LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Art. 1175 Codice Civile — Sezione Terza Civile

Pagina 2 di 19

365 provvedimenti

Altri anni per Art. 1175 Codice Civile

Responsabilità professionale del notaio: risarcito l’acquirente
L'Acquirente di un immobile scopre che la casa è gravata da un'ipoteca legale di circa cinquantamila euro, nonostante nel contratto fosse pattuito il versamento di soli settemila euro per estinguerla. L'Acquirente cita in giudizio Il Notaio chiedendo il risarcimento dei danni. La Corte d'Appello respinge la domanda, ritenendo che il professionista non dovesse verificare l'importo residuo del debito. La Corte di Cassazione ribalta la decisione, stabilendo che sussiste la responsabilità professionale del notaio se questi omette di informare e consigliare i clienti sugli esiti delle verifiche ipotecarie. Le dichiarazioni delle parti non esonerano il professionista dai suoi doveri di protezione. La sentenza viene cassata con rinvio.
Continua »
Clausola compromissoria: il Comune vince contro l’appaltatore
Una società appaltatrice ha citato in giudizio un Comune e l'agente della riscossione chiedendo oltre ventidue milioni di euro di risarcimento per danni derivanti dall'inadempimento di un contratto di appalto. Il Comune ha eccepito l'incompetenza del giudice ordinario a causa della presenza di una clausola compromissoria nel contratto, che devolveva le liti a un collegio arbitrale. La società sosteneva che la richiesta riguardasse i danni da mancata esecuzione di un precedente lodo arbitrale, titolo autonomo rispetto al contratto. La Corte di Cassazione ha rigettato la tesi della società, confermando che la domanda si fondava comunque sull'inadempimento contrattuale originario. Di conseguenza, la Suprema Corte ha dichiarato la competenza esclusiva del collegio arbitrale, respingendo il ricorso della società.
Continua »
Assicurazione di tutela legale: massimale contro spese reali
Una Società Immobiliare e il suo Socio chiedono il rimborso delle spese legali alla propria compagnia basandosi su una polizza di assicurazione di tutela legale. La Compagnia Assicurativa rifiuta il pagamento integrale, applicando il limite di 12.000 euro per singola causa anziché il massimale annuo di 30.000 euro, ed escludendo i rimborsi per le cause avviate senza preventiva autorizzazione o prive di fatture. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso dei clienti. I giudici confermano che l'assicurato non può addebitare parcelle sproporzionate senza dimostrare l'effettivo esborso e il rispetto dei patti contrattuali. Il principio di buona fede impone di contenere i costi e di rispettare le procedure di autorizzazione previste dalla polizza.
Continua »
Responsabilità precontrattuale: l’ente ecclesiastico paga i danni
L'Ente Ecclesiastico avvia trattative con la Società per la permuta di terreni edificabili, inviandole una bozza di contratto. Facendo affidamento sulla conclusione dell'accordo, la Società rinuncia a un altro lucroso appalto. Tuttavia, l'Ente Ecclesiastico interrompe improvvisamente le trattative per contrattare con un altro soggetto. La Società agisce in giudizio per ottenere il risarcimento del danno. La Corte di Cassazione conferma la responsabilità precontrattuale dell'Ente Ecclesiastico. La Corte stabilisce che la necessità di autorizzazioni canoniche interne non esonera l'ente dall'obbligo di comportarsi secondo buona fede. Il danno viene liquidato in via equitativa, considerando il profitto perso per la rinuncia all'altra opportunità commerciale, quantificato nel dieci per cento del valore dell'appalto sfumato.
Continua »
Fideiussione omnibus: il cambio societario non libera il garante
Un garante si oppone al pagamento di un debito richiesto da un istituto di credito, sostenendo l'estinzione della sua fideiussione omnibus. La garanzia era stata concessa a favore di una società di persone, successivamente trasformata in società a responsabilità limitata. Il garante lamenta che la trasformazione abbia aumentato il rischio e che la banca abbia concesso ulteriore credito senza la sua autorizzazione, violando il dovere di buona fede. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso. I giudici chiariscono che la trasformazione societaria non crea un nuovo soggetto giuridico e non estingue la garanzia. Inoltre, per ottenere la liberazione, il garante deve dimostrare che la banca conoscesse il reale peggioramento economico del debitore e abbia continuato a finanziarlo intenzionalmente. Non avendo fornito tale prova, il garante resta obbligato al pagamento.
Continua »
Risarcimento danni per mancata prelazione: no se c’è silenzio
Un inquilino di un immobile commerciale ha chiesto il risarcimento danni per mancata prelazione dopo che i proprietari hanno venduto il locale a un terzo senza informarlo. L'inquilino, avendo scoperto la vendita oltre il termine di sei mesi per riscattare il bene, ha accusato i venditori di averlo tenuto intenzionalmente all'oscuro. La Corte di Cassazione ha rigettato la richiesta. I giudici hanno stabilito che il semplice silenzio del proprietario dopo la vendita non costituisce un comportamento fraudolento. Per ottenere il risarcimento, l'inquilino deve dimostrare un vero e proprio inganno attivo volto a impedirgli di consultare i registri immobiliari pubblici. Di conseguenza, l'inquilino perde la causa e non ottiene alcun indennizzo.
Continua »
Centro commerciale vuoto: sì al recesso per gravi motivi
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del recesso per gravi motivi esercitato da una società conduttrice, che gestiva una palestra all'interno di un centro commerciale. Il centro commerciale aveva subìto un progressivo e drastico declino, culminato nell'abbandono quasi totale da parte delle altre attività commerciali. Questo svuotamento ha causato un crollo verticale del fatturato della palestra. La società locatrice aveva contestato il recesso, chiedendo la risoluzione del contratto per inadempimento e il risarcimento dei danni. I giudici di legittimità hanno invece stabilito che il degrado oggettivo e imprevedibile della struttura commerciale costituisce un fatto sopravvenuto e involontario. Tale situazione rende la prosecuzione del rapporto intollerabilmente gravosa per l'inquilino, giustificando pienamente l'interruzione anticipata del contratto di locazione.
Continua »
Frazionamento del credito: scontro tra risarcimento e abuso
Un lavoratore, vittima di tentata violenza privata da parte dei dirigenti dell'azienda per cui lavorava, ottiene il risarcimento per danno esistenziale in sede di lavoro. Successivamente, promuove una nuova causa civile contro i singoli dirigenti per ottenere ulteriori danni morali e patrimoniali. Gli eredi di uno dei dirigenti eccepiscono il divieto di frazionamento del credito, sostenendo che il lavoratore non potesse parcellizzare le richieste risarcitorie derivanti dallo stesso fatto. La Corte di Cassazione, rilevando l'importanza della questione sul frazionamento del credito e sui suoi riflessi nei rapporti di solidarietà tra coobbligati, non decide immediatamente ma rimette la causa alla pubblica udienza per una decisione di rilievo nomofilattico.
Continua »
Concorso di colpa della banca: truffa del finto mutuo dimezzata
Un istituto bancario ha concesso un mutuo a un soggetto che si è poi rivelato inesistente, avendo utilizzato documenti falsi. La banca ha fatto causa al notaio per non aver identificato correttamente il cliente al momento della firma dell'atto. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione dei giudici di merito, stabilendo un concorso di colpa della banca nella misura del 50%. La banca, infatti, aveva svolto l'istruttoria e preparato i documenti con i dati del finto mutuatario, inducendo in errore il professionista. Di conseguenza, la banca non può pretendere l'intero risarcimento dal notaio, dovendo farsi carico della metà del danno subito a causa della propria negligenza nella fase preliminare di concessione del credito.
Continua »
Contratto autonomo di garanzia: firme false e rinvio in Cassazione
Due garanti si oppongono a un decreto ingiuntivo per canoni di leasing non pagati da una società fallita, eccependo la falsità delle proprie firme e l'inerzia del creditore nel recuperare i beni. Il Tribunale e la Corte d'Appello qualificano l'accordo come contratto autonomo di garanzia, rigettando le eccezioni dei garanti. I ricorrenti propongono ricorso in Cassazione, contestando tale qualificazione e lamentando la violazione dei doveri di correttezza e buona fede del creditore, che avrebbe lasciato i macchinari in uso a un terzo senza riscuotere le somme. La Suprema Corte, ritenendo necessarie ulteriori riflessioni sulla distinzione tra fideiussione e garanzia autonoma e sul comportamento del creditore, rinvia la causa a nuovo ruolo per una pubblica udienza.
Continua »
Onere della prova: quando la contabilità batte il contratto
Un fornitore ha richiesto un decreto ingiuntivo contro un acquirente per il pagamento di forniture di pasti. L'acquirente si è opposto, sostenendo di aver già pagato in contanti settimanalmente, come da prassi consolidata, e dimostrando i pagamenti tramite le proprie scritture contabili e le ricevute fiscali. La Corte d'Appello ha revocato il decreto ingiuntivo, ritenendo provato il pagamento. Il fornitore ha proposto ricorso in Cassazione, lamentando una presunta inversione dell'onere della prova e la violazione dei principi di buona fede. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. La Corte ha chiarito che contestare la valutazione dei documenti fatta dal giudice di merito non equivale a denunciare la violazione delle regole sull'onere della prova. Il fornitore ha perso la causa ed è stato condannato a pagare le spese di giudizio.
Continua »
Duplicazione del titolo esecutivo: stop al doppio provvedimento
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso di una cittadina contro la decisione del Tribunale di Palermo. La vicenda nasce da un giudizio cautelare in cui La Creditrice, pur avendo già ottenuto un provvedimento favorevole con condanna alle spese, ha richiesto e ottenuto un decreto ingiuntivo per il recupero dei costi della perizia tecnica (CTU). La Debitrice si è opposta denunciando l'illegittima duplicazione del titolo esecutivo. La Suprema Corte ha stabilito che, se il primo titolo conteneva già implicitamente la condanna a tali spese (configurando un mero errore materiale correggibile), è vietato richiedere un secondo titolo esecutivo per lo stesso credito senza un reale interesse o abusando del processo. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio.
Continua »
Responsabilità del patronato: risarcimento anche senza contratto
Il Lavoratore si è rivolto al Patronato per verificare i requisiti pensionistici. Sulla base di un calcolo errato fornito dagli operatori, ha accettato la risoluzione consensuale del rapporto di lavoro. Scoperta la perdita economica dovuta a una pensione molto inferiore rispetto alle rassicurazioni ricevute, ha chiesto il risarcimento dei danni. La Corte d'Appello ha negato la responsabilità del patronato per mancanza di un mandato scritto. La Corte di Cassazione ha invece stabilito che il mandato al patronato non richiede la forma scritta per essere valido, potendo nascere anche da un accordo verbale o da comportamenti concludenti. Trattandosi di un rapporto professionale a forma libera, spetta al Patronato dimostrare di aver fornito informazioni corrette. La sentenza è stata annullata con rinvio.
Continua »
Responsabilità precontrattuale: trattative sfumate senza firma
Due acquirenti hanno chiesto il risarcimento dei danni per responsabilità precontrattuale a un ente ecclesiastico, lamentando l'ingiusta rottura delle trattative per l'acquisto di alcuni immobili. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso degli acquirenti, confermando che non era mai sorto un affidamento legittimo sulla conclusione dell'accordo. Gli acquirenti non avevano mai incontrato i legali rappresentanti dell'ente, ma avevano interagito solo con intermediari privi di mandato. Inoltre, mancava la necessaria autorizzazione dell'autorità ecclesiastica superiore per la vendita di beni di valore superiore a centomila euro, requisito previsto dalla legge e che gli acquirenti avrebbero dovuto conoscere. Di conseguenza, la Suprema Corte ha respinto la domanda risarcitoria, condannando i ricorrenti al pagamento delle spese di giudizio.
Continua »
Validità della fideiussione: soci condannati a pagare i debiti
Tre soci di un'azienda firmano una garanzia a favore di una banca per coprire i debiti societari, inclusi gli impegni verso un fornitore terzo. Quando il fornitore chiede il pagamento, la banca versa la somma e ne chiede la restituzione ai garanti tramite decreto ingiuntivo. I soci si oppongono contestando la validità della fideiussione, lamentando la violazione della buona fede e il superamento dei limiti di spesa del conto corrente. La Corte di Cassazione respinge il ricorso dei garanti. I giudici confermano che la banca ha agito correttamente per recuperare la somma pagata al terzo, coperta da una specifica linea di credito garantita. La volontà di prestare la garanzia era chiara e i soci erano consapevoli della crisi aziendale, escludendo ogni scorrettezza della banca.
Continua »
Concessione abusiva del credito: il garante si salva dal debito
Una banca ha richiesto il pagamento di oltre un milione di euro a un fideiussore per i debiti di una società poi fallita. Il fideiussore si è difeso contestando la concessione abusiva del credito da parte dell'istituto finanziario, che avrebbe continuato a finanziare la società nonostante la crisi evidente. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del fideiussore, stabilendo che quest'ultimo può difendersi dimostrando che la banca ha agito con colpa. La condotta negligente della banca, infatti, riduce o annulla il debito del garante. La sentenza è stata quindi cassata con rinvio alla Corte d'Appello.
Continua »
Responsabilità civile omissiva: sigilli leciti e nessun danno
Una coerede esclusa dal testamento otteneva l'apposizione dei sigilli su un appartamento ereditato da un'altra parente. L'immobile rimaneva inutilizzabile per oltre quattro anni. L'erede testamentaria chiedeva il risarcimento dei danni, sostenendo che la coerede avrebbe dovuto attivarsi per l'inventario e la rimozione dei sigilli. I giudici di merito accoglievano la domanda, ravvisando una responsabilità civile omissiva. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso della coerede. I giudici di legittimità hanno chiarito che non si può configurare una responsabilità civile omissiva in assenza di una specifica norma giuridica che imponga al soggetto un obbligo di attivarsi. La Cassazione ha quindi cassato la sentenza d'appello, rinviando la causa per un nuovo esame.
Continua »
Responsabilità professionale del notaio: rogito e casa difforme
Un acquirente compra un appartamento scoprendo poi che il sottotetto non è abitabile per altezza insufficiente, contrariamente a quanto dichiarato dal venditore. L'acquirente chiede il risarcimento dei danni anche al professionista che ha redatto l'atto. La Corte d'Appello esclude la colpa di quest'ultimo, ritenendo che non dovesse verificare la conformità urbanistica. La Corte di Cassazione ribalta la decisione, accogliendo il ricorso dell'acquirente. I giudici sanciscono la responsabilità professionale del notaio, il quale non può limitarsi a registrare la volontà delle parti. Egli deve compiere tutte le verifiche tecniche e giuridiche necessarie, rispettando l'obbligo di informazione e di consiglio per garantire la sicurezza dell'affare, salvo espresso esonero dei clienti.
Continua »
Responsabilità professionale del notaio: risarcimento ridotto
Una società acquirente ha citato in giudizio il notaio rogante e i venditori per non aver rilevato la presenza di ipoteche su alcuni immobili acquistati. La Corte d'Appello ha condannato in solido i venditori e il notaio al risarcimento dei danni, includendo una somma versata dall'acquirente a titolo di garanzia temporanea durante la rivendita dei beni. La Corte di Cassazione, accogliendo parzialmente i ricorsi, ha stabilito che la somma depositata come mera garanzia non può essere considerata automaticamente come danno emergente, poiché destinata alla restituzione. La Suprema Corte ha quindi cassato la sentenza con rinvio per una corretta quantificazione del danno, confermando comunque la responsabilità professionale del notaio per l'omessa effettuazione delle visure ipotecarie.
Continua »
Recesso polizza pluriennale: l’assicurato vince contro la penale
Una società assicurata ha esercitato il recesso polizza pluriennale prima della scadenza. L'istituto assicurativo ha richiesto il pagamento dei premi residui tramite decreto ingiuntivo, sostenendo che lo sconto applicato vincolasse il cliente per almeno cinque anni. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione d'appello favorevole all'assicurata: la limitazione al diritto di recesso nei contratti pluriennali con riduzione di premio è valida solo se espressamente indicata nel testo della polizza. Non essendoci alcuna menzione chiara in contratto, il recesso anticipato è pienamente legittimo. La Suprema Corte ha quindi dichiarato inammissibile il ricorso della compagnia assicurativa, condannandola a pagare le spese di giudizio.
Continua »