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Art. 12 Codice Civile — Sezione Lavoro Civile

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193 provvedimenti

Altri anni per Art. 12 Codice Civile

Vittime del dovere: no ai benefici per i figli non a carico
La Corte di Cassazione ha negato il diritto ai benefici ai figli maggiorenni e non economicamente dipendenti di una vittima del dovere. La sentenza stabilisce un principio fondamentale: i **benefici per figli di vittime del dovere** spettano solo se questi erano 'a carico' del genitore al momento della sua morte. Secondo i giudici, le leggi più recenti hanno esteso le tipologie di aiuti economici, ma non hanno ampliato la platea dei beneficiari. La norma di riferimento per individuare i familiari superstiti resta quella originaria, che richiede il requisito della dipendenza economica. Di conseguenza, il ricorso del Ministero della Difesa è stato accolto e la richiesta dei figli respinta.
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NASpI e Lavoro Effettivo: Ferie Valide, l’INPS Perde in Cassazione
La Corte di Cassazione ha stabilito un principio fondamentale in materia di NASpI e lavoro effettivo. Un lavoratore si era visto negare l'indennità di disoccupazione dall'Istituto Previdenziale perché, nel calcolo delle 30 giornate lavorative richieste, non erano state incluse le ferie godute. La Corte ha dato ragione al lavoratore, affermando che i giorni di ferie, essendo retribuiti e coperti da contributi, devono essere considerati 'lavoro effettivo'. Questo perché le ferie sono un momento essenziale del rapporto di lavoro, finalizzato al recupero delle energie del dipendente. Di conseguenza, l'Istituto Previdenziale ha perso la causa e il suo ricorso è stato respinto.
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Decadenza indennità NASpI: salvo il sussidio con reddito errato
Un lavoratore autonomo, dopo aver perso il suo impiego da dipendente, richiede la NASpI dichiarando contestualmente la sua attività e il reddito presunto. L'Istituto Previdenziale nega il sussidio per reddito 'incompatibile'. Il lavoratore rettifica l'importo e ottiene ragione in tribunale. L'Istituto ricorre in Cassazione sostenendo la decadenza indennità NASpI per mancata comunicazione. La Corte Suprema respinge il ricorso, stabilendo un principio chiave: la comunicazione dell'attività lavorativa, anche se preesistente, fatta insieme alla domanda di NASpI, è sufficiente a impedire la decadenza. L'eventuale errore sul reddito, poi corretto, non fa perdere il diritto al sussidio.
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Decadenza NASpI attività preesistente: obbligo di comunicazione
La Corte di Cassazione ha stabilito un principio fondamentale sulla decadenza NASpI per attività preesistente. Un lavoratore, che svolgeva già un'attività autonoma, ha perso il diritto all'indennità di disoccupazione per non aver comunicato tale attività all'Ente Previdenziale al momento della domanda. La Corte ha chiarito che l'obbligo di comunicazione non riguarda solo le nuove attività intraprese durante la percezione del sussidio, ma anche quelle già esistenti. Il fattore decisivo è la contemporaneità tra il godimento della NASpI e lo svolgimento di un'altra attività lavorativa, anche se iniziata in precedenza. La mancata comunicazione comporta la perdita del beneficio.
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NASpI Lavoro Intermittente: Durata Reale Batte Durata Formale
Un lavoratore con più contratti intermittenti, di durata formale superiore a sei mesi ma con giornate lavorate effettive inferiori, si è visto contestare il diritto alla NASpI dall'Ente Previdenziale. L'Ente sosteneva la decadenza dal beneficio. La Corte di Cassazione ha dato ragione al lavoratore, stabilendo un principio fondamentale sulla decadenza NASpI lavoro intermittente: ai fini del calcolo del limite di sei mesi, si deve considerare la durata effettiva del lavoro prestato e non quella, più lunga, prevista dal contratto. Se i giorni di lavoro effettivo sono meno di sei mesi, il diritto alla disoccupazione non si perde.
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Decadenza NASpI: Attività Preesistente Non Comunicata, Sostegno Perso
Un lavoratore, già socio di un'impresa, ha richiesto e ottenuto la NASpI senza dichiarare la sua attività preesistente. L'INPS ha chiesto la restituzione delle somme. La Corte di Cassazione ha stabilito un principio fondamentale: l'obbligo di informare l'INPS vale anche per le attività autonome già esistenti al momento della domanda. La mancata dichiarazione entro 30 giorni comporta la decadenza NASpI per mancata comunicazione, indipendentemente dal reddito prodotto. La Corte ha quindi dato ragione all'INPS, annullando la decisione precedente e affermando che la trasparenza è un requisito non derogabile per mantenere il diritto all'indennità di disoccupazione.
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Partita IVA e Decadenza dalla NASpI: il rischio del silenzio
Un lavoratore ha richiesto l'indennità di disoccupazione dopo la fine di un contratto subordinato, omettendo però di comunicare all'ente previdenziale l'esistenza di una partita IVA già attiva. La Corte d'Appello aveva inizialmente dato ragione al cittadino, sostenendo che l'obbligo di comunicazione entro trenta giorni riguardasse solo le attività avviate dopo l'inizio della disoccupazione. L'ente previdenziale ha impugnato la decisione, sostenendo che il silenzio del beneficiario impedisce i controlli sulla compatibilità del reddito. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che la Decadenza dalla NASpI opera anche se l'attività autonoma preesisteva al licenziamento. Il termine di trenta giorni per dichiarare il reddito presunto decorre, in questo caso, dalla data di presentazione della domanda amministrativa per ottenere il beneficio.
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Decadenza dalla NASpI: il rischio del lavoro preesistente
Una lavoratrice, dopo aver perso il lavoro subordinato, ha richiesto l'indennità di disoccupazione. L'ente previdenziale ha però contestato la decadenza dalla NASpI poiché la donna non aveva comunicato, entro trenta giorni dalla domanda, il reddito presunto derivante dalla sua carica di amministratore unico di una società, attività iniziata prima della fine del rapporto di lavoro. La Corte d'Appello aveva dato ragione alla lavoratrice, ritenendo che l'obbligo di comunicazione riguardasse solo le attività nate durante la percezione del sussidio e che l'incarico fosse gratuito. La Corte di Cassazione ha invece ribaltato la decisione, stabilendo che l'obbligo di informativa sussiste anche per le attività preesistenti, con termine decorrente dalla domanda di indennità, e che la gratuità dell'incarico non esonera dalla comunicazione.
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Proroga contratti collaborazione: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha confermato la validità della proroga contratti collaborazione per i consulenti di una struttura tecnica ministeriale, nonostante la scadenza formale dei rapporti coincidesse con il giorno precedente all'entrata in vigore della legge di stabilità. I giudici hanno stabilito che la finalità della norma, volta a garantire la continuità operativa degli uffici, prevale su un'interpretazione puramente letterale. Di conseguenza, il recesso anticipato operato dall'amministrazione è stato dichiarato illegittimo, comportando l'obbligo di risarcire il professionista per il mancato guadagno relativo ai mesi di attività non prestata a causa dell'interruzione ingiustificata.
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Interposizione fittizia: effetti del licenziamento
La Corte di Cassazione ha confermato l'inefficacia del licenziamento intimato da un datore di lavoro apparente in un caso di interposizione fittizia di manodopera. Il lavoratore, formalmente dipendente di una società appaltatrice ma operante stabilmente per un'azienda di servizi postali, ha ottenuto il riconoscimento del rapporto di lavoro con l'utilizzatore effettivo. La Corte ha chiarito che il licenziamento non rientra tra gli atti di gestione riferibili all'utilizzatore, rendendo l'atto risolutivo del somministratore privo di effetti sul rapporto reale.
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NASpI: i termini per comunicare il lavoro autonomo
La Corte di Cassazione ha stabilito che per mantenere il diritto alla NASpI in caso di avvio di attività lavorativa autonoma, la comunicazione del reddito presunto deve avvenire entro 30 giorni dall'inizio dell'attività. Non è necessario che tale comunicazione preceda la domanda di indennità, essendo valida anche se presentata contestualmente. Nel caso esaminato, un consulente aveva dichiarato il reddito entro otto giorni dall'inizio dell'attività, rispettando i termini legali e scongiurando la decadenza dal beneficio per il primo semestre di percezione.
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Durata incarichi dirigenziali esterni: le regole
La Corte di Cassazione chiarisce che la durata incarichi dirigenziali esterni, conferiti a soggetti non appartenenti ai ruoli della Pubblica Amministrazione, non è soggetta al limite minimo triennale. La decisione sottolinea che il termine minimo previsto dal d.lgs. 165/2001 si applica solo ai dirigenti di ruolo, mentre per gli esterni prevale la natura temporanea dell'incarico.
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Ricongiunzione pensione: quando è efficace?
La Cassazione chiarisce che la ricongiunzione pensione si perfeziona solo con il pagamento dell'onere economico. I contributi non possono essere considerati maturati alla data della sola domanda, ma a quella del saldo effettivo, con importanti conseguenze sui requisiti pensionistici in caso di riforme normative.
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Collaborazione occasionale: quando si trasforma in lavoro
Una lavoratrice ottiene la conversione del suo contratto di collaborazione occasionale in lavoro subordinato. La Cassazione chiarisce che superare i 30 giorni è decisivo, indipendentemente dal compenso. La decisione si fonda sulla mancanza di un progetto specifico, un requisito essenziale per contratti di durata superiore, portando alla riqualificazione del rapporto.
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Licenziamento disciplinare: la prova del dolo
La Corte di Cassazione conferma la decisione della Corte d'Appello che aveva dichiarato illegittimo un licenziamento disciplinare a causa della mancata dimostrazione del dolo del lavoratore. La Suprema Corte ha respinto il ricorso dell'azienda, ribadendo che l'accertamento della prova è di competenza esclusiva dei giudici di merito e non può essere rivalutato in sede di legittimità. La vicenda riguardava un secondo licenziamento emesso dopo l'annullamento del primo per vizi formali.
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Incarico dirigenziale: discrezionalità e buona fede
Un dirigente pubblico ha impugnato la nomina di un collega a un ruolo apicale, lamentando l'illegittimità della procedura di selezione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che la scelta della Pubblica Amministrazione, basata sulla pregressa esperienza specifica del candidato vincitore nel territorio di riferimento, costituisce un legittimo esercizio del potere discrezionale, finalizzato a garantire efficienza e buon andamento. L'assegnazione di un incarico dirigenziale, secondo la Corte, non è un atto meramente vincolato, ma una scelta gestionale che deve rispettare i canoni di correttezza e buona fede, senza che ciò implichi la necessità di una rigida procedura concorsuale.
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Licenziamento per scarso rendimento: la Cassazione
La Corte di Cassazione conferma la legittimità di un licenziamento per scarso rendimento di una dipendente di un'azienda di trasporti. La Corte ha stabilito che lo scarso rendimento, se causato da assenze per malattia risultate simulate, costituisce un inadempimento colpevole che giustifica il recesso del datore di lavoro. L'accertamento della simulazione della malattia è una valutazione di merito che non può essere riesaminata in sede di legittimità, se la motivazione della corte d'appello è logica e coerente.
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Nullità della transazione bancaria: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha confermato la nullità della transazione tra un istituto di credito e un suo dirigente perché priva delle clausole obbligatorie di 'malus' e 'claw back'. La Suprema Corte ha stabilito che l'assenza totale di tali clausole, imposte dalla normativa di vigilanza bancaria, non consente l'applicazione del meccanismo di sostituzione automatica, portando all'invalidità dell'intero accordo. L'ordinanza rigetta sia il ricorso principale del lavoratore che quello incidentale della banca.
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Rimborso spese legali: il dipendente ha diritto
Un dipendente pubblico, assolto dalla Corte dei Conti, si era visto negare il rimborso spese legali in sede civile. La Cassazione, cambiando orientamento, stabilisce che il dipendente ha diritto di agire in sede ordinaria per ottenere il rimborso dall'amministrazione, anche se il giudice contabile ha compensato le spese, affermando l'esistenza di un 'doppio binario' di tutela.
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Opposizione all’esecuzione: limiti e giudicato
Una società ha presentato un'opposizione all'esecuzione contro l'azione esecutiva di una ex dipendente, sostenendo che il titolo giudiziale non fosse ad essa opponibile. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che l'opposizione all'esecuzione non può essere utilizzata per sollevare questioni relative al merito del credito già coperte da una sentenza definitiva (giudicato). L'opposizione è limitata a fatti verificatisi successivamente alla formazione del titolo esecutivo.
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