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Art. 12 Codice Civile — Anno 2025

183 provvedimenti

Altri anni per Art. 12 Codice Civile

Contributi consortili: potere impositivo del consorzio
La Corte di Cassazione ha stabilito che un consorzio per la manutenzione di strade vicinali ad uso pubblico ha la natura di ente pubblico e, di conseguenza, detiene il potere impositivo per la riscossione dei contributi consortili. La sentenza chiarisce che il consorzio può formare autonomamente i ruoli esattoriali basandosi sul piano di ripartizione delle spese approvato in origine dal Consiglio Comunale, senza necessità di atti autorizzativi annuali. La decisione è nata dalla controversia tra un consorzio e un consorziato che contestava la legittimità di una cartella di pagamento, ritenendo il consorzio un ente privato privo di tale potere.
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Consorzi stradali: chi emette i ruoli di riscossione?
Un consorzio per la manutenzione di strade vicinali ha contestato la decisione di una corte tributaria che annullava una cartella di pagamento per contributi non versati. La corte d'appello aveva negato al consorzio il potere di emettere ruoli. La Corte di Cassazione ha ribaltato la sentenza, affermando che i consorzi stradali obbligatori, quali enti pubblici, detengono il potere impositivo e sono legittimati a compilare i ruoli per la riscossione dei contributi, basandosi sul piano di ripartizione spese approvato dal Comune.
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Contributi consortili: potere impositivo del consorzio
La Corte di Cassazione chiarisce la natura dei contributi consortili per la manutenzione delle strade vicinali. Con una recente ordinanza, ha stabilito che i consorzi stradali obbligatori sono enti pubblici dotati di potere impositivo. Possono quindi legittimamente compilare i ruoli per la riscossione delle quote dovute dai consorziati, basandosi sul piano di ripartizione originario approvato dal Comune, senza necessità di un'approvazione annuale. La sentenza annulla la decisione dei giudici di merito che avevano negato tale potere al consorzio.
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Contributi consortili: chi approva il piano di spesa?
Un consorzio per la manutenzione di strade vicinali ha impugnato una decisione che annullava una cartella di pagamento per contributi consortili non versati. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che la legittimità della riscossione si fonda sul piano di ripartizione delle spese originariamente approvato dal Consiglio Comunale al momento della costituzione del consorzio, e non su presunti piani annuali. La sentenza impugnata è stata quindi cassata con rinvio al giudice di secondo grado.
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Danno erariale: la polizza non copre il profitto illecito
Un ex Direttore Generale di un'azienda sanitaria pubblica, condannato dalla Corte dei Conti per danno erariale a causa di un conflitto di interessi, si è visto negare la copertura dalla propria assicurazione per la responsabilità civile. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, stabilendo che la polizza non può garantire la conservazione di un profitto illecito, quale è stato considerato lo stipendio percepito per una prestazione lavorativa ridotta. La sentenza ribadisce la centralità del principio indennitario, che impedisce all'assicurazione di diventare una fonte di arricchimento per l'assicurato.
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Esenzione IMU immobili merce: la dichiarazione è d’obbligo
Una società di costruzioni si è vista negare l'esenzione IMU per gli "immobili merce" relativa all'anno 2014 a causa della mancata presentazione della dichiarazione richiesta. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'azienda, stabilendo che la dichiarazione era una condizione indispensabile per beneficiare dell'agevolazione. La Corte ha chiarito che le modifiche legislative successive, pur essendo più favorevoli, non hanno efficacia retroattiva e che la perdita del beneficio non costituisce una sanzione, escludendo così l'applicazione del principio del 'favor rei'.
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Anzianità di servizio: no al lavoro convenzionale
La Corte di Cassazione ha stabilito che i periodi di lavoro svolti da un medico in regime convenzionale con il Servizio Sanitario Nazionale non possono essere equiparati al servizio subordinato ai fini del calcolo dell'anzianità di servizio e dei relativi scatti retributivi. L'ordinanza chiarisce che la normativa speciale (D.P.C.M. 8 marzo 2001) che riconosce l'anzianità pregressa è di stretta interpretazione e non può essere estesa. La Corte ha cassato la sentenza d'appello che aveva erroneamente applicato i principi del lavoro dipendente a un rapporto autonomo, sottolineando la differenza sostanziale tra le due tipologie di rapporto e la specificità dell'indennità di esclusività, legata unicamente all'esperienza maturata come dirigente del SSN.
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Incompatibilità medico competente: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un dirigente medico dipendente di un'Azienda Sanitaria Provinciale, confermando il divieto di svolgere l'attività di medico competente per privati. La Suprema Corte ha stabilito che l'incompatibilità del medico competente, prevista dal D.Lgs. 81/2008, si applica a tutto il personale assegnato a uffici pubblici con funzioni di vigilanza, indipendentemente dalle mansioni specifiche svolte dal singolo, al fine di prevenire qualsiasi potenziale conflitto di interessi.
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Estinzione giudizio tributario: la rottamazione-quater
Un Gruppo Europeo di Interesse Economico (GEIE) ha contestato un avviso di liquidazione per le imposte di registro, ipotecarie e catastali su un acquisto immobiliare, sostenendo l'applicabilità di un'aliquota fissa. Dopo una sentenza sfavorevole in appello, il GEIE ha presentato ricorso in Cassazione. Durante il procedimento, la società ha aderito alla "rottamazione-quater", un'agevolazione fiscale per i debiti pendenti. La Corte di Cassazione, preso atto del perfezionamento della procedura di definizione agevolata, ha dichiarato l'estinzione del giudizio tributario, con spese compensate tra le parti.
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Prescrizione contributi: la denuncia non la interrompe
Un lavoratore perde la causa per la riliquidazione della pensione a causa della prescrizione dei contributi non versati. La Corte di Cassazione conferma che la denuncia del lavoratore non interrompe né raddoppia il termine di prescrizione quinquennale. L'ordinanza chiarisce anche che il giudice del rinvio può esaminare l'eccezione di prescrizione se non è stata oggetto della precedente decisione della Cassazione, ribadendo i limiti del principio di automaticità delle prestazioni previdenziali.
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Prescrizione contributi previdenziali: la Cassazione
La Corte di Cassazione si pronuncia sulla prescrizione dei contributi previdenziali, confermando il termine quinquennale introdotto dalla L. 335/1995. La Corte ha stabilito che la denuncia del lavoratore non ha l'effetto di raddoppiare tale termine per i contributi maturati dopo l'entrata in vigore della legge, né di interrompere la prescrizione. Il ricorso del lavoratore, che lamentava il mancato versamento dei contributi da parte della società datrice di lavoro, è stato rigettato, confermando la decisione della Corte territoriale che aveva accolto l'eccezione di prescrizione sollevata dall'Ente Previdenziale.
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Cedolare secca: si applica se l’inquilino è una Srl?
Due persone fisiche concedono in locazione un immobile abitativo a una società per l'uso di un suo dipendente, optando per il regime della cedolare secca. L'Agenzia delle Entrate contesta l'opzione, ritenendola non applicabile. La controversia giunge in Cassazione, la quale, data la rilevanza della questione, non decide nel merito ma emette un'ordinanza interlocutoria, rinviando la causa in attesa di una pronuncia delle Sezioni Unite sullo specifico tema.
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Ammissione con riserva: la Cassazione si pronuncia
Una società paga un debito in base a una sentenza non ancora definitiva e, successivamente, chiede l'ammissione con riserva al fallimento della società creditrice. La Corte di Cassazione chiarisce che il credito per la restituzione e quello originariamente negato possono essere ammessi al passivo con riserva, promuovendo un'interpretazione estensiva della norma per tutelare il creditore in pendenza di giudizio. Questa ordinanza rafforza la protezione dei creditori il cui diritto è ancora sub iudice.
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Raddoppio dei termini: quando si applica e limiti
Un imprenditore ha impugnato un avviso di accertamento fiscale, contestando il raddoppio dei termini basato su un reato fiscale. La Corte di Cassazione ha stabilito che il raddoppio dei termini è valido per IRPEF e IVA se sussiste l'obbligo di denuncia penale, anche senza una denuncia effettiva per l'anno specifico. Tuttavia, ha chiarito che tale raddoppio non si applica all'IRAP, poiché le violazioni in materia non sono penalmente rilevanti. La sentenza è stata cassata con rinvio per ricalcolare l'imposta dovuta escludendo l'IRAP.
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Inquadramento superiore: la Cassazione fa chiarezza
Un lavoratore di una società di trasporto pubblico ha richiesto il riconoscimento di un inquadramento superiore per le mansioni svolte. Dopo un iniziale rigetto in primo grado, la Corte d'Appello ha parzialmente accolto la domanda, riconoscendo un livello intermedio e condannando l'azienda al pagamento delle differenze retributive. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione d'appello, rigettando il ricorso dell'azienda. La sentenza chiarisce i criteri per la corretta comparazione tra mansioni di fatto e declaratorie contrattuali, nonché l'ammissibilità della prova testimoniale in appello e i requisiti di autosufficienza del ricorso per cassazione.
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Ricorso per Cassazione: quando è inammissibile
Una società di costruzioni ha presentato ricorso contro la sentenza della Corte d'Appello che la condannava al pagamento di differenze retributive e TFR a un ex dipendente. La società lamentava un'errata valutazione delle prove documentali. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo i rigidi limiti del sindacato di legittimità sulla valutazione dei fatti e delle prove compiuta dal giudice di merito. La decisione chiarisce che il ricorso per cassazione non può essere utilizzato per ottenere un nuovo esame del merito della causa.
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Appello incidentale: notifica e onere della prova
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, chiarisce due importanti principi processuali. In primo luogo, stabilisce che la mancata notifica dell'appello incidentale ne determina l'improcedibilità, senza che il deposito telematico possa sanare tale vizio. In secondo luogo, ribadisce che la parte, vittoriosa in primo grado ma appellata, ha l'onere di riproporre in modo inequivocabile le istanze istruttorie per devolverle al giudice d'appello. La Corte ha rigettato il ricorso di una lavoratrice, confermando la decisione della Corte d'Appello che aveva respinto le sue domande per difetto di prova.
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Responsabilità solidale condominio: esclusa per i crediti
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 32674/2025, ha stabilito che la responsabilità solidale condominio non si applica per i crediti retributivi dei dipendenti dell'impresa appaltatrice. La Corte ha chiarito che il condominio non agisce come imprenditore né come datore di lavoro ai sensi della normativa (art. 29, D.Lgs. 276/2003), essendo un mero ente di gestione per scopi estranei a un'attività d'impresa. Di conseguenza, il lavoratore non può rivalersi sul condominio per le retribuzioni non pagate dal suo datore di lavoro.
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Borsa di studio medici: No ad adeguamenti e rivalutazioni
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un gruppo di medici specializzandi che chiedevano l'adeguamento della loro borsa di studio per il periodo 1992-2006. Conformemente a una precedente decisione delle Sezioni Unite, la Corte ha stabilito che una serie di leggi finanziarie ha legittimamente bloccato i meccanismi di rivalutazione e adeguamento triennale previsti in origine, escludendo quindi il diritto a qualsiasi risarcimento o conguaglio per la mancata indicizzazione della borsa di studio medici.
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Associazione in partecipazione e rapporto di lavoro
Un collaboratore, dopo la fine di una relazione sentimentale con un'imprenditrice, ha chiesto il riconoscimento di un rapporto di lavoro subordinato per l'attività svolta nella sua azienda, in parte regolata da un contratto di associazione in partecipazione. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando le decisioni dei giudici di merito. È stato ritenuto che il lavoratore non abbia fornito prove sufficienti della subordinazione e che la contestazione sulla validità del contratto di associazione in partecipazione, sollevata solo in appello, costituisse una domanda nuova e quindi inammissibile.
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