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Art. 12 Codice Civile — Sezione Lavoro Civile

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193 provvedimenti

Altri anni per Art. 12 Codice Civile

Indennità NASpI: decade per il socio amministratore?
La Corte di Cassazione ha stabilito che non decade dal diritto all'indennità NASpI il lavoratore che non comunica all'ente previdenziale la sua preesistente carica di socio e amministratore di una S.r.l. La mera titolarità della carica non costituisce "attività lavorativa autonoma" che obbliga alla comunicazione, la quale è richiesta solo in caso di effettivo svolgimento di un'attività lavorativa retribuita.
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Retribuzione dirigente: no extra per incarico ad interim
Un dirigente medico ha richiesto una maggiorazione della retribuzione di posizione per aver svolto un incarico ad interim, sostenendo che si trattasse di una 'struttura complessa'. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che la maggiorazione della retribuzione dirigente non è automatica. È necessario un formale 'atto aziendale' che classifichi la struttura e gradui le funzioni. In assenza di tale atto, non è dovuto alcun compenso aggiuntivo.
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Inquadramento superiore: la Cassazione fa chiarezza
Un lavoratore di una società di trasporto pubblico ha richiesto il riconoscimento di un inquadramento superiore per le mansioni svolte. Dopo un iniziale rigetto in primo grado, la Corte d'Appello ha parzialmente accolto la domanda, riconoscendo un livello intermedio e condannando l'azienda al pagamento delle differenze retributive. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione d'appello, rigettando il ricorso dell'azienda. La sentenza chiarisce i criteri per la corretta comparazione tra mansioni di fatto e declaratorie contrattuali, nonché l'ammissibilità della prova testimoniale in appello e i requisiti di autosufficienza del ricorso per cassazione.
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Ricorso per Cassazione: quando è inammissibile
Una società di costruzioni ha presentato ricorso contro la sentenza della Corte d'Appello che la condannava al pagamento di differenze retributive e TFR a un ex dipendente. La società lamentava un'errata valutazione delle prove documentali. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo i rigidi limiti del sindacato di legittimità sulla valutazione dei fatti e delle prove compiuta dal giudice di merito. La decisione chiarisce che il ricorso per cassazione non può essere utilizzato per ottenere un nuovo esame del merito della causa.
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Appello incidentale: notifica e onere della prova
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, chiarisce due importanti principi processuali. In primo luogo, stabilisce che la mancata notifica dell'appello incidentale ne determina l'improcedibilità, senza che il deposito telematico possa sanare tale vizio. In secondo luogo, ribadisce che la parte, vittoriosa in primo grado ma appellata, ha l'onere di riproporre in modo inequivocabile le istanze istruttorie per devolverle al giudice d'appello. La Corte ha rigettato il ricorso di una lavoratrice, confermando la decisione della Corte d'Appello che aveva respinto le sue domande per difetto di prova.
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Responsabilità solidale condominio: esclusa per i crediti
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 32674/2025, ha stabilito che la responsabilità solidale condominio non si applica per i crediti retributivi dei dipendenti dell'impresa appaltatrice. La Corte ha chiarito che il condominio non agisce come imprenditore né come datore di lavoro ai sensi della normativa (art. 29, D.Lgs. 276/2003), essendo un mero ente di gestione per scopi estranei a un'attività d'impresa. Di conseguenza, il lavoratore non può rivalersi sul condominio per le retribuzioni non pagate dal suo datore di lavoro.
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Associazione in partecipazione e rapporto di lavoro
Un collaboratore, dopo la fine di una relazione sentimentale con un'imprenditrice, ha chiesto il riconoscimento di un rapporto di lavoro subordinato per l'attività svolta nella sua azienda, in parte regolata da un contratto di associazione in partecipazione. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando le decisioni dei giudici di merito. È stato ritenuto che il lavoratore non abbia fornito prove sufficienti della subordinazione e che la contestazione sulla validità del contratto di associazione in partecipazione, sollevata solo in appello, costituisse una domanda nuova e quindi inammissibile.
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Diritto di precedenza nelle società a controllo pubblico
Una lavoratrice con contratto a termine presso un consorzio pubblico ha rivendicato il diritto di precedenza per un'assunzione a tempo indeterminato. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che le società a controllo pubblico devono seguire le procedure di selezione pubblica, le quali prevalgono sul diritto di precedenza previsto per i contratti di lavoro privati. La Corte ha chiarito che l'obbligo di reclutamento tramite procedure concorsuali impedisce l'assunzione diretta basata sulla precedenza.
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Sanzione conservativa: quando il CCNL salva il posto
La Cassazione conferma l'illegittimità di un licenziamento disciplinare, ritenendo la condotta del lavoratore punibile con una sanzione conservativa prevista dal CCNL. Il dipendente, rappresentante sindacale, era entrato in azienda fuori orario, ma senza violenza o danni. La Corte ha applicato la tutela reintegratoria attenuata basandosi sulle clausole del contratto collettivo.
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Contributi integrativi ENPAB: chi paga per i biologi?
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un'azienda sanitaria locale, confermando il suo obbligo di versare i contributi integrativi ENPAB per prestazioni rese da un laboratorio di analisi biologiche. La sentenza ha stabilito che un precedente giudicato sulla stessa questione ha effetto preclusivo anche per le annualità successive e che la normativa speciale invocata dall'azienda non è applicabile al caso di specie, consolidando il principio che l'onere contributivo ricade sul committente del servizio professionale.
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Contributi previdenziali professionisti: chi paga?
Una ASL è stata condannata a versare i contributi previdenziali integrativi per un biologo operante in uno studio associato. La Cassazione ha respinto il ricorso dell'ASL, confermando che l'obbligo di versare i contributi previdenziali professionisti spetta al cliente che usufruisce della prestazione. La decisione si fonda sia sull'effetto vincolante di una precedente sentenza (giudicato) sia sulla non applicabilità di una normativa eccezionale prevista solo per le società mediche e odontoiatriche.
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Lavoro in prova: sì alla pensione in deroga
Un lavoratore si è visto negare la pensione in deroga (c.d. settima salvaguardia) perché, dopo la cessazione del rapporto principale, aveva svolto un breve periodo di lavoro in prova, non superato. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, affermando che il lavoro in prova non costituisce un rapporto di lavoro "a tempo indeterminato" stabile e definitivo, e pertanto non impedisce l'accesso al beneficio pensionistico. La Corte ha sottolineato che la finalità della norma è escludere solo chi ha trovato una nuova occupazione stabile, non chi ha tentato un reinserimento lavorativo tramite un periodo di prova poi fallito.
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Licenziamento disciplinare: la valutazione dei fatti
Un istituto di credito ha impugnato la decisione della Corte d'Appello che annullava il licenziamento disciplinare di un direttore di filiale. Il dipendente era accusato di varie condotte, tra cui l'emissione di carte di credito all'insaputa di una cliente e la creazione di accrediti fittizi. La Cassazione ha accolto il ricorso della banca, stabilendo che la valutazione degli addebiti non può essere frammentaria. I giudici devono considerare l'impatto complessivo delle condotte sul vincolo fiduciario, essenziale nel settore bancario, anche in assenza di un danno economico diretto, annullando la decisione precedente e rinviando il caso a una nuova Corte d'Appello.
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Rimborso spese legali: CCNL prevale sulla delibera
La Corte di Cassazione ha stabilito che il diritto di un dipendente pubblico al rimborso delle spese legali è strettamente vincolato alle condizioni previste dal Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro (CCNL), ovvero la connessione dei fatti con il servizio e l'assenza di conflitto di interessi. Una delibera comunale che promette un rimborso incondizionato, a seguito di assoluzione penale, non può derogare a tali requisiti. Nel caso specifico, l'azione del dipendente (timbrare il cartellino per un collega) non è stata ritenuta connessa al servizio, negando così il diritto al rimborso integrale.
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Licenziamento dirigente: i limiti al riesame dei fatti
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di una società contro la sentenza che aveva giudicato illegittimo il licenziamento di un dirigente. La Corte chiarisce che, in sede di rinvio, il giudice non può riesaminare i fatti già accertati, ma deve limitarsi ad applicare i principi di diritto vincolanti enunciati dalla stessa Cassazione in una precedente pronuncia. Il motivo di ricorso basato sull'omesso esame di un fatto decisivo è stato respinto per la sua genericità e per non aver individuato il fatto storico specifico che sarebbe stato trascurato.
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Minimale contributivo: obbligo anche con assenze?
Un'azienda ha contestato una richiesta di pagamento dell'INPS per contributi non versati a favore di dipendenti assenti. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che l'obbligo di versare il minimale contributivo sussiste anche per le assenze non giustificate dalla legge o dal contratto collettivo, ma basate su un semplice accordo tra le parti. La Corte ha ribadito l'autonomia dell'obbligazione contributiva rispetto a quella retributiva.
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Retribuzione di risultato: fondi medici e veterinari
Un dirigente veterinario ha contestato l'unificazione del fondo per la retribuzione di risultato con quello dei dirigenti medici, sostenendo un pregiudizio economico. La Corte di Cassazione ha accolto la sua tesi, stabilendo che la contrattazione collettiva del periodo prevedeva fondi distinti. La Corte ha invece rigettato la richiesta di indennità di polizia giudiziaria, poiché per il periodo in questione era necessaria una nomina formale non dimostrata.
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Indennità di bilinguismo: no se l’ente è privato
Un docente impiegato presso una fondazione di diritto privato ha richiesto l'indennità di bilinguismo, prevista da una legge regionale per il personale delle scuole "dipendenti dalla Regione". La Corte di Cassazione ha respinto la domanda, chiarendo che una scuola gestita da un ente privato, sebbene con legami e finanziamenti pubblici, non rientra nella nozione di "scuola dipendente". Pertanto, in assenza di una previsione nel contratto individuale o collettivo, l'indennità non è dovuta.
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Calcolo TFS dirigenti: la retribuzione reale vince
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 17804/2024, ha stabilito un principio fondamentale per il calcolo TFS dirigenti pubblici. Il caso riguardava un dirigente medico in aspettativa, che aveva assunto un incarico esterno con una retribuzione superiore. L'INPS aveva calcolato il suo Trattamento di Fine Servizio (TFS) sulla base della retribuzione 'virtuale' che avrebbe percepito nel suo ruolo originario. La Suprema Corte ha ribaltato le decisioni dei giudici di merito, affermando che il TFS deve essere calcolato sulla retribuzione effettivamente percepita e sulla quale sono stati versati i contributi, in virtù di un rinvio normativo che estende la disciplina prevista per i vertici delle ASL.
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Ripetizione di indebito: la PA può agire sul dipendente
Un ex dirigente di un ente locale si è opposto alla richiesta di restituzione di emolumenti percepiti e ritenuti non dovuti. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 17324/2024, ha respinto il ricorso, confermando che la Pubblica Amministrazione può agire con l'azione di ripetizione di indebito per recuperare somme erogate senza una valida base normativa o contrattuale, anche se il lavoro è stato svolto.
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