
Una società immobiliare ha citato in giudizio una promissaria acquirente per la risoluzione di un contratto preliminare, invocando una clausola risolutiva espressa per la mancata stipula del rogito. La Corte di Cassazione, confermando la decisione d'appello, ha respinto il ricorso. Ha stabilito che, anche in presenza di una clausola risolutiva espressa, il giudice deve valutare il comportamento delle parti secondo il principio di buona fede. La risoluzione non è automatica se la condotta della parte inadempiente, nel contesto generale del rapporto, appare conforme a tale principio.
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Recesso contratto preliminare: quando è legittimo?
La Corte di Cassazione conferma la legittimità del recesso dal contratto preliminare da parte del promissario acquirente a causa di un grave vizio dell'immobile. Un tasso di umidità superiore ai limiti di legge, che rende la proprietà inidonea all'uso abitativo, costituisce un inadempimento grave del venditore, giustificando la risoluzione del contratto e la restituzione del doppio della caparra versata. La sentenza chiarisce che la gravità dell'inadempimento va valutata in relazione all'interesse della parte non inadempiente.
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