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Art. 12 Codice Civile — Anno 2023

61 provvedimenti

Altri anni per Art. 12 Codice Civile

Contratto di formazione e lavoro: no al terzo elemento salariale
Due dipendenti di un'azienda di trasporti, assunti inizialmente con un contratto di formazione e lavoro poi trasformato a tempo indeterminato, hanno chiesto il pagamento del cosiddetto terzo elemento salariale. Questa voce retributiva era stata soppressa da un accordo collettivo del 1997, che la conservava solo per chi era già assunto stabilmente a quella data. I lavoratori ritenevano che il loro periodo di formazione dovesse essere equiparato al lavoro ordinario. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che escludere chi era assunto con contratto di formazione e lavoro da un elemento retributivo mai percepito prima non è discriminatorio. La decisione conferma che l'anzianità di servizio resta intatta, ma non dà diritto a indennità mai entrate nel patrimonio del dipendente.
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Ricalcolo della pensione: la Cassa perde contro il pensionato
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una Cassa Previdenziale contro la sentenza della Corte d'appello che aveva rideterminato la quota retributiva della pensione di un iscritto. Nel precedente giudizio, la Cassazione aveva stabilito che il ricalcolo della pensione dovesse avvenire applicando esclusivamente l'aliquota del due per cento prevista dal regolamento interno, escludendo altri criteri riduttivi. La Cassa Previdenziale contestava questa scelta, ritenendola contraria alla legge. La Suprema Corte ha chiarito che il giudice del rinvio è strettamente vincolato alle istruzioni ricevute dalla Cassazione nella precedente sentenza, anche qualora si ipotizzino errori di diritto. Di conseguenza, la decisione d'appello che ha applicato fedelmente le istruzioni è corretta. Il pensionato vince definitivamente la causa e la Cassa deve rimborsare le spese legali.
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Lavoro intermittente: l’età del dipendente salva l’azienda
Un'azienda ha stipulato un contratto di lavoro intermittente con un lavoratore. La Corte d'Appello ha ritenuto il contratto illegittimo, ritenendo che dovessero coesistere sia il requisito oggettivo della discontinuità dell'attività sia quello soggettivo dell'età. La Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo che i due presupposti sono alternativi e disgiunti. Pertanto, il datore di lavoro può legittimamente stipulare un contratto di lavoro intermittente basandosi unicamente sull'età del lavoratore (under 24 o over 55), a prescindere dal tipo di attività svolta. La Suprema Corte ha quindi accolto il ricorso dell'azienda, dichiarando valido il contratto.
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Esenzione COSAP: la Cassazione nega il rimborso all’azienda
Una società di pubblicità ha chiesto al Comune la restituzione delle somme versate a titolo di COSAP tra il 2002 e il 2006 per i cartelloni pubblicitari. L'azienda sosteneva di avere diritto all'esenzione COSAP per gli impianti inferiori a mezzo metro quadrato, prevista da un regolamento generale del 1998. I giudici di merito avevano accolto la domanda di rimborso. La Corte di Cassazione ha invece ribaltato la decisione, accogliendo il ricorso del Comune. La Suprema Corte ha stabilito che l'esenzione non si applica automaticamente se la delibera specifica di settore non la richiama espressamente. Di conseguenza, la società pubblicitaria perde la causa e non riceverà alcun rimborso.
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Canone occupazione suolo pubblico: niente esenzioni automatiche
Una società pubblicitaria ha contestato ventotto avvisi di pagamento emessi dal Comune per differenze dovute a titolo di canone occupazione suolo pubblico relative ad alcuni cartelloni pubblicitari. La società sosteneva che gli impianti inferiori a mezzo metro quadrato fossero esenti dal pagamento, in base a un rinvio regolamentare. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della società, stabilendo che il rinvio operato dal regolamento comunale sulle affissioni riguardava solo la determinazione e riscossione del canone, e non le esenzioni. Di conseguenza, la società non ha diritto all'agevolazione e deve pagare le somme richieste dal Comune.
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Esenzione canone COSAP: no ai piccoli impianti pubblicitari
Una società concessionaria di spazi pubblicitari ha impugnato ventuno avvisi di liquidazione emessi dal Comune per il pagamento del canone di occupazione del suolo pubblico. La società sosteneva di avere diritto all'esenzione canone COSAP per i propri impianti pubblicitari di dimensioni inferiori a mezzo metro quadrato, richiamando il regolamento generale comunale. Sia il Tribunale che la Corte d'appello hanno rigettato l'opposizione. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione dei giudici di merito, rigettando il ricorso della società. La Suprema Corte ha stabilito che il rinvio operato dalla delibera speciale sulle affissioni al regolamento generale riguardava solo i criteri di calcolo e riscossione, escludendo l'applicazione automatica delle agevolazioni. Di conseguenza, la società è stata condannata al pagamento della somma richiesta dal Comune.
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Clausola di contingentamento: calcolo annuo contro limiti mensili
Una lavoratrice ha impugnato il proprio contratto a termine nel settore del trasporto aereo, sostenendo il superamento del limite previsto dalla clausola di contingentamento. La Corte d'Appello ha respinto la domanda, stabilendo che il calcolo della percentuale del quindici per cento deve basarsi sul numero complessivo dei contratti stipulati nell'anno di riferimento e non su quelli attivi mese per mese. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, rigettando il ricorso della lavoratrice. I giudici hanno chiarito che il limite si calcola confrontando l'organico a tempo indeterminato al primo gennaio con i contratti a termine stipulati nell'anno, riferiti all'intero complesso aziendale dei servizi operativi. Di conseguenza, la lavoratrice ha perso la causa ed è stata condannata al pagamento delle spese processuali.
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Riduzione onorario consulente tecnico: nessun taglio automatico
Una creditrice ha impugnato la liquidazione del compenso di un ingegnere incaricato della stima di un immobile pignorato. La creditrice lamentava il deposito della perizia il lunedì successivo alla scadenza del termine, che cadeva di sabato, chiedendo la riduzione onorario consulente tecnico di un terzo ai sensi dell'art. 52 d.P.R. 115/2002. Il Tribunale ha respinto l'opposizione, ritenendo il ritardo di due giorni irrilevante e non imputabile a colpa. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, stabilendo che la sanzione della decurtazione non scatta in modo automatico per lievi ritardi di pochi giorni, ma richiede una valutazione concreta sulla negligenza del professionista. Il ricorso è stato rigettato con condanna alle spese.
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Rimborso IVA: il ritardo di due anni cancella il diritto al credito
L'Agenzia delle Entrate ha negato il rimborso IVA a una società fiduciaria, cessionaria del credito di un'altra azienda, a causa dell'omessa presentazione delle dichiarazioni fiscali per gli anni dal 2013 al 2015. I giudici di merito hanno confermato il diniego, rilevando che il diritto al rimborso era comunque decaduto per il decorso del termine di due anni dal presupposto d'imposta, risalente al 2012. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso della società fiduciaria poiché i motivi presentati non contestavano la reale motivazione della decisione precedente (la decadenza biennale), ma si concentravano erroneamente sulla sanabilità delle omesse dichiarazioni. Di conseguenza, la società ha perso la causa ed è stata condannata al pagamento delle spese processuali.
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Polizza fideiussoria a prima richiesta: il Comune vince sui vizi
Un Comune concede a un'impresa il diritto di superficie per realizzare un parcheggio sotterraneo. A garanzia dell'opera, l'impresa stipula una polizza fideiussoria a prima richiesta con una compagnia assicurativa. Successivamente, gli acquirenti dei box (un Condominio) riscontrano gravi vizi costruttivi e chiedono i danni al Comune. Il Comune chiama in causa l'assicurazione per riscuotere la garanzia. La Corte d'Appello nega l'interesse ad agire del Comune poiche la richiesta di risarcimento del Condominio era stata respinta. La Cassazione ribalta la decisione: il Comune ha un autonomo interesse a escutere la polizza fideiussoria a prima richiesta perche, alla scadenza della concessione di novant'anni, diventera proprietario del parcheggio. La sentenza viene cassata con rinvio.
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Decadenza della fideiussione: banca perde contro gli acquirenti
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un istituto bancario che chiedeva di dichiarare la decadenza della fideiussione prestata a favore di due società acquirenti di un immobile in costruzione. La banca sosteneva che i creditori avessero perso il diritto alla garanzia per non aver agito entro sei mesi dalla scadenza del termine di consegna dell'immobile, come previsto dall'art. 1957 c.c. I giudici hanno chiarito che la garanzia non copriva il semplice ritardo, ma lo stato di crisi del costruttore, ed era destinata a durare fino al trasferimento definitivo della proprietà. Di conseguenza, le parti hanno voluto escludere la decadenza della fideiussione prevista dalla legge, rendendo inapplicabile il termine semestrale. La banca è stata condannata a pagare le spese di giudizio.
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Obbligo contributivo: anche le società pubbliche pagano l’INPS
Un'azienda pubblica di vendita gas si è opposta alla richiesta dell'INPS di pagare oltre 18.000 euro per il Fondo integrativo del Gas, sostenendo che la sua natura pubblica "in house" la esonerasse dalle regole delle aziende private. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che l'obbligo contributivo si applica anche alle società a partecipazione pubblica. Quando lo Stato sceglie lo strumento della società per azioni, questa deve rispettare le regole del diritto privato. Ciò serve a garantire la parità di trattamento e la concorrenza sul mercato. L'azienda è stata quindi condannata a pagare i contributi dovuti e le spese di giudizio.
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Efficacia del giudicato penale: Stato contro privati
Uno Stato Estero e le sue istituzioni hanno proposto una querela di falso contro un Imprenditore italiano e alcune societ finanziarie, contestando l'autenticit di un contratto del 1990 e delle relative copie conformi. La Corte d'Appello aveva ritenuto rilevante la precedente sentenza penale. Lo Stato Estero ha fatto ricorso in Cassazione, contestando l'efficacia del giudicato penale nei confronti di soggetti che avevano revocato la costituzione di parte civile o che erano rimasti estranei al processo penale. Data la complessit della questione, la Cassazione ha rinviato la causa a nuovo ruolo per la trattazione in pubblica udienza.
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Indennità di custodia giudiziaria: no a tariffe d’oro per merci false
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società di soccorso stradale che contestava la quantificazione dell'indennità di custodia giudiziaria per della merce contraffatta sequestrata. Il Tribunale aveva liquidato una somma ridotta applicando in via analogica le tariffe per la custodia di autocarri e riducendo ulteriormente l'importo in base al valore minimo dei beni contraffatti. La Suprema Corte ha confermato la legittimità di tale calcolo, stabilendo che, in mancanza di tariffe specifiche per determinati beni, il giudice può ricorrere all'analogia fisica e alla riduzione equitativa basata sul reale valore economico della merce custodita.
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Giudicato endofallimentare: stop al ricalcolo degli interessi
Una società cessionaria di un credito bancario ha contestato il piano di riparto di una procedura di amministrazione straordinaria. I commissari avevano ricalcolato al ribasso gli interessi giornalieri spettanti alla società, ritenendoli variabili. Il Tribunale e la Corte d'Appello avevano confermato questo ricalcolo. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso della società creditrice. La Suprema Corte ha stabilito che l'ammissione del credito al passivo, una volta definitiva, costituisce un blindato giudicato endofallimentare. Di conseguenza, in sede di riparto dell'attivo, non è possibile rimettere in discussione o reinterpretare l'importo degli interessi già definitivamente ammessi, applicando criteri diversi da quelli oggettivi previsti per l'interpretazione delle leggi.
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Revocazione per errore di fatto: no al ricorso ma spese ridotte
I Proprietari di un terreno hanno chiesto la revocazione per errore di fatto di una sentenza d'appello. Sostenevano che il giudice avesse errato nel considerare la causa di valore indeterminabile, ignorando un documento che indicava il reddito dominicale del fondo. La Corte di Cassazione ha rigettato questa richiesta, confermando che l'omesso esame di un documento non costituisce un errore revocatorio, ma un eventuale vizio di motivazione, specialmente se il punto era già stato discusso tra le parti. Tuttavia, la Suprema Corte ha accolto il ricorso sulle spese legali: il giudice d'appello ha sbagliato a sommare le pretese di tutti i vicini per determinare lo scaglione delle spese. Le spese vanno calcolate autonomamente per ogni singola parte, riducendo così l'importo dovuto dai Proprietari.
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Impugnazione delibera aumento capitale srl: vince il Registro
La Corte di Cassazione chiarisce un punto fondamentale sull'impugnazione delibera aumento capitale srl. Un socio aveva contestato la decisione, sostenendo che il termine per agire decorresse dalla trascrizione sul libro delle decisioni dei soci. La Corte ha invece stabilito che il termine decadenziale di 180 giorni per l'impugnazione decorre dall'iscrizione della delibera nel Registro delle Imprese. Questa forma di pubblicità legale, infatti, garantisce certezza e tutela sia per i soci che per i terzi. Di conseguenza, il ricorso del socio, presentato oltre tale termine, è stato respinto perché tardivo. La società ha quindi vinto la causa.
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Liquidatore è Pubblico Ufficiale: Rischia il Peculato per Fondi Spariti
Un liquidatore, nominato nell'ambito di una procedura di concordato preventivo, si appropriava di oltre 800.000 euro destinati ai creditori. La Procura chiedeva il sequestro dei suoi beni, ma il Tribunale lo negava, escludendo che il liquidatore fosse un pubblico ufficiale. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, affermando la piena qualifica di pubblico ufficiale del liquidatore. Secondo la Corte, la sua funzione, sebbene inserita in un contesto anche negoziale, ha natura giurisdizionale perché opera sotto il controllo del giudice per tutelare interessi pubblici. Di conseguenza, l'appropriazione di fondi non è un reato comune, ma il più grave reato di peculato.
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Furto con destrezza: rubare un cellulare al bar non è aggravato
Un uomo viene condannato per il furto aggravato di un cellulare, sottratto da un tavolo di un bar dopo che la proprietaria si era allontanata. La Corte di Cassazione interviene per chiarire i limiti del cosiddetto **furto con destrezza**. La Corte stabilisce che non si configura l'aggravante se il ladro si limita ad approfittare di una situazione di disattenzione già esistente, senza porre in essere una condotta di particolare abilità per eludere la vigilanza. Viene esclusa anche l'aggravante del furto di bagaglio, poiché la vittima non era una viaggiatrice. Di conseguenza, la condanna per furto aggravato viene annullata e il reato riqualificato come furto semplice, con rinvio a un nuovo giudice per rideterminare la pena.
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Diritto d’opzione del portiere: la vendita non basta per comprare
Un portiere di un ente pubblico ha chiesto di esercitare il suo diritto d'opzione per acquistare l'alloggio di servizio, dopo che l'intero stabile era stato venduto a terzi. La Corte di Cassazione ha respinto la sua richiesta. I giudici hanno stabilito un principio fondamentale: il semplice trasferimento di proprietà dell'edificio non è sufficiente per attivare il diritto d'opzione del portiere. È necessario dimostrare che la destinazione dell'alloggio come residenza di servizio sia stata effettivamente eliminata dal nuovo proprietario. Poiché il lavoratore non ha fornito questa prova specifica, la sua domanda è stata rigettata, chiarendo che la vendita da sola non implica automaticamente la cessazione della funzione di portineria.
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