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Contratto di formazione e lavoro: no al terzo elemento salariale

Due dipendenti di un’azienda di trasporti, assunti inizialmente con un contratto di formazione e lavoro poi trasformato a tempo indeterminato, hanno chiesto il pagamento del cosiddetto terzo elemento salariale. Questa voce retributiva era stata soppressa da un accordo collettivo del 1997, che la conservava solo per chi era già assunto stabilmente a quella data. I lavoratori ritenevano che il loro periodo di formazione dovesse essere equiparato al lavoro ordinario. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che escludere chi era assunto con contratto di formazione e lavoro da un elemento retributivo mai percepito prima non è discriminatorio. La decisione conferma che l’anzianità di servizio resta intatta, ma non dà diritto a indennità mai entrate nel patrimonio del dipendente.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Civile Sez. L Num. 20679 Anno 2023
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Pubblicato il 20 luglio 2026 in Diritto del Lavoro, Giurisprudenza Civile

Il caso del terzo elemento salariale e il contratto di formazione e lavoro

Il diritto del lavoro italiano prevede diverse tutele per chi inizia un percorso professionale. Tra queste, il contratto di formazione e lavoro rappresenta uno strumento storico per l’inserimento dei giovani. Spesso, però, sorgono dubbi sulla parità di trattamento economico rispetto ai colleghi già assunti stabilmente. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha chiarito i confini di questa tipologia contrattuale. La vicenda riguarda due dipendenti di un’azienda di trasporti pubblici. I lavoratori erano stati assunti inizialmente con un contratto di formazione e lavoro. Successivamente, l’azienda aveva trasformato il loro rapporto in un contratto a tempo indeterminato. I dipendenti hanno chiesto il riconoscimento del cosiddetto terzo elemento salariale. Questa voce dello stipendio era stata eliminata da un accordo collettivo nazionale del 1997. Lo stesso accordo, tuttavia, la conservava per il personale già in servizio a tempo indeterminato a quella data. I lavoratori ritenevano di avere diritto a questa somma. L’azienda ha rifiutato il pagamento e la questione è finita davanti ai giudici.

La differenza tra anzianità di servizio e voci della busta paga

I giudici di merito hanno respinto le richieste dei lavoratori in primo e in secondo grado. La Corte d’Appello ha spiegato che i dipendenti non avevano mai percepito il terzo elemento durante il periodo di formazione. Di conseguenza, la soppressione della voce salariale non ha causato alcuna riduzione del loro stipendio effettivo. I lavoratori hanno proposto ricorso in Cassazione. Essi sostenevano che l’esclusione violasse le norme sull’anzianità di servizio. Secondo la loro tesi, il periodo svolto con contratto di formazione e lavoro doveva essere calcolato a ogni fine economico. La giurisprudenza di legittimità ha dovuto quindi chiarire un punto fondamentale. Esiste una netta differenza tra il riconoscimento dell’anzianità di servizio e la struttura della retribuzione. L’anzianità garantisce che il tempo di lavoro sia calcolato per scatti o tfr. Essa non impone invece l’attribuzione automatica di indennità specifiche nate per altre categorie di dipendenti.

Le motivazioni della Cassazione sul contratto di formazione e lavoro

La Suprema Corte ha rigettato il ricorso dei lavoratori confermando la decisione d’appello. I giudici hanno chiarito che le clausole dei contratti collettivi possono distinguere i lavoratori. In particolare, è lecito differenziare chi ha un contratto di formazione e lavoro rispetto al personale già assunto stabilmente. Questa distinzione non costituisce una discriminazione. La riforma delle voci salariali operata nel 1997 mirava a evitare perdite economiche per chi già percepiva il terzo elemento. Chi era in formazione non aveva mai goduto di quella specifica indennità. Pertanto, l’esclusione non ha ridotto il loro trattamento economico in godimento. La Cassazione ha ricordato che la tutela dell’anzianità di servizio non viene intaccata da questa scelta. I contratti collettivi mantengono la libertà di definire la struttura della retribuzione. Essi possono anche prevedere un salario d’ingresso diverso per chi si trova in una fase di formazione professionale.

Le conclusioni sul diritto al terzo elemento retributivo

La decisione della Corte stabilisce un principio molto chiaro per il settore del lavoro privato. I dipendenti assunti con contratto di formazione e lavoro non possono pretendere indennità soppresse che non hanno mai percepito. La contrattazione collettiva ha il potere di gestire la transizione verso nuovi modelli retributivi. Questo potere include la possibilità di salvaguardare solo i trattamenti già in essere per evitare decurtazioni improvvise. I lavoratori non possono vantare diritti acquisiti su somme mai entrate nel loro patrimonio. La Cassazione ha quindi rigettato definitivamente il ricorso dei dipendenti. Tuttavia, la presenza di orientamenti contrastanti nel passato ha spinto i giudici a compensare le spese di giudizio. Questo significa che ciascuna parte dovrà pagare i propri difensori senza ulteriori rimborsi. La sentenza offre una guida preziosa per la gestione dei passaggi contrattuali e per la definizione dei trattamenti economici aziendali.

Chi viene assunto con contratto di formazione e lavoro ha diritto a tutte le indennità dei colleghi stabili?
No, la contrattazione collettiva può escludere i lavoratori in formazione da specifiche indennità, purché questo non riduca lo stipendio già percepito o non leda l’anzianità di servizio.

Cos’è il terzo elemento salariale e quando spetta?
Si tratta di una voce retributiva prevista dai contratti collettivi. Spetta solo ai lavoratori che rientrano nei requisiti stabiliti dagli accordi sindacali e non spetta automaticamente a chi non lo ha mai percepito.

L’esclusione da un’indennità salariale durante la formazione danneggia l’anzianità di servizio?
No, l’anzianità di servizio viene comunque garantita e calcolata per gli scatti e il trattamento di fine rapporto, anche se la struttura della retribuzione iniziale prevede voci diverse.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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