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Lavoro intermittente: guida alla validità contrattuale

Il Tribunale di Roma ha respinto il ricorso di una lavoratrice che chiedeva la nullità del suo contratto di lavoro intermittente nel settore turismo. La sentenza chiarisce che l’abrogazione di vecchie tabelle normative non inficia i contratti che vi fanno riferimento e che i limiti di durata non si applicano in determinati settori.

Riferimento:
SENTENZA TRIBUNALE DI ROMA N. 8434 2026 - N. R.G. 00029903 2025 DEPOSITO MINUTA 21 07 2026 PUBBLICAZIONE 21 07 2026
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Pubblicato il 24 luglio 2026 in Diritto del Lavoro, Giurisprudenza Civile

Il caso: il ricorso contro il lavoro intermittente

Il lavoro intermittente, comunemente noto come contratto a chiamata, è spesso oggetto di contenziosi legali riguardanti la sua corretta applicazione. Nel caso esaminato dal Tribunale di Roma, una lavoratrice impiegata come supervisore in un reparto di housekeeping ha richiesto la trasformazione del proprio rapporto di lavoro a tempo pieno e indeterminato. La ricorrente sosteneva che il suo contratto fosse nullo a causa dell’abrogazione delle norme storiche (il Regio Decreto del 1923) che definivano le attività soggette a questo tipo di prestazione.

La lavoratrice lamentava inoltre di essere stata utilizzata in modo costante, superando i limiti temporali previsti dalla legge, e denunciava l’assenza di specifiche indicazioni sulle misure di sicurezza nel contratto individuale, oltre a richiedere differenze retributive non meglio specificate.

La decisione del Tribunale sulla validità del contratto

Il Giudice ha rigettato integralmente le richieste della lavoratrice, confermando la piena legittimità del rapporto di lavoro intermittente in essere. Il tribunale ha chiarito che il requisito soggettivo era pienamente rispettato, in quanto la lavoratrice aveva più di 55 anni, una delle condizioni previste dal D.Lgs. 81/2015 per la stipula di tali contratti a prescindere dalle mansioni.

In merito alla contestata abrogazione del R.D. 2657/1923, la sentenza ha stabilito che i richiami effettuati dai Decreti Ministeriali successivi sono da intendersi come ‘rinvii materiali’. Questo significa che il contenuto di quelle vecchie tabelle è stato incorporato nella normativa vigente e resta valido anche se la legge originaria è stata formalmente cancellata dal sistema. Pertanto, le aziende alberghiere possono continuare a fare riferimento a tali tipologie di attività per assumere personale a chiamata.

Limiti temporali e sicurezza sul lavoro

Un punto cruciale della sentenza riguarda il limite delle 400 giornate di lavoro nell’arco di tre anni. La legge prevede che, superato questo limite, il contratto si trasformi in tempo pieno. Tuttavia, il Tribunale ha ricordato che il settore del turismo gode di un’eccezione esplicita: in questo ambito, il limite delle 400 giornate non trova applicazione, rendendo lecito l’utilizzo del lavoratore per un numero superiore di chiamate.

Infine, riguardo alla mancanza di dettagli sulle misure di sicurezza nel contratto scritto, il Giudice ha precisato che tale omissione non comporta la nullità del rapporto di lavoro. La forma scritta è richiesta solo ai fini della prova e la sua carenza può portare al massimo a sanzioni amministrative, ma non alla trasformazione del contratto in un rapporto di lavoro standard.

Le motivazioni

Le motivazioni alla base del rigetto risiedono nella corretta interpretazione del sistema di rinvii normativi. Il giudice ha evidenziato come l’art. 55 del D.Lgs. 81/2015 garantisca la continuità applicativa dei decreti ministeriali preesistenti. Inoltre, è stato rilevato che le mansioni di supervisore rientrano pienamente nella definizione di ‘personale di servizio’ negli alberghi. Per quanto riguarda le richieste economiche, esse sono state giudicate troppo generiche, prive di un’analisi specifica dei conteggi e dei criteri utilizzati per il calcolo delle presunte differenze retributive.

Le conclusioni

Le conclusioni del tribunale sanciscono che la stabilità di un contratto di lavoro intermittente non viene meno per l’evoluzione del quadro normativo storico, purché siano rispettati i requisiti anagrafici o settoriali. Per le imprese del turismo, questa sentenza conferma la flessibilità operativa nella gestione del personale a chiamata, a patto che l’inquadramento sia coerente con le attività previste dai decreti ministeriali ancora in vigore per effetto del rinvio materiale.

Cosa succede se il limite di 400 giorni di lavoro intermittente viene superato?
Normalmente il contratto si trasforma in un rapporto a tempo pieno e indeterminato, ma questa regola non si applica nei settori del turismo, dei pubblici esercizi e dello spettacolo.

L’abrogazione del Regio Decreto del 1923 rende nulli i contratti a chiamata?
No, perché i decreti ministeriali vigenti hanno recepito il contenuto di quelle norme tramite un rinvio materiale, cristallizzandone la validità nonostante l’abrogazione della legge originaria.

È nullo il contratto a chiamata che non indica le misure di sicurezza?
No, la mancanza di tali indicazioni nel contratto scritto può comportare sanzioni amministrative, ma non determina la nullità del contratto né la sua trasformazione in tempo pieno.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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