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Lavoro intermittente: l’età del dipendente salva l’azienda

Un’azienda ha stipulato un contratto di lavoro intermittente con un lavoratore. La Corte d’Appello ha ritenuto il contratto illegittimo, ritenendo che dovessero coesistere sia il requisito oggettivo della discontinuità dell’attività sia quello soggettivo dell’età. La Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo che i due presupposti sono alternativi e disgiunti. Pertanto, il datore di lavoro può legittimamente stipulare un contratto di lavoro intermittente basandosi unicamente sull’età del lavoratore (under 24 o over 55), a prescindere dal tipo di attività svolta. La Suprema Corte ha quindi accolto il ricorso dell’azienda, dichiarando valido il contratto.

Riferimento:
Sentenza di Cassazione Civile Sez. L Num. 22086 Anno 2023
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Pubblicato il 19 luglio 2026 in Diritto del Lavoro, Giurisprudenza Civile

Il caso del lavoro intermittente e la decisione della Cassazione

La Corte di Cassazione ha chiarito le regole per l’utilizzo del lavoro intermittente, noto anche come contratto a chiamata. La vicenda nasce dal ricorso di un lavoratore che contestava la validità del proprio contratto di lavoro. L’Azienda aveva assunto il dipendente con questa formula contrattuale per un periodo limitato. Inizialmente, i giudici di merito avevano dato ragione al lavoratore. Secondo la prima interpretazione, per attivare questo contratto l’azienda doveva rispettare contemporaneamente due limiti. Il datore di lavoro doveva dimostrare sia la natura discontinua dell’attività (requisito oggettivo) sia l’età specifica del dipendente (requisito soggettivo). La Cassazione ha ribaltato completamente questo orientamento. I giudici di legittimità hanno stabilito che i due requisiti sono alternativi e non devono coesistere. Questa decisione offre una guida chiara per le imprese e per i lavoratori.

Requisiti oggettivi e soggettivi: una distinzione fondamentale

La legge prevede due strade diverse per accedere al contratto a chiamata. La prima strada si basa sulle esigenze oggettive dell’impresa. I contratti collettivi individuano le attività discontinue che permettono l’uso di questo strumento. In questo caso, l’età del lavoratore non ha alcuna rilevanza. La seconda strada si basa invece su un criterio puramente anagrafico. Il datore di lavoro può assumere a chiamata qualunque soggetto con meno di ventiquattro anni o con più di cinquantacinque anni. Quando si utilizza il criterio dell’età, la natura dell’attività svolta diventa del tutto irrilevante. L’errore dei giudici nei gradi precedenti è stato quello di pretendere la presenza contemporanea di entrambi i requisiti. La Cassazione ha ricordato che la legge usa formule chiare per tenere separate le due ipotesi. L’espressione normativa indica una chiara alternativa per agevolare l’inserimento lavorativo di categorie deboli, come i giovani e i lavoratori più anziani.

Le motivazioni della sentenza sul lavoro intermittente

I giudici della Suprema Corte hanno fondato la decisione sull’interpretazione letterale della legge. L’articolo tredici del decreto legislativo numero ottantuno del duemilaquindici disciplina il lavoro intermittente in modo preciso. Il primo comma definisce l’istituto e fa riferimento alle esigenze individuate dai contratti collettivi. Il secondo comma introduce la regola sull’età e utilizza la formula “in ogni caso”. Questa espressione significa letteralmente “in qualunque caso” e “a prescindere dalle esigenze del primo comma”. Il legislatore ha voluto creare una corsia preferenziale per i giovani sotto i ventiquattro anni e per gli over cinquantacinque. Inoltre, l’articolo quindici dello stesso decreto prevede che il contratto scritto debba indicare le ipotesi oggettive o soggettive. L’uso della congiunzione disgiuntiva conferma che si tratta di due binari paralleli e indipendenti. Anche la Corte di Giustizia dell’Unione Europea ha confermato la legittimità di questa impostazione, ritenendola coerente con le politiche attive del lavoro.

Le conclusioni sul lavoro intermittente

La Cassazione ha accolto il ricorso dell’Azienda e ha respinto definitivamente le richieste del Lavoratore. Il contratto a chiamata stipulato tra le parti è pienamente legittimo. Questa sentenza mette fine a una lunga discussione interpretativa e stabilisce un principio di diritto fondamentale. Le aziende possono utilizzare il lavoro intermittente con giovani e anziani per qualsiasi tipo di mansione, senza dover dimostrare la discontinuità dell’attività. La decisione garantisce una maggiore flessibilità gestionale per le imprese e assicura opportunità occupazionali per le fasce di età più svantaggiate. La Corte ha inoltre deciso di compensare le spese di lite tra le parti a causa della novità della questione trattata. Il datore di lavoro che rispetta il limite anagrafico non rischia quindi la conversione del rapporto in un contratto a tempo indeterminato.

Quali sono i requisiti per stipulare un contratto di lavoro intermittente?
Il contratto si può stipulare per esigenze oggettive individuate dai contratti collettivi oppure, a prescindere dall’attività, se il lavoratore ha meno di ventiquattro anni o più di cinquantacinque anni.

I requisiti di età e di discontinuità dell’attività devono esistere insieme?
No, la Corte di Cassazione ha chiarito che i requisiti sono alternativi e disgiunti, quindi basta la presenza di uno solo di essi per rendere valido il contratto.

Cosa succede se si assume un lavoratore under 24 o over 55 a chiamata?
Il contratto è pienamente legittimo per qualsiasi tipo di attività, senza necessità che le mansioni siano discontinue o previste dai contratti collettivi.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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