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Terzo elemento salariale: negato ai lavoratori ex CFL

Due lavoratori, assunti inizialmente con contratto di formazione e lavoro poi trasformato a tempo indeterminato, hanno richiesto il pagamento del Terzo elemento salariale. Questa voce retributiva era stata soppressa da un accordo collettivo del 1997, che ne manteneva l’erogazione solo per chi era già assunto a tempo indeterminato a quella data. La Corte di Cassazione ha rigettato la domanda dei dipendenti, stabilendo che non vi è alcuna discriminazione. Poiché i lavoratori non avevano mai percepito tale importo durante il periodo di formazione, non potevano vantare alcun diritto acquisito alla sua conservazione al momento della trasformazione del rapporto. Di conseguenza, l’azienda non è tenuta a corrispondere le differenze retributive richieste.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Civile Sez. L Num. 20586 Anno 2023
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Pubblicato il 20 luglio 2026 in Diritto del Lavoro, Giurisprudenza Civile

Il caso del terzo elemento salariale nei contratti di formazione

Il tema dei diritti retributivi legati alla trasformazione dei contratti di lavoro genera spesso accesi dibattiti. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha chiarito i limiti del diritto a percepire il Terzo elemento salariale per i dipendenti assunti originariamente con contratto di formazione e lavoro. La vicenda nasce dalla richiesta di due lavoratori del settore autoferrotranviario. I dipendenti avevano iniziato il loro percorso con un contratto di formazione, successivamente trasformato in un rapporto a tempo indeterminato. L’azienda datrice di lavoro non aveva corrisposto loro una specifica voce della retribuzione, denominata Terzo elemento salariale. Questa indennità era stata soppressa da un accordo collettivo nazionale, il quale ne aveva però garantito la conservazione esclusivamente per il personale già in forza a tempo indeterminato alla data della riforma contrattuale. I lavoratori ritenevano questa esclusione discriminatoria e chiedevano il pagamento delle differenze retributive arretrate.

La differenza di trattamento tra contratti a termine e contratti stabili

Il fulcro della controversia risiede nella legittimità delle distinzioni operate dai contratti collettivi tra diverse categorie di lavoratori. La contrattazione collettiva ha il potere di ridisegnare la struttura della retribuzione, eliminando vecchie voci e introducendone di nuove. In questo processo di transizione, i sindacati e le aziende spesso inseriscono clausole di salvaguardia. Queste clausole servono a evitare che i dipendenti in servizio subiscano un’improvvisa riduzione dello stipendio. Di conseguenza, chi già percepiva una determinata indennità continua a riceverla come trattamento di miglior favore personale. Al contrario, i nuovi assunti o coloro che si trovano in una posizione contrattuale diversa non possono pretendere lo stesso beneficio. Il contratto di formazione e lavoro costituisce una tipologia contrattuale a termine con finalità formative. Per questo motivo, i lavoratori in formazione non godevano della stessa struttura retributiva dei colleghi già stabilizzati al momento della riforma.

Le motivazioni della Cassazione sul terzo elemento salariale

La Suprema Corte ha accolto il ricorso dell’azienda datrice di lavoro, ribaltando la decisione del giudice di appello. I giudici di legittimità hanno spiegato che le clausole dei contratti collettivi che differenziano il trattamento economico dei lavoratori in formazione non violano la legge. Questa distinzione non costituisce una discriminazione vietata dall’ordinamento. La salvaguardia del livello retributivo si applica solo a chi ha effettivamente percepito quel determinato compenso in passato. Nel caso specifico, i lavoratori non avevano mai ricevuto il Terzo elemento salariale durante il loro periodo di formazione. Di conseguenza, al momento della trasformazione del loro contratto a tempo indeterminato, non esisteva alcun diritto acquisito da preservare. La trasformazione del rapporto di lavoro garantisce la conservazione dell’anzianità di servizio, ma non può creare dal nulla diritti retributivi mai entrati a far parte del patrimonio del dipendente. La scelta della contrattazione collettiva di limitare il beneficio ai soli lavoratori già stabilizzati risponde a una logica di protezione contro le decurtazioni salariali improvvise.

Le conclusioni sul diritto al terzo elemento salariale

La decisione della Cassazione stabilisce un principio chiaro per la gestione delle transizioni contrattuali. I lavoratori assunti con contratto di formazione e poi stabilizzati non possono rivendicare indennità soppresse prima della loro effettiva immissione nel ruolo a tempo indeterminato. Il datore di lavoro ha agito correttamente escludendo i ricorrenti dal pagamento del Terzo elemento salariale. La Corte ha quindi rigettato definitivamente la domanda dei lavoratori, annullando gli effetti della sentenza di appello che era stata favorevole ai dipendenti. Questa pronuncia conferma che la parità di trattamento non impone un’uguaglianza assoluta e retroattiva, specialmente quando si tratta di indennità collegate a specifiche fasi storiche della contrattazione collettiva. Data la complessità della materia e la presenza di precedenti contrastanti nel corso degli anni, la Corte ha deciso di compensare le spese di giudizio tra le parti per tutti i gradi del processo.

Chi ha diritto a conservare il terzo elemento salariale dopo una riforma contrattuale?
Hanno diritto a conservarlo solo i lavoratori che già percepivano tale voce retributiva a tempo indeterminato prima della sua soppressione da parte del contratto collettivo.

La mancata concessione del terzo elemento ai lavoratori ex CFL è discriminatoria?
No, la Corte di Cassazione ha stabilito che non vi è alcuna discriminazione poiché questi lavoratori non avevano mai percepito l’indennità durante il periodo di formazione.

Cosa succede all’anzianità di servizio maturata durante il contratto di formazione?
L’anzianità di servizio maturata durante il periodo di formazione viene regolarmente conservata anche dopo la trasformazione del rapporto a tempo indeterminato.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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