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Responsabilità precontrattuale: l’ente ecclesiastico paga i danni

L’Ente Ecclesiastico avvia trattative con la Società per la permuta di terreni edificabili, inviandole una bozza di contratto. Facendo affidamento sulla conclusione dell’accordo, la Società rinuncia a un altro lucroso appalto. Tuttavia, l’Ente Ecclesiastico interrompe improvvisamente le trattative per contrattare con un altro soggetto. La Società agisce in giudizio per ottenere il risarcimento del danno. La Corte di Cassazione conferma la responsabilità precontrattuale dell’Ente Ecclesiastico. La Corte stabilisce che la necessità di autorizzazioni canoniche interne non esonera l’ente dall’obbligo di comportarsi secondo buona fede. Il danno viene liquidato in via equitativa, considerando il profitto perso per la rinuncia all’altra opportunità commerciale, quantificato nel dieci per cento del valore dell’appalto sfumato.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Civile Sez. 3 Num. 27109 Anno 2023
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Pubblicato il 17 luglio 2026 in Giurisprudenza Civile

La responsabilità precontrattuale nelle trattative immobiliari

Quando si avviano trattative per un accordo commerciale, le parti devono comportarsi con correttezza. La responsabilità precontrattuale sorge proprio quando una parte interrompe le trattative senza una giusta causa, violando l’affidamento dell’altra. La Corte di Cassazione ha recentemente affrontato un caso emblematico riguardante un ente ecclesiastico e una società di costruzioni. La vicenda dimostra come la lealtà durante le trattative sia un obbligo inderogabile per tutti i soggetti giuridici. Non è possibile nascondersi dietro regolamenti interni o autorizzazioni mancanti per giustificare un comportamento scorretto che danneggia la controparte commerciale.

Il caso: la trattativa sfumata e l’appalto perduto

Un Ente Ecclesiastico aveva indetto una gara per la permuta (lo scambio di beni) di alcune aree edificabili di sua proprietà. Una Società si era classificata al secondo posto in questa procedura. Successivamente, l’Ente Ecclesiastico aveva comunicato alla Società la revoca dell’assegnazione al primo classificato. L’ente aveva quindi invitato la Società a confermare la propria offerta originaria entro un termine molto breve. La Società aveva accettato prontamente e aveva ricevuto dall’ente la bozza del contratto di permuta da stipulare.

Sicura della conclusione dell’affare, la Società aveva deciso di rifiutare un altro importante contratto di appalto con un’impresa terza. Questo secondo affare avrebbe garantito un sicuro guadagno. All’improvviso, però, l’Ente Ecclesiastico aveva interrotto le trattative. Il motivo era il ripensamento del primo classificato, che aveva infine integrato i documenti mancanti. L’ente aveva quindi preferito riallacciare i rapporti con il primo offerente, abbandonando la Società. Quest’ultima, rimasta senza entrambi i contratti, aveva citato in giudizio l’ente per ottenere il risarcimento dei danni subiti.

Le motivazioni della sentenza sulla responsabilità precontrattuale

L’Ente Ecclesiastico si è difeso in giudizio sostenendo che non poteva esserci un reale affidamento della Società. Secondo l’ente, per la validità del contratto era necessaria l’autorizzazione scritta del Vescovo (l’ordinario diocesano), come previsto dal diritto canonico e dalle leggi speciali sugli enti ecclesiastici. Di conseguenza, la Società avrebbe dovuto sapere che la trattativa non era vincolante senza tale firma.

La Corte di Cassazione ha respinto fermamente questa tesi. I giudici hanno chiarito che le regole interne di controllo di un ente non escludono l’obbligo di comportarsi secondo correttezza e buona fede (artt. 1175 e 1375 c.c.). Le trattative erano giunte a uno stadio estremamente avanzato. L’invio della bozza di contratto e la richiesta di confermare l’offerta avevano creato un legittimo e ragionevole affidamento nella Società. L’interruzione improvvisa e ingiustificata delle trattative costituisce quindi una violazione dell’articolo 1337 del codice civile. La mancanza dell’autorizzazione canonica non cancella il dovere di lealtà e correttezza che grava su chiunque avvii una trattativa contrattuale.

Le conclusioni della Cassazione sulla responsabilità precontrattuale e il danno

La Suprema Corte ha rigettato il ricorso dell’Ente Ecclesiastico, confermando la condanna al risarcimento del danno. Il danno risarcibile in caso di responsabilità precontrattuale comprende il cosiddetto interesse contrattuale negativo. Questo concetto include sia il danno emergente (le spese inutili sostenute), sia il lucro cessante (la perdita di altre occasioni favorevoli).

La Società ha dimostrato, tramite documenti e testimoni, di aver rinunciato a un appalto alternativo del valore di quasi due milioni di euro proprio per coltivare la trattativa con l’ente. I giudici hanno quindi liquidato il danno in via equitativa (una valutazione basata sulla giustizia del caso concreto quando non è possibile calcolare l’importo esatto). Il risarcimento è stato quantificato in 194.000 euro, pari al dieci per cento del valore dell’appalto perduto. L’Ente Ecclesiastico è stato inoltre condannato a pagare le spese del giudizio di legittimità. Questa sentenza lancia un messaggio chiaro a tutti gli operatori economici. Chiunque partecipi a una trattativa deve agire con trasparenza e non può interrompere i negoziati senza un motivo valido se ha generato fiducia nella controparte.

Cosa si intende per responsabilità precontrattuale?
Si tratta dell’obbligo di risarcire i danni causati a un’altra parte quando si interrompono le trattative di un contratto senza una giusta causa, violando il dovere di buona fede.

La mancanza di un’autorizzazione interna dell’ente esclude il risarcimento?
No, la Corte di Cassazione ha stabilito che i regolamenti interni o le autorizzazioni canoniche non esonerano dall’obbligo di comportarsi con correttezza e lealtà durante le trattative.

Come viene calcolato il danno in questi casi?
Il danno comprende le spese inutili e la perdita di altre occasioni d’affare vantaggiose, e può essere calcolato dal giudice in via equitativa se non è possibile determinarlo con precisione.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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